Intervista esclusiva a Morgan, in giuria della quarta edizione del talent show The Coach


Tra qualche settimana sarà in video come membro della giuria della quarta edizione del talent show The Coach. Parliamo di Morgan, artista poliedrico che da tanti anni affascina, con le sue canzoni e la sua grossa conoscenza della musica, il pubblico italiano. Di recente, è stato nel cast di Ballando con le Stelle, condotto da Milly Carlucci. Una “condottiera”, come ama definirla, che apprezza e con cui spera di poter collaborare in futuro.

Salve Morgan, di recente ha fatto parte del programma The Coach, in onda su 7Gold. Che tipo di esperienza è stata?

E’ stata un’esperienza direi buona, sono stato bene. E’ stato un programma sereno, divertente direi. Assolutamente un’esperienza positiva”.

Come si è trovato nelle vesti di giudice?

Sa, non è la prima volta che facevo il giudice. Anzi, diciamo che l’ho fatto parecchie volte. Comunque, mi sono trovato assolutamente rispettato nella mia posizione di giudice “veterano” senior e mi sono sentito in un ambiente molto ricettivo, che ha posto attenzione a quello che ho detto con grande interesse e curiosità. Questo mi ha lusingato e mi ha fatto sentire in un’ambiente assolutamente professionale”.

Che rapporto ha instaurato con le colleghe Meriam Jane, Maura Paparo e Ludovica Pagani?

Ho istaurato un rapporto bellissimo, devo dire. Mi son divertito soprattutto con Meriam Jane, che è una grande cantante e una persona molto empatica. Mi ha colpito molto il suo spirito propositivo e collaborativo. Tuttavia, anche le altre colleghe sono state assolutamente all’altezza ed è stato piacevole. Devo dire una combinazione assolutamente azzeccata di persone del tutto estroverse e disponibili a una collaborazione, perché ci vuole questa capacità di inter-scambiarsi, di relazionarsi e anche, a volte, di sapersi mettere in discussione o, comunque, di non essere per forza protagonisti. Tutto è stato equilibrato”.

E di Agata Reale, la conduttrice, che cosa mi dice?

Ecco, la conduttrice mi è sembrata valida, dal punto di vista dell’atteggiamento e della professionalità”.

Se capitasse, ritornerebbe a The Coach?

Volentieri, per quanto riguarda la valutazione sul programma in sé. Ma, personalmente, non voglio di nuovo ritornare in generale a fare il giudice. Non è per The Coach o qualsiasi altro programma; semplicemente non vedo più me nella figura di giudice di talent. L’ho già fatto troppo, insomma. Ho altri progetti”.

Dal punto di vista suo che cos’è il talento? Qual è l’elemento imprescindibile che deve avere l’artista per emergere?

Semplice: il talento è saper attirare l’attenzione altrui con un’abilità di spettacolo di scena. Andare in scena, e stiamo parlando di talento nell’ambito dell’intrattenimento pop musicale, significa saper stare su un palco e avere quella personalità carismatica che fa sì che gli altri stiano attenti. Si deve attirare l’attenzione; questo si trova nella voce e nell’atteggiamento corporeo, in prima battuta. Poi, quando un’artista si fa conoscere, diventa più un discorso legato alla sua storia, a quello che costruisce anche con un pensiero, non soltanto con il modo di stare in scena. Tuttavia, il talento che bisogna giudicare in un talent show, dove si vedono degli esordienti, dei giovani alle prime armi, si nota subito: è fatto da questa capacità di brillare, di essere luminosi, ma deve essere unito anche ad altre caratteristiche.  Per emergere ci vuole fortuna, anche se molti bravi non emergono; non è detto che per forza si possa emergere. Ci vogliono comunque delle basi solide che sono fatte dallo studio, dall’impegno, dalla cultura di base. Bisogna essere vasti culturalmente, bisogna essere larghi a 360°, bisogna interessarsi alle cose, bisogna leggere, bisogna conoscere le opere d’arte altrui. Ci vuole un bagaglio di informazioni che si chiama conoscenza per essere solidi, per essere durevoli, longevi e per essere anche credibili. Il successo può capitare anche con un tormentone estivo. In ogni caso, il successo che secondo me merita di essere cercato è quello che dura nel tempo e si costruisce soltanto sulla base della preparazione. Non si prende in giro nessuno, soprattutto il pubblico”.

Nella scorsa stagione televisiva è stato tra i concorrenti di Ballando con le Stelle. Che ricordo ha di quella esperienza?

Ho un ricordo interessante, perché è stata un’esperienza nuova per me. Non avevo mai fatto l’interpretazione così atletica, nonostante la mia esperienza di performer abbia sempre richiesto implicitamente una fisicità, soprattutto poi considerando che il mio fisico, con cui ho fatto 20 anni di concerti, è stato quello del rock come bassista frontman. Quindi, ogni volta erano delle prove fisiche molto intense. Io so vivere anche il palco da un punto di vista della performance. Ballando è stata una bella novità perché si trattava di concentrarsi sull’imparare, anche tradizionalmente, quelli che sono i vari generi della danza; è stato molto interessante per me, tant’è vero che l’ho fatto con dedizione e impegno. Ognuna di queste mie messe in scena sono state oggetto di grande lavoro da parte di tutti gli strati della costruzione dello spettacolo; è stato un lavoro di grande impegno di spettacolo totale, non soltanto il mio ballare, ma anche lo scrivere, il preparare la scenografia, il costume e tutto quello che è il racconto di quel che si arrivava a fare per una scelta di un certo tipo. Io ho fatto Gene Kelly in “Singin in the Rain’, ho cantato e ballato insieme, ho creato anche dei dibattiti. Come dire, ho usato il mezzo come pretesto per sollevare dei dibattiti importanti, com’è stato quello del Ghosting. Non se n’era mai parlato su Rai1 di questo problema che prende molto i giovani oggi, cioè del fatto di interrompere le relazioni bloccando, facendo il ‘No contact’ totale con la persona con cui si aveva una relazione fino al giorno prima e improvvisamente si scappa. Si chiama Ghosting perché si diventa fantasmi. Ecco, io ho fatto una puntata in cui ho basato la mia performance su un brano di Gainsbourg, ‘Les Amours perdues’, che anche quella è stata una scelta interessante, molto sofisticata, associata alla rumba di quel brano. Insomma, ho scritto una poesia dedicata al tema del Ghosting mettendo in scena la coppia che si lacera; quello è stato un bel passaggio. E’ stato anche molto bello quello della samba, dove ho fatto imparare a suonare i tamburi alla mia ballerina maestra. Con tutto quello che mi ha insegnato lei, io gli ho insegnato un’altra cosa e abbiamo fatto musica e danza insieme, coinvolgendo anche l’orchestra”.

E Milly Carlucci, invece?

Milly è una delle più grandi professioniste con cui mi sono trovato nell’ambito televisivo; è una vera leader. Soprattutto, è una molto attenta; non le sfugge niente, sta completamente a guidare questo grande edificio, che è una trasmissione televisiva come Ballando con le Stelle, che è molto complesso, pieno di tanta gente, tante responsabilità e soprattutto tante complicazioni. Saperlo fare così, senza frenare, bloccarsi, senza incepparsi, ma avendo sempre una soluzione a tutto ed essendo sempre presente, è una grande cosa. Milly Carlucci è una vera conduttrice, nel senso di condottiere. Più che condurre, nel senso tradizionale del presentatore, lei è una conduttrice come un Giulio Cesare che comanda un esercito perché è al comando.  Ho sempre detto che mi sarebbe piaciuto candidarla come Presidente della Repubblica italiana, perché ha talmente tanta capacità di essere responsabile che sinceramente la vedo bene in quel ruolo. Poi, è una persona molto colta che non fa abuso e non fa ostentazione della sua cultura, ma la usa come si dovrebbe sempre usare. Tanto di cappello alla Signora Carlucci, che è stata ed è ancora ancora una mia grande amica con cui mi piace molto lavorare e mi piace proprio il suo spirito. Mi piace l’approccio che ha, fossero tutti così il mondo sarebbe fantastico; invece, purtroppo non sono tutti come Milly Carlucci”.

Che consiglio darebbe a un giovane che vuole entrare a far parte del mondo della musica?

Oggi la musica è in una condizione molto strana. La musica, intendiamoci, non è la discografia. La discografia non è la musica. Il mercato non è neanche la musica. La musica è una cosa molto più seria, molto più profonda, che è di tutti. La musica, tra l’altro, come concetto, diciamo puro, è un’entità metafisica perché non si vede: è invisibile, è intangibile, è in un mondo metafisico, nel senso che va al di là delle leggi della fisica, nonostante il suono si propaghi attraverso le onde meccaniche. Ma la musica non è semplicemente il suono, la musica è il suono più l’essere umano che lo articola. La musica, purtroppo, oggi non è che abiti proprio tanto nei mass-media; nelle radio i discografici si sono involuti parecchio. Che consiglio darei? Non sono uno che sa dare consigli, comunque direi di studiare: su questo non ci piove! Studiare perché la musica non è detto che entri dentro di noi. Anche se siamo dei musicisti, o se vogliamo essere dei musicisti o se stiamo per diventarlo, intanto, come si suol dire, impara l’arte e mettila da parte. Mentre aspetti che la musica ti tocchi, tu preparati! In modo tale che, quando arriverà la musica, che è come un raggio di sole che ti penetra, a quel punto, se tu sai come onorarla perché ne consoci gli artifici, le ricette i metodi, riesci ad esprimerla, sennò rimani frustrato. Ti entra dentro ma non riesci a mandarla fuori”.

Roberto Mallò per MassMedia Comunicazione

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