Raspa, intervista esclusiva: «Ho trasformato le mie ferite in musica, il rap è il mio modo di restare vero»
Dalla batteria al rap, dalle ferite dell’adolescenza a un nuovo singolo che affronta la prostituzione senza sconti. Raffaele, classe 1996, Belluno. Nel panorama urban lo conoscono come Raspa. È partito dalla batteria, ha trovato nel rap la lingua più fedele per raccontarsi, e oggi rivendica versatilità, autocritica e onestà come cifre della sua poetica.
Dopo anni di palchi – opening per Il Tre, Mondo Marcio, Il Cile e, più di recente, Alfa (fine agosto 2024) – e di concorsi che gli hanno fruttato premi, contratti e riconoscimenti firmati Grazia Di Michele e Morgan, Raspa torna con un brano, dal titolo «Sono andato a pu**ane», che è uscito il 24 ottobre: noi di Sbircia la Notizia Magazine abbiamo incontrato Raffaele in esclusiva per parlare del suo nuovo singolo.
La nostra intervista esclusiva
Raffaele, dal rullante alle barre: quando hai capito che il rap avrebbe cambiato il tuo percorso?
“Suonavo la batteria in varie band. Poi il rap. Lì ho capito che la scrittura poteva contenere e trasformare la rabbia e la tristezza che mi portavo dietro dall’adolescenza. Non è stato immediato, ma è stato decisivo.”
Oggi come ti definiresti artisticamente?
“Diverso rispetto agli inizi e più versatile. Mi piace adattarmi a sonorità differenti: i miei testi sono autobiografici, anche quando toccano temi universali. Ogni tanto mi concedo anche pezzi più leggeri e divertenti, per tenere viva l’energia dal vivo.”
Hai parlato spesso della fatica del percorso.
“Ci sono state battute d’arresto. Ma ho sempre tirato fuori insegnamenti. Sono pessimista e molto autocritico per natura, però sono anche consapevole di ciò che so fare. Alla fine, la mia bussola è la verità.”
Palchi e riconoscimenti: cosa ti sei portato a casa?
“L’apertura dei concerti per Il Tre, Mondo Marcio, Il Cile e Alfa mi ha insegnato a reggere la pressione e a parlare a pubblici diversi. Nei concorsi e talent ho raccolto miglior brano inedito, premi della critica, contratti manageriali e di promozione. Il premio della critica di Grazia Di Michele e quello per il miglior testo consegnato da Morgan sono stati tappe che mi hanno dato fiducia. C’è stata anche una tournée in Puglia con CiccioRiccio: chilometri, concerti e tanto mestiere.”
Arriviamo all’oggi: il singolo «Sono andato a pu**ane». Perché affrontare un tema così sensibile?
“Perché è reale. Nel progetto iniziale volevo intervistare le lavoratrici del sesso. Sono andato in un luogo dove sapevo di trovarle, ho spiegato che volevo solo parlare e pagare il loro tempo. Alcune si sono rifiutate appena hanno saputo che non cercavo nulla di fisico; un’altra, quando ha capito che si trattava di solo conversare, ha alzato il prezzo. Un’altra ancora ha detto no perché non voleva essere ripresa o registrata. Dopo vari tentativi ho desistito. Rimaneva però il bisogno di raccontare: ho ascoltato interviste fatte da altri e ho ricucito tutto con la mia esperienza di quella sera.”
Qual è la linea etica che ti sei dato nel raccontare?
“Rispetto e consenso. Se una persona non vuole parlare o essere registrata, basta così. Il brano non giudica; prova a mettere a fuoco le dinamiche, le fragilità, i rischi. E per le ragazze straniere, le speranze bruciate all’arrivo in Italia. Il rap, per me, è spazio di realtà.”
Musicalmente, come suona questo pezzo?
“È nel mio solco autobiografico, con quell’urgenza che mi porta a scrivere. Ma c’è anche la mia voglia di ibridare: suoni che si adattano alla storia, non il contrario.”
Cosa vorresti arrivasse a chi ascolta?
“Che dietro ogni “storia” c’è una persona. E che l’arte, se è onesta, può spostare lo sguardo.”
Grazie Raffaele per questa chiacchierata così sincera. Vuoi lasciare un ultimo pensiero ai lettori di Sbircia la Notizia Magazine?
“Grazie a voi. Voglio solo dire che la musica, se è vera, arriva sempre. Anche quando fa male, sa farsi capire.”
Raffaele, in arte Raspa, non addolcisce mai nulla. Nelle sue parole abbiamo ritrovato la vita com’è davvero: le ferite, le notti storte, i pensieri che fanno rumore dentro. Il suo rap non cerca di piacere, ma di essere sincero.
Lui afferma che «la mia musica trasmette verità» e questa non è una frase fatta… È il modo in cui respira, il modo in cui sceglie di restare se stesso, sempre.
