La data di pubblicazione di questa intervista è stata aggiornata rispetto a quella originale, al solo fine di mantenerla in evidenza ed evitare che finisse nell’archivio storico. I contenuti restano invariati rispetto alla versione iniziale.
Da Mare Fuori a Sopravvissuti, davvero Giacomo Giorgio è il più promettente dei nuovi interpreti della fiction italiana. E noi lo abbiamo intervistato a Sanremo in esclusiva.
Giovane attore, già tante esperienze in tv, a Sanremo come ospite. Quali sono le tue sensazioni?
“Sto molto bene, sono molto felice ed anche molto emozionato e soprattutto è anche una rivalsa ed un premio essere qui, su uno dei palchi più importanti del mondo ed essere riusciti a toccare il cuore di, pare, 80 milioni di persone.”
Mare fuori è un prodotto napoletano che è diventato ormai internazionale. Le emozioni che hai provato nell’avere anche qui, a Sanremo, questa accoglienza?
“L’affetto del pubblico è commuovente. Ovunque andiamo è sempre così, non solo qui a Sanremo dove, ovviamente, siamo molto felici. Questa ormai è la nostra routine e questo vuol dire che abbiamo fatto qualcosa di davvero molto buono. È una serie napoletana, ma da Napoli è riuscita ad universale, con un linguaggio che viene compreso in tutto il mondo. Si raccontano storie di ragazzi difficili attraverso gli adulti, non c’è un’apologia alla camorra o al male, ma c’è il tentativo di raccontare questi ragazzi a specchio sugli adulti. Ovviamente senza giustificare queste azioni ma anche senza giustiziarle. Credo che questo messaggio ed in più l’unione, inteso come gruppo, che traspare, sia stata la magia, la formula vincente per Mare Fuori.”
Quanta umanità di Ciro c’è in Giacomo e quanto di Giacomo c’è in Ciro?
“È molto difficile stabilire quando si interpreta un personaggio quanto c’è di proprio. Sicuramente Ciro è un personaggio molto lontano da me. Però per raccontare quella cattiveria ho dovuto fare i conti con la mia cattiveria, ed ho dovuto scovare delle chiavi dentro di me che ancora non avevo scoperto. Forse anche conoscermi meglio. Ci sono delle cause che ti fanno diventare come sei. Ciro è il più cattivo di tutti probabilmente perché è il più debole e fragile di tutti. È quello più prigioniero. Ho scoperto che la parola cattivo, in latino deriva da captivus che significa “prigioniero”. Questa cosa mi ha spostato l’ottica, ed è stato molto interessante ed un’opportunità incredibile poiché sin da piccolo sognavo di interpretarli. Non sapevo però quando sarebbe stato il momento. Mi sono divertito molto anche se non è stato facile.”
Raccontiamo il primo giorno, la prima emozione in Mare Fuori.
“Si facevano i provini per questa serie. Il ruolo di Ciro è stato provato da 2500 ragazzi. Ero disincantato. È accaduto tutto nel giro di pochissimo, fin quando non ho conosciuto il regista della prima stagione Carmine Lia, con il quale ho avuto subito una sintonia. Poi mi arrivò la telefonata dal mio agente che mi ha comunicato che ero stato preso e la mia prima reazione è stata quella di andare in lacrime da mia madre e dai miei nonni per dire loro che ce l’avevo fatta. L’inizio delle riprese è partito con una scena, in cui Ciro uccide il suo migliore amico che l’aveva tradito e perché il padre gli aveva detto che era arrivato il momento e la serie finisce con la morte di Ciro che torna bambino. Torna quell’umanità che gli fa dire ,io non voglio morire’.”
Questo successo è stato totalmente inaspettato?
“Ti sono sincero, si è stato tutto inaspettato anche se sin dal primo giorno si percepiva una certa aria di importanza. In questa serie eravamo tutti in questa bolla magica, con la consapevolezza che stavamo raccontando cose molte importanti, certo non avremmo mai immaginato di salire sul palco dell’Ariston.”
Tre aggettivi per descriverti fuori dal set.
“Sarò banale ma… quello che sono è un attore. In quanto tale non so minimamente chi sono. Sono sempre, per fortuna, in panni di personaggi ed è molto bello. Ti senti al sicuro, perché sei coperto da un qualcosa, da un personaggio.”
Tra l’inizio della passione per lo spettacolo ed i primi ruoli, cosa c’è stato?
“Sicuramente c’è stato tanto studio ed è molto importante nello studio della recitazione. C’è una parte di istinto importante, che non si impara, è innata. Io nel tempo ho imparato a fare degli spettacoli a teatro e quando avevo 15 anni ho scoperto l’esistenza di questo metodo Stanislavskij, questo metodo che ti apriva ad un mondo introspettivo nei personaggi, un po’ distante dal mondo tecnico del teatro. E da lì mi sono trasferito a Milano dove ho iniziato a studiare con diversi insegnanti, come Maicol Margotta, Susane Bazzo in America, Francesca de Sapio a Roma e da lì non ho mai lasciato questo metodo. Ci sono ovviamente varie fasi. Personalmente è stata la chiave. Il primo ruolo che ho interpretato, all’età di 17 anni, è stato The Happy Prince, di Rupert Everett. Un film americano che racconta gli ultimi anni di vita di Oscar Wilde con tantissimi attori ed attrici di assoluto livello. Un battesimo folgorante. L’incontro con Colin Firth è stato incredibile. Io sono riuscito a stento a dirgli… “nice to meet you”… tremavo!”
A proposito di sogni… altri?
“Se proprio devo spararla grossa, mi piacerebbe arrivare in America, all’Academy, agli Oscar … ma ho questo piccolo problema di essere italiano e nono americano… quindi mi accontento anche dell’Italia. Ho fatto una promessa a mia nonna, che non c’è più, che un giorno avrei vinto un David di Donatello per un film. Per lei era una cosa bellissima ed importantissima. Ed il primissimo sogno che vorrei realizzare è questo e dedicarlo a lei. Per poi andare oltre!”
Prossimi progetti?
“Diabolik 3 al cinema tra qualche giorno, “Noi siamo Leggenda” una serie per Rai 2 ed Amazon Prime. E “il Caso Claps” per Rai 1 e BBC una serie sul caso di cronaca di Elisa Claps.”
Abbiamo parlato tanto di lavoro… ora una curiosità: hai tantissime fan. Cosa è cambiato attorno a te, cosa succede e come ti rapporti a questa nuova situazione?
“Sulle ragazze ti dico… NO COMMENT!”
© Sbircia la Notizia Magazine, è vietata qualsiasi ridistribuzione o riproduzione del contenuto di questa pagina, anche parziale, in qualunque forma.
