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Esteri

Italia-Inghilterra, incidenti e disordini a Londra: 49 arresti

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E’ di 49 persone arrestate e 19 poliziotti feriti il bilancio degli incidenti e dei disordini a Londra nell’ambito di una serie di operazione condotte in occasione della finale Italia-Inghilterra a Wembley ieri sera. Lo ha reso noto la polizia metropolitana, secondo cui le 49 persone fermate sono state arrestate per “una serie di reati”, mentre, “purtroppo, 19 dei nostro agenti sono stati feriti nel confronto con la folla e questo è totalmente inaccettabile”. La polizia ha allo stesso tempo ringraziato “le decine di migliaia di fan che si sono comportate in modo responsabile”. 

 

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Usa-Cina, Sisci: “dopo il pallone-spia escalation retorica senza precedenti”

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(Adnkronos) – Con i palloni-spia, le notizie sulla superiorità numerica cinese in termini di missili balistici, i missili a carburante solido nordcoreani, negli Stati Uniti “è improvvisamente cambiata la percezione della minaccia cinese”: a Washington “in pochi giorni il livello della retorica è cambiato e si respira grandissimo nervosismo”. A spiegare l’effetto della crisi provocata dalla comparsa del pallone aerostatico cinese sui cieli americani è il sinologo Francesco Sisci, parlando con l’Adnkronos. 

“Si stava preparando un vertice, un incontro, un viaggio del segretario di Stato americano Antony Blinken in Cina per cercare di incanalare un rapporto bilaterale, teso, ma entro certi limiti”, ricostruisce Sisci. “Alla vigilia di questo viaggio, gli americani scoprono il pallone-spia, parte di un programma molto più vasto. Non solo: arrivano notizie secondo cui i cinesi avrebbero più sistemi di lancio di missili balistici intercontinentali degli Stati Uniti. Infine si parla di missili a carburante solido, che potrebbero arrivare dalla Corea del nord. All’improvviso gli Stati Uniti sembrano scoprire che la Cina non è più solo una minaccia economica, ma una vera minaccia militare”. (segue) 

– “Questo – sottolinea il sinologo – cambia la percezione della dimensione della minaccia: prima sembrava una minaccia che – se militare – era solo regionale: per Taiwan, il Mar cinese meridionale, per l’India. Adesso, con questo pallone, i missili balistici, i nuovi missili a carburante solido dalla Corea del Nord, la Cina diventa agli occhi degli americani anche una minaccia militare diretta per gli Stati Uniti”.  

Il cambiamento di percezione che questo ha prodotto a Washington è palpabile, sottolinea Sisci. “In pochi giorni il livello della retorica è cambiato, c’è grandissimo nervosismo, non si capisce come – e se – questa situazione possa placarsi, perché sembra peggiorare di giorno in giorno, almeno a Washington. A Pechino d’altra parte sembra che non capiscano la gravità della situazione, forse perché la Cina già da tempo aveva percepito il pericolo, la minaccia di uno scontro con gli Stati Uniti”. “Non mi sembra insomma – osserva lo studioso – che ci sia lo stesso grado di allarme a Pechino e a Washington e questo potrebbe essere molto pericoloso: pericoloso il fatto che gli Stati Uniti si stiano allarmando sempre di più mentre la Cina sembra non abbastanza allarmata da questa situazione e anche l’attuale escalation di retorica, che non ha precedenti dai tempi della guerra fredda con l’Unione Sovietica”.  

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Ucraina, “iniziata offensiva Russia nel Luhansk”

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(Adnkronos) – Le forze russe hanno ripreso l’iniziativa in Ucraina e hanno iniziato la loro offensiva nella regione orientale di Luhansk. Lo sostiene l’Institute for the Study of War (Isw) nel suo ultimo rapporto, nel quale si parla di un’offensiva portata da almeno tre divisioni russe e si sottolinea che le forze ucraine stanno finora impedendo che ottengano guadagni “significativi” sul terreno. 

Il think tank con sede a Washington evidenzia quindi come il ritmo delle operazioni russe lungo la linea Svatove-Kreminna nella parte occidentale di Luhansk sia “aumentato notevolmente nell’ultima settimana”. Citando fonti russe, l’Isw ritiene che le truppe russe stiano attaccando le linee difensive ucraine e facendo progressi marginali in particolare a nord-ovest di Svatove vicino a Kupyansk e ad ovest di Kreminna. 

 

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Terremoto Siria, parroco di Aleppo: ”Sofferenza immane, vergognoso che Occidente non aiuti”

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(Adnkronos) – E’ ”una situazione drammatica”, una ”sofferenza immane” quella che sta vivendo la popolazione siriana colpita dal terremoto che ha scosso la parte settentrionale del Paese. ”Una sofferenza che si aggiunge alla già lunga sofferenza del popolo siriano” e che, ”in questo momento” dovrebbe portare a ”togliere, o almeno sospendere le sanzioni contro la Siria. Perché non conducono a una soluzione politica, ma aggravano la sofferenza della gente”. E’ l’appello rivolto tramite Adnkronos da padre Bahjat Elia Karakach, parroco francescano della comunità latina ad Aleppo, che poi denuncia “la vergogna dell’Occidente che non aiuta i siriani”.  

Lui ha aperto le porte alle persone colpite dal sisma, ”in parrocchia ospitiamo cinquecento persone e altre duemila sono nel collegio. Sono tutti molto spaventati perché le scosse continuano. Queste famiglie hanno paura, non possono tornare a casa e stanno temendo per il futuro”. 

Il religioso accusa poi: “Qui non riceviamo aiuti internazionali, se non da qualche paese arabo e ad alleati. Tutto l’Occidente non aiuta i siriani e questo è vergognoso”.  

Una situazione che, ”a lungo termine non può durare. Ora bisogna aiutare il nostro Paese a trovare una soluzione politica per andare avanti”. Padre Bahjat accoglie con favore la possibilità che arrivino aiuti dall’Italia, ”questo mi fa piacere, ma al momento non abbiamo avuto informazioni in merito dai canali ufficiali”. In ogni caso ”aspettiamo aiuti, ma il trasferimento di denaro non è così facile, anche a causa dell’embargo”. 

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Segnali di una nuova offensiva russa, afflusso di truppe ad Est – Ascolta

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(Adnkronos) –
Ascolta “Segnali di una nuova offensiva russa, afflusso di truppe ad Est” su Spreaker.
 

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Terremoto, Save The Children: “Importante intervenire su piano psicologico”

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(Adnkronos) – Da un momento all’altro, a causa del terremoto che ha colpito la Turchia e la Siria, molti bambini “hanno visto la loro casa crollare, si sono ritrovati sotto le macerie o hanno perso i genitori. Per questo è importante intervenire fin da subito sul piano psicologico”. Lo afferma in un’intervista all’Adnkronos il portavoce per l’Italia di Save The Children, Filippo Ungaro, evidenziando i traumi subiti dai minori, circa 1,4 milioni secondo le Nazioni Unite, rimasti coinvolti nel devastante sisma che ha colpito il sud della Turchia e il nord-ovest della Siria. 

“Chiaramente ora le priorità sono il soccorso e salvataggio ed offrire un riparo, pasti caldi e generi di prima necessità. Sul lungo periodo, invece, c’è il tema della ricostruzione, anche psicologica, dei bambini”, spiega Ungaro, sottolineando come Save The Children tema anche per “la separazione dai genitori” e per questo motivo abbia avviato “attività di ‘family tracing’ ” che hanno proprio l’obiettivo di riunire i familiari dispersi. 

Ricordando come il 29% della popolazione turca sia composta da minori e che quindi, da un punto di vista statistico, sia facile ipotizzare che le vittime siano “tante”, Ungaro evidenzia come ci siano ancora tanti bambini “sotto le macerie”, ma più passa il tempo più salvarli è complicato anche “a causa delle basse temperature e delle difficoltà dei soccorsi”. Difficoltà, precisa, che sono “accentuate” nel nord-ovest della Siria, dove Save The Children è presente tramite dei suoi partner che descrivono la situazione come “veramente drammatica”. 

In questa zona della Siria, non controllata dal governo di Damasco e “scoperta dai soccorsi”, a causa della guerra sono rimaste in piedi poco più del 50% delle strutture sanitarie e adesso che il terremoto ha fatto crollare tantissimi edifici l’assistenza sanitaria è “ulteriormente danneggiata”, continua Ungaro, rimarcando come da agosto qui si registri un’epidemia di colera. L’unica nota positiva è l’apertura di un secondo valico dalla Turchia attraverso cui possono arrivare in Siria gli aiuti internazionali. 

Ungaro parla quindi delle immagini che stanno facendo il giro del web in queste ore r che mostrano minori estratti vivi dopo lunghissimo tempo sotto le macerie. “Queste foto fanno accendere un minimo di speranza e contentezza. Fa grande impressione vedere gli occhi sgomenti – conclude – C’è anche una foto impressionante che mostra un papà che tiene per mano la figlia morta sotto le macerie. C’è la profonda consapevolezza che il numero delle vittime aumenta di minuto in minuto e la fortissima preoccupazione di raggiungere tutte le zone perché la priorità è salvare le vite umane”. 

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Usa, discorso sullo Stato dell’Unione: cosa ha detto Biden

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(Adnkronos) – Un appello all’unità, con una rivendicazione dei risultati ottenuti, e poi Ucraina, Russia e Cina. Il presidente americano Joe Biden nel discorso sullo Stato dell’Unione ha parlato dei conseguiti nei primi due anni di mandato – la disoccupazione al minimo storico del 3,4%, l’inflazione in discesa e il prezzo della benzina diminuito di 1,50 dollari dal suo massimo – con un elenco delle promesse di quanto ritiene ancora di poter fare, in particolare se verrà rieletto nel 2024. Un’azione che, ha sottolineato il presidente, ha bisogno, nel Congresso ora diviso tra Camera repubblicana e Senato democratico, di uno sforzo bipartisan per “finire il lavoro” di rilanciare l’economia Usa. 

“Ai miei amici repubblicani, se abbiamo potuto lavorare insieme nell’ultimo Congresso, non c’è ragione per cui non possiamo farlo e trovare un consenso sulle cose importanti in questo” ha detto, affermando che questo è quello che chiedono gli americani perché “lo scontro fine a sé stesso, la ricerca del potere e del conflitto non ci porta da nessuna parte”.  

Ma il conflitto si è manifestato in aula subito dopo, quando Biden ha accusato i repubblicani di tenere “in ostaggio” l’economia americana per ottenere, in cambio dell’assenso all’innalzamento del tetto del debito che scongiurerebbe il rischio di default, tagli della spesa pubblica, in particolare pensione, previdenza e Medicare. “Invece di far pagare ai ricchi la giusta parte, alcuni repubblicani vogliono vedere il tramonto del Social Security e Medicare”, ha detto, sottolineando comunque che non si tratta della “maggioranza” dei repubblicani.  

A questo punto, Marjorie Taylor Greene, la deputata trumpiana capofila dell’ala più estremista Gop, ha gridato “bugiardo” contro il presidente, provocando un coro di fischi da altri repubblicani. Ma Biden non ha mollato: “Se qualcuno ha dei dubbi, contattate il mio ufficio che vi darà la copia della proposta”, ha affermato mentre lo speaker repubblicano, Kevin McCarthy, che era seduto dietro di lui, scuoteva la testa. 

“Io fermerò chiunque cercherà di tagliare la previdenza, chiunque cercherà di tagliare il Medicare, non permetterò che verranno tolti, non oggi, non domani, mai”, ha scandito Biden, mentre i repubblicani più estremisti gridavano ancora ‘bugiardo’. A questo punto, Biden li ha sfidati, e con il pollice in alto ha detto: “Allora siamo d’accordo, Social Security e Medicare non si toccano”. 

UCRAINA – L’invasione di Vladimir Putin dell’Ucraina è un “test epocale” per il mondo intero, ha detto Biden nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, chiedendo un applauso all’ambasciatrice ucraina negli Usa, Oksana Markarova, che ha assistito al discorso seduta accanto alla first lady Jill Biden.  

“L’invasione di Putin è un test epocale, un test per l’America e per il mondo”, ha affermato il presidente descrivendo l’attacco russo all’Ucraina come un “assalto sanguinoso” che evoca le peggiori immagini della Seconda Guerra Mondiale. “Insieme abbiamo fatto quello che l’America fa sempre al meglio – ha continuato – abbiamo guidato, abbiamo unito la Nato e costruito una coalizione, ci siamo schierati contro l’aggressione di Putin e con il popolo ucraino”. 

Un impegno, ha sottolineato ancora Biden, assunto anche per la difesa degli interessi nazionali, per “mantenere la pace e impedire che gli aggressori abbiano campo libero per minacciare la nostra sicurezza e prosperità”. “Noi siamo uniti nel sostegno del vostro Paese” ha dichiarato il presidente rivolgendosi alla diplomatica ucraina e ai deputati e senatori, tra i quali c’è un’animata minoranza di repubblicani contrari all’idea di continuare ad oltranza il sostegno a Kiev. “Staremo al vostro fianco per tutto il tempo necessario”, ha assicurato Biden. 

CINA – Nel suo discorso il presidente ha fatto riferimento anche alla vicenda del pallone spia cinese che gli Stati Uniti hanno abbattuto sull’Atlantico dopo che per giorni aveva sorvolato il territorio americano. “Come abbiamo mostrato la scorsa settimana, se la Cina minaccia la nostra sovranità, noi agiremo per proteggere il nostro Paese. E lo abbiamo fatto” sono state le sue parole. Nel suo discorso, il presidente americano ha ricordato comunque che nel suo incontro con Xi Jinping lo scorso novembre a Bali ha chiarito che gli Stati Uniti cercano “competizione non conflitto” con Pechino.  

Riconoscendo che si devono fronteggiare gravi sfide nel mondo, Biden ha ribadito però che “negli ultimi due anni le democrazie sono diventate più forti, non più deboli, mentre le autocrazie sono diventate più deboli, non più forti”. “Gli alleati hanno aumentato l’impegno, spendendo di più e facendo di più – ha aggiunto – ponti si sono creati tra quelli del Pacifico e dell’Atlantico”. “E quelli che hanno scommesso contro l’America stanno capendo quanto si sbagliassero – ha concluso – non è mai un bene scommettere contro l’America”. 

 

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Terremoto Turchia e Siria, una studentessa della Sapienza tra le vittime

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(Adnkronos) – C’è anche una studentessa della Sapienza di Roma tra le vittime del tragico terremoto che ha colpito Turchia e Siria. A darne notizia è il profilo Facebook dell’università, che posta anche una foto della donna. 

“La Sapienza piange Nesrin, studentessa della Facoltà di Medicina e Psicologia vittima del terremoto in Turchia e Siria – si legge – Il terribile terremoto del 6 febbraio si è portato via anche la giovane vita di Nesrin Kara, nostra studentessa iscritta al Corso di laurea magistrale in lingua inglese Cognitive Neuroscience: la comunità universitaria della Sapienza si stringe alla famiglia, agli amici e ai colleghi di Nesrin e la rettrice Antonella Polimeni esprime le più sentite condoglianze per questa gravissima perdita”. 

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Terremoto, curdi Rojava: “Nord-est Siria è stato risparmiato”

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(Adnkronos) – Il nord-est della Siria è stato risparmiato dal devastante sisma che, invece, ha raso al suolo intere zone della parte nord-occidentale del Paese arabo e della Turchia meridionale. Lo spiega all’Adnkronos Muhammad Hassan, funzionario del Dipartimento Relazioni internazionali dell’Amministrazione autonoma del nord-est della Siria, conosciuta più semplicemente come Rojava, regione ‘de facto’ autonoma sotto il controllo curdo. 

Secondo Hassan, “stiamo ancora facendo una valutazione” ma nel nord-est della Siria “i danni sono stati meno gravi” rispetto alla zona di Aleppo, dove “il terremoto è stato molto potente” e la situazione è “disastrosa”, con centinaia di morti e molti feriti. 

Parlando del Rojava, il funzionario precisa che le zone più colpite dal sisma si trovano “nel cantone di Shahba, dove vivono le persone sfollate di Afrin”. Inoltre si contano “otto morti” in due quartieri a maggioranza curda di Aleppo, dove molti edifici sono “crollati”, prosegue Hassan, sottolineando che nel nord-est risultano al momento “quattro civili feriti a Kobane”. “Non risultano invece sfollati, ma le persone erano così spaventate che in molte hanno preferito stare nei giardini o negli edifici a un piano – conclude – La stragrande maggioranza delle persone è tornata nelle proprie case”. 

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Usa, Biden su pallone cinese: “Ho sempre voluto abbatterlo”

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(Adnkronos) – Il presidente Usa Joe Biden ha “sempre” voluto abbattere il pallone cinese. “E’ sempre stata la mia posizione” ha detto parlando con i giornalisti, ai quali ha risposto così quando gli hanno domandato perché secondo lui Pechino lo ha lanciato: “Perché è il governo cinese”. 

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Terremoto Turchia, epicentro Gaziantep: la città trasformata da guerra in Siria

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(Adnkronos) – Il conflitto in Siria ha cambiato il volto di Gaziantep, la città della Turchia meridionale dove è stato registrato l’epicentro del terremoto devastante che ha provocato migliaia di vittime. Un tempo chiamata Antep, la città è situata a 90 chilometri circa dal confine con la Siria. E proprio dalla Siria, a causa della guerra, in questi anni si stima siano arrivati 500mila rifugiati. Rinomata per la sua cucina – molti ritengono che il ‘baklava’ migliore del Paese si prepari qui – Gaziantep è stata storicamente un crocevia di storie ed etnie. Qui da secoli coesistono turchi, curdi e arabi.  

La sua città ‘sorella’ siriana, da cui dista 120 chilometri, è Aleppo. Entrambe facevano parte della stessa regione sotto l’Impero Ottomano, ma la guerra in qualche modo le ha riunite, anche grazie alla politica della municipalità di Gaziantep incentrata sull’integrazione dei rifugiati nelle aree urbane piuttosto che nei campi profughi. 

Già prima dello scoppio della guerra siriana nel 2011 e della fuga verso la Turchia di quasi 4 milioni di persone, Gaziantep era una delle aree urbane con la più rapida crescita al mondo, essendo passata da una popolazione di 120mila abitanti negli anni ’70 a oltre un milione. Da allora, è diventata un importante centro per la distribuzione degli aiuti umanitari e una calamita per i profughi da Aleppo che sono riusciti a trovare un lavoro e a costruirsi una nuova vita. 

Non tutti gli abitanti, tuttavia, hanno accolto con favore l’ondata di rifugiati arrivata dalla Siria, e questo sentimento si è accentuato ultimamente con la crisi economica che ha colpito la Turchia, dove l’inflazione è alle stelle e c’è un’emergenza abitativa. Il presidente Recep Tayyip Erdogan è stato qui in visita lo scorso il 5 novembre, in vista delle elezioni, e nel suo comizio ha promesso maggiori investimenti. Ma alcuni residenti non hanno risparmiato critiche al governo per aver, dal loro punto di vista, lasciato troppa libertà di manovra ai siriani, che qui hanno messo radici. 

Il centro storico di Gaziantep, con le sue stradine piene di laboratori per la lavorazione del rame e fabbri, che sorge intorno al castello patrimonio dell’Umanità secondo l’Unesco – purtroppo gravemente danneggiato dal sisma – a molti ricorda l’Aleppo pre-guerra. I siriani hanno poi costruito scuole, negozi e ristoranti. Il risultato sono strade in cui si incontrano insegne dei negozi in arabo accanto a quelle in turco e dove i fast food siriani che preparano lo shawerma condividono lo stesso spazio con chi vende kebab. In alcuni quartieri, i residenti sono per il 90% arabi. 

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