Intervista esclusiva a Marina Crialesi: «Volevo fare il medico»


Nata a Lamezia Terme sotto il segno zodiacale della Bilancia, con uno sguardo ammaliante e un sorriso contagioso, Marina Crialesi ha conquistato il cuore di gran parte degli italiani con il suo talento e la sua innata bellezza. Dopo aver studiato un anno all’università, Marina si rende condo di avere una grande passione: la recitazione, un po’ come una vocazione, “con tutta la sua urgenza di concretizzarsi“. Ed è così che lascia gli studi a Milano per poi diplomarsi presso la scuola di recitazione Teatro Azione di Roma. Al cinema abbiamo avuto modo di vederla nel film “Made in Italy” di Luciano Ligabue, mentre in TV tra i suoi lavori possiamo citare “I Bastardi di Pizzo Falcone“, “Il Confine” di Carlo Carlei, Duisburg – Linea di sangue e ZeroZeroZero.

Attualmente è impegnata sul set di “Un posto al sole“, dove da più di 4 anni interpreta Beatrice, un’avvocatessa ambiziosa e determinata.
Abbiamo avuto il piacere di intervistare Marina e tra una chiacchiera e l’altra, ci ha raccontato un po’ di se.

Sei nata a Lamezia Terme, ti sei trasferita a Rimini ed ora spesso ti trovi a Napoli per lavoro. Sei molto legata a quest’ultima città?
Esatto, mi sono spostata abbastanza, direi… Lamezia, Rimini, Milano, Roma, Napoli. Ma il Sud rimane il posto del mio cuore, forse perché è qui che mi sento a casa veramente. A Lamezia ci sono nata, i profumi della mia terra e del suo mare, il suo essere contrastante, il suo essere selvaggia e affascinante, fanno parte del mio DNA.
Napoli ha lo stesso sapore: è tremendamente affascinante, contrastante, mistica. Napoli mi è esplosa nel cuore. È una città che mi emoziona e che mi commuove profondamente. Quando abbiamo ricominciato le riprese di upas sono andata sul lungomare di Napoli e di fronte a quella immensa bellezza così prepotente, così mistica, mi sono ritrovata con gli occhi pieni di lacrime. Ecco, questa è Napoli. Ti esplode dentro, ti emoziona e ti travolge profondamente senza un preciso perché.

Prima di fare l’attrice ti sei preparata per il test di ammissione a Medicina, poi però il mondo dello spettacolo ha avuto il sopravvento. Come è iniziato il tuo percorso di attrice?
Ebbene si, volevo fare il medico e ho studiato un anno all’università di Milano. Poi qualcosa è cambiato. A distanza di tanti anni ancora non so cosa, ma sta di fatto che una mattina mi sono svegliata sentendo dentro di me questa vocazione, con tutta la sua urgenza di concretizzarsi. L’ho seguita d’istinto e anche con tanta paura, perché mi ha stravolto la vita e i piani che avevo. E per me che fino ad allora avevo pianificato ogni cosa nella mia vita, lo sport ad alti livelli, lo studio con una media scolastica ben precisa, la mia futura carriera da medico, è stato destabilizzante. Mi ci è voluto del tempo per imparare a gestire la mia emotività di fronte all’immensità di Roma, delle sue dinamiche, dei suoi infiniti input. Costanza , tantissimo studio e duro lavoro mi hanno ripagata.

Il tuo personaggio che interpreti in “Un posto al sole” ha subito molti cambiamenti in questi anni di permanenza. Quale aspetto del suo carattere condividi e quale invece no?
Cerco di non giudicare mai il mio personaggio, mi impedirebbe di dargli vita e verità. È ovvio che siamo due entità distinte e separate. Non bisogna confondere attore e personaggio e questo vale tanto per il pubblico quanto per l’attore stesso. Ad ogni modo mi piace il personaggio di Beatrice, mi mette sempre in una condizione di ricerca emotiva. A tratti severa, rigida, a tratti sensibile, tanto da volerla mascherare, quasi ad auto proteggersi. A volte sembra persino voler rinnegare a se stessa la sua fragilità, la sua emotività, non si vive profondamente il suo dolore, non ci sta. Penso che questa condizione appartenga in realtà a molte persone, specie nei nostri giorni. Lo stesso Bauman, importante sociologo, ci mette di fronte a questa realtà e ci spiega come siamo arrivati ad essere così distaccati dai nostri sentimenti, specie quelli di sofferenza e cosa ne comporta nella vita di ognuno di noi.

Con quale tuo collega di “Upas” hai legato maggiormente?
La fortuna di lavorare in una produzione come Upas è che si entra a far parte di una grande famiglia e si creano dei legami bellissimi. Ho legato con tutti, ma se proprio volete sapere chi ha conquistato il mio cuore più di tutti, allora vi rispondo con Riccardo Polizzy Carbonelli. Un artista grandissimo con un cuore ancor più grande. È una persona meravigliosa, sempre attento alla sensibilità altrui. Insomma, un uomo di altri tempi. Poi c’è Agnese Lorenzini ovviamente, Michelangelo Tommaso e Samanta Piccinetti che sono un uragano di positività, allegria e generosità. Marina Giulia Cavalli, Marina Tagliaferri, Nina Soldano, Luca Turco… e poi tanti altri che lavorano dietro le quinte, che vi assicuro sono la colonna portante di Upas.

Il bello di questo mestiere è che puoi metterti nei panni anche di un ruolo lontano anni luce dal tuo carattere. Che tipo di personaggio ti piacerebbe interpretare?
Proprio perché questo mestiere ti permette di indossare i panni di un personaggio lontano da te stesso che non voglio avere limiti. Sono incuriosita da tutto ciò che riguarda l’essere umano. Ma se c’è un qualcosa che particolarmente mi piacerebbe approfondire è la follia.

Con quale regista ti piacerebbe lavorare?
Oddio che domandona. Non riuscirei a sceglierne uno. Da Garrone ad Almodovar, passando per Lars Von Trier , Aronofsky, Castellitto , Mainetti, Crialese, Costanzo, Dolan. Possono bastare?

Come ha cambiato le tue abitudini il Coronavirus?
Penso che questo coronavirus abbia cambiato le abitudini di tutti in maniera molto simile. Partendo dagli abbracci, dal godersi una serata in compagnia fuori, al lavoro soprattutto. C’è tanta preoccupazione e paura per il presente e per il futuro. Bisogna rispettare il distanziamento sociale e usare la mascherina. Per ora è la nostra unica arma.

Per seguire Marina Crialesi su Instagram, vi rimandiamo al suo profilo ufficiale.

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