La Sala Umberto di Roma riparte con ‘Il sistema’ sulla malagiustizia


Giustizia, violenza sulle donne, femminismo, mafia, omosessualità, educazione cattolica, emigrazione e immigrazione, matrimonio e divorzio… E’ un teatro d’attualità, quello proposto dalla Sala Umberto di Roma che alzerà il sipario il 21 settembre su un cartellone fittissimo, ricco di ben 27 proposte, presentate con una lunga carrellata dal direttore artistico Alessandro Longobardi – che annuncia a breve il ‘bis’ con il programma stagionale del teatro Brancaccio – dopo il saluto istituzionale dell’assessora alla cultura di Roma Capitale, Lorenza Fruci, e della presidente del primo Municipio del centro storico, Sabrina Alfonsi. 

La ‘prima’ in cartellone già farà discutere, anche in senso stretto visto che al termine di ‘Il sistema’ diretto e interpretato da Edoardo Sylos Labini – “basato sul libro che ha scoperchiato il ‘vaso di Pandora’ della giustizia in Italia, per uno spettacolo non contro la magistratura ma contro un sistema correntizio che ha influito sulla politica e sulla vita dei governo nel nostro Paese” – vi sarà un dibattito che vedrà protagonisti gli autori del libro omonimo da cui è tratto il lavoro teatrale, ovvero il magistrato Luca Palamara e il giornalista Alessandro Sallusti… Si prosegue il 28 settembre con un classico di Luigi Pirandello, ‘L’uomo, la bestia e la virtù’ con il trio formato da Giorgio Colangeli, Vincenzo De Michele e Valentina Perrella. 

La tenitura breve degli spettacoli, alcuni anche solo per pochi giorni, viene spiegata da Longobardi con la capienza ridotta alla metà a causa delle misure di sicurezza sanitaria anti-Covid e dunque la necessità di aumentare il numero delle produzioni o delle ospitate per ‘riempire’ la sala anche nei giorni feriali, con proposte sempre nuove “ma sempre di alto livello”, ci tiene a precisare il direttore artistico. 

Così, sul palcoscenico romano di via della Mercede si alterneranno artisti come Mariano Rigillo con un lavoro sul poeta Ezra Pound – “purtroppo oggi si parla più di Casa Pound che di Ezra Pound…”, lamenta – Fabio Canino e la sua ‘Fiesta’ omaggio a Raffaella Carrà recentemente scomparsa, Donatella Finocchiaro con ‘Taddrarite’ (‘pipistrelli’ in siciliano), Enzo Casertano con ‘Non ci resta che ridere’, Gianluca Guidi e Giuseppe Manfridi con ‘Il caso Tandoy’ scritto e diretto da Michele Guardì – su un’idea che, rivela il regista di tanti show televisivi, “è nata dai ritagli del giornale ‘L’Ora’ che conservavo da ragazzo su un caso di cronaca in Sicilia e che mi sono ritrovato fra le mani a distanza di tanto tempo” – Tosca D’Aquino ed Emy Bergamo per la trasposizione del film ‘Fiori d’acciaio’. 

E ancora, in cartellone: Flavio Insinna e la sua Piccola Orchestra per ‘La macchina della felicità’, Simone Cristicchi con il lavoro su Dante ‘Paradiso, dalle tenebre alla luce’, Biagio Izzo per la commedia brillante ‘Tartassati dalle tasse’, Marisa Laurito con ‘Persone naturali e strafottenti’, Barbara Foria e il suo ‘Volevo nascere scema… per non andare in guerra!’, Pino Strabioli con ‘Sempre fiori, mai un fioraio’ in omaggio a Paolo Poli, Antonello Avallone per il ‘Novecento’ di Alessandro Baricco, le ‘No Wags’ di Piji Siciliani, i ‘Muratori’ di Edoardo Erba trasferiti da Roma a Napoli e altre proposte ancora, per arrivare a fine maggio alla chiusura stagionale del sipario. 

(di Enzo Bonaiuto) 

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