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Salute e Benessere

La carota, virtuoso concentrato di salute

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Il termine carota deriva dal greco “karotón”, a sua volta risultante dalla fusione di ‘caro’ (carne/carnoso) e ‘kotòs’ (croco, ovvero zafferano, dai pistilli di color giallo-rossiccio). Il riferimento del nome è, dunque, alla carnosità ed al colore arancione della carota, argomento virtuoso del prossimo appuntamento con il team scientifico de “Il Gusto della Salute”, la rubrica patrocinata dalla Fondazione per la Medicina Personalizzata e curata dall’immunologo Mauro Minelli. 

Di questo ortaggio esistono tante varietà, diffusamente coltivate in tutte le aree temperate del pianeta. In realtà, le prime carote coltivate nell’antico Egitto, in Iran, Afghanistan e Pakistan avevano un colore viola. Solo a partire dal 1700 furono selezionate, in Olanda, carote arancioni in omaggio alla famiglia regnante olandese, gli Orange. 

Oggi di carote ne esistono di tanti colori: gialle, rosse, bianche, arancioni, nere, viola e, tra i paesi europei, l’Italia è probabilmente l’unico in grado di produrre carote per 12 mesi all’anno. In commercio, attualmente si trovano anche le ‘baby carrots’, di dimensioni più piccole, accattivanti ed ipocaloriche tanto da essere frequentemente utilizzate come gustoso spuntino spezzafame. 

E di proprietà benefiche la carota ne ha davvero tante, al punto da essere considerata l’alternativa compensatoria più invitante ed ambita al “bastone” di una celebre metafora contadina. Molteplici sono, dunque, i motivi per consumarla in abbondanza, sia cruda che cotta. Ma è giusto mangiare carote senza limiti, o esistono delle quantità giornaliere oltre le quali sarebbe opportuno non andare? Quali sono i valori nutrizionali di questo ortaggio? E, sul versante calorico, c’è differenza nel consumarlo crudo o cotto? Rispetto ai tanti benefici che la carota può apportare, quali sono le eventuali sue controindicazioni? 

Nella prossima puntata de “Il Gusto della Salute”, in programma alle ore 15 di venerdì 14 ottobre, si procederà all’analisi, il più possibile dettagliata e puntuale, delle virtù note e meno note di quest’ortaggio ad alto tasso di gusto e di benessere. 

Media Partner: ADNKronos 

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Salute e Benessere

Fondazione Veronesi cerca nuove Pink Ambassador

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(Adnkronos) – La Fondazione Umberto Veronesi lancia un appello a tutte le donne che hanno combattuto un tumore al seno, all’utero o alle ovaie: diventate Pink Ambassador per dimostrare che dopo la malattia si può tornare più forti di prima, raccogliendo anche fondi per la ricerca. L’invito è rivolto alle pazienti operate che abbiano concluso le terapie entro settembre 2022, che domani 31 gennaio al 12 marzo potranno inviare la propria candidatura online (https://sostieni.fondazioneveronesi.it/pinkambassador/). Anche per questa edizione dell’iniziativa le ‘ambasciatrici in rosa’ selezionate saranno assistite da un team composto da nutrizionisti e psicologi. Da aprile a fine ottobre seguiranno un intenso allenamento gratuito coordinato e gestito dalla Federazione italiana di atletica leggera, per prepararsi a correre una mezza maratona all’insegna del motto “Niente ferma il rosa, niente ferma le donne”.  

Dopo il successo della passata edizione, che ha visto la partecipazione di 270 donne ex pazienti oncologiche su 20 città (Milano, Bergamo, Como, Monza Brianza, Varese, Torino, Verona, Venezia, Trento, Reggio Emilia, Bologna, Firenze, Perugia, Roma, Napoli, Bari, Taranto, Catania, Palermo e Cagliari) – ricorda Fondazione Veronesi in una nota – per il 2023 il progetto vuole continuare ad affermarsi come “un vero e proprio movimento nazionale in rosa per la prevenzione contro i tumori tipicamente femminili”, considerando che “la scienza ha ormai provato i benefici dell’attività fisica a tutti i livelli di prevenzione, non solo quella primaria. Secondo numerosi studi scientifici, fare movimento in modo costante nel tempo riduce il rischio di recidive e favorisce il recupero psicofisico dei pazienti oncologici”. 

L’obiettivo della Fondazione è “far crescere ancora di più questo gruppo, ampliando” l’iniziativa “a nuove città italiane e coinvolgendo sempre più donne che vogliono condividere la propria esperienza a sostegno della ricerca scientifica d’eccellenza e della prevenzione, per dimostrare l’importanza della diagnosi precoce e dei corretti stili di vita nella lotta contro i tumori. Infatti grande missione delle ambassador in rosa è anche quella di raccogliere fondi per finanziare medici e ricercatori che hanno deciso di dedicare la propria vita allo studio e alla cura delle patologie oncologiche femminili, attraverso la piattaforma ‘Insieme'” di Fondazione Veronesi. 

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Coronavirus

Medici internisti, ecco chi rischia di più per il freddo e come difendersi

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(Adnkronos) – Ogni anno almeno il 7% di tutti i decessi può essere attribuito al freddo. Con le temperature in picchiata e la bianca coltre di neve che ricopre la nostra penisola, arrivano i consigli della Società italiana di medicina interna (Simi), che spiega chi rischia di più, come gli anziani, i fragili e chi è affetto da patologie croniche, e come difendersi.  

Innanzitutto, attenzione al cuore. “Una delle minacce peggiori del ‘generale inverno’ è quella posta all’apparato cardio-circolatorio – spiega Giorgio Sesti, presidente della Simi – con un’aumentata incidenza di infarti, ictus e un peggioramento delle arteriopatie periferiche (o Pad, quelle a carico delle arterie degli arti inferiori)”. Sono soprattutto le persone con patologie cardio-vascolari quelle più esposte a questo rischio, che fa leva sul modo con il quale l’organismo reagisce al freddo. “Per evitare di disperdere calore – prosegue Sesti – i vasi periferici si ‘contraggono’ (vasocostrizione), ma questo a sua volta provoca un ridotto afflusso di sangue in periferia (con il freddo peggiorano i sintomi della claudicatio, dolori crampiformi fortissimi alla coscia o al polpaccio, che compaiono in chi soffre di Pad) e un aumento della pressione arteriosa. E’ per questo che spesso in inverno è necessario ritoccare verso l’alto i dosaggi della terapia antipertensiva o associare altri farmaci per mantenere sotto controllo i valori pressori”.  

Una pressione arteriosa in salita e il freddo portano anche ad urinare di più, esponendo in questo modo al rischio di disidratazione, che può sembrare strano in inverno, ma accade. “E’ necessario assicurare un buon introito di liquidi – ricorda Sesti – Ma assolutamente non di alcol. L’idea che l’alcol ‘riscaldi’ è una sensazione ingannevole; in realtà, producendo una vasodilatazione periferica, l’alcol favorisce la dispersione di calore. Ragione in più – raccomanda – per evitare il consumo delle bevande alcoliche, che non mai effetti benefici”.  

Proteggere naso e bocca per il bene di bronchi e polmoni. Anche l’apparato respiratorio risente del calo delle temperature. “In questa stagione – afferma Sesti – assistiamo ad un’esacerbazione di malattie respiratorie croniche come la bronchite ostruttiva e l’asma perché il passaggio di aria fredda lungo le vie aeree provoca irritazione e, di conseguenza, tosse, aumento di secrezioni catarrali e una respirazione difficoltosa e affannata (dispnea). Per questo è importante evitare di uscire di casa nelle ore più fredde, proteggere bene naso e bocca con una sciarpa (e una mascherina, soprattutto quando si sale sui mezzi pubblici affollati) per riscaldare l’aria che inaliamo; bisognerà inoltre valutare con il proprio medico se è il caso di aggiungere un ‘puff’ di broncodilatatore/antinfiammatorio in terapia. Chi soffre d’asma, dovrebbe comunque sempre avere con sé un inalatore per un ‘puff’ d’emergenza”.  

Anche le persone con long Covid “devono fare particolare attenzione in caso di freddo e cattivo tempo, perché secondo una review pubblicata di recente sul Bmj, la loro funzionalità polmonare può restare compromessa per un tempo variabile dopo l’infezione da Covid e questo – sottolinea l’esperto – li espone a maggior rischio di infezioni respiratorie. Se è necessario uscire, oltre a proteggersi bene dal freddo, queste persone dovrebbero indossare una mascherina Ffp2, soprattutto negli ambienti affollati e scarsamente ventilati”.  

Il tallone d’Achille delle articolazioni. Il freddo e l’umidità non sono un toccasana per ossa e articolazioni, come sanno bene tutti coloro che soffrono di malattie reumatiche su base infiammatoria o di artrosi. “E’ necessario dunque coprirsi adeguatamente per mantenere caldo l’organismo – consiglia Sesti – indossare guanti e giacche impermeabili se si esce di casa; chi soffre di fenomeno di Raynaud (un’importante vasocostrizione periferica soprattutto a carico delle dita delle mani che diventano bianche, poi violacee e rosse con tanto dolore) deve stare particolarmente attento agli sbalzi di temperatura, proteggendo bene le mani dal freddo ed evitando di metterle sul termosifone o nell’acqua calda, una volta rientrati in casa; da eliminare assolutamente il fumo, che può aggravare il fenomeno”.  

Anche se costretti in casa dal maltempo, bisogna evitare di stare fermi troppo a lungo, alzandosi di frequente dalla poltrona o dal divano e facendo un po’ di ginnastica casalinga, anche con l’ausilio di pesetti da un chilo, raccomandano gli esperti. Attenzione anche a non esagerare con le calorie a tavola, perché ogni chilo di troppo andrà a gravare sulle articolazioni. Importante fare il pieno di vitamina D e calcio, soprattutto se non si esce di casa e non ci si espone alla luce del sole.  

Infine, come regolarsi con l’attività fisica e freddo. I runner in buona salute possono continuare a correre anche con le basse temperature, avendo cura di vestirsi in maniera adeguata, facendo attenzione all’umidità e al sudore che non devono restare a contatto con il corpo, oltre che al freddo, e di idratarsi adeguatamente. “Le persone con problemi cardiovascolari noti o i soggetti a rischio come ipertesi, diabetici, persone in sovrappeso – ammonisce Sesti – devono invece stare molto attenti a non fare sforzi eccessivi all’aperto, se le temperature sono rigide. In questa stagione, bene le passeggiate nelle ore calde e nelle giornate di sole, ma per tutto il resto, l’esercizio fisico andrebbe fatto indoor: in palestra, in piscina o in casa. Ricordatevi di vestirvi molto bene anche quando portate il cane fuori, soprattutto al mattino presto e la sera. Grande attenzione, infine, anche all’attività fisica ‘indotta’ dal cattivo tempo: spalare la neve può rivelarsi decisamente pericoloso per il cuore, come anche cambiare una gomma bucata a temperature polari”.  

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Pelissero (Les), ‘per lupus ci sono terapie ma diagnosi ancora tardiva’

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(Adnkronos) – “Per il lupus eritematoso sistemico, così come per la nefrite lupica, abbiamo a disposizione farmaci biologici. Tuttavia il nodo resta sempre lo stesso: la diagnosi di Les è ancora tardiva, può arrivare anche dopo mesi. Troppo tempo, dal momento che abbiamo le armi per contrastare la patologia e che la terapia può essere avviata in modo tempestivo a patto che la diagnosi sia davvero precoce”. Così Rosa Pelissero, presidente Gruppo Les italiano, organizzazione di volontariato di supporto per persone affette da lupus eritematoso sistemico (Les), intervenendo oggi a Roma alla conferenza stampa ‘Quando il lupus attacca il rene’.  

“Tra la popolazione c’è ancora molta disinformazione sulla malattia – lamenta Pelissero – anche tra i medici stessi, ad eccezione di reumatologi e nefrologi. Risultato? Spesso i pazienti sono costretti a fare i cosiddetti ‘viaggi della speranza’, ma in questo modo passa del tempo prima di arrivare ad una diagnosi certa”. Per questi motivi, sottolinea, “il Gruppo Les italiano finanzia la ricerca medica e gli ambulatori multidisciplinari per la cura del lupus, strutture dove la presa in carico del paziente è a 360 gradi”. Pazienti che “hanno diritto ad un inquadramento precoce della patologia” e a una “diagnosi precisa del coinvolgimento dell’organismo, per poi poter avere il trattamento più appropriato”.  

Il lupus, ricorda la portavoce dei pazienti, “è detta anche malattia dai mille volti perché ha tutta una serie di sintomi, colpisce vari tessuti e organi diversi: pelle, articolazioni, polmoni, cuore e reni. Da qui la necessità di gestire il paziente con un approccio multidisciplinare. Come dicono i nostri esperti, un lupus che nasce solo con problemi articolari non sempre rimane in questa fase, anzi può improvvisamente sviluppare un problema più serio, quindi è importantissimo l’aspetto multidisciplinare. Il trattamento presso centri di eccellenza, in cui reumatologo e nefrologo lavorano insieme e con altri specialisti, rappresenta la modalità più efficace per una gestione ottimale della patologia”.  

Infine, sulla disponibilità di belimumab, anticorpo monoclonale che risponde anche ai bisogni dei pazienti con nefrite lupica, Pelissero non ha dubbi: “Per i pazienti con nefrite lupica qualsiasi nuova terapia è sempre un evento positivo, noi siamo felici quando arrivano nuovi farmaci”. La nefrite lupica “è una complicanza del lupus eritematoso sistemico, una condizione che cambia la vita del paziente, di conseguenza avere un farmaco per questa malattia che non porti i pazienti in dialisi è un grandissimo vantaggio”.  

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Sima, ‘Italia prima in Europa per morti da smog, Governo adotti misure mitigazione’

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(Adnkronos) – L’Italia è “il primo paese in Europa per morti attribuibili all’inquinamento atmosferico con circa 80mila decessi prematuri all’anno”. Lo sottolinea la Società italiana di medicina ambientale (Sima), commentando la ricerca diffusa da Legambiente, secondo cui 29 città sforano i limiti di polveri sottili nel 2022. “E’ imprescindibile e non più rimandabile agire in fretta per ridurre drasticamente le principali sorgenti emissive dell’inquinamento atmosferico”, afferma il presidente Sima, Alessandro Miani, spiegano che la società scientifica ha “proposto al Governo di mitigare gli effetti nocivi dello smog partendo dagli edifici urbani, attraverso incentivi volti a facilitare interventi di rivestimento di superfici murarie e vetrate con un ‘coating’ fotocatalitico al biossido di titanio a base etanolo, che ha dimostrato in studi scientifici di essere attivato da luce naturale per svolgere un’azione di scomposizione e riduzione degli inquinanti atmosferici”. 

“Una Mitigation Action che l’Europa apprezza e valorizza – chiosa Miani – Gli effetti diretti dell’inquinamento sulla salute umana interessano diversi apparati ed organi. Le patologie dell’apparato cardiovascolare rappresentano la prima causa di morte in Italia, seguiti dalle patologie dell’apparato respiratorio. Gli effetti indiretti dell’inquinamento portano fino al +14% di aumento di incidenza per tutti i tumori nei siti inquinati”.  

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Aisla Brescia e Bergamo rilanciano ‘My Voice’ con attori locali

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(Adnkronos) – L’Aisla (Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica) di Brescia e quella di Bergamo, Capitali della cultura 2023, hanno sancito un patto di alleanza che ribalta il paradigma della disabilità rilanciando la campagna ‘My Voice’ grazie alla collaborazione con le associazioni di teatro dialettale delle due province. Sul simbolico ponte che unisce Sarnico a Paratico, lì dove finisce una provincia e ne comincia un’altra – si legge in una nota diffusa dell’associazione – le due storiche sezioni Aisla si sono incontrate formando una delegazione di oltre 20 persone, composta da ammalati, familiari e volontari per sancire il patto di mutuo aiuto volto a unire le forze per sostenere le 300 famiglie del territorio che si trovano a convivere con una malattia così devastante come la Sla. 

“E’ importante essere qui – ha dichiarato Luca Ruggeri, presidente Aisla Brescia – E’ splendido ritrovarsi su questo ponte che, da 200 anni, è un simbolo per le nostre comunità. Il ponte unisce, rafforza, mette in relazione. E’ l’immagine di mondi che si cercano e si incontrano, che affidano il loro futuro alla bellezza di un incontro. Il ponte è come l’arcobaleno, passa sopra le diversità e le difficoltà. Oggi ne siamo testimoni e sono grato a tutti gli attori che vorranno unirsi a noi con una delle più belle tradizioni culturali del nostro territorio, i nostri dialetti, quella ‘voce’ che per noi è essenziale e che deve restare viva”. L’incontro è stato preceduto da quello delle associazioni di teatro dialettale delle due province: Associazione ‘Palco Giovani’ di Brescia e Associazione culturale ‘Ducato P.zza Pontida’ di Bergamo che, custodi di quel tesoro che ogni dialetto porta con sé, hanno sposato la campagna My Voice di Aisla.  

Per un malato di Sla – ricorda Aisla – la perdita della capacità di parlare con la propria voce costituisce uno dei motivi di maggiore sofferenza. Gli strumenti di Comunicazione aumentativa alternativa (Caa) oggi disponibili, come il comunicatore oculare, sono fondamentali per permettere di trasferire i messaggi, ma i registri vocali sintetizzati elettronicamente al loro interno conferiscono un tono di voce metallico e impersonale che spesso crea distanza e disagio. Oggi la tecnologia viene in aiuto alle persone che vivono la malattia con la possibilità di conservare la propria voce registrandola o di accedere a una banca della voce (voice banking) realizzata grazie a tutti coloro che vorranno donare la propria, come appunto le compagnie teatrali bresciana e bergamasca.  

L’iniziativa – sottolinea Aisla – dimostra ancora una volta come la cultura possa essere elemento generativo di pluralità e contaminazione. Come il progetto Bergamo Brescia Capitale italiana della cultura 2023 è segno di speranza, orgoglio e rilancio, dopo i drammatici anni della pandemia, così il messaggio dell’Aisla è quello di promuovere un nuovo paradigma in cui la fragilità diventa una ricchezza da rispettare e valorizzare.  

“Con la pandemia – osserva Anna di Landro, referente Aisla Bergamo – tutti noi abbiamo sviluppato resilienza, capacità di ascolto, solidarietà e attivato buone pratiche nella vita quotidiana. Ma non sono solo i più fragili ad avere bisogno di cure: è l’essere umano che, approcciando alla disabilità, si specchia nella fragilità stessa della vita, illudendosi di non avere difficoltà. Sono i più deboli a offrire l’opportunità di conoscenza e di superamento dello stigma a tutti gli altri, a insegnare una via di conoscenza. Aisla è grata a tutti coloro che, offrendo la loro disabilità nella richiesta di assistenza, in realtà offrono l’opportunità di crescita e la capacità di produrre pensieri ed immaginare soluzioni. E’ la fragilità a diventare oggetto della vita, a diventare sostantivo. Con questo sentimento desidero dedicare questa giornata al guerriero Massimo Finazzi che, a soli 56 anni, è stato sconfitto dalla Sla”. 

I volontari di Aisla Bergamo sono attivi da 26 anni, quelli di Brescia da 15. Con l’occasione di aprire il cammino Bergamo-Brescia 2023, la giornata ha rappresentato la prima strada per una strategia di coesione e inclusione sociale, con l’opportunità di progettare a lungo termine. Il 2023, infatti – conclude la nota – vuole diventare per le due province protagoniste un’occasione di scambio e di dono alla scoperta di musei, parchi, scorci della città e delle bellezze paesaggistiche e artistiche.  

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Salute e Benessere

Grassi (Gsk), ‘nostro monoclonale per nefrite lupica efficace e sicuro’

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(Adnkronos) – “L’impegno di Gsk nella sfida al lupus eritematoso sistemico va avanti in maniera costante ormai da circa 10 anni, ovvero da quando è iniziato lo sviluppo clinico di belimumab che inibisce l’attività biologica di BLyS (Stimolatore dei linfociti B), una proteina naturale necessaria per la trasformazione dei B-linfociti in plasmacellule B mature. Oggi però belimumab risponde anche ai bisogni dei pazienti con nefrite lupica: è sicuro, efficace e ben tollerato”. Così Barbara Grassi, direttore medico-scientifico di Gsk Italia intervenendo oggi alla conferenza stampa “Quando il lupus attacca il rene” che si è tenuta a Roma.  

Belimumab – è emerso dall’incontro con la stampa – è prodotto nello stabilimento Gsk di Parma, da dove viene esportato in 50 Paesi di tutto il mondo, per un totale di circa 3 milioni di fiale previsto nell’anno in corso. In Italia è una terapia mirata che riguarda oltre 2000 pazienti, la maggior parte dei quali ha scelto l’autosomministrazione a domicilio. Si tratta del primo farmaco biologico sviluppato e approvato specificamente per il lupus in oltre 50 anni e del primo ad aver ottenuto la possibilità di somministrazione a domicilio sottocute, in alternativa all’infusione. 

“Gsk si occupa di medicina di precisione da moltissimi anni – ricorda Grassi -. In questo ultimi dieci anni l’anticorpo monoclonale distribuito in tutto il mondo ha dimostrato di essere efficace, sicuro in un ampio programma che ha coinvolto più di 3000 pazienti nel mondo con almeno 5 studi clinici importantissimi, le cui evidenze sono state oggi confermate da esperienze di real-life”. “Rari gli effetti collaterali – conclude Grassi – ma nulla che ne controindichi in maniera significativa l’utilizzo”.  

L’approvazione della nuova indicazione per belimumab – si legge in una nota – si basa sui dati dello studio BLISS-LN (Efficacy and Safety of Belimumab in Adult Patients with Active Lupus Nephritis), che ha evidenziato come, nell’arco di due anni, questo farmaco biologico di Gsk, aggiunto alla terapia standard, ha aumentato i tassi di risposta renale positiva alle terapie ed ha contribuito a prevenire il peggioramento della malattia renale nei pazienti con nefrite lupica attiva rispetto alla sola terapia standard. Tuttavia, lo studio BLISS-LN non rappresenta l’unica evidenza, ci sono anche altri studi come le post hoc svolte sui dati degli studi registrativi di belimumab IV, analisi secondarie dello studio registrativo della formulazione SC e dati provenienti dalla real word evidence che hanno evidenziato l’efficacia di belimumab sul rene. 

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Coronavirus

Oms, ‘evoluzione virus resta imprevedibile, migliorare sorveglianza’

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(Adnkronos) – Il coronavirus Sars-CoV-2 “conserva la capacità di evolversi in nuove varianti con caratteristiche imprevedibili”. Lo ha sottolineato il Comitato di emergenza dell’Organizzazione mondiale della sanità, esprimendosi sulla necessità di mantenere per Covid-19 lo status di emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale (Pheic).  

“Il Comitato – si legge nella dichiarazione finale – ha riconosciuto che, sebbene i sottotipi di Omicron attualmente in circolazione a livello globale siano altamente trasmissibili, si è verificato un disaccoppiamento tra infezione e malattia grave, rispetto alle precedenti varianti preoccupanti”. Ma il virus resta imprevedibile nella sua evoluzione. E il Comitato ha espresso la “necessità di migliorare la sorveglianza e la segnalazione dei ricoveri, delle terapie intensive e dei decessi per comprendere meglio l’attuale impatto sui sistemi sanitari e caratterizzare adeguatamente le caratteristiche cliniche di Covid-19 e la condizione post-Covid”.  

Come muoversi in questa fase che sembra essere di transizione? Seguendo 7 raccomandazioni temporanee, emesse dal direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, sulla base di quanto emerso dalla riunione del Comitato di esperti. Destinatari: gli Stati membri dell’agenzia che vengono invitati dal Dg innanzitutto a mantenere lo slancio sulla vaccinazione Covid per raggiungere il 100% di copertura dei gruppi ad alta priorità, seguendo la guida delle raccomandazioni in evoluzione del gruppo di esperti Sage sull’uso dei richiami. Gli Stati dovrebbero inoltre pianificare l’integrazione di questa vaccinazione nei programmi che pianificano le immunizzazioni lungo tutto il corso della vita.  

Il secondo punto è migliorare la segnalazione dei dati di sorveglianza Sars-CoV-2 all’Oms per rilevare, valutare e monitorare le varianti emergenti, identificare cambiamenti significativi nell’epidemiologia di Covid e comprendere il carico di malattia in tutte le regioni. A questo proposito, si legge nel testo, si raccomanda agli Stati di utilizzare un approccio integrato alla sorveglianza delle malattie infettive respiratorie che sfrutti il sistema globale di sorveglianza e risposta all’influenza. Sempre nell’ottica di uscire da una situazione emergenziale instaurando una routine che permetta comunque di mantenere alta l’attenzione sul virus, l’invito è ad aumentare l’accesso e garantire la disponibilità a lungo termine delle contromisure mediche: vaccini, diagnostica, terapie Covid. E prepararsi affinché queste siano autorizzate al di fuori delle procedure dell’Elenco per gli usi di emergenza e all’interno dei normali quadri normativi nazionali.  

Altra indicazione è quella di mantenere una forte capacità di risposta nazionale e prepararsi per eventi futuri, in modo da evitare il verificarsi di un ciclo di panico-negazione. Gli Stati – si spiega – dovrebbero considerare come rafforzare la prontezza della loro risposta alle epidemie, anche con finanziamenti. E, ulteriore punto, continuare a lavorare con le comunità e i loro leader per affrontare l’infodemia e implementare efficacemente misure di salute pubblica e sociali basate sul rischio, affrontando la disinformazione, rafforzando la comprensione del pubblico e dei media e continuando a monitorare la risposta individuale e pubblica alle misure proposte e ai vaccini. Infine, si chiede di continuare ad adeguare eventuali restanti misure relative ai viaggi internazionali sulla base della valutazione del rischio e a non richiedere la prova della vaccinazione anti-Covid come prerequisito per i viaggi internazionali; e di continuare a sostenere la ricerca per vaccini migliori che riducano la trasmissione e abbiano un’ampia applicabilità, nonché la ricerca per comprendere l’intero spettro della malattia, compresa l’incidenza e l’impatto del post Covid, e per sviluppare adatti percorsi di assistenza integrata. 

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Salute e Benessere

Lupus, anticorpo monoclonale protegge reni da complicanze malattia

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(Adnkronos) – Circa 4 pazienti su 10 già entro 2 anni dalla diagnosi di Lupus eritematoso sistemico (Les) soffrono di complicanze renali legate alla patologia, ma se ne accorgono quando ormai è troppo tardi perché il rene soffre in silenzio. Niente sintomi né segnali della malattia che viene alla luce con un esame delle urine. Per questi pazienti in Italia è disponibile una medicina di precisione: belimumab, un anticorpo monoclonale sviluppato da Gsk, i cui dati clinici denotano un elevato profilo di efficacia e sicurezza e che lo specialista può impiegare in base alle caratteristiche e alle necessità del paziente. Belimumab, con questa nuova indicazione – si legge in una nota di Gsk – si conferma come una vera e propria rivoluzione nel trattamento del Les: oltre ad essere stato il primo farmaco a rendersi disponibile per questa patologia dopo 50 anni di sostanziale assenza di terapie specifiche per il lupus, oggi rappresenta anche il primo monoclonale che può essere somministrato in caso di nefrite lupica.  

Si tratta del capostipite di una nuova classe di farmaci, gli inibitori BLyS-specifici – ricorda l’azienda – Viene somministrato attraverso infusione endovenosa lenta oppure formulazione sottocute ed è prodotto per tutto il mondo nello stabilimento Gsk di Parma, centro di eccellenza mondiale per la produzione di antivirali e anticorpi monoclonali, che produce anche sotrovimab per il trattamento della malattia da Sars-CoV-2. La nuova indicazione al trattamento con belimumab per la nefrite lupica – dettaglia la nota – nasce da una serie di studi e in particolare dai risultati dello studio Bliss-Ln (Efficacy and Safety of Belimumab in Adult Patients with Active Lupus Nephritis). Il trial clinico, il più lungo e ampio studio di fase III sulla nefrite lupica attiva, ha coinvolto 448 pazienti adulti e ha evidenziato come, nell’arco di 2 anni, belimumab aggiunto alla terapia standard ha aumentato i tassi di risposta renale positiva alle terapie e ha contribuito a prevenire il peggioramento della malattia renale nei pazienti con nefrite lupica attiva rispetto alla sola terapia standard.  

“La glomerulonefrite lupica è la forma più diffusa e grave dell’interessamento renale della patologia, presente in oltre 40% dei pazienti – afferma Stefano Bianchi, presidente Società italiana di nefrologia (Sin) – Nella metà di loro può avere conseguenze gravi ed essere causa di insufficienza renale, con possibile evoluzione verso la dialisi o addirittura il trapianto. Riconoscere prima possibile questa condizione è fondamentale per giungere a trattamenti mirati nefroprotettivi, nell’interesse del paziente”. Come se non bastasse, va detto che questa condizione spesso è silente da un punto di vista soggettivo e pertanto deve sempre essere ricercata, fin dal momento della diagnosi di Les. “Per questo è necessario che reumatologo e nefrologo – sottolinea Gian Domenico Sebastiani, presidente Società italiana di reumatologia (Sir) – gestiscano assieme il paziente con Les e che questa presa in carico avvenga per quanto possibile in centri di eccellenza, che seguono numerosi pazienti e hanno esperienza e conoscenza per gestire al meglio le opportunità di cura e l’accesso all’innovazione, rappresentata da farmaci come belimumab”.  

“Belimumab, con l’indicazione per la nefrite lupica, rappresenta oggi una novità importante per i pazienti – dichiara Barbara Grassi, direttore medico di Gsk – Offrire risposte ai bisogni non soddisfatti dei malati, come avviene per la malattia renale legata al Les, è l’obiettivo primo della nostra ricerca. Belimumab ha dimostrato nella vita reale quanto può essere importante assicurare un trattamento mirato e precoce per questa patologia così da prevenire o rallentare il danno d’organo. Continueremo a impegnarci per offrire risposte innovative ai pazienti, con un’apertura per il futuro nell’area della nefrologia, dove esistono importanti richieste non soddisfatte da parte dei malati e delle loro famiglie”.  

La disponibilità di un farmaco espressamente studiato per i pazienti con nefrite lupica, che ha già dimostrato un valido profilo di sicurezza e tollerabilità nell’impiego per il Les – rimarca la nota – rappresenta un passo avanti importante sia per gli specialisti che per i pazienti. E può rivelarsi un’importante opportunità per chi soffre della malattia ed i caregiver.  

“La disponibilità dei farmaci biologici per il trattamento del lupus e in particolare per la nefrite lupica rende ancora più fondamentale la gestione e la presa in carico multidisciplinare per i pazienti – conclude Rosa Pelissero, presidente del Gruppo Les – che hanno diritto a un inquadramento precoce della patologia e a una diagnosi precisa del coinvolgimento dell’organismo per poi poter avere il trattamento più appropriato. Questa è una richiesta fondamentale che i malati di lupus e le loro famiglie pongono alle istituzioni sanitarie e scientifiche: il trattamento presso centri di eccellenza, in cui reumatologo e nefrologo lavorano insieme e con altri specialisti, rappresenta la modalità più efficace per una gestione ottimale della patologia”.  

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Dermatite atopica, ok Aifa a rimborsabilità terapia mirata AbbVie

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(Adnkronos) –
AbbVie annuncia che l’Agenzia italiana del farmaco Aifa ha approvato la rimborsabilità in Italia di Rinvoq* (upadacitinib) per il trattamento di pazienti adulti con dermatite atopica, la più comune malattia infiammatoria cutanea. Upadacitinib – si legge in una nota – ha dimostrato un miglioramento rapido e significativo dell’eczema e una riduzione del prurito rispetto al placebo alla settimana 16 o prima. I benefici clinici si mantengono costanti nel tempo. Questa è la quarta indicazione rimborsata per upadacitinib in Italia.  

“Accogliamo con favore l’ottenimento della rimborsabilità di upadacitinib da parte di Aifa – afferma Mario Picozza, presidente Andea, Associazione nazionale dermatite atopica – un trattamento capace di modificare il decorso della dermatite atopica. Ci auguriamo anche che tutte le Regioni italiane favoriscano il più rapidamente possibile l’accesso a questo nuovo trattamento in grado di migliorare la vita delle persone affette da una patologia spesso invalidante, capace anche di incidere sul benessere psicologico e sulle relazioni sociali”.  

La dermatite atopica è una “malattia infiammatoria cronica della pelle molto frequente – spiega Francesco Cusano, presidente Adoi, Associazione dermatologi ospedalieri italiani – Si manifesta con arrossamenti e prurito, spesso intenso e a volte incontrollabile, che possono avere un impatto dirompente sulla qualità di vita a causa di una sintomatologia veramente molto invalidante. La ricerca negli ultimi anni ha fatto grandi progressi consentendo di sviluppare soluzioni terapeutiche più mirate, selettive ed efficaci come upadacitinib. I medici e i pazienti hanno bisogno di queste terapie innovative per trattare e gestire meglio una malattia così complessa e multifattoriale come la dermatite atopica”. La dose raccomandata di upadacitinib nella dermatite atopica degli adulti è di 15 o 30 mg una volta al giorno (sulla base delle caratteristiche del paziente), e di 15 mg una volta al giorno per gli adulti di età pari o superiore ai 65 anni. Upadacitinib può essere usato con o senza corticosteroidi topici.  

“Come per altre malattie, anche per la dermatite atopica il dermatologo deve adeguare il trattamento al singolo paziente in base alla gravità del quadro clinico, all’età del paziente e al suo stato di salute generale – sottolinea Giuseppe Monfrecola, presidente Sidemast, Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle malattie sessualmente trasmesse – Lo scopo è quello di ridurre i segni della malattia e il prurito che compromettono fortemente la qualità della vita dei pazienti. In Italia è ora disponibile un inibitore delle Janus chinasi (inibisce preferenzialmente Jak1 e Jak1/3), denominato upadacitinib, la cui assunzione è prevista una volta al giorno per via orale”.  

“Negli studi clinici – aggiunge Monfrecola – upadacitinib ha dimostrato di agire rapidamente sia sul prurito che sulle lesioni cutanee, con un profilo di sicurezza consistente con quanto già osservato nelle altre indicazioni terapeutiche. Inoltre, è stato osservato che i benefici clinici si mantengono costanti nel tempo anche grazie al fatto che la somministrazione per via orale presenta evidenti vantaggi in termini di aderenza alla terapia”.  

La Commissione europea – ricorda la nota – aveva approvato upadacitinib nel settembre 2021 grazie ai risultati di uno dei più ampi programmi di sviluppo di fase 3 nella dermatite atopica, che ha coinvolto oltre 2.500 adulti e adolescenti con malattia di grado da moderato a severo. Gli studi hanno valutato l’efficacia e la sicurezza di upadacitinib in monoterapia e in associazione con corticosteroidi topici confrontati con il placebo. Scoperto e sviluppato da AbbVie, upadacitinib è un inibitore selettivo e reversibile di Jak attualmente studiato in diverse patologie infiammatorie immunomediate. Nei campioni cellulari umani, upadacitinib inibisce preferenzialmente il segnale Jak1 o Jak1/3 con una selettività funzionale rispetto a quella dei recettori delle citochine che avviene tramite coppie di Jak2.  

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Covid, Gismondo: “Quella dell’Oms non è prudenza ma strategia politica”

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(Adnkronos) – “Credo che quella del direttore generale dell’Oms non sia prudenza, ma una strategia politica concertata”. Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’Ospedale Sacco di Milano, legge così la decisione del Comitato di emergenza dell’Organizzazione mondiale della sanità che ha mantenuto per Covid-19 lo status di emergenza sanitaria pubblica internazionale (Pheic). “La politica è molto complessa e in alcuni Paesi – dice l’esperta all’Adnkronos Salute – tenere alto lo stato dell’emergenza può essere un mezzo per i governi”. 

“Io credo che la situazione globale sia di attenzione, come sempre deve essere perché in qualsiasi momento può sorgere un’epidemia. Ma questa attenzione – precisa Gismondo – non può non tener conto della situazione reale che non è assolutamente di emergenza. Attendere che Covid scompaia credo sia un’utopia, mentre invitare a fare genotipizzazione e controlli è assolutamente corretto, però è corretto sempre: non è una conseguenza dell’emergenza, ma è un’azione di sorveglianza che dovremmo mantenere sempre sui virus e i batteri che circolano nel mondo”.  

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