La corsa al 6G è spaziale


L’ex presidente Usa Trump non era stato preso sul serio quando, appena due anni fa, esortava via Twitter a correre per arrivare primi al traguardo. Si era appena iniziato a parlare di 5G, allora, e il suo sembrava un proclama vuoto, che tirava in mezzo una tecnologia inesistente solo per far credere agli avversari di essere un passo avanti. E invece Pechino era già avanti: ha iniziato a lavorare allo sviluppo del 6G proprio nel 2019, e nei giorni scorsi ha pubblicato il suo libro bianco in cui fissa l’arrivo al grande pubblico della nuova tecnologia entro il 2030. Adesso che il 5G sta iniziando a far vedere le sue potenzialità, è ora di lanciarsi nella nuova competizione, dove è fondamentale mettere per primi la propria bandierina per poter dettare le regole del gioco. Una partita che ha come campo l’orbita terrestre bassa (low Earth Orbit, in sigla LEO), tra i 200 e i 1600 km di altitudine. Un’area già sovraffollata, che secondo un recente report dell’ESA ormai conterrebbe più detriti che satelliti attivi. Ma altri continuano ad arrivarne, solo Starlink, la divisione SpaceX per le connessioni internet satellitari a banda larga, ne ha inviati 1000, e intanto la Cina sta pianificando la creazione e il lancio di una flotta di quasi 13mila satelliti proprio per contrastare almeno localmente l’egemonia di Starlink. 

 

Mentre la NASA chiede più fondi al Congresso per finanziare la nuova corsa allo spazio, il vero avversario di Pechino sembra essere proprio Elon Musk, con un vantaggio di tempo e anche di autonomia di operazioni, gestendo tutta la sua supply chain privatamente. È il primo passo per accaparrarsi la rampa di lancio per operare con il 6G non appena la tecnologia sarà disponibile, e anche una delle sfaccettature della nuova corsa allo spazio che vuole riportare l’uomo sulla Luna e mettere le basi per arrivare su Marte. E ancora: rendere il turismo orbitale possibile e accessibile, e utilizzare le stazioni spaziali per interventi chirurgici d’avanguardia o come miniere per raccogliere asteroidi vaganti e estrarne minerali preziosi e rari. 

 

Ma questi restano obiettivi di nicchia, mentre il 6G promette un impatto sulle nostre vite immediato e reale, in una nuova rivoluzione tecnologica. La Cina sostiene che si potrà arrivare, con un’integrazione tra satelliti e rete terrestre, a una trasmissione dati fino a 1 Terabyte al secondo. Se con la connessione più veloce disponibile ora si scarica un film in 10 secondi, con il 6G basterà 1 secondo per scaricarne mille. Ma non è questo il campo in cui internet a ultra velocità avrà applicazioni: per lo streaming ci basta il 4G, o al limite il 5G. Il 6G promette miglioramenti esponenziali nelle tecnologie utilizzabili, sia come velocità che come accuratezza. I settori coperti sono vastissimi, dalla stampa 3D alle auto a guida autonoma, rendendo possibili di qui a 10-15 anni scenari da vera fantascienza. Non si può rischiare di restare indietro. Anche l’Europa ha i suoi piani, guidati dalla Nokia. Peter Vetter, uno dei direttori del settore ricerca dell’azienda finlandese, ha paragonato questa sfida a una nuova corsa agli armamenti. Le alleanze strategiche si fanno sempre più evidenti, con la Finlandia portabandiera europea che guarda al Giappone e alla Corea del Sud con il supporto di Washington, mentre il grande gigante della prima corsa allo spazio, la Russia, non può far altro che appoggiarsi alla Cina cercando di non rimanere tagliato fuori. 

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