Intervista esclusiva a Roberto Chevalier: «Sono una persona che ama la semplicità e la tranquillità»


Attivo sin da bambino nel cinema e soprattutto in televisione, Roberto Chevalier a 9 anni diede la voce a Lucky nel lungometraggio della Walt Disney La carica dei 101 e a 13 anni divenne noto al grande pubblico impersonando il giovane David Copperfield nell’omonimo sceneggiato televisivo della Rai. Presta la sua voce a molti attori internazionali, tra cui Tom Cruise, Tom Hanks, Andy García, Dennis Quaid, John Travolta, Kurt Russell e molti altri. Chevalier iniziò a doppiare Tom Cruise nel 1986, nel film film Top Gun. Dopo oltre 30 anni, nel 2021, arriverà nelle sale cinematografiche il sequel di Top Gun, dove Roberto ha diretto il doppiaggio. Chevalier è inoltre direttore del doppiaggio e dialoghista delle serie tv CSI: Scena del crimine, CSI: Miami e CSI: NY, partecipando come attore, alla terza e alla quarta stagione di Distretto di polizia. È stato direttore di doppiaggio di circa 100 film, tra i quali Moulin Rouge!, La cena dei cretini, Ma mère, L’apparenza inganna, Juno, Transamerica, Little Miss Sunshine, The Core, Blade e Il grande match. Nel luglio 2006 ha vinto il premio Leggio d’oro per la miglior interpretazione maschile dell’anno per il doppiaggio di Tom Hanks ne Il codice Da Vinci. Ma questo è solo un accenno della sua biografia: noi lo abbiamo incontrato e ci ha concesso una bellissima intervista, raccontandoci in esclusiva un po’ di se, della sua vita, dei suoi progetti e di molto altro…

A cura di Junior Cristarella e con la preziosa collaborazione di Sante Cossentino per Massmedia Comunicazione

Ciao Roberto e benvenuto su Sbircia la Notizia Magazine. Chi è Roberto Chevalier nella vita di tutti i giorni, fuori dalla sala di doppiaggio?
Beh, chi è Roberto Chevalier… Sono una persona normale, con valori importanti quali onestà, rispetto, famiglia… Amo l’attenzione ai dettagli e conduco una vita senza eccessi. Sono legato a questi valori e cerco di tenerli sempre presenti, perché sono le cose importanti della vita. Parlando di famiglia, l’amore per i figli per me viene prima di ogni altra cosa. Ma soprattutto, io sono una persona che ama la semplicità e la tranquillità, la serenità soprattutto.

Quali sono le differenze sostanziali tra doppiaggio e recitazione?
Il doppiaggio è fatto di recitazione, per quanto più sai recitare, tanto più è facile poi applicarlo con le tecniche del doppiaggio. Il doppiaggio richiede una discreta conoscenza delle tecniche del mestiere che sono quelle del sincrono, quelle delle regole di sala e di sapere usare la voce… Ma la recitazione è alla base di tutto e saper recitare ti permette di immedesimarti appunto nel personaggio/attore che segui sullo schermo, di cui devi dare una corretta reinterpretazione al pubblico italiano. Bisogna quindi saper innanzitutto recitare per entrare in empatia con l’attore sullo schermo e applicando le tecniche di doppiaggio, restituire un’interpretazione fedele all’originale.

Come hai scoperto la tua passione per il doppiaggio?
Non è che ho scoperto la passione per il doppiaggio: il doppiaggio è una specializzazione dell’essere attore che è venuta nel cammino artistico che ho intrapreso sin da bambino. Quindi come ho imparato a recitare, a stare sul palcoscenico, a dar vita a personaggi quando faccio l’attore, così ho imparato a fare il doppiatore e a migliorare studiando sempre, naturalmente, perché per migliorarsi bisogna sempre studiare. Andando avanti nella carriera ho scoperto nuove sfide, nuovi attori e nuove interpretazioni con le quali cimentarmi.

Sei ormai la voce ufficiale italiana di Tom Hanks e Tom Cruise, ma hai anche doppiato Andy García, Dennis Quaid, John Travolta ed altri volti ben noti. Hai mai incontrato qualcuno di loro?
Ho doppiato tantissimi attori ma ne ho incontrati pochissimi. Ho incontrato Greg Kinnear; John James, l’attore che ho doppiato in Dynasty ma soprattutto, il mio incontro fondamentale è stato con Tom Cruise. Ci siamo incontrati tantissime volte, lui è stato sempre molto carino con me: abbracci, strette di mano, chiacchierate… Il momento più lungo in cui ci siamo incontrati è stato nel 2000 a Taormina quando io ho preso il Nastro D’Argento per averlo doppiato in Magnolia, lo ha ricevuto nello stesso tempo anche lui alla carriera e insieme abbiamo presentato sul palcoscenico il primo Mission Impossibile. Poi siamo stati a chiacchierare per parecchio tempo… E’ una persona molto gradevole, alla mano, disponibile ed è un attore senz’altro in ascesa ancora ma che deve, secondo me, ritornare a film con le storie. Perché ha dimostrato di essere un grande attore e che desse spazio alla storie e non solo ai muscoli, anche pensando al futuro… perché non andiamo ringiovanendo (ride, ndr).

Ci racconti qualche aneddoto divertente successo in sala di doppiaggio?
Beh, aneddoti divertenti ce ne sono a decine, a centinaia… Potremmo starci le ore a parlarne. Aneddoti divertenti che riguardano ad esempio il doppiatore non molto “smart” oppure gli scherzi che si fanno in sala di doppiaggio che mi sono stati fatti e che talvolta faccio anche io ai colleghi (ride, ndr)… Ce ne sono una miriade, ma la cosa più importatane, secondo me, è che il nostro è un lavoro, si, ma che va fatto anche con leggerezza… Ti devi divertire quando lavori, quindi se ogni tanto riesci a spezzare l’atmosfera estremamente professionale con qualche battuta, con qualche scherzo, con qualche calembour, l’atmosfera si alleggerisce e quindi anche la fatica diventa minore e si affronta tutto con il sorriso sulle labbra.

Stai organizzando dei corsi di doppiaggio, come è nata questa idea? Parlaci un po’ di questa iniziativa…
I miei corsi di doppiaggio sono nati casualmente, nel senso che io ho imparato a fare appunto il doppiaggio perché c’erano grandi direttori, grandi registi che ti insegnavano la professione e fino a qualche anno fa c’era tempo per poter crescere i nuovi doppiatori, nel senso che tu vedevi un giovane di talento e allora cercavi di insegnargli il mestiere e di migliorarlo. Oggi, purtroppo, c’è sempre meno tempo in sala in quanto i programmi di doppiaggio sono sempre molto intensi, per contenere i costi per la fretta dei clienti, eccetera e quindi c’è poco tempo per poter formare le nuove leve. Questo è un mestiere che va anche tramandato e di conseguenza gli attori e doppiatori con i quali lavoro quando faccio il direttore mi hanno dato l’idea di insegnarlo: ed è così che è nato questo nuovo filone professionale. Ho il mio sito (www.robertochevalier.it) dove do indicazioni con una mail dedicata (lezioni@robertochevalier.it), dove appunto attingere informazioni per iscriversi ai vari corsi, che sono divisi in due categorie: uno per principianti e l’altro avanzato, che è dedicato a chi viene già da altre scuole di doppiaggio, oppure è già un attore o doppiatore professionista che vuole migliorarsi o un doppiatore alle prime armi che vuole approfondire. Ci sono quindi varie tipologie di possibilità di accedere, sempre previa audizione, svolgendo un colloquio conoscitivo e fornendo il proprio curriculum, non solo professionale ma soprattutto per i principianti anche un curriculum “di vita” perché aiuta a conoscere la persona che si ha di fronte. Ormai sono una decina di anni che insegno e lo faccio proprio come l’hanno insegnata a me, aborrisco i corsi on-line perché chi fa un corso on line millanta credito. Insomma, non si può insegnare il doppiaggio on-line e quindi nel mio piccolo cerco di fare quello che vorrei fosse fatto per tutti, cioè insegnare il doppiaggio, la recitazione applicata al doppiaggio, l’aderenza all’attore guida, nelle migliori condizioni possibili e con la maggiore professionalità possibile per tramandare questa tradizione italiana.

Anche i tuoi figli si sono appassionati a questo mestiere, come è successo?
I miei figli si sono appassionati forse all’inizio un po’ per imitazione: David era particolarmente bravo ma quando era bambino io l’ho un po’ fermato perché non volevo che gli fosse sottratta la vita da bambino come è successo a me. Poi ha ripreso dopo qualche anno e l’ho rifermato un’altra volta… A 18 anni ha espresso il desiderio di volerlo fare come professione e allora gli ho detto “ti faccio fare il militare, ti insegno io in maniera rigida e severa come si fa, dopo vedrai che sarà tutto in discesa” perché appunto nessuno meglio di un padre, con amore, dedizione e soprattutto con una certa severità, può darti i giusti insegnamenti. Crescere ed educare un figlio non vuol dire essere cattivi ma vuol dire insegnare certi principi che poi ti aiutano nella vita, quindi se con me superi certi ostacoli poi tutto il resto ti sembrerà, come dicevo, in discesa. Le bambine, Fiore ed Arlena, invece, si sono appassionate però poi Arlena ha perso un po’ la passione ed ha intrapreso altri studi, coltivando nuovi interessi: adesso ha 17 anni ed ha smesso da due o tre anni. Mentre invece Fiore che ne ha 13 continua, anche perché è una commediante nata nella vita e vedremo se anche a lei passerà la voglia oppure continuerà nella formazione. Comunque anche per loro due ho sempre limitato il tempo di lavorazione, perché non volevo che fossero sottratte sia alla scuola che alla vita di bambine.

Sei doppiatore ma anche attore: avevi solo 5 anni quando hai cominciato a recitare per il grande schermo. Adesso ti stai dedicando solo al doppiaggio o continui anche a lavorare come attore?
Continuo sempre la mia carriera professionale ma soprattutto come doppiatore. Ogni tanto faccio ancora qualcosa come attore ma molto poco perché, a parte che il doppiaggio mi assorbe molto ma anche perché ormai sono un po’ fuori da certi giri, da certi casting, da certe conoscenze dell’ambiente che aiutano molto a rimanere inseriti come attori.

Che impatto ha avuto il Coronavirus sul mondo del doppiaggio?
Il Coronavirus ha avuto un impatto devastante, come in tutto il settore artistico. Nel senso che sono diminuite le occasioni di lavoro e pur lavorando in sicurezza, le modalità di lavoro sono cambiate e si lavora dieci volte in meno rispetto a prima. Questo è un danno non solo per il settore del doppiaggio e per tutte le maestranze coinvolte ma anche per i teatri, per i cinema e per la televisione – è tutto un settore che coinvolge migliaia di persone che è in crisi profonda. Già era un po’ in crisi prima e adesso ne sta sprofondando, speriamo quindi che tutto questo finisca presto.

C’è qualche progetto in cantiere per il breve o lungo termine?
Ci sono molti progetti in corso. Ho diretto un film molto bello con Johnny Depp, dal titolo “Minamata” che non so quando e se uscirà al cinema. Ho doppiato Tom Hanks in un film bellissimo che si chiama “Notizie dal mondo“, che probabilmente finirà su Netflix. Ho diretto un altro film di un giovane autore italiano dal titolo “American Night” ma anche in questo caso non si sa se uscirà al cinema o andrà sulle piattaforme. Adesso sto dirigendo l’integrazione dei dialoghi di una serie molto bella “La fuggitiva” che il regista Carlo Carlei ha preparato e che dovrebbe andare in onda in televisione, spero presto. Con Carlei, per esempio, ho lavorato come attore sia nella serie “Padre Pio” con Sergio Castellitto che ne “Il confine” e ho diretto molti altri suoi doppiaggi televisivi e non. Poi siamo qui in attesa che passi questo maledetto virus per poter riprendere la nostra professione con il giusto valore che da alla cultura e all’intrattenimento, perché la gente ha bisogno anche di distrarsi e di vivere in maniera libera e diversa da questo momento che stiamo attraversando. Quindi viva il mondo dell’arte, viva la cultura e speriamo di riprenderci tutti quanto prima.

Per seguire Roberto Chevalier su Instagram, vi rimandiamo al suo profilo ufficiale.

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