Sono tanti i lavori che hanno visto per protagonista l’attrice, regista, scrittrice e doppiatrice Isabelle Adriani. Oltre ad aver interpretato Mercedes in Che bella giornata con Checco Zalone, è stata il ciclone Helena in Due famiglie e un funerale. Di recente è stata poi al fianco di Massimo Boldi in A Capodanno tutti da me, nel quale ha interpretato la sofisticata contessa Isabelle. Un percorso nel mondo dell’arte a 360° con diverse storie interessanti tutte da raccontare, a partire da due lavori di Adriani, dei quali ci ha parlato in questa intervista.

Isabelle, tra i suoi lavori più importanti c’è senz’altro anche il docufilm Secrets of Wadi Rum…
“The Secrets of Wadi Rum è nato quasi per destino. Mi trovavo in Giordania per girare Infidel, uno dei miei film americani più importanti, con Jim Caviezel, l’indimenticabile Gesù ne La Passione di Cristo di Mel Gibson, ma anche protagonista in Il Conte di Montecristo e Person of Interest. Durante le riprese, in cui interpretavo un doppio ruolo di giornalista sotto copertura e agente segreto, ho avuto un giorno libero e ho deciso di esplorare il deserto del Wadi Rum con l’attrice Claudia Carvan. È lì che abbiamo incontrato la famiglia Al-Zalabi, autentici “principi del deserto”, che ci hanno condotto lungo percorsi segreti non battuti dal turismo. Ci hanno mostrato incisioni rupestri e simboli che raccontano storie antichissime, legate persino alla leggenda dei giganti. Quando sono arrivati mio marito e mio figlio, abbiamo deciso di girare un documentario vero e proprio. Si è unito a noi anche Dermot Mulroney, l’attore de Il matrimonio del mio migliore amico con Julia Roberts, e insieme abbiamo dato vita a un progetto unico, poetico e misterioso, sulle tracce dei giganti e delle antiche civiltà sepolte nel cuore del deserto”.
È anche una grande conoscitrice del mondo delle fiabe. Un aspetto che si rivede tantissimo nel suo film Il giardino delle fate…
“Essendo una profonda conoscitrice delle fiabe – anche se, come insegna Socrate, so di non sapere – e un’appassionata lettrice, scrittrice e ricercatrice delle loro origini storiche, sentivo il bisogno di creare un film che fosse un vero canto d’amore, ma prima ancora, un canto di dolore, di perdita, e infine di rinascita. Il Giardino delle Fate racconta la storia di due orfani che, dopo aver perso i genitori in un tragico incidente, ritrovano la voglia di vivere grazie a una nuova scuola, dedicata alle arti, alla musica e soprattutto all’amore, la forza più potente che esista. Il film è attraversato da un filo magico: un giardino nascosto, un castello che custodisce un antico segreto, una melodia tramandata di generazione in generazione che riesce a evocare la Regina delle Fate e i maghi dei quattro elementi”.

Il film ha un messaggio profondo giusto?
“Esatto. È un inno alla speranza, dedicato a tutti gli orfani del mondo, non solo a chi ha perso fisicamente i genitori, ma anche a chi non ha mai ricevuto quell’amore essenziale che ogni bambino meriterebbe. È per loro, per tutti loro, che ho voluto realizzare questo film. Un abbraccio fiabesco, ma molto reale, che parla di rinascita, resilienza e luce”.
Attrice, scrittrice, doppiatrice regista e Presidente di un’Accademia di recitazione, la Isabelle Adriani Academy. Come riesce a conciliare tutte queste attività?
“Me lo chiedono in tanti: “Ma come fai a fare tutto questo?” La verità è che amo talmente tanto il mio lavoro che a volte dormire mi sembra quasi uno spreco! Certo, il sonno è importante, ma quando vivi di passione e hai così tanta energia, ogni ora diventa preziosa. Per me, il cinema e il teatro sono un amore assoluto, a 360 gradi. Come regista, ho il privilegio di essere il Deus ex machina di una storia, mia o altrui. Come scrittrice, creo mondi, personaggi e intrecci. E come attrice, ho la possibilità di viverli dall’interno, di prestare loro il mio corpo, la mia voce, le mie emozioni. Come presidente della mia accademia forse faccio poco sul piano gestionale, ma come insegnante do moltissimo. Amo condividere ciò che ho imparato in decine e decine di set in giro per il mondo. Ogni esperienza diventa un dono da restituire. Credo che recitare sia, in un certo senso, il tentativo di imitare l’atto creativo della vita stessa, quasi come mimare Dio, se vogliamo dirlo poeticamente. Scrivendo, dirigendo o recitando, racconto l’avventura straordinaria dell’esistenza. Riuscire a visualizzare ciò che hai nella testa e trasformarlo in parole, gesti e scene è uno dei più grandi doni che l’arte possa offrire. E io ringrazio ogni giorno il Cielo per poter fare questo lavoro, in tutte le sue forme. È la mia vocazione, la mia missione e la mia gioia”.
Si ringraziano Roberto Mallò e Sante Cossentino di Massmedia Comunicazione.
