La segnalazione di Pani (ex Dg Aifa): “Il mio vaccino americano non vale in Italia”


“Gentile utente, al momento il Green pass americano non vale in Italia e non abbiamo previsto la possibilità di emettere il Green pass per vaccinazione all’estero se non per i lavoratori di diritto. Cordiali saluti”. Si è visto replicare così, via email dal Call center Immuni, l’ex direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco Aifa, Luca Pani, oggi docente alla University of Miami negli States e a Modena in Italia. E’ uno dei vicoli ciechi in cui ci si può imbattere cercando di barcamenarsi nella giungla delle certificazioni Covid. Coni d’ombra che stanno cominciando a venire a galla con il passaggio dalle leggi ai fatti e con l’avvio concreto della carta verde digitale. “Alla domanda come faccio a dimostrare che ho fatto il vaccino in un altro Paese extra Ue per avere il Green pass? No comment…”, osserva sconsolato Pani su Twitter.  

“In pratica mi stanno dicendo che il mio vaccino americano, uguale a quello autorizzato in Ue, non vale in Italia”, spiega l’esperto contattato dall’Adnkronos Salute. Pani doveva raggiungere l’Italia, ha fatto il vaccino a dicembre negli Usa (Moderna) e ha provato a farselo riconoscere. “Non ci sono riuscito – dice – In questo momento mi trovo proprio qui in Italia, per entrare ho fatto un test con esito negativo e ho preso un volo Covid free. E poi ho compilato un modulo con tutti i dati per essere rintracciabile dall’autorità sanitaria. Faccio il percorso del non vaccinato, anche se quando viaggio mi porto dietro il certificato vaccinale dei Cdc Usa, e mi chiedo come faccio da cittadino americano ad avere il corrispondente del Green pass? Sembra che sulla carta esista questa possibilità, da quello che mi segnala qualcuno via social citando passaggi del decreto” con cui è stato varato il Green pass. “Questo io non lo so. Io so solo che ci ho provato e non ci sono riuscito”.  

Pani ha voluto segnalare l’intoppo perché, spiega, “il problema non sono tanto io che sono ‘italo-americano’ e so muovermi in un posto che mi è familiare, ma magari i turisti”. Se lo chiede anche Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, citando il tweet di Pani: “Come faranno ad arrivare i turisti dagli Usa che tutti aspettano a braccia aperte?”, si legge nel suo commento.  

“Gli americani – osserva Pani – vogliono venire in Italia, dicono di adorare l’Italia più di qualunque nazione al mondo. Spiace quindi che si creino magari involontarie complicazioni burocratiche. Lo sapevano tutti che si sarebbero presentate queste circostanze, che persone vaccinate all’estero avrebbero voluto varcare i confini nazionali e soggiornare nel nostro Paese per motivi di vario genere”, forti dell’avvenuta iniezione scudo. “Perché non ci si è organizzati da subito per facilitare il tutto? Così, al contrario, si rende la vita difficile”.  

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