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Lavoro

Itinerari previdenziali, per 79,2% italiani redditi fino a 29mila euro, pagano solo 27,57% di tutta Irpef

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Su 59.641.488 cittadini residenti in Italia all’1 gennaio 2020 sono stati 41.180.529 quanti hanno presentato una dichiarazione dei redditi nel 2021 (con riferimento all’anno di imposta precedente). A versare almeno 1 euro di Irpef sono stati però solo 30.327.388 residenti, vale a dire poco più della metà degli italiani: a ogni contribuente corrispondono quindi 1,448 abitanti. Una fotografia che sembrerebbe poco veritiera guardando invece a consumi e abitudini di spesa (e più vicina a quella di un Paese povero che di uno Stato membro del G7): eppure, il 79,2% degli italiani dichiara redditi fino a 29mila euro e corrisponde solo il 27,57% di tutta l’Irpef, e quindi un’imposta neppure sufficiente a coprire la spesa per le principali funzioni di welfare. Sono alcuni dei dati che emergono dall’Osservatorio dedicato a entrate fiscali e finanziamento del sistema di protezione sociale realizzato da Itinerari previdenziali con il sostegno di Cida e presentato oggi in occasione di un convegno al Cnel promosso proprio con la Confederazione dei manager.  

Nel dettaglio, da 0 fino a 7.500 euro lordi si collocano 9.209.590 soggetti, il 22,36% del totale, che pagano in media 22 euro di IRPEF l’anno. I contribuenti che dichiarano redditi tra i 7.500 e i 15.000 euro lordi l’anno sono 8.052.960: in questo caso, al netto del bonus Renzi e del TIR, l’IRPEF media annua pagata per contribuente è di 367 euro (253 euro per abitante), a fronte – a titolo esemplificativo – di una spesa sanitaria pro capite pari di circa 2.060 euro. Tra 15.000 e 20.000 euro di reddito lordo dichiarato (17.500 euro la mediana) si trovano 5,570 milioni di contribuenti, che pagano un’imposta media annua di 1.852 euro, che si riduce a 1.278 euro per singolo abitante; seguono da 20.001 a 29.000 euro 8.707.798 contribuenti versanti. Se si sommano tutte le fasce di reddito fino a 29mila euro, si evidenzia che il 79,20% dei contribuenti italiani versa soltanto il 27,57% di tutta l’IRPEF, e probabilmente una percentuale ancora minore delle altre imposte. Seguono quindi i redditi tra 29.001 e 35mila euro, fascia in cui si collocano 3.217.343 contribuenti pari a 4.659.657 abitanti: questi contribuenti versanti, il 7,81%, pagano un’imposta media annua di 6.377 euro, che si riduce a 4.403 euro per singolo abitante, e versano complessivamente il 12,48% delle imposte. 

A salire, la scomposizione mostra invece quei poco più di 5 milioni di versanti con redditi superiori ai 35mila euro che, nella sostanza, sostengono il peso del finanziamento del nostro welfare state. Più precisamente, esaminando le dichiarazioni a partire dagli scaglioni di reddito più elevato, sopra i 100mila euro, l’Osservatorio individua solo l’1,21% dei contribuenti che, tuttavia, versa il 19,91% delle imposte. Sommando a questi contribuenti anche i titolari di redditi lordi da 55.000 a 100mila euro (che sono 1.385.974, il 3,37% del totale, e pagano il 18,14% del totale delle imposte), si ottiene che il 4,58% paga il 38,05% dell’IRPEF. Includendo infine anche i redditi dai 35.000 ai 55mila euro lordi, risulta infine che il 12,99% paga il 59,95% dell’imposta sui redditi delle persone fisiche. 

 

 

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Imprese, Tributaristi: “Nella fase preventiva della crisi importante la consulenza”

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(Adnkronos) – Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza impone all’imprenditore di dotarsi di strumenti adeguati per la tempestiva rilevazione dello stato di crisi e per l’assunzione di idonee iniziative. Partendo da questo assunto l’Istituto Nazionale Tributaristi (Int) ha focalizzato la propria attenzione sull’attività di consulenza fornita dai propri iscritti, attività volta a supportare l‘imprenditore nell’intercettazione e prevenzione dello stato di crisi. Per questo l’Int, tramite lo studio e il lavoro del consigliere nazionale Andrea Bognolo e del suo staff, ha messo gratuitamente a disposizione di tutti gli iscritti uno strumento per la verifica degli indicatori di allerta e dei segnali di allarme.  

Un primo strumento di analisi dei bilanci aziendali, utile soprattutto per le micro imprese. Inoltre, per le situazioni più strutturate, sia di studio che di clientela, è stata sottoscritta una convenzione con un’importante società di sviluppo software, la Modi nuovi, che prevede l’utilizzo di appositi strumenti per l’elaborazione in automatico dei bilanci e l’invio di apposite segnalazioni alle imprese e agli organi di controllo, strumenti creati con la collaborazione di professionisti che ben conoscono esigenze e peculiarità delle imprese.  

I prodotti in convenzione sono di due tipologie: per lo studio con funzionalità multiutenza e per il cliente che, tramite il proprio assetto amministrativo, necessita di effettuare analisi di bilancio e, contestualmente, monitorare eventuali segnali dello stato di crisi e al contempo fornire indicazioni all’impresa per una migliore gestione aziendale volta alla crescita.  

“Sono particolarmente soddisfatto – afferma il presidente dell’Int Riccardo Alemanno – di quanto, grazie al lavoro del consigliere Bognolo e dei suoi collaboratori, stiamo mettendo a disposizione degli iscritti, tutto ciò perché riteniamo che una buona fase di consulenza sia indispensabile, non solo in ragione della nostra responsabilità e per evitare sanzioni, ma proprio per aiutare l’imprenditore a intercettare preventivamente la crisi. Ovviamente i tributaristi, che ne abbiano titoli e competenze, potranno dedicarsi anche ad attività specifiche della soluzione della crisi d’impresa, attività dettate da norme che a tutt’oggi forse richiederebbero ulteriori interventi legislativi, ma anche in presenza di crisi acclarata sarà importante da parte del tributarista seguire la fase di raccolta documentale e contribuire a un buon coordinamento dei rapporti tra imprenditore e gli organi demandati alla soluzione dello stato di crisi”.  

“Stiamo inoltre predisponendo – avverte – l’organizzazione di appositi webinar gratuiti, sia sulla funzionalità degli strumenti che mettiamo a disposizione dei nostri iscritti, sia di analisi della legislazione in materia. Questi nuovi strumenti si vanno ad aggiungere alla convenzione già in essere con la Federazione Sos, ma anche con queste ultime iniziative abbiamo voluto ulteriormente sottolineare quanto, come tributaristi, siamo impegnati nella valorizzazione della consulenza”. 

Il consigliere Bognolo aggiunge: “Si può e si deve partire dall’analisi dei dati per prevenire la crisi anche con lo scopo di supportare l’azienda nel prendere decisioni strategiche necessarie per migliorarne la gestione e favorirne la crescita. Questa è la vera essenza della consulenza aziendale, che purtroppo una legislazione tributaria troppo burocratizzata e sovrabbondante spesso rilega a mero ruolo di compilazione di modulistica, ma ciò nonostante il tornare ad essere consulenti d’impresa dipendete anche da noi stessi, dal nostro impegno e dalla nostra passione”. 

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Startup, l’italiana Nuvolaris rivoluziona il cloud

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(Adnkronos) – “Programmo da quando avevo 14 anni e usavo un Commodore 64. Ho lavorato per anni come sviluppatore, commerciale e consulente all’interno di tante aziende internazionali e ho capito che era questo il momento giusto per lanciare la mia startup: Nuvolaris”. A raccontarlo è Michele Sciabarrà, siciliano residente a Londra, una laurea in Scienze dell’Informazione, autore presso O’Reilly uno egli editori specializzati più prestigiosi al mondo e un curriculum di livello altissimo. Nuvolaris è un sistema operativo per lo sviluppo in cloud che permette agli sviluppatori di essere più efficienti, più veloci e più precisi. “Oggi – spiega Sciabarrà – chiunque voglia sviluppare lo fa in cloud perché è diventato impensabile produrre qualcosa che funzioni su server fisici. Gestire decine di server di questo tipo all’atto pratico risulta quasi impossibile. Inoltre, aggiungere un nuovo server alla propria rete può richiedere settimane di lavoro e migliaia di euro d’investimento, mentre se si lavora in cloud servono pochi minuti e l’investimento si riduce a pochi centesimi”.  

Lavorare in cloud è, quindi, ormai una scelta indispensabile. Ma, per farlo, bisogna essere preparati ad affrontare molte complessità. “Le aziende che fanno sviluppo possono usare il cloud in modalità serverless affidando di fatto a un cloud provider la gestione dei server, ma ciò vuol dire essere legati e vincolati a quello specifico fornitore; soluzione che, posso garantire, non gode di grande simpatia. Esiste anche una seconda modalità serverless, aperta che permette di usare tutti i cloud in circolazione senza sentirsi legati a uno in particolare: è quella che viene chiamata Kubernetes. Ma anche questa modalità ha un problema: se da una parte libera le aziende da un legame troppo stretto con un solo fornitore, dall’altra risulta complicatissima ed estremamente laboriosa da implementare. Per questo è nata Nuvolaris, una piattaforma che rende Kubernetes facilissima da usare. Proprio come WordPress ha reso facilissimo creare siti web quando per farlo servivano competenze molto specifiche e non alla portata di tutti”. 

Per quanto Nuvolaris non sia una realtà facile da raccontare al grande pubblico, sviluppatori, professori di informatica e addetti ai lavori hanno immediatamente intuito le potenzialità di questa tecnologia manifestando esplicitamente la volontà di investire in questo progetto. Per questo motivo, Sciabarrà e il suo team hanno avviato una campagna di crowdfunding internazionale sulla piattaforma Crossfund.com che in pochi giorni ha raccolto adesioni per oltre 350mila dollari e conta di arrivare al mezzo milione. “È importante notare – precisa Mirella Di Girolamo, Cfo della startup – che, oltre a contare su un team di super esperti e con un grande seguito, Nuvolaris opera in un mercato globale, uno dei principali del cloud-native, quello serverless che raggiungerà i 25 miliardi di dollari di valore entro il 2026. Ma il Tam (Total Addressable Market) è molto più ampio, visto che copre anche quello delle soluzioni Kubernetes e del cloud privato. In soli sei mesi di attività la giovanissima startup ha già iniziato a lavorare con importanti aziende portando a casa ordini per oltre 70mila dollari”. Insomma, c’è una rivoluzione globale in corso e porta la firma del made in Italy. 

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Lavoro, PageGroup: stipendi più alti, riconoscimenti e benessere ‘desiderata’ 2023

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(Adnkronos) – Stipendio più alto? Maggior equilibrio tra lavoro e vita privata? Meno stress e più benessere in ufficio? PageGroup – società di recruiting che opera in Italia con i brand Page Executive, Michael Page e Page Personnel – ha chiesto, a oltre 1.000 professionisti in Italia, cosa sarà veramente importante, a livello lavorativo, nel 2023. Per la maggior parte dei lavoratori, crescita di stipendio, riconoscimento e benessere potranno fare davvero la differenza. “I risultati della nostra indagine – precisa Tomaso Mainini, Senior Managing director Italia & Turchia di PageGroup – dimostrano che, a livello generale, c’è un sentimento di fiducia nel futuro professionale: il 67%, infatti, è pronto ad approcciare il nuovo anno con spirito positivo, il 24% con sentimenti contrastanti e solo il 10% con negatività. Se passiamo ad analizzare i desideri di carriera per il 2023, i candidati non hanno dubbi: il 57% vorrebbe uno stipendio più alto, il 54% darebbe priorità a un migliore work-life balance, il 31% gradirebbe maggiore sicurezza e, infine, il 30% desidererebbe sentirsi più valorizzato e apprezzato”.  

Cosa si aspettano i lavoratori dalle aziende? La flessibilità negli orari di lavoro rimane l’aspetto più importante (44%), ma anche maggiori opportunità di crescita professionale sono determinanti nella scelta di un’azienda (33%). Seguono, poi, progetti più sfidanti (30%), benefit aziendali e programmi wellbeing (28%) e trasparenza e comunicazioni chiare (27%). Settimana lavorativa di quattro giorni? Dipende. A fronte di condizioni di lavoro migliori, il 39% dei professionisti intervistati sarebbe disposto a lavorare anche più ore alla settimana, mentre il 63% si dichiara favorevole alla settimana lavorativa di quattro giorni, a parità di stipendio.  

Alcuni (esattamente il 19%), però, si dimostrano perplessi di fronte alla possibilità di lavorare un giorno in meno perché sarebbero necessari troppi cambiamenti a livello organizzativo; più possibilista, invece, il 26% che sostiene che lavorare solo quattro giorni sarebbe fattibile a patto che vengano migliorati alcuni processi aziendali. “Avere un quadro chiaro del proprio futuro professionale e delle opportunità di carriera – conclude Tomaso Mainini – è molto importante, soprattutto per chi è alla ricerca di nuove occasioni: il 35% di chi è stato coinvolto nell’indagine, infatti, vorrebbe maggiori informazioni sullo stipendio che potrebbe aspettarsi, mentre il 31% gradirebbe un supporto per individuare un ruolo adatto alle proprie caratteristiche e il 24% per trovare un nuovo lavoro nel minor tempo possibile”.  

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Digitale e nuove tecnologie per imprese al centro di ‘Information Technology Forum’

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(Adnkronos) – Si è svolta oggi 26 gennaio, presso il Palazzo dell’Informazione in Roma, la seconda edizione dell”Information Technology Forum’ di Comunicazione Italiana. L’evento – con Adnkronos in qualità di Main Media Partner – ha visto affrontate questioni dirimenti e di estrema attualità del mondo it, attraverso la voce di chief information officer, chief information security officer e it manager di aziende leader, e opinion leader dell’universo it e cybersecurity. Al centro delle sessioni talk show e speech che si sono succedute nell’arco della giornata, il contributo fondamentale delle nuove tecnologie e del digitale alle strategie d’impresa, sempre coniugate con un’attenzione alla cultura organizzativa che deve sostenere tali trasformazioni. 

Il pubblico partecipante – intervenuto in parte in presenza presso la sede di Adnkronos e in parte da remoto – ha potuto anzitutto ascoltare approfondimenti sul ruolo chiave dell’IT nelle strategie di sostenibilità. Queste, per loro natura di lungo termine, non possono prescindere dai nuovi assetti organizzativi e riflessioni su quali tecnologie serviranno nei nuovi scenari e come queste ultime sono da integrare nelle strategie e nell’organizzazione delle imprese. Ciò richiede una stretta collaborazione tra i cio delle aziende e le altre figure decisionali. 

È il caso ad esempio del people management, chiamato a lavorare a stretto contatto con l’IT per gestire le nuove modalità di lavoro ‘ibride’, sempre nel segno della comunicazione, dell’inclusione e dell’equità – come ricordato da Logitech in un talk show ‘phygital’ sul connubio tra IT e hybrid work – e con sempre maggiore attenzione all’equilibrio vita-lavoro, esigenza oggi sempre più sentita. Sono intervenuti nel corso della giornata cio, cto, ciso e it manager di aziende di primo piano come Italgas, Inail, Google Cloud, TIM, Arriva Italia, Cellularline Group, Groupama Assicurazioni, Zte Italia, Open Fiber, Sose, tra le altre. Alla costruzione dei contenuti e alla buona riuscita dell’evento hanno inoltre contribuito i content partner Logitech e Microsoft, i Partner Dps Srl e Smartworking Srl e il Main Media Partner Adnkronos. Per coloro che non sono riusciti a seguire la diretta, gli interventi della giornata saranno a breve pubblicati su comunicazioneitaliana.TV 

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Salierno (Sapio): ‘Lavoro ibrido per noi è soluzione finale, elasticità mentale centrale’

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(Adnkronos) – “La nostra azienda nel periodo ante pandemia prevedeva solo lavoro in presenza. Nel giro di un week end ci siamo trovati nella soluzione di emergenza di lasciare tutto il personale a casa e fornire a tutti i dipendenti uno strumento. Siamo riusciti in poche settimane a fornire a tutti i nostri dipendenti, 800, dei portatili, per dare loro la possibilità di lavorare da remoto dando Microsoft Teams e facendo anche iniziative per fare community e discutere delle diverse problematiche. Al momento l’azienda per due giorni alla settimana i lavoratori rientrano in ufficio, al massimo solo il 50% degli uffici deve essere occupato”. Così Riccardo Salierno, Group Chief Information Officer Gruppo Sapio, intervenendo al al Phygital Talk ‘IT & Future of Work’ nel corso della seconda edizione del ‘Forum Information Technology’, l’appuntamento dedicato all’It e alla sicurezza informatica promosso da Comunicazione Italiana, con Adnkronos in qualità di Main Media Partner, in corso presso il Palazzo dell’Informazione a Roma e in Live streaming su comunicazioneitaliana.TV. 

“Sicuramente questa è una situazione -spiega- in cui l’ibrido sarà la soluzione finale. La fatica più grossa è quella di mantenere un’elasticità mentale da parte delle persone perchè siamo passati dal full sul luogo di lavoro al remote working totale, fino all’ibrido di oggi che, per la nostra azienda, sono abbastanza certo che proseguirà nel tempo”, conclude.  

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Lavoro, Mastrandrea (Groupama): ‘Serve nuovo equilibrio tra tempi, luoghi e strumenti’

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(Adnkronos) – Allo scoppio della pandemia “eravamo pronti dal punto di vista culturale e organizzativo a lavorare fuori ufficio. Avevamo anche gli strumenti per lavorare da remoto ma non sarebbe bastato senza una cultura interna diffusa sul tema. E avevamo anche appena adottato microsoft Teams. Ma non si è mai pronti abbastanza. Abbiamo tutti lavorato da remoto in un modo che non conoscevamo e non è stato semplice. Oggi invece serve un nuovo equilibrio”. Così Francesco Mastrandrea, chief information officer Groupama Assicurazioni, intervenendo al Phygital Talk ‘IT & Future of Work’ nel corso della seconda edizione del ‘Forum Information Technology’, l’appuntamento dedicato all’It e alla sicurezza informatica promosso da Comunicazione Italiana, con Adnkronos in qualità di Main Media Partner, in corso presso il Palazzo dell’Informazione a Roma e in Live streaming su comunicazioneitaliana.TV. 

Mentre oggi, continua, “serve nuovo equilibrio per le persone e per il funzionamento dell’azienda. C’è un tema di luogo, di tempi e di strumenti. Tutti devono poter lavorare in modalità indifferente da casa, dall’ufficio e da qualsiasi luogo. E i tempi devono tornare a essere umani, giornate di riunioni andavano bene nell’emergenza, non ora”, conclude. 

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Tomasini (Inail): ‘Con pandemia soluzioni che non si sarebbero mai messe in moto’

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(Adnkronos) – Prima della pandemia sullo smart working “eravamo partiti con delle sperimentazioni qualche mese prima, dal punto di vista di strumenti e postazioni, ma con il coinvolgimento solo di 5 strutture e di 350 persone. Poi c’è stata una grandissima accelerazione e occasione. La pandemia ha messo in moto la tanta voglia di individuare delle soluzioni che in altri tempi non sarebbero mai state messe in moto”. Così Stefano Tomasini, direttore centrale – direzione centrale per l’organizzazione digitale Inail – Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, intervenendo al Phygital Talk ‘IT & Future of Work’ nel corso della seconda edizione del ‘Forum Information Technology’, l’appuntamento dedicato all’It e alla sicurezza informatica promosso da Comunicazione Italiana, con Adnkronos in qualità di Main Media Partner, in corso presso il Palazzo dell’Informazione a Roma e in Live streaming su comunicazioneitaliana.TV. 

E Tomasini ha ricordato che “siamo 9mila dipendenti all’interno di Inail, con famiglie professionali molto diverse tra loro e la semplicità e l’integrazione degli strumenti è l’elemento base per connettere questa differente popolazione. Tutti sono stati messi in condizione di connettersi e collaborare con l’azienda ma vanno introdotti anche meccanismi comportamentali”, conclude.  

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Schirru (Sose): ‘It centrale per smart working, con modello ibrido situazioni diverse da gestire’

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(Adnkronos) – Allo scoppio della pandemia “eravamo preparati a livello progettuale ma non ci si aspettava di entrare da un giorno all’altro in smart working, anzi in remote working. E’ stato un periodo molto duro ma ci insegnato tanto, ce l’abbiamo fatta grazie al lavoro del nostro It e alla disponibilità di tutti. E’ stato un periodo che ha fatto da training perchè ci ha fatto capire cosa significava lavorava in smart working. Oggi stiamo vivendo l’ibrido, nel remote working paradossalmente funzionava tutto, invece adesso ci sono tante situazioni diverse da gestire”. Così Emanuele Schirru, cio & coo Sose – Soluzioni per il sistema economico, intervenendo al Phygital Talk ‘IT & Future of Work’ nel corso della seconda edizione del ‘Forum Information Technology’, l’appuntamento dedicato all’It e alla sicurezza informatica promosso da Comunicazione Italiana, con Adnkronos in qualità di Main Media Partner, in corso presso il Palazzo dell’Informazione a Roma e in Live streaming su comunicazioneitaliana.TV. 

“Come It non dobbiamo complicare la vita alle persone. Teams oggi è il luogo di lavoro, di socializzazione, il luogo di comunicazione ma anche di gestione e valutazione delle dinamiche aziendali. E la facilità di uso di questi strumenti aiuta a trovare nuove idee”, spiega ancora. 

E Schirru ricorda che “prima della pandemia avevamo studiato una rigenerazione dei ruoli, per raggiungere l’obettivo dello smart working. Un nuovo concetto dello spazio di lavoro, vai e lavori dove vuoi. La persona si deve trovare a suo agio, sempre. Non è semplice trovare il giusto connubio. Sta anche a noi portare quella semplicità che va incontro alle esigenze”, ha concluso.  

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Bacilieri (Lifeed): ‘Aiutiamo le aziende a traguardare le loro sfide’

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(Adnkronos) – “Le sfide di sostenibilità che l’azienda che Lifeed sta affrontando sono le stesse in cui Lifeed aiuta le aziende con cui lavora a traguardare”. Così Chiara Bacilieri, head research & innovation Lifeed, intervenendo al Phygital Talk ‘It, nuove tecnologie e il futuro della sostenibilità: il ruolo chiave del chief information officer’ nel corso della seconda edizione del ‘Forum Information Technology’, l’appuntamento dedicato all’It e alla sicurezza informatica promosso da Comunicazione Italiana, con Adnkronos in qualità di Main Media Partner, in corso presso il Palazzo dell’Informazione a Roma e in Live streaming su comunicazioneitaliana.TV. 

“Facciamo qualcosa di nuovo nell’education technology, abbiamo creato una piattaforma di formazione digitale che permette alle persone, ai dipendenti delle aziende con cui lavoriamo, di trasformare tutte le loro esperienze di vita privata in opportunità di crescita professionale, attraverso lo sviluppo di competenze soft, che realizzate n ambito personale si possono trasferire in ambito professionale, come problem solving e capacità di leadership”, aggiunge.  

Infatti, sottolinea “il mondo del lavoro richiede sempre più competenze soft, che sono diventate sempre più rilevanti, pensiamo ad esempio alla capacità di leadership”, conclude.  

 

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Amorusi (d’Amico): ‘It fattore abilitante per sempre più efficienza’

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(Adnkronos) – “L’It è un grosso fattore abilitante, non facciamo business ma lo rendiamo possibile. Per quanto riguarda il nostro contributo alle politiche di sostenibilità in azienda, abbiamo fatto i compiti a casa passando al cloud ed efficientando il più possibile. Completare i processi di digitalizzazione del business di tutti i processi a terra ma anche a bordo dove la digital trasformation è ancora più indietro, c’è tanto lavoro di ottimizzazione da fare, mettendoci a servizio degli altri reparti per permettere loro di fare quello che devono fare. E la sfida più importante per i prossimi anni è gestire l’enorme massa di informazioni che arriverà e poi renderla fruibile per chi dovrà decidere un modello sostenibile ed efficiente”. Lo ha detto Pietro Amorusi, cio d’Amico Società di Navigazione, intervenendo al Phygital Talk ‘It, nuove tecnologie e il futuro della sostenibilità: il ruolo chiave del chief information officer’ nel corso della seconda edizione del ‘Forum Information Technology’, l’appuntamento dedicato all’It e alla sicurezza informatica promosso da Comunicazione Italiana, con Adnkronos in qualità di Main Media Partner, in corso presso il Palazzo dell’Informazione a Roma e in Live streaming su comunicazioneitaliana.TV.  

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