La risposta Ue alla Via della Seta, Sisci: “Opportunità per l’Italia”


“Un’iniziativa che può essere rivoluzionaria per l’Europa e il mondo”. E che “crea un’opportunità per l’Italia”, mentre “la Cina raccoglie i frutti di una politica estera distratta e a volte arrogante”. Francesco Sisci, sinologo, professore di geopolitica alla Luiss, commenta così con l’Adnkronos il progetto lanciato dalla Commissione Europea, Global Gateway, un piano di sostegno alla costruzione di infrastrutture a livello globale con una dotazione di “300 miliardi di euro” di qui al 2027, che dovrebbe essere un’alternativa alla Belt and Road Iniative cinese promossa nel 2013 da Xi Jinping. 

E’ passato un anno dall’accordo sugli investimenti annunciato da Bruxelles e Pechino nel dicembre del 2020, un’apertura del mercato cinese alle imprese dei Paesi membri dell’Ue. Accadeva “sotto la spinta della Germania” e invece adesso “siamo nella situazione opposta”, commenta Sisci. L’Europa, “apparentemente sempre sotto spinta tedesca, lancia un’iniziativa gigantesca che contrasta oggettivamente la più grande iniziativa di politica estera cinese, la Via della Seta, con un finanziamento in teoria maggiore” dal momento che “il portafoglio della Via della Seta doveva essere 100 miliardi di dollari”. 

Il sinologo parla di una “cattiva gestione” da parte di Pechino del progetto della Via della Seta, che “per funzionare doveva essere un progetto comune, condiviso ampiamente dai principali attori politici”, quindi Stati Uniti, Paesi europei, Giappone, India. Invece, osserva, “questi sono stati proprio i Paesi che si sono sentiti, a torto o a ragione, esclusi dal progetto cinese”. E rileva come ci siano ora “altri due progetti competitivi”, Global Gateway dopo Build Back Better World (B3W), la sfida ‘made in Usa’ alla Nuova Via della Seta partita dal G7 in Cornovaglia. 

Il gigante asiatico, commenta, è “in difficoltà” perché “la sfida che si pone alla Cina non è semplicemente territoriale, strategica o di valori, ma di proiezione di sviluppo nel mondo”. I cinesi “non sono” comunque con le spalle al muro perché “hanno tante risorse” anche se “a questo punto dovrebbero trasformare in modo molto reale il loro progetto di Belt and Road e cambiare la loro politica estera e di conseguenza riassestare poi anche la politica interna”. Se non accadrà, dice il sinologo, i progetti europei e americani potrebbero “creare sempre più difficoltà a quelli cinesi”. 

Guardando all’Europa, Sisci sottolinea come “la nuova amministrazione di Olaf Scholz, che evidentemente ha patrocinato o benedetto questa iniziativa, si ponga da subito come il grande leader d’Europa”. E focalizzando lo sguardo sull’Italia insiste sulle “opportunità” di Global Gateway. “Se il piano di infrastrutture europeo per i Paesi in via di sviluppo, in particolare per l’Africa, deve e può funzionare sarebbe opportuno, quasi essenziale, che si agganci a un piano di infrastrutture europeo – afferma – Servirebbe veramente un piano di ferrovie, infrastrutture veloci che colleghino l’Italia alla Sicilia e poi la Sicilia alla Tunisia”. 

L’Italia, secondo Sisci, “dovrebbe affrettare i suoi programmi di infrastrutture al Sud, il suo programma di costruzione del Ponte sullo Stretto e agganciare la Sicilia e quindi l’Europa allo sviluppo dell’Africa e viceversa”. Cogliere l’opportunità perché, conclude, “una linea di trasporti veloci che vada da Oslo a Città del Capo, fatto dall’Europa in un’alleanza con gli Stati Uniti, sarebbe rivoluzionaria per tutto il mondo”. Un “progetto euro-americano” a cui in prospettiva “si dovrebbero agganciare la Cina e tutti i Paesi del mondo”. 

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