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Interviste

Intervista esclusiva a Patrizio Rispo: «La nascita dei miei figli mi ha cambiato la vita»

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Attore di professione, amatissimo dal pubblico per aver interpretato Raffaele Giordano nella soap opera di Rai 3, Un Posto al Sole, Patrizio Rispo è nato a Napoli il 26 agosto 1956. Sin da piccolo ha avuto la grande passione per il cinema e lo spettacolo; infatti, da giovane si iscrive alla facoltà di giurisprudenza, ma chiamato dalla forte passione del mondo del cinema, decide di lasciare la facoltà ad un solo esame dalla laurea.

Così da lì, inizia la carriera: prima impegnato in un gruppo cabarettista, successivamente nel teatro, cinema e in tv. Rispo ha avuto anche una piccola parte nella pellicola Ricomincio da tre, film diretto da Massimo Troisi. Rispo, inoltre, ha avuto anche una compagnia teatrale insieme all’amico Biagio Izzo, Mario Porfito e Mimmo Esposito. La svolta nella sua carriera arriva nel 1996 quando viene scelto per far parte della soap opera Un posto al sole, dove interpreta Raffaele Giordano.

Nel 2001 prende parte al film drammatico La vita degli altri ed a Travolti dal destino, al fianco di Madonna. Nonostante una carriera avviata nel mondo della televisione, non abbandona la sua grande passione per il teatro. Nella sua carriera ha scritto diverse commedie ed è l’autore de L’occhio sul teatro, programma trasmesso da Rai3.

Nel 2013 è tra i protagonisti di Benvenuto Presidente e nel 2017 di Ammore e malavita, commedia musical. Come il personaggio che interpreta in UPAS, è un grande appassionato di cucina napoletana, tant’è che nel 2006 decide di pubblicare un libro: Un Pasto al Sole, che racchiude le principali ricette della famiglia Rispo. Qualche anno dopo, preso dalla passione culinaria, decide di aprire una pizzeria a Napoli: Pizzeria Tucci’s.

Dal 1999, Patrizio Rispo condivide la sua vita familiare con la moglie Maria Francesca Villani; già amici dall’infanzia e persi di vista per un periodo, si sono ritrovati per caso nel capoluogo partenopeo e da quel momento non si sono più separati. Dal loro amore sono nati due figli, Giordano e Tommaso.

Patrizio Rispo ha dovuto lottare contro due tumori, che ha sconfitto. La prevenzione è stata di fondamentale importanza e ha avuto il coraggio di saperci convivere. Stava per essere operato, poi è mancata la corrente ed è uscito dalla sala operatoria; consultò oncologi amici che gli dissero che con la sorveglianza poteva conviverci e così fece. Ogni sei mesi si sottoponeva a controlli e poi, grazie alla scoperta della macchina ad ultrasuoni, riuscì a sconfiggerli. Noi lo abbiamo incontrato e in questa intervista esclusiva Patrizio ci racconta un po’ di se.

Ciao Patrizio, ti piace scoprire altre vite: che cosa faresti di diverso oggi di ciò che non hai fatto nella tua vita?

“Scoprire nuove vite è stata la molla che mi ha fatto capire che fare l’attore poteva farmi vivere più vite ed da sempre sono affascinato dagli altri dalle persone e dalle loro storie. Il fascino più grande del nostro lavoro è quello di poter entrare in realtà e storie diverse e mi irrita quando un attore viene convocato per fare se stesso: più mi somiglia un personaggio e più mi annoia. Un attore deve essere chiamato per la sua capacità creativa e non per somiglianza al personaggio. Anche Raffaele, il ruolo che interpreto da 26 anni, non l’ho mai trasformato in una maschera ma ho sempre cercato di cogliere gli spunti di sceneggiatura per farlo cambiare di umori e reazioni.”

Sei soddisfatto di tutte le tue esperienze passate o c’è qualcosa che cambieresti?

“Sono soddisfatto e l’unica cosa che cambierei sarebbe avere dei figli prima di quanto abbia fatto.”

In che modo ti senti parte del personaggio Raffaele Giordano, che interpreti in Un posto al sole?

“Raffaele è per me un grande stimolo, oggi io sono il frutto di quello che ero e di quello che è il mio personaggio e colgo da lui stimoli per suonare corde diverse anche nella mia vita.”

Se dovessi dare un consiglio agli appassionati che vogliono fare carriera nel mondo del cinema che cosa diresti loro?

“Di essere se stessi, cavalcare i propri difetti, le proprie debolezze e conoscersi il più possibile, solo così si può essere interessanti come uomini e come artisti.”

Raccontaci della tua primo giorno su un set cinematografico; che cosa hai provato?

“Il primo giorno su un set, ma anche oggi dopo 40 anni che faccio questo lavoro, è per me entrare in un gioco meraviglioso e mi emoziono e diverto come un bambino in un parco giochi.”

Sappiamo che ami molto Napoli; ma se dovessi scegliere un altro posto dove vivere, dove andresti?

“Ho vissuto più di 20 anni a Roma, che amo molto e con il teatro ho girato tutta l’Italia ma tornando a vivere a Napoli per un posto al sole ho capito che potevo vivere solo qui: Amo Napoli, i suoi potenti contrasti, i suoi continui stimoli.”

La gioia più grande che hai provato?

“La nascita dei miei figli: mi ha cambiato e mi ha fatto capire che la vita non è solo un gioco.”

Da dove è nata l’idea di scrivere il libro “Un Pasto al Sole”?

“Un pasto al sole racchiude la tradizione culinaria della mia famiglia ed il libro nacque dai miei genitori che volevano che non si perdesse, così io ne feci la mia bomboniera di nozze e poi… ha camminato da solo ed oggi è alla 4 edizione.”

Hai degli altri progetti importanti che devono andare in porto?

“Aspetto sempre di fare il film della mia vita.”

Una tua passione nascosta che non sappiamo?

“I Cavalli ma è cosa risaputa e la natura: io quando passeggio per un bosco o sono sul mare… rinasco.”

Se ne avessi la possibilità, quale domanda faresti al creatore dell’universo?

“Mi fai fare il film della mia vita? Così mi metto il cuore in pace? Ma poi gli chiederei di eliminare l’egoismo, la cattiveria e la disonestà da questo mondo.”

Foto di Giuseppe D’Anna

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La sua passione per il giornalismo lo spinge non solo a diventare giornalista ma anche a fondare una sua testata giornalistica: è così che nel 2020 nasce Sbircia la Notizia Magazine, della quale è editore e direttore responsabile.

Interviste

Intervista esclusiva a Luciana Frazzetto, in scena con “SIGNORI E SIGNORE BUONASERA”

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Dopo il grande successo di Varietà Romano, di nuovo in scena la premiata ditta Frazzetto & Scapicchio, che portano divertimento, gag, travestimenti, macchiette e tanta bella musica che ci riportano indietro nel tempo omaggiando il varietà e quelle trasmissioni degli anni 60/70 che hanno accompagnato la storia della televisione italiana.

Al Teatro degli Audaci, arriva il nuovo successo firmato dalla coppia Luciana Frazzetto e Sandro Scapicchio con lo spettacolo “Signore e Signori Buonasera” per la regia di Massimo Milazzo, che regalano al pubblico allegria e buonumore a go-go e soprattutto due ore di sane risate e buona musica. Uno show coinvolgente, dal ritmo continuo, che vede in azione una frizzante, scoppiettante e instancabile Luciana Frazzetto e un eclettico musicista, cantante e attore come Sandro Scapicchio.

Come va tutti pazzi per mamma?

Abbiamo terminato lo spettacolo a Roma al Teatro 7 Off il 6 Novembre riscuotendo un grande successo di critica e di pubblico. La commedia scritta da Luca Giacomozzi per la regia di Massimo Milazzo è piaciuta molto sia ai giovani che alle persone più mature perché c’erano tutti gli ingredienti per fare il pieno di risate, e non solo…. Infatti si ride moltissimo ma allo stesso tempo ci sono momenti di grande commozione.

Qual è il punto di forza dello spettacolo?

Trattare temi importanti con il tono della commedia,, come la vita della nostra famiglia, che vive la sua quotidianità tra ironia e vivacità, tra alti e bassi, tra divertimento e commozione. Marisa, il personaggio che ho interpretato ha rinunciato a fare carriera nel mondo del cinema proprio per la sua famiglia a cui è molto legata ed è un punto di forza della nostra commedia. Tante risate e qualche lacrimuccia finale sono gli ingredienti del nostro successo.

Qual è il segreto per lavorare insieme e fare cose di successo?

Moltissime regie dei miei spettacoli portano la firma di Massimo Milazzo. Il nostro connubio dura da oltre trent’anni. Il successo della nostra ditta “Frazzetto-Milazzo” è stato sugellato nel 1990. Non è facile lavorare insieme in teatro. Spesso ci sono diverbi, abbiamo vedute diverse su una battuta, su uno stato d’animo, su un movimento e durante le prove nascono, nervosismi, discussioni, battibecchi, risate… che alla fine però sono costruttivi perchè dalle contraddizioni nascono spettacoli perfetti. perché Massimo, come un bravissimo direttore d’orchestra, dirige gli attori con energia e precisione ed esige la perfezione assoluta. Noi siamo un’unica cosa sia nella vita privata che nel lavoro e calato il sipario, spenti i riflettori, torniamo a casa marito e moglie.

Vogliamo parlare degli altri progetti a teatro e non solo che vi vedono coinvolti insieme?

Prossimamente dal 1 al 4 Dicembre debutterò al Teatro degli Audaci a Roma con uno spettacolo di Varietà, molto divertente scritto da me e Sandro Scapicchio “SIGNORE E SIGNORI BUONASERA” sempre con la regia di Massimo Milazzo. E’ un contenitore di Sketch, monologhi comici, battute, canzoni romane, Battute demenziali con humor inglese in chiave italica, gag…dove anche il pubblico sarà protagonista. Molto diverso dalla commedia TUTTI PAZZI PER MAMMA, ma altrettanto molto divertente. Dopo un periodo di restrizione e quarantena, cerchiamo di regalare allegria e buonumore.

A Marzo invece porterò in scena un mio monologo, che ho portato in tournèe già da diversi anni, scritto insieme a Riccardo Graziosi “NEI PANNI DI UNA DONNA” diretto sempre dal mio regista preferito Massimo Milazzo. E’ un monologo divertente che indaga l’universo femminile visto dagli occhi ingenui (ma non troppo) di una sarta, che si trova a raccontare episodi della propria vita, in monologhi dissacranti, con un inaspettato e suggestivo colpa di scena finale che non posso assolutamente svelare. Tra un orlo e una cerniera, le faccende di casa, un insopportabile marito, due figli e un cane, mi divertirò a far ridere il mio pubblico parlando di tutto ciò che ci circonda al giorno d’oggi. Un monologo molto apprezzato dal pubblico e dalla critica e che tratta anche il tema del femminicidio con un’ironia graffiante, perché spesso il sorriso è l’arma migliore per affrontare il dolore.

Cosa ti ha fatto innamorare di lui /lei?

Era Gennaio del 1990 quando incontrai Massimo per la prima volta in teatro. Era seduto con la sua sciarpa, il suo capello lungo e bianco che fuoriusciva dal suo inseparabile borsalino. La sua immagine mi ricordò subito Federico Fellini con il quale avevo lavorato alcuni anni prima. Mi colpì il suo grande carisma, la sua gioia nell’approcciarsi con gli attori, la sua disponibilità e il voler aiutare i giovani, cosa molto rara in questo ambiente. Ci siamo innamorati durante le prove e la sera della prova generale ci siamo dati il nostro primo bacio e poiché eravamo tutti e due impegnati sentimentalmente decidemmo di “scappare” dai rispettivi partner andando a fare una vacanza insieme dopo le repliche. Da quel giorno non ci siamo più lasciati. Massimo è un uomo molto altruista, un’artista a tutto tondo, è anche un bravissimo direttore di doppiaggio e fa questo lavoro con tantissima passione donandosi anima e corpo. Insomma….Massimo è Massimo…e sono stata felice e fortunata ad averlo incontrato. La nostra è una bella storia d’amore. Una bella favola.

Tre aggettivi per descriverlo /descriverla?

Dinamico, estroverso, colto.

Un sogno nel cassetto da realizzare?

Avendo iniziato la mia carriera in cinema, ho avuto la fortuna di lavorare con grandi maestri, Fellini, Samperi, Damiani, Castellano & Pipolo, i fratelli Vanzina, Steno, Mastroianni, Alberto Sordi…. ma il mio sogno sarebbe quello di lavorare con Pedro Almodovar. Le sue pellicole sono originali e variegate; le sue opere eccentriche e grottesche e sono popolate da personaggi forti e sopra le righe, passionali e sentimentali, proprio come piacciono a me. Sono un’attrice comica, drammatica, imprevedibile, ironica e quindi…. Si! Mi piacerebbe molto interpretare uno dei suoi personaggi, e magari avere anche una piccola parte in un suo film, ma so che resterà un sogno. Ovviamente se mi dovesse chiamare Özpetek o Sorrentino, mi precipiterei immediatamente.

E vorrei concludere questa intervista con una frase di Lee Strasberg che disse: “L’attore crea con la sua carne e il suo sangue tutte quelle cose che le altre arti, in qualche modo, tentano di descrivere.” Bella vero?

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Interviste

Intervista esclusiva a Vladimir Randazzo: «A me piace la limpidezza, la linearità e la semplicità»

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Nato a Ragusa il 6 Agosto 1994, Vladimir Randazzo è uno dei giovani attori italiani più interessanti e talentuosi del momento. Molti sicuramente legano il suo volto alla fiction televisiva di Rai Tre, “Un posto al sole”, in cui interpreta il ruolo di Nunzio Cammarota.

Randazzo, che ha sempre nutrito sin da piccolo la passione per la recitazione, ha cominciato piuttosto presto la sua carriera, prendendo parte a diverse serie tv e pellicole cinematografiche: “Il giovane Montalbano”, “A mano disarmata”, “Squadra Antimafia 8”.

Ma il primo amore di questo bell’attore siciliano resta sempre il teatro, da cui ha mosso i primi passi e che ha rappresentato un trampolino di lancio per il suo futuro.

Vladimir Randazzo ha completato la sua formazione frequentando l’Accademia di Arte Drammatica “Giusto Monaco” INDA di Siracusa, alla fine degli studi presso il Liceo Classico “Umberto I” di Ragusa.

Vita privata

Non si sa molto della vita personale di Randazzo, che non ama molto essere al centro del gossip. Ci è finito comunque tempo fa, a causa del presunto flirt con la showgirl Patrizia Pellegrino. Attualmente l’attore vive a Roma. 

La nostra intervista

Nunzio Cammarota, il personaggio che interpreti nella fiction “Un posto al Sole” è piuttosto camaleontico: cosa ritrovi di te, del tuo carattere, in lui?

Durante lo studio della matrice di questo personaggio molte volte mi sono chiesto quali potessero essere i punti di forza che ci legassero. Non per usare scorciatoie nel costruire identità vicine alla mia, bensì per avere punti di partenza immaginari tramite cui realizzare le ragioni e i pensieri di Nunzio. Così facendo, come inevitabilmente avviene in un processo di mimesi, ho registrato dei punti in comune che trovano espressione in alcuni pregi e difetti che avvicinano la mia persona al personaggio di Nunzio. Senza dubbio la testardaggine -quella la possiedo senza mezze misure- la voglia di mettermi sempre in discussione e la limpidezza nel farlo senza vergognarmi. A volte anche l’incapacità di accettare con calma le scorrettezze e le prepotenze, finendo così per esagerare e strafare.

Ti sei trasferito dalla Sicilia a Roma per studiare recitazione e lavorare nel mondo dello spettacolo. Cosa ti manca di più di Ragusa e della tua terra di origine?

Credo che il tassello di cui più sento la mancanza sia la famiglia. Implicitamente, scegliendo questo mestiere e sperando che vada bene, accettiamo di allontanarci dai nostri affetti, dai familiari. A volte mi fermo a pensare a quanta energia spendiamo per rimanere al passo di questa vita frenetica che chiede sempre qualcosa in pegno. Realizzo che a volte non ci accorgiamo che stiamo vivendo tanto tempo lontano dai nostri genitori, dai familiari in genere. Purtroppo l’allontanamento coinvolge un po’ tutti e ferisce un po’ tutti. Anche chi non lo ammette. La città non mi manca poi così tanto, mi mancano le persone con cui l’ho vissuta. Mi manca la MIA PERSONALE città di Ragusa a cui sono legato da ricordi, sensazioni, odori, dolori e gioie. Ma sono felice di ciò che ho e so che, senza il supporto proprio di chi ci sta accanto anche da lontano, non saremmo arrivati dove siamo oggi. Ancora una volta la più grande risorsa che possiamo avere sono le persone che ci stanno accanto davvero.

Cosa provi quando reciti? Ti leghi emotivamente ai personaggi che interpreti, o riesci a mantenere un certo distacco?

Beh, qui affrontiamo una separazione, un istmo che da tempo immemore divide diverse scuole di pensiero sulla questione. La recitazione è un processo mimetico che coinvolge inevitabilmente il tuo personale background emotivo ed esperienziale. Lo si elabora poi e lo si plasma in realtà vissuta, che si chiami Nunzio o in un altro modo. Quindi penso che il distacco che si crea tramite tutto ciò sia poi quello che ci aiuta a tenere d’occhio il percorso, i segnali, la strada… a stare attenti, insomma, a non fare incidenti. Una specie di occhio esterno sempre vigile. Brecht allacciò molti suoi pensieri e dettami interpretativi alla teoria secondo la quale un attore debba estraniarsi dal ruolo e osservarlo quasi dall’esterno per, paradossalmente, aderirvi maggiormente. In ultima analisi è sempre necessario anche uno sforzo tecnico per restituire naturalezza e verità. Ecco perché servono buone scuole, buoni maestri e forza di volontà e cultura. Non ci si può improvvisare.

Essere attori oggi non è facile: bisogna essere pronti a studiare e reiventarsi continuamente. Quali sono i tuoi obiettivi professionali da qui ai prossimi cinque anni?

È un mestiere complicato, ostacolato ancor di più dai nuovi social media che hanno portato al successo persone che non capiscono che fare questo mestiere è cosa seria e che la notorietà non c’entra nulla, che fare l’attore è un lavoro normale che non è normale, che bisogna mandare un messaggio di cultura alla gente. So di avanzare pensieri forti e forse polemici, ma la verità è che la nostra categoria non è difesa da mura di cinta e che bisogna pretendere tanto impegno e tanta dedizione per poter dire di fare questo mestiere. Se penso a uno sviluppo plausibile da qui a cinque anni, non penso strettamente a qualcosa di personale ma auspicherei a una condizione di maggiore meritocrazia per il nostro settore. Basta con gli influencer.

C’è un attore del passato che ti piace particolarmente, o al quale ti ispiri?

Gian Maria Volontè e il suo trasformismo eclettico. Senza elencarne i motivi reconditi, è stato probabilmente uno dei più grandi interpreti. Nutro inoltre una specie di ossessione per Sir. Anthony Hopkins che, per quanto mi riguarda, è un attore senza limiti fisici o mentali. Può arrivare ovunque.

Quanto conta, nella carriera, la fortuna?

Parecchio, la fortuna conta davvero tanto. Un po’ la creiamo, molta è quella che invece ci raggiunge. Come molta è quella che non ci assiste in altre cose.

Sei una persona ottimista? Come ti vedi tra venti anni?

Abbastanza ottimista con sprazzi di realismo. Lo trovo un modo sano per affrontare la vita. Vent’anni sono un po’ tanti. Ma spero di essere felice e circondato da persone che mi vogliono bene e a cui io voglio bene. C’è davvero ricchezza più grande di questa?

La più bella lezione di vita che hai imparato sul set?

Che il progetto vince sulle piccole necessità e velleità personali. Che siamo sempre a servizio di una storia che vive e respira grazie alla collaborazione di tanti componenti di una macchina.

Quale desiderio esprimi di fronte ad una stella cadente?

Conservare la passione di conoscere le diversità altrui, le culture altrui e le ragioni altrui. Viaggiare per imparare, mangiare e gioire di ciò che non conoscevo, ma che sto conoscendo. Il viaggio nel senso macroscopico del termine.

Agli occhi del pubblico sembri bello e impossibile. Chi è Vladimir, nella vita di tutti i giorni?

Impossibile no di sicuro (ride, ndr). A me piace la limpidezza, la linearità e la semplicità. Credo siano tre mie caratteristiche importanti. Adoro stare in gruppo e condividere tempo con gli altri, adoro fare sport (e anche mangiare). Tutto ciò che implica una connessione sociale con gli altri mi diverte molto e mi tranquillizza.

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Interviste

Intervista esclusiva a Marco Ciriaci, Patron di Miss Universal Beauty

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Marco Ciriaci, attore e conduttore televisivo nato a Roma, Amministratore di Mediaseven Production di Roma. Dopo quattro anni alla Direzione Nazionale di Miss Universe e dopo ben 6 Finali Mondiali, decide di accettare l’incarico di Presidente Internazionale di Universal Beauty Competition. Noi lo abbiamo incontrato e in quest’intervista ci ha raccontato qualcosa in più sul concorso ma non solo…

Qual è il bilancio di questo inizio di ripartenza?

Ottimo, inaspettato. Universal Beauty Competition sta viaggiando a ritmi pazzeschi e il primo grande risultato fatto registrare dalla nostra Valeria Mancusi lo scorso maggio alla Finale Mondiale di Miss Elite World in Egitto ne è stata la prova lampante. Riportare in Italia una fascia internazionale e una TOP10 al primo colpo penso proprio che sia un risultato da Guinness dei primati.
Qualcosa sta finalmente cambiando.

Quale futuro attende le vincitrici?

Prima di tutto di cambiamento. Fino ad oggi l’Italia alle Finali Mondiali di Miss Universe, tanto per citarne uno, ha fatto solo un “riempitivo”, e purtroppo per loro continuerà a farlo per molti anni ancora. Per loro l’Italia rappresenta un numero, niente di più. E non solo l’Italia, ma l’Europa in generale. Ogni tanto ci regalano ad una nazione europea il “contentino” di una TOP20 o giù di lì, ma per quanto riguarda i piani alti l’Europa non ha accesso.
Ma da oggi si cambia, sarà l’Italia a dettare le regole, il nostro paese e le nostre ragazze dovranno essere protagonista. l’Italia deve occupare il posto che gli spetta di diritto. È uno dei paesi fra i più belli al mondo, se non il più bello, e non può non occupare un posto di rilievo nelle classifiche mondiali della bellezza.

Quali consigli dai a chi si approccia al concorso?

Di pensare in grande. Serve ambizione e carattere, determinazione e idee molto chiare, altrimenti si rischia di regredire e tornare indietro di 30 anni, quando l’unica cosa che questo nostro paese sapeva offrirci, era quello scempio della cosiddetta “ragazza della porta accanto” che purtroppo per chi ha coniato questa dicitura oscena, non ha mai fatto niente di buono.
Solo danni. Non ha fatto altro che creare un immagine di donna italiana assolutamente sbagliata.

Oggi si lavora meglio in Italia o all’estero?

Dipende. Ripeto, l’Italia è un paese che offre molto ma toglie anche molto. Le nostre ragazze devono obbligatoriamente viaggiare, conoscere il mondo e fare esperienze. Tutto questo però, senza mai perdere di vista la cosa più importante, che siamo italiani. Siamo il TOP.

Quanto contano bellezza e sostanza in un beauty contest?

Se ci sono entrambe, moltissimo.
La bellezza è il biglietto da visita, la sostanza è ciò che rimane nel tempo. La bellezza ha un inizio e una fine. La sostanza dura in eterno.

Come va la collaborazione con Eleonora Cecere?

Molto bene. Eleonora è una brava ragazza e nonostante non sia un esordiente, ha una gran voglia di fare e di migliorare. Dote che in pochissime hanno.

Chi è Marco Ciriaci oggi?

Lo stesso di 20 anni fa. Con molta più esperienza e razionalità. Ma con la stessa identica fame. Sono follemente innamorato di ciò che faccio e la cosa che mi gratifica enormemente è vedere che coloro che mi sono accanto e mi conoscono bene, tutto questo lo percepiscono. Ecco… è proprio quella sottile percezione fra cuore e capacità, che rendono un artista invincibile, contro tutto e contro tutti.

Un sogno nel cassetto da realizzare?

I cassetti sono fatti per gli slip e le scartoffie, non di certo per i sogni.
I sogni devono volare in alto e prendere sostanza. I miei??? Volano splendidamente…

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