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Sostenibilità

La sostenibilità va in vacanza

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Italiani sempre più attenti alla sostenibilità anche in vacanza, ma potrebbero fare di più. È quanto emerge dal nuovo rapporto del Pulsee Luce e Gas Index, osservatorio sulle abitudini degli italiani realizzato in collaborazione con NielsenIQ. Il 46% preferisce alloggiare in strutture con certificazione di sostenibilità ambientale, il 77% fa attenzione a dove buttare i rifiuti e a non disperderli nella natura. Il 41% evita prodotti usa e getta preferendo, per esempio, la borraccia alle bottigliette di acqua. Tuttavia, alcuni comportamenti sono migliorabili: ad esempio non c’è molta attenzione verso prodotti cosmetici ecofriendly, come le creme solari che non inquinano i mari e non danneggiano gli ecosistemi.

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Food waste come spreco di denaro in famiglia

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Le prime anticipazioni dell'indagine di Waste Watcher, International Observatory on Food&Sustainability

Spreco di cibo (Fotolia)

Lo spreco alimentare è identificato innanzitutto come spreco di denaro in famiglia: dall’Italia agli Stati Uniti, dalla Spagna alla Germania, dal Regno Unito all’Olanda, i cittadini del mondo identificano lo sperpero del cibo come un ‘crash’ per le loro economie. Sono le prime anticipazioni del Rapporto globale sul rapporto fra cibo e spreco: un’indagine firmata da Waste Watcher, International Observatory on Food&Sustainability, promossa dalla campagna Spreco Zero di Last Minute Market con il monitoraggio Ipsos, realizzata in 8 Paesi del mondo: Italia, Spagna, Germania, Francia, Regno Unito, Stati Uniti, Olanda e Azerbaijan.

Secondo le anticipazioni Waste Watcher, dunque, “nelle settimane dell’inflazione alimentare, quando gli alimenti hanno registrato un aumento medio del 10,7% in Italia e si prospetta un aumento di 205 euro, fra settembre e dicembre, rispetto al 2022 (dati Assoutenti, agosto 2023), prevenire lo spreco alimentare equivale a sostenere concretamente la famiglia, oltre ad essere un presidio per la salute dell’ambiente”. Fra i cittadini più preoccupati a livello internazionale per l’impatto economico dello spreco del cibo – si rileva – ci sono certamente gli statunitensi che legano al fenomeno ben tre impatti negativi legati al denaro: 81% spreco di denaro, 62% conseguenze economiche per la mia famiglia, 59% conseguenze economiche e sociali.

I dati del terzo Cross Country Report offrono una panoramica globale sulle abitudini di consumo e spreco intorno al pianeta, “un monitoraggio – spiega il fondatore Spreco Zero Andrea Segrè, direttore scientifico di Waste Watcher International Observatory – certamente essenziale per potenziare la consapevolezza sui comportamenti e le abitudini di fruizione e gestione del cibo, sulla dieta adottata e sugli alimenti realmente consumati, in chiave di prevenzione dello spreco. Il Rapporto diventa così concreto punto di partenza per promuovere politiche pubbliche e private e iniziative internazionali di sensibilizzazione finalizzate a concretizzare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, in particolare al punto 12.3 dove si prevede di dimezzare gli sprechi alimentari entro il 2030”.

LE MISURE ANTISPRECO – All’indagine hanno preso parte 8mila cittadini, con un campione statistico di 1000 interviste per ciascun Paese. Fra i primi dati che anticipano il Rapporto ci sono quelli dedicati alle misure pubbliche utili a ridurre lo spreco: una domanda che registra la risposta unanime dei cittadini dei Paesi indagati, puntare sull’istruzione nelle scuole, un obiettivo che da sempre è stato indicato come prioritario dalla campagna Spreco Zero.

Una rinnovata attenzione è anche quella per le etichette fronte pacco, di prima rilevanza nel dibattito europeo, considerate un elemento significativo per il contrasto allo spreco alimentare. Ci sono poi le strategia legate al dna dei Paesi interrogati: i cittadini di Italia e Spagna scelgono di prevenire lo spreco acquistando con maggiore frequenza i prodotti freschi, assecondando così i principi base della Dieta Mediterranea. La lista della spesa resta invece riferimento primario per Paesi come la Germania, il Regno Unito e gli Stati Uniti.

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Sostenibilità

Park e River Litter 2023, 25.051 rifiuti censiti in 57 parchi urbani e 7 fiumi

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I risultati delle indagini di Legambiente

Rifiuti (Fotolia)

Sono ben 25.051 i rifiuti totali censiti in 57 parchi urbani della Penisola e sulle sponde di 7 fiumi. A scattare la fotografia con dati e numeri è la doppia indagine, Park e River Litter 2023, realizzata da Legambiente in vista del weekend di mobilitazione di Puliamo il Mondo 2023, in programma dal 22 al 24 settembre, e della giornata mondiale dei fiumi.

Un dato che si traduce per le 57 aree verdi urbane di 15 città – Ancona, Bari, Cagliari, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Pineto (TE), Potenza, Pozzuoli (NA), Sasso di Castalda (PZ), Torino, Trivento (CB), Verona – in 22.442 rifiuti raccolti e catalogati in un’area di circa 7.000 mq equivalente a 27 campi da tennis, con una media di circa 3 rifiuti ogni metro quadrato, e per i corsi d’acqua una media di 326 rifiuti ogni 100 metri lineari in un’area campionata totale di circa 8.600 mq (un’area pari a 33 campi da tennis). In entrambi i casi, il materiale più trovato è la plastica (che si attesta rispettivamente al 62% e 61%). Tra i rifiuti a farla da padrone sono soprattutto i mozziconi di sigaretta, prodotti usa e getta e imballaggi e frammenti di plastica.

Legambiente torna a ribadire “l’importanza di adottare comportamenti corretti, a partire da una corretta separazione e raccolta differenziata, e invita tutti a partecipare al weekend di mobilitazione della 31esima edizione di Puliamo il mondo, in programma il 22, 23 e 24 settembre in tutta la Penisola al motto ‘Per un clima di pace'”. Edizione italiana di Clean up the World, che Legambiente organizza dal 1993, anche quest’anno la tre giorni di Puliamo il mondo vedrà in azione dal nord al sud del Paese centinaia di migliaia volontari, tra studenti, associazioni, comitati e amministrazioni locali, per ripulire strade, piazze, aree verdi, ma anche spiagge e sponde dei fiumi dai rifiuti abbandonati (www.puliamoilmondo.it).

“I dati che abbiamo diffuso oggi sull’indagine sui rifiuti abbandonati – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – dimostrano che c’è ancora molto da fare. Se è infatti cresciuta negli anni l’attenzione dei cittadini sui temi ambientali, questa ancora stenta ad essere accompagnata dai fatti. Con la nostra storica campagna Puliamo il Mondo vogliamo portare in primo piano proprio questi temi convinti che solo attraverso l’impegno e l’attenzione di tutti, cittadini e istituzioni, si possa davvero aiutare l’ambiente, garantire la vivibilità e preservare la bellezza nelle nostre città”.

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Sostenibilità, Engineering tra firmatari manifesto del Global compact delle Nazioni Unite

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Il ceo Maximo Ibarra: "Siamo orgogliosi di fare un passo in più sottoscrivendo il manifesto imprese per le persone e la società, così da confermare il nostro impegno nel portare avanti un business responsabile e inclusivo"

Maximo Ibarra

Engineering, azienda italiana leader nella digitalizzazione dei processi per aziende e pa, sigla il Manifesto ‘Imprese per le persone e la società’, rivolto alle aziende e redatto dall’UN Global Compact Network Italia, rete locale del Global Compact delle Nazioni Unite, la più grande iniziativa di sostenibilità d’impresa al mondo. Con la firma al Manifesto, l’azienda guidata da Maximo Ibarra si impegna a rafforzare il ruolo della dimensione sociale nelle sue strategie aziendali per generare valore a lungo termine anche nella catena di fornitura e nelle comunità in cui opera.

“Lo scorso anno abbiamo aderito al Global Compact delle Nazioni Unite e oggi siamo orgogliosi di fare un passo in più sottoscrivendo il manifesto imprese per le persone e la società, così da confermare il nostro impegno nel portare avanti un business responsabile e inclusivo”, ha commentato Maximo Ibarra, ceo di Engineering. “In Engineering, azienda fortemente centrata sui talenti delle persone, siamo convinti che ogni evoluzione tecnologica debba migliorare la vita delle comunità, semplificandola, e ogni giorno lavoriamo per integrare nel nostro offering l’attenzione ai valori ESG, abilitando, attraverso il digitale, soluzioni che supportino un modello di crescita diffuso”, ha continuato.

In questi anni Engineering ha ottenuto importanti risultati in ambito social: ha aumentato la presenza femminile in posizioni dirigenziali (+7%) e la presenza di giovani talenti under 30 (+19%), oltre ad aver erogato circa 33.400 giornate di formazione attraverso la sua it & management Academy. A questi risultati interni vanno poi aggiunte le tante iniziative a favore della comunità realizzate dal Gruppo anche nel corso dell’ultimo anno, come i corsi di formazione digitale per oltre 100 ragazze e ragazzi della Comunità di San Patrignano, l’apertura del proprio programma di assunzioni anche ai profughi ucraini con competenze stem.

Il Global Compact delle Nazioni Unite è un’iniziativa speciale del segretario generale delle Nazioni Unite che ha il mandato di guidare e sostenere la comunità imprenditoriale globale nel promuovere gli obiettivi e i valori delle Nazioni Unite attraverso pratiche aziendali responsabili. Con più di 20.000 aziende e oltre 3.000 firmatari non profit con sede in 162 paesi e 69 reti locali, l’UN Global Compact è la più grande iniziativa di sostenibilità aziendale nel mondo.

Il Global compact delle Nazioni Unite opera in Italia attraverso l’Un global compact network Italia (Ungcn Italia), organizzazione costituitasi in Fondazione nel 2013 dopo dieci anni di attività come gruppo informale. Il Network italiano opera anzitutto per promuovere l’Un global compact ed i suoi dieci principi attraverso il dialogo istituzionale, la produzione di conoscenza e la diffusione di buone pratiche di sostenibilità. È, altresì, impegnato nell’avanzamento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (sDGs) fissati dalle Nazioni Unite per il 2030. Oltre 600 imprese ed organizzazioni non profit italiane partecipano all’UN Global Compact.

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Cosa prevede la nuova Direttiva sulla qualità dell’aria approvata dal Parlamento Ue

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Arrivano limiti più stringenti e risarcimento rafforzato per i cittadini

Emissione sostanze inquinanti - Canva

Il Parlamento europeo ha approvato la nuova Direttiva sulla qualità dell’aria, imponendo limiti più stringenti rispetto a quelli proposti dalla Commissione. Con 363 voti a favore, 226 contro e 46 astensioni, gli europarlamentari hanno fissato valori limite e obiettivi più rigorosi da raggiungere entro il 2035 per diversi inquinanti, tra cui particolato (PM2.5, PM10), diossido di azoto, anidride carbonica, anidride solforosa e ozono.

La nuova Direttiva sulla qualità dell’aria approvata dal Pe recepisce in larga misura la versione varata dalla Envi (Commissione Ambiente dell’Europarlamento) che alza l’asticella rispetto alla proposta della Commissione.

In particolare, il testo della Commissione Ambiente individua un target finale di valori limite per i principali agenti inquinanti che si allinea a quanto raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, come spiega lo stesso europarlamento nel testo ufficiale della Direttiva sulla qualità dell’aria: “Nel settembre 2021 l’Oms ha pubblicato nuovi orientamenti sulla qualità dell’aria, basati su una sintesi esaustiva dei riscontri scientifici in merito agli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute.

Le conclusioni di tali orientamenti sulla qualità dell’aria sottolineano in particolare l’importanza di ridurre le concentrazioni di inquinamento, mostrando che ciò comporterebbe chiari benefici per la salute pubblica e l’ambiente. La presente direttiva – afferma l’Europarlamento – tiene conto delle più recenti conoscenze scientifiche e della necessità di allineare pienamente le norme dell’Unione in materia di qualità dell’aria ai più recenti orientamenti dell’Oms sulla qualità dell’aria, nell’intento di conseguire gli obiettivi generali del piano d’azione per l’inquinamento zero”.

Ecco i nuovi limiti di concentrazione delle sostanze inquinanti secondo il testo approvato dal Parlamento Ue (fonte tabella: ambientenonsolo.com)

L’europarlamento afferma che i valori proposti dalla Commissione dovrebbero costituire un obiettivo intermedio, da raggiungere quanto prima e comunque entro il 2030 e spiega che “Il piano d’azione per l’inquinamento zero definisce inoltre una visione per il 2050, in cui l’inquinamento atmosferico è ridotto a livelli non più considerati nocivi per la salute e per gli ecosistemi naturali. A tal fine, si dovrebbe perseguire un approccio ambizioso alla definizione delle norme attuali e future dell’UE in materia di qualità dell’aria, stabilendo norme in materia di qualità dell’aria per il 2035, inclusi standard di qualità dell’aria intermedi per il 2030”. La nuova Direttiva sulla qualità dell’aria, così come approvata dal Pe, prevede un controllo periodico da parte delle istituzioni in modo da monitorare che la riduzione delle emissioni inquinanti sia costante.

Il testo non si limita a prevedere limiti di concentrazione più stringenti, ma invita ad aumentare il numero di punti di campionamento della qualità dell’aria. Nelle aree urbane dovrebbe esserci almeno un super-sito di monitoraggio ogni 2 milioni di abitanti, utile a rappresentare l’esposizione della popolazione urbana generale. La Commissione aveva proposto un punto di campionamento ogni 10 milioni di abitanti. Inoltre, in luoghi in cui è probabile che si verifichino alte concentrazioni di particelle ultrafine, di carbone nero, di mercurio e di ammoniaca, il Parlamento vuole che ci sia un punto di campionamento ogni milione di abitanti. Ancora una volta, l’europarlamento alza l’asticella rispetto alla Commissione che, per le zone particolarmente esposte, aveva proposto un punto di campionamento ogni cinque milioni di abitanti e solo per le particelle ultrafine.

Secondo gli eurodeputati, inoltre, “La Commissione dovrebbe riesaminare periodicamente i dati scientifici relativi agli inquinanti, ai loro effetti sulla salute umana e sull’ambiente, alle disuguaglianze sanitarie, ai costi sanitari diretti e indiretti associati all’inquinamento atmosferico, ai costi ambientali e agli sviluppi comportamentali, fiscali e tecnologici. Sulla base di tale riesame, la Commissione dovrebbe valutare se le norme applicabili in materia di qualità dell’aria siano ancora adeguate a conseguire gli obiettivi della presente direttiva. Il primo riesame dovrebbe essere effettuato entro il 31.12.2028 per valutare se le norme in materia di qualità dell’aria debbano essere aggiornate sulla base delle più recenti informazioni scientifiche. La Commissione dovrebbe valutare periodicamente il contributo apportato dalla legislazione dell’Unione che stabilisce norme sulle emissioni per le fonti di inquinamento atmosferico al conseguimento delle norme in materia di qualità dell’aria stabilite dalla presente direttiva e, se necessario, proporre ulteriori misure dell’Unione”

Un aspetto particolarmente interessante del testo approvato dal Pe riguarda la trasparenza e la protezione dei cittadini europei. In primis, i deputati vogliono armonizzare gli indici di qualità dell’aria dei 27 Stati membri, attualmente frammentati e poco comprensibili. L’obiettivo è ottenere indici comparabili, chiari e disponibili al pubblico, con aggiornamenti orari in modo che i cittadini possano proteggersi durante gli alti livelli di inquinamento atmosferico prima che vengano raggiunte soglie di allarme obbligatorie.

In questo modo, il Parlamento propone un approccio molto concreto al problema dell’inquinamento dell’aria che, stando alle stime dell’Aea (Agenzia europea per l’ambiente) provoca 300.000 morti premature all’anno tra i cittadini europei.

Secondo quanto previsto nel testo emendato, gli enti dovranno fornire informazioni sui sintomi associati ai picchi di inquinamento atmosferico e sui rischi per la salute associati a ciascun inquinante, oltre a informazioni specifiche per i gruppi vulnerabili.

In caso di violazione delle nuove norme, gli europarlamentari propongono un diritto rafforzato al risarcimento.

Nello specifico, secondo il testo approvato dal Parlamento europeo, “gli Stati membri provvedono affinché le persone fisiche la cui salute subisce un danno a causa di una violazione della presente direttiva […] a causa di un’omissione, di una decisione, di un atto o del ritardo di una decisione o di un atto da parte delle autorità competenti abbiano diritto a un risarcimento a norma del presente articolo”. La nuova direttiva sulla qualità dell’aria prevede inoltre che gli Stati debbano autorizzare le organizzazioni non governative che promuovono la protezione della salute umana o dell’ambiente a rappresentare le persone fisiche e a intentare azioni collettive per ottenere un risarcimento.

Il diritto al risarcimento rafforzato, infine, si basa anche sulla presunzione di causalità: “Se una domanda di risarcimento è sostenuta da elementi di prova, compresi dati scientifici pertinenti, da cui si può presumere che la violazione di cui al paragrafo 1 abbia causato il danno subito da tale persona o abbia contribuito al suo verificarsi, si presume il nesso causale tra la violazione e il verificarsi del danno”, scrivono gli eurodeputati.

Gli Stati membri dovrebbero inoltre predisporre dei piani di emergenza nei casi in cui le concentrazioni superino i valori limite.

Infine, secondo le previsioni del Parlamento Ue, tutti gli Stati membri devono predisporre delle tabelle di marcia per la qualità dell’aria con azioni a breve e lungo termine per conformarsi ai nuovi valori limite.

Il processo legislativo continuerà con il pronunciamento del Consiglio Europeo, nel quale si esprimeranno i rappresentanti dei 27 governi degli Stati membri.

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Ricerca, in Italia 1 persona su 2 è vittima di discriminazione

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È quanto emerge da una ricerca commissionata da Ace

Ricerca, in Italia 1 persona su 2 è vittima di discriminazione


La discriminazione è un fenomeno ancora troppo frequente in Italia tanto che 1 italiano su 2 ne è stato vittima. Il 77% ha assistito ad almeno un atto discriminatorio e il 50% non ha reagito. Oltre il 70% degli intervistati dichiara che il maggior numero di discriminazioni avvengono a scuola, a seguire troviamo i social media (oltre il 50%). La percentuale di discriminazioni all’interno di un gruppo di amici cresce nei ragazzi 13-16 anni, raggiungendo il 25% dei casi. Nella fascia di età tra i 16 e i 19 anni la discriminazione passa dalla forma verbale a quella fisica. È quanto emerge da una ricerca commissionata da Ace, marchio di Fater per detergenti per la casa e i tessuti.

A fronte dei risultati dell’indagine il brand ha deciso di scendere in campo con due azioni concrete: ‘Formula Anti-odio’, un progetto su scala nazionale con l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle tante forme di odio che colpiscono le persone anche attraverso le scritte offensive; ‘Scendiamo in piazza’, una iniziativa che ha visto coinvolte le scuole di 4 città italiane con l’obiettivo di riqualificare i luoghi scelti dagli studenti per restituirli alla città ripuliti, rigenerati e predisposti all’aggregazione sociale.

L’indagine sottolinea che a fronte di un episodio di discriminazione oltre la metà degli intervistati non sono stati in grado di reagire, circa il 30% degli stessi dichiara di non averlo fatto per un senso di impotenza. Rabbia (60%) disgusto (50%) e tristezza (33%) le emozioni provate dalla maggioranza degli intervistati. Il 14% ha dichiarato di aver provato indifferenza. “Siamo partiti dal nostro Purpose, dallo scopo che ci siamo dati come brand Ace che è quello di dare un contributo positivo nelle comunità in cui operiamo, partendo da quello che facciamo meglio che è pulire. Noi lo chiamiamo ‘il pulito che unisce’. Perché come dimostra la nostra ricerca, c’è molto da fare per prenderci cura della nostra casa comune, il nostro Paese, facendo pulizia delle tante discriminazioni che ancora ci affliggono. Voglio ringraziare i nostri partner, Retake, Diversity Lab e Dlv Bbdo che ci hanno guidato nel costruire un’iniziativa che spero chiami ognuno di noi a fare qualcosa di concreto per rimuovere lo sporco più ostinato che è quell’odio e quella paura per il diverso che vogliamo far scomparire dai muri e dalle piazze delle nostre città”, ha commentato Antonio Fazzari, General Manager di Fater.

Nasce così ‘Ace Formula Anti-Odio’, la campagna di comunicazione sociale che racconta episodi reali di discriminazione vissuti da 4 ragazzi in tema di omofobia, body shaming e grassofobia, razzismo e antisemitismo, realizzata con la consulenza di Diversity Lab, organizzazione impegnata a promuovere la cultura dell’inclusione e il valore della diversità, nei media, nelle aziende e nella società civile. “Il trend nazionale in tema di discriminazioni in Italia è tristemente noto, come emerge dalle recenti cronache e come confermato anche da questa ricerca. Per invertire questo trend c’è bisogno di un cambiamento culturale profondo e sistemico, che parta dalle scuole, dalle famiglie, dalle istituzioni, ma anche dalle organizzazioni. Per questo siamo orgogliosǝ di aver dato il nostro apporto a questa campagna di sensibilizzazione, mettendo al servizio di questo progetto l’esperienza e l’impegno che da dieci anni mettiamo nel promuovere una società più rispettosa e valorizzante delle persone – dichiara Gabriella Crafa, vicepresidente di Diversity Lab e Fondazione Diversity – Abbiamo lavorato a stretto contatto con tutto il team di Ace-Fater Group sul linguaggio e sulla rappresentazione delle storie e delle persone in tutti i contenuti della campagna, coinvolgendo attivistƏ delle categorie sottorappresentate, in un intenso lavoro di confronto e dialogo sui temi della De&I, nell’obiettivo comune di portare al pubblico un racconto corretto, valoriale e autentico”.

Per rendere concreto questo suo impegno a fianco dei cittadini, Ace ha avviato nel 2022 il progetto ‘Scendiamo in piazza’. Un progetto itinerante di riqualificazione urbana promosso insieme all’associazione di volontariato Retake e realizzato in collaborazione con l’agenzia educativa La Fabbrica. L’edizione 2023 ha previsto il coinvolgimento degli studenti delle scuole italiane primarie e secondarie di 1° grado di Roma, Milano Pescara e Palermo in un progetto di sviluppo delle proprie competenze di cittadinanza attiva nella cura del proprio territorio. Gli studenti sono stati ingaggiati nella scelta di un luogo pubblico di aggregazione e nell’ideazione di una proposta concreta e fattibile per migliorarlo. Le 4 idee migliori, una per ogni città, saranno realizzate nel corso di eventi pubblici di partecipazione attiva, durante i quali saranno rimossi gli insulti inneggianti forme di odio e organizzati dei laboratori sul linguaggio inclusivo tenuti da Diversity Lab, restituendo a tutta la cittadinanza il nuovo spazio di socialità e condivisione. Il tour partirà il 23 settembre da Roma, passando il 7 ottobre da Milano, il 20 ottobre a Pescara e si chiuderà l’11 novembre 2023 con la tappa di Palermo. A supporto del progetto Ace ha sviluppato uno speciale prodotto rimuovi-graffiti e insulti, non in vendita, che verrà utilizzato dagli esperti di Retake durante gli eventi per la rimozione delle scritte che inneggiano all’odio.

“Con ‘Scendiamo in Piazza’ abbiamo voluto dare spazio ai più giovani – afferma Francesca Elisa Leonelli, presidente di Retake – Costruire e trasformare con loro, spazi quotidiani in luoghi più fruibili, di gioco, più sicuri e costruttivi. Saranno proprio i ragazzi i protagonisti del cambiamento, che in prima persona potranno dare forma alle loro idee e fare esperienza di quanto possano realizzare con gesti semplici e in compagnia. Vedere la città dal loro punto di vista ha sempre molto da insegnare a tutti, dentro e fuori la scuola, e con il progetto non vediamo l’ora di vederlo in concreto”.

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Smog, a Roma superati ovunque nuovi limiti Ue

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Legambiente ha presentato il report Aria pulita per Roma 2023

Auto in coda (Fotogramma)

A Roma in tutte le 13 centraline superati i nuovi limiti europei per media annua di Pm10, Pm2,5 e NO2. In Piazza del Campidoglio, Legambiente ha presentato il Rapporto Roma Aria pulita per Roma 2023 in occasione della Settimana Europea per la Mobilità.

Nel Rapporto l’associazione ambientalista torna a fare il punto sui progetti necessari e le scelte politiche per la riqualificazione della qualità dell’aria nella Capitale: nuovi tram, prolungamenti delle Metro, elettrificazione della flotta dei bus di superficie, interventi strutturali alla rete ferroviaria, nuove stazioni, chiusura dell’Anello ferroviario, sharing mobility, nuova Fascia Verde verso la Congestion Charghe di tutto il centro, realizzazione di Grab e ciclabili su ogni arteria stradale.

“La nostra città potrà cambiare e in meglio solo se sarà una priorità totale quella della mobilità sostenibile – dichiara Amedeo Trolese di Legambiente Lazio che ha curato la realizzazione del rapporto – togliendo spazio al dominio fisico e culturale delle autovetture private negli spostamenti, e restituendo la città alle persone. Ci serve la modernità di tante nuove linee tranviarie, anche più di quelle previste con i fondi Pnrr, i prolungamenti di tutte le metro come si attende ormai da decenni, investimenti potenti su tutto il Tpl collettivo, ampliamento della superficie di attuazione della sharing mobility, protezione degli itinerari ciclabili per ora solo disegnati a terra, tante nuove ciclovie. E poi, come è stato per gran parte delle città in Europa e oltre, dove oggi avvengono in auto privata solo una piccola percentuale degli spostamenti ma dove, anche fino a pochi anni fa il dominio delle automobili era totale e del tutto simile a quello che ancora persiste a Roma, avviare un grande percorso di educazione alla mobilità che coinvolga scuole, uffici, mobility manager, stakeholders della mobilità, per tornare a respirare aria pulita nella Capitale”.

Novità delle ultime ore arrivano proprio sulla qualità dell’aria, ha ricordato Legambiente, “a seguito del voto cruciale con il quale la scorsa settimana il Parlamento europeo ha avviato l’iter di un grande rafforzamento della direttiva sull’inquinamento atmosferico, su proposta dalla Commissione europea. Gli obiettivi da raggiungere per i valori di inquinamento sono in linea con quanto l’Oms già dallo scorso anno chiede di traguardare e molto più stringenti: le Pm2.5 avranno una soglia annuale dimezzata a 5 μg/m3 (microgrammi per metro cubo di aria) e limite sulle 24 ore che scende da 25 a 15 μg/m3; le Pm10 avranno un limite annuale che passa da 20 a 15 μg/m3; e l’NO2 avrà limite di concentrazione annua che scende a 10 μg/m3 e a 25 μg/m3 come limite giornaliero; la data limite per raggiungere tutti gli obiettivi è settembre 2035”.

“Nella Capitale la qualità dell’aria si può migliorare con trasporto pubblico collettivo, sharing mobility, ciclabilità e riduzione drastica delle automobili – commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio – La nuova direttiva europea va nella giusta direzione, recepisce le indicazioni dell’Oms e prevede una drastica riduzione dell’inquinamento atmosferico; a Roma bisogna lavorare in fretta perché siano raggiunti gli obiettivi concretizzando tutti i progetti che si attendono anche da decenni, così evitiamo che la città continui ad essere tra i luoghi responsabili delle procedure di infrazione europee sulla qualità dell’aria ma soprattutto per una migliore qualità della vita. Se confrontiamo oggi i dati delle polveri sottili e biossido di azoto, tutte le 13 centraline Arpa romane superano di gran lunga i nuovi limiti così come è oltre i limiti il dato medio annuale complessivo; una situazione evidentemente di emergenza contro la quale contrapporre le politiche di mobilità sostenibile, a partire dalla prevista Fascia Verde, la Congestion Charge e tutte le tranvie che potranno essere realizzate con i fondi del Pnrr”.

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Sostenibilità: i-Stentore, fondi europei per la mobilità elettrica

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Samso partecipa al progetto Ue

Sostenibilità: i-Stentore, fondi europei per la mobilità elettrica

Nei Comuni di Capaccio Paestum (Sa) e Nocera Inferiore (Sa), a partire dalla prossima estate i turisti potranno noleggiare e ricaricare venti e-car per raggiungere in modo eco-sostenibile la costiera Amalfitana, la Penisola Sorrentina, l’area vesuviana e il vicino Cilento. I lavori prevedono la realizzazione e l’installazione di due pensiline fotovoltaiche, dieci stazioni con doppia presa di ricarica con un parco macchine di venti 500e Cabrio. Le auto a noleggio saranno a disposizione dei turisti, che potranno far affidamento su un’apposita app che consentirà loro di far uso del servizio in completa autonomia, potendo programmare la loro sosta per la ricarica lungo il tragitto.

Il centro di ricerca Criat (Centro di Ricerca Interuniversitario sugli Azionamenti elettrici per la Trazione aerea, terrestre e marittima) dell’Università Federico II sarà parte attiva nella progettazione hardware e software dei sistemi di ricarica, che include anche la sperimentazione di tecnologie bidirezionali V2G (Vehicle To Grid) in grado di rendere l’auto elettrica una ‘power bank’ capace di gestire al meglio il surplus energetico, stoccandolo per metterlo a disposizione in caso di picchi dei consumi della rete elettrica.

Samso S.p.A., Energy Service Company con sede operativa a Padova, Milano e Salerno, attiva in consulenza, progettazione e installazione di stazioni di ricarica per e-car alimentate da energia solare, sta lavorando in sinergia con l’Università di Napoli, Reefilla e la casa automobilistica cinese Nio. In particolare, l’Esco avrà un ruolo di primo piano nella realizzazione dell’innovativa stazione di sosta per i veicoli elettrici basata su tecnologie di accumulo ibride che sfruttano super-condensatori e batterie al litio per alimentare stazioni di ricarica Quick, UltraFast e V2G per l’integrazione della fonte fotovoltaica, in grado di assicurare il miglior rendimento in termini di risparmio, potenza e prestazioni.

I-Stentore, l’euro-progetto per lo sviluppo e la ricerca transnazionale di sistemi innovativi di stoccaggio di energia, facente parte del Programma quadro settennale Horizon Europe (2021-2027), prevede una dotazione finanziaria complessiva di 15,1 miliardi di euro, distribuiti tra sei paesi (Italia, Slovenia, Grecia, Spagna, Portogallo e Lussemburgo) e una trentina di poli universitari di ricerca e realtà imprenditoriali del settore, tra cui Samso Spa. L’azienda partecipa al progetto Ue da oltre 8 milioni di euro di investimenti, aggiudicandosi 494.904,13 euro, la quota più elevata di fondi europei destinati all’Italia.

“I-Stentore costituisce un’importante opportunità di lancio per i settori della mobilità green e del turismo sostenibile e una preziosa occasione di dialogo tra mondo accademico ed imprenditoriale, oltre che un grande traguardo per Samso – dichiara Gianpiero Cascone, ad di Samso – Questo ambizioso progetto punta a incentivare la progettazione di soluzioni tecnologiche d’avanguardia che vadano verso una sempre maggiore integrazione di diversi sistemi di accumulo con fonti rinnovabili, in modo tale da favorirne l’interoperatività e l’ottimizzazione operativa. Gli innovativi sistemi di storage prevedono anche batterie portatili per ovviare all’’ansia da autonomia’ e consentono al mezzo di diventare prosumer, cioè consumatore e produttore di energia allo stesso tempo con il vantaggio di rendere l’infrastruttura più resiliente e di ricevere un benefit economico per l’energia scambiata”.

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Sostenibilità

‘La sostenibilità è un percorso condiviso’, il Salone della Csr torna dal 4 al 6 ottobre alla Bocconi

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Al centro il ruolo delle aziende verso una sostenibilità non solo ambientale

Due mani sostengono pianeta green - Canva

Dal 4 al 6 ottobre presso l’Università Bocconi di Milano si svolgerà l’undicesima edizione del Salone della Csr e dell’innovazione sociale, intitolata “Abitare il cambiamento”. Per gran parte degli addetti ai lavori, si tratta dell’evento italiano più atteso in materia di sostenibilità, dove conciliare il networking con la conoscenza tecnica.

Nei tre giorni saranno infatti offerti momenti di formazione, aggiornamento e benchmarking oltre alla possibilità concreta di confrontarsi con professionisti e aziende di riferimento nel settore.

Attività che incarnano a pieno uno dei principi fondanti del Salone secondo cui “La sostenibilità è un percorso condiviso: solo la collaborazione tra i diversi attori sociali può portare nuove idee e soluzioni utili per le persone e per il pianeta”, come si legge nel documento di presentazione dell’evento.

Mentre cresce l’attesa per ottobre, gli organizzatori sottolineano che l’impegno del Salone non si esaurirà in quei tre giorni: con l’obiettivo di tenere alta l’attenzione alla sostenibilità e di aumentare la collaborazione tra gli stakeholder, i contenuti saranno fruibili online prima e dopo i tre giorni dell’evento e ci sarà modo di arricchire le proprie conoscenze durante tutto l’anno grazie a pillole di approfondimento, interviste e presentazioni di libri.

L’organizzazione della parte “Extra” Salone rispecchia altri due principi fondanti dell’organizzazione secondo cui “La sostenibilità è un processo in evoluzione” che dunque richiede un cambiamento costante e profondo. Come si legge nel documento di presentazione del Salone della Csr: “è in atto una trasformazione degli stili di vita e del modo di gestire le organizzazioni per rispondere all’esigenza di un maggior impegno sociale e ambientale. Per abitare il cambiamento è necessario costruire una nuova bussola di valori, credere nell’innovazione, valorizzare il ruolo che ognuno gioca per lo sviluppo sostenibile”.

Il Comitato scientifico del Salone della Csr, evento ideato e organizzato da Koinetica, è composto da 30 docenti, tutti derivanti dai principali atenei italiani e affronterà diverse tematiche in ambito Esg.

Le conferenze avranno ad oggetto i seguenti aspetti:

– abitare l’impresa;

– abitare la casa;

– abitare la città;

– innovare la formazione e la comunicazione;

– innovare l’energia;

– innovare l’agrifood;

– educare ai consumi e alla sostenibilità;

– educare a misurare i risultati Esg;

– innovare la finanza;

– innovare la mobilità;

– innovare le infrastrutture;

– vivere la comunità e la cultura

– vivere la digitalizzazione

Il Salone della Csr e dell’innovazione sociale si presenta come un evento in cui conciliare le tre lettere della sigla Esg per tracciare un percorso condiviso, l’unico possibile verso la strada di una concreta sostenibilità. Per questo, accanto alle conferenze dedicate prettamente alla sostenibilità ambientale, i tre giorni dell’evento offriranno informazioni, spunti di riflessione e consigli sul ruolo della società e delle aziende verso un futuro sostenibile.

Dunque, si parlerà anche dell’impatto che può avere l’intelligenza artificiale, di come promuovere una maggiore inclusività delle aziende e di come stimolare la collaborazione tra individui ed enti per migliorare le prestazioni Esg.

Il 5 ottobre vi sarà inoltre un panel dedicato alle strategie di decarbonizzazione, con un focus sullo SCOPE3 che riguarda le emissioni inquinanti indirette derivanti dalle attività a monte e a valle dell’organizzazione aziendale. Sotto il profilo della governance, i partecipanti potranno approfondire i vantaggi della certificazione di parità di genere, oggetto di un recente incentivo della Regione Puglia con il Bando “Un’Impresa alla Pari”.

Coerentemente con la mission di rendere capillare l’approccio sostenibile in ambito ambientale, sociale e di governance, l’appuntamento milanese è stato preceduto dal Giro d’Italia della Csr che ha coinvolto, in ordine cronologico da gennaio a maggio: Torino, Messina, Savona, Udine, Roma, Napoli, Bologna, Padova, Trento e Ancona. Si tratta dell’evento itinerante del Salone che ha l’obiettivo di valorizzare le esperienze concrete di imprese e territori, promuovere la cultura della sostenibilità e stimolare un’emulazione virtuosa.

Ora l’attenzione si sposta sul Salone del 4-6 ottobre presso l’Università Bocconi di Milano che vedrà la partecipazione di 283 organizzazioni e diversi partner istituzionali e tecnici. Qui per scoprire come iscriversi al Salone della Csr e dell’Innovazione 2023.

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Sostenibilità

Dal carbone alle rinnovabili, la svolta è vicina

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La domanda mondiale di petrolio, gas e carbone raggiungerà il picco in questo decennio per poi decrescere progressivamente, a causa del successo delle tecnologie energetiche più pulite. Ad affermarlo è il direttore esecutivo dell’IEA, l’Agenzia Internazionale dell’Energia, in un articolo recentemente comparso sulle colonne del “Financial Times”. Per attenuare in modo sensibile gli effetti del riscaldamento globale e per raggiungere gli obiettivi fissati dagli accordi di Parigi, però, bisognerebbe ridurre ancora di più la dipendenza da fonti di energia non rinnovabile.

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Sostenibilità

Finanza e sostenibilità, nel 2022 meno green bond, ma ci sono anche segnali positivi

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Calo del 13% rispetto al 2021, la Cina punta a un ruolo da protagonista

Piantina appoggiata su banconote - Canva

Per la prima volta, nel 2022 l’emissione di obbligazioni verdi, sociali, sostenibili e legate alla sostenibilità ha segnato una contrazione rispetto all’anno precedente.

Il dato emerge dalla quinta edizione dell’Emerging Market Green Bonds Report, realizzato da Amundi e Ifc, membro di World Bank Group che quantifica in 877 miliardi di dollari il valore delle obbligazioni Gsss (Green, Social, Sustainability and Sustainability-Linked Bond) emesse l’anno scorso, con una riduzione del 13% rispetto al 2021.

Ma non ci sono solo notizie negative sotto questo fronte. Il report, infatti, spiega come nel 2022 il mercato obbligazionario Gsss si sia dimostrato comunque più resiliente rispetto al mercato (più ampio) di tutto il reddito fisso che ha segnato addirittura un calo di emissioni del 26% rispetto all’anno precedente. Questo mercato, fortemente danneggiato dalla guerra in Ucraina, è composto da tutti gli strumenti finanziari emessi con una data di scadenza e un tasso di interesse predefiniti, noti come cedola, a prescindere dall’ambito di riferimento.

Dunque, anche se le emissioni sono calate, l’interesse dei vari stakeholder alle tematiche Esg hanno fatto evitato un crollo importante delle obbligazioni Gsss.

Dall’Emerging Market Green Bonds Report emerge che i mercati sviluppati hanno dominato il mercato delle obbligazioni verdi rispetto ai mercati emergenti.

Un’eccezione importante è la Cina che è stata l’unica economia emergente ad aumentare l’emissione di green bond nel 2022. Nel Paese comandato da Xi Jinping i green bond hanno rappresentato addirittura il 98% dell’emissione complessiva di Gsss nel 2022. Nel corso dell’anno, la Cina è diventata il più grande emittente di green bond a livello globale, con un aumento del 61% rispetto all’anno precedente e un totale pari a 68 miliardi di dollari di emissioni.

Una visione d’insieme è offerta da questo grafico, riportato da Esg news, dove i mercati sono divisi in: sviluppati, emergenti, Cina e istituzioni soprannazionali, come l’Unione europea.

Il primo grafico rappresenta gli investimenti in termini assoluti (espressi in miliardi di dollari americani); il secondo in relazione al Pil del soggetto emittente; il terzo la percentuale di emissioni Gsss rispetto al totale del mercato a reddito fisso di ciascun soggetto emittente.

I Green, Social, Sustainability and Sustainability-Linked Bond possono essere suddivisi in due categorie:

– Use of proceeds bonds che sono obbligazioni Green, Social and Sustainability (Gss) i cui proventi sono utilizzati per finanziare progetti legati a temi socio-eco-ambientali;

– Sustainability-Linked Bonds (SLBs). Questi titoli non richiedono che sia già attivo un finanziamento per progetti a tema socio-ambientale, ma che venga indicato l’obiettivo che si vuole raggiungere con quella emissione. Se l’obbiettivo non viene raggiunto entro la scadenza dell’obbligazione, l’emittente pagherà una cedola più alta. In questo modo gli stakeholder sono ancora più incentivati ad investire nella transizione ecologica

Dopo questa macro-divisione vediamo più da vicino i diversi tipi di titoli obbligazionari in ambito Esg:

– Green bond: servono a finanziare o rifinanziare, in tutto o in parte, iniziative green nuove o già avviate. Costituiscono la prima categoria di obbligazioni sostenibili in ordine cronologico, nate nel 2007 con l’emissione dell’European Investment Bank;

– Social bond: servono a finanziare o rifinanziare, in tutto o in parte, iniziative di elevato interesse sociale;

– Sustainability bond: rappresentano un ibrido tra i primi due. Vengono emessi per finanziare progetti che abbiano sia finalità prettamente green che finalità sociali;

– Blue bond: i proventi di questi titoli sono utilizzati per finanziare progetti che salvaguardino l’ambiente marino

A livello globale i green bond rimangono la componente più consolidata rappresentando il 56% del mercato Gsss. Le obbligazioni di sostenibilità sono diventate invece il più grande sotto-segmento nei mercati emergenti (esclusa la Cina) con il 41% delle emissioni totali.

Dopo la Cina, il Medio Oriente e il Nord Africa sono diventati i maggiori emittenti di green bond, mentre i paesi del Sud e dell’Est asiatico (esclusa la Cina) hanno registrato un calo di emissioni del 33%, i Paesi dell’America Latina un calo del 49% analogamente ai Paesi dell’Europa orientale e dell’Asia centrale dove le emissioni di green bond si sono dimezzate nel 2022 rispetto al 2021.

Per il futuro, il rapporto realizzato da Amundi e Ifc prevede una crescita delle emissioni di bond Gsss del 14% per il 2023 nei mercati emergenti al di fuori della Cina.

Per rispondere alla domanda, distingueremo gli andamenti registrati nei mercati emergenti da quelli dei mercati sviluppati nel corso del 2022.

Nella prima tipologia, la maggior parte (44%) degli emittenti di green bond ha investito la liquidità raccolta in progetti di energie rinnovabili. Al secondo posto troviamo i progetti per trasporti a basse emissioni di carbonio per i quali è stato investito il 22% dei proventi dei green bond. Altri segmenti che hanno ricevuto diversi fondi da obbligazioni verdi sono stati gli edifici verdi (11%), l’idrico (10%), i rifiuti (7%), mentre all’uso del suolo è stato destinato solo il 3% della liquidità ottenuta dai green bond nei mercati emergenti.

La situazione cambia notevolmente nei mercati sviluppati dove la liquidità è stata utilizzata soprattutto per progetti relativi agli edifici verdi, destinatari del 36% dei proventi ottenuti con i green bond.

Infine, la quota destinata alle rinnovabili e al trasporto a basse emissioni è molto più ridimensionata nei mercati emergenti segnando rispettivamente investimenti pari al 30% e al 16% dei proventi.

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