Israele, sale la tensione: scontri sulla Spianata delle Moschee


Sale la tensione in Israele. Scontri tra palestinesi e polizia israeliana si sono verificati questa mattina sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme. Secondo le notizie riportate dal Times of Israel ci sarebbero “centinaia” di feriti. La Mezzaluna Rossa palestinese parla di 305, di cui almeno sette in condizioni gravi. Le forze dell’ordine israeliane parlano di nove i poliziotti israeliani rimasti feriti. 

Le autorità, si legge, hanno intanto deciso di vietare agli ebrei l’accesso al sito nel giorno in cui Israele celebra la riunificazione di Gerusalemme. E si attende una decisione della polizia che non è ancora chiaro se autorizzerà un corteo celebrativo dei nazionalisti.  

Chiuso intanto il valico di Erez tra Israele e la Striscia di Gaza. Le autorità israeliane, riporta il portale di notizie Ynet, hanno annunciato la chiusura immediata, ad eccezione dei casi umanitari, dopo il lancio nelle ultime ore di razzi e palloncini incendiari dall’enclave palestinese in direzione di Israele. Stamani le forze israeliane (Idf) avevano reso noto di aver colpito con i tank “obiettivi terroristici di Hamas a Gaza” in risposta agli attacchi. 

“Questa è una battaglia tra la tolleranza e l’intolleranza, tra l’ordine e la violenza illegittima”, ha affermato Benjamin Netenyahu. “Periodicamente elementi che vogliono confiscare nostri diritti ci costringono a mostrarci forti, come stanno facendo i poliziotti israeliani – ha aggiunto secondo il Times of Israel – Sostengo gli agenti in questa lotta giusta”. “Solo la sovranità israeliana – ha rivendicato – consente la libertà di culto per tutti”. Nelle ultime ore c’era stato un colloquio telefonico tra il consigliere per la Sicurezza nazionale Usa, Jake Sullivan, e il collega israeliano, Meir Ben-Shabbat, durante il quale gli Stati Uniti avevano espresso “seria preoccupazione per la situazione a Gerusalemme”. Sullivan aveva sollecitato il governo israeliano su “misure appropriate per garantire la calma” durante la giornata odierna, ribadendo “l’impegno dell’Amministrazione per la sicurezza di Israele” e a sostegno di “pace e stabilità” in Medio Oriente, con la garanzia che gli Stati Uniti “resteranno pienamente impegnati nei giorni a venire per promuovere la calma a Gerusalemme”. 

Gli scontri tra palestinesi e polizia israeliana sono “un vero massacro e un crimine di guerra” secondo Sami Abu Zuhri, portavoce di Hamas. “Facciamo appello a tutta la nostra nazione affinché scenda in strada e affronti l’occupazione – ha affermato, secondo quanto riporta il Times of Israel – Israele pagherà un prezzo caro per la sua presa con la forza di Al-Aqsa”. 

“L’incursione brutale delle forze di occupazione israeliane nel sito della moschea di Al-Aqsa e l’assalto contro i fedeli costituiscono una nuova sfida per la comunità internazionale”, ha affermato Nabil Abu Rudeineh, portavoce del leader palestinese Mahmoud Abbas, che – citato dall’agenzia Wafa – ha fatto riferimento in particolare agli “sforzi messi in campo dell’Amministrazione americana”. Secondo il portavoce della presidenza palestinese, il governo israeliano “ha ignorato tutti gli sforzi e gli interventi internazionali”, ma – ha aggiunto Abu Rudeineh – “i dirigenti palestinesi e il popolo palestinese non permetteranno che si realizzino questi piani israeliani”. 

L’assalto alla moschea di Al-Aqsa è un crimine commesso dall’occupazione”, ha scritto su Twitter Hussein Al Sheikh descritto dal Times of Israel come un alto funzionario dell’Autorità palestinese, uno tra i consiglieri più vicini al leader palestinese Mahmoud Abbas. “La leadership palestinese – ha aggiunto – sta valutando tutte le opzioni per rispondere a questa aggressione brutale contro i luoghi sacri e i cittadini”. 

 

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