Intervista esclusiva a Marco Bonini: «La recitazione è la mia passione da quando avevo 14 anni»


Marco Bonini inizia studiando danza classica e moderna, ma nel 1991 decide di dedicarsi alla recitazione. Inizialmente frequenta per un breve periodo l’Accademia nazionale d’arte drammatica, successivamente il Centro sperimentale di cinematografia, conseguendo nel frattempo la laurea in filosofia. Alterna il lavoro in teatro a quello in televisione, dove è protagonista di numerose fiction, e al cinema, prima come attore e dal 2000 come produttore e sceneggiatore. Di recente è entrato a far parte del cast della fiction di Rai 1 “Cuori” e noi, spinti dalla curiosità di saperne di più, lo abbiamo incontrato.

Con la collaborazione di Roberto Mallò per Massmedia Comunicazione

Salve Marco, attualmente la stiamo vedendo nella fiction Cuori, dove interpreta il ruolo dell’anestesista Ferruccio Bonomo. Cosa pensa di questo personaggio?

E’ un personaggio che ho amato molto per le sue debolezze. E’ un maschilista anaffettivo che spera di non soffrire per amore anestetizzando il suo cuore come fa con i suoi pazienti, ma avrà, come spero abbia come tutto il genere maschile, da che ricredersi… un cuore anestetizzato non percepisce il dolore, ma neanche l’amore!!!

Cuori ha senz’altro una ricostruzione storica molto dettagliata. E’ soddisfatto di questo aspetto?

Scenografia, costumi e regia hanno fatto un lavoro splendido, metà del nostro successo è dovuto all’impianto visivo della fiction!

E del successo che la fiction sta avendo cosa mi dice?

Non posso che esserne contento nella convinzione che in CUORI hanno lavorato solo professionisti di eccellenza. Nella mia categoria poi è bello essere in un prodotto dove non c’è un collega o una collega sbagliata o acerba o non professionale neanche nei ruoli di supporto. Grande applauso a regia e produzione che hanno sostenuto e perseguito una politica di cast di altissimo profilo, anche nelle micro scene di passaggio. Anche l’attore che dice una battuta è preparato per fare il protagonista. Questa è una scelta di politica aziendale che mi onora come intererete e onora tutta la categoria.

La regia è a cura di Riccardo Donna. Come si è trovato a lavorare con lui? Le era già capitato di incontrarlo su un set?

Con Riccardo ci siamo conosciuti su “le ragazze di piazza di Spagna”… non starò qui a ricordarvi il numero di anni che sono passati!

Passiamo a lei come attore. Quando ha deciso di approcciarsi a questo mestiere?

Nel lontano 1985, a 14 anni… decisi di raccontare storie per vivere, storie raccontate con le parole, scrivendo, con il corpo, ballando e con la voce, cantando e recitando… e sono qui che la penso ancora così!

Tra i tanti film e fiction che ha interpretato, quali ruoli le sono rimasti di più nel cuore?

Ovviamente Marcello il tassinario di ”Le ragazze di Piazza di Spagna” ha segnato la mia vita, come ruolo che mi ha presentato al mercato… ma poi sono tanti i ruoli che mi hanno sedotto, a teatro Enea Retalli ne “Quer pasticciaccio di via merulana” diretto da Ronconi, Jean della Signorina Julie diretto da M. Margotta. Il mio Mr Dago Show che sto portando in scena a gennaio. Al cinema Genziano di 18 anni dopo, il primo film diretto da Edoardo Leo che abbiamo scritto e interpretato insieme, fino al più recente prof Bolle di Smetto quando voglio.

E se le dico Un Posto al Sole cosa le viene in mente?

Gli insulti delle signore del mercato di Testaccio, dove faccio la spesa, perché il mio personaggio tradiva Marina… IO FACCIO L’ATTORE SIGNORA. MARINA NON ESISTE, è UNA MIA COLLEGA! Adoro il livello di immedesimazione nelle soap opera, non c’è più confine tra realtà e finzione.

A quali progetti si sta dedicando in questo periodo?

Sono reduce di una bellissima proiezione al Festival di Roma del documentario di Edoardo Leo “luigi proietti in arte Gigi” che ho scritto con Edoardo, e in primavera uscirà con La Nave di Teseo il mio nuovo Libro “L’arte dell’esperienza” , un saggio di filosofia della recitazione che Michela Marzano ha premiato con il Premio Inedito colline di Torino 2020 nella sezione saggistica. Ho cercato di raccontare la funzione pubblica del nostro lavoro e della tecnica. Imparare a recitare dovrebbe essere una materia scolastica curricolare, perché aiuta l’alfabetizzazione emotiva di tutta la popolazione. Imparare a gestire le emozioni è come imparare la grammatica italiana, ha una tecnica e una linguistica e va esercitata esattamente come si esercita un interprete professionista.

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