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Interviste

Intervista esclusiva a Luciana Frazzetto, in scena con “SIGNORI E SIGNORE BUONASERA”

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Dopo il grande successo di Varietà Romano, di nuovo in scena la premiata ditta Frazzetto & Scapicchio, che portano divertimento, gag, travestimenti, macchiette e tanta bella musica che ci riportano indietro nel tempo omaggiando il varietà e quelle trasmissioni degli anni 60/70 che hanno accompagnato la storia della televisione italiana.

Al Teatro degli Audaci, arriva il nuovo successo firmato dalla coppia Luciana Frazzetto e Sandro Scapicchio con lo spettacolo “Signore e Signori Buonasera” per la regia di Massimo Milazzo, che regalano al pubblico allegria e buonumore a go-go e soprattutto due ore di sane risate e buona musica. Uno show coinvolgente, dal ritmo continuo, che vede in azione una frizzante, scoppiettante e instancabile Luciana Frazzetto e un eclettico musicista, cantante e attore come Sandro Scapicchio.

Come va tutti pazzi per mamma?

Abbiamo terminato lo spettacolo a Roma al Teatro 7 Off il 6 Novembre riscuotendo un grande successo di critica e di pubblico. La commedia scritta da Luca Giacomozzi per la regia di Massimo Milazzo è piaciuta molto sia ai giovani che alle persone più mature perché c’erano tutti gli ingredienti per fare il pieno di risate, e non solo…. Infatti si ride moltissimo ma allo stesso tempo ci sono momenti di grande commozione.

Qual è il punto di forza dello spettacolo?

Trattare temi importanti con il tono della commedia,, come la vita della nostra famiglia, che vive la sua quotidianità tra ironia e vivacità, tra alti e bassi, tra divertimento e commozione. Marisa, il personaggio che ho interpretato ha rinunciato a fare carriera nel mondo del cinema proprio per la sua famiglia a cui è molto legata ed è un punto di forza della nostra commedia. Tante risate e qualche lacrimuccia finale sono gli ingredienti del nostro successo.

Qual è il segreto per lavorare insieme e fare cose di successo?

Moltissime regie dei miei spettacoli portano la firma di Massimo Milazzo. Il nostro connubio dura da oltre trent’anni. Il successo della nostra ditta “Frazzetto-Milazzo” è stato sugellato nel 1990. Non è facile lavorare insieme in teatro. Spesso ci sono diverbi, abbiamo vedute diverse su una battuta, su uno stato d’animo, su un movimento e durante le prove nascono, nervosismi, discussioni, battibecchi, risate… che alla fine però sono costruttivi perchè dalle contraddizioni nascono spettacoli perfetti. perché Massimo, come un bravissimo direttore d’orchestra, dirige gli attori con energia e precisione ed esige la perfezione assoluta. Noi siamo un’unica cosa sia nella vita privata che nel lavoro e calato il sipario, spenti i riflettori, torniamo a casa marito e moglie.

Vogliamo parlare degli altri progetti a teatro e non solo che vi vedono coinvolti insieme?

Prossimamente dal 1 al 4 Dicembre debutterò al Teatro degli Audaci a Roma con uno spettacolo di Varietà, molto divertente scritto da me e Sandro Scapicchio “SIGNORE E SIGNORI BUONASERA” sempre con la regia di Massimo Milazzo. E’ un contenitore di Sketch, monologhi comici, battute, canzoni romane, Battute demenziali con humor inglese in chiave italica, gag…dove anche il pubblico sarà protagonista. Molto diverso dalla commedia TUTTI PAZZI PER MAMMA, ma altrettanto molto divertente. Dopo un periodo di restrizione e quarantena, cerchiamo di regalare allegria e buonumore.

A Marzo invece porterò in scena un mio monologo, che ho portato in tournèe già da diversi anni, scritto insieme a Riccardo Graziosi “NEI PANNI DI UNA DONNA” diretto sempre dal mio regista preferito Massimo Milazzo. E’ un monologo divertente che indaga l’universo femminile visto dagli occhi ingenui (ma non troppo) di una sarta, che si trova a raccontare episodi della propria vita, in monologhi dissacranti, con un inaspettato e suggestivo colpa di scena finale che non posso assolutamente svelare. Tra un orlo e una cerniera, le faccende di casa, un insopportabile marito, due figli e un cane, mi divertirò a far ridere il mio pubblico parlando di tutto ciò che ci circonda al giorno d’oggi. Un monologo molto apprezzato dal pubblico e dalla critica e che tratta anche il tema del femminicidio con un’ironia graffiante, perché spesso il sorriso è l’arma migliore per affrontare il dolore.

Cosa ti ha fatto innamorare di lui /lei?

Era Gennaio del 1990 quando incontrai Massimo per la prima volta in teatro. Era seduto con la sua sciarpa, il suo capello lungo e bianco che fuoriusciva dal suo inseparabile borsalino. La sua immagine mi ricordò subito Federico Fellini con il quale avevo lavorato alcuni anni prima. Mi colpì il suo grande carisma, la sua gioia nell’approcciarsi con gli attori, la sua disponibilità e il voler aiutare i giovani, cosa molto rara in questo ambiente. Ci siamo innamorati durante le prove e la sera della prova generale ci siamo dati il nostro primo bacio e poiché eravamo tutti e due impegnati sentimentalmente decidemmo di “scappare” dai rispettivi partner andando a fare una vacanza insieme dopo le repliche. Da quel giorno non ci siamo più lasciati. Massimo è un uomo molto altruista, un’artista a tutto tondo, è anche un bravissimo direttore di doppiaggio e fa questo lavoro con tantissima passione donandosi anima e corpo. Insomma….Massimo è Massimo…e sono stata felice e fortunata ad averlo incontrato. La nostra è una bella storia d’amore. Una bella favola.

Tre aggettivi per descriverlo /descriverla?

Dinamico, estroverso, colto.

Un sogno nel cassetto da realizzare?

Avendo iniziato la mia carriera in cinema, ho avuto la fortuna di lavorare con grandi maestri, Fellini, Samperi, Damiani, Castellano & Pipolo, i fratelli Vanzina, Steno, Mastroianni, Alberto Sordi…. ma il mio sogno sarebbe quello di lavorare con Pedro Almodovar. Le sue pellicole sono originali e variegate; le sue opere eccentriche e grottesche e sono popolate da personaggi forti e sopra le righe, passionali e sentimentali, proprio come piacciono a me. Sono un’attrice comica, drammatica, imprevedibile, ironica e quindi…. Si! Mi piacerebbe molto interpretare uno dei suoi personaggi, e magari avere anche una piccola parte in un suo film, ma so che resterà un sogno. Ovviamente se mi dovesse chiamare Özpetek o Sorrentino, mi precipiterei immediatamente.

E vorrei concludere questa intervista con una frase di Lee Strasberg che disse: “L’attore crea con la sua carne e il suo sangue tutte quelle cose che le altre arti, in qualche modo, tentano di descrivere.” Bella vero?

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Interviste

Intervista esclusiva a Cosetta Turco: «Sono una mamma giocherellona e una moglie amorevole»

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Televisione, cinema, teatro, una lunga carriera per un sogno da bambina realizzato. Oggi Cosetta Turco è un’artista a 360 gradi: ecco la nostra intervista esclusiva!

A cura di Roberto Mallò per MassMedia Comunicazione

Come ti sei avvicinata al mondo dello spettacolo?

Sono nata con la passione per la danza. Mia mamma mi racconta che quando ero nel passeggino appena sentivo la musica mi iniziavo a muovere e poi crescendo ho iniziato a ballare guardando Lorella Cuccarini e Heather Parisi, senza che nessuno mai mi dicesse cosa fare. Poi ho iniziato a studiare danza e ho fatto di tutto per inseguire il mio sogno che prima era quello di diventare una ballerina e poi quello di diventare un’attrice.

Quali sono state le tappe principali e fondamentali della tua carriera?

La mia carriera nel mondo dello spettacolo è iniziata a soli 18 anni. Fui scelta come ballerina per il programma “Tira e Molla”, pre-serale di Canale 5 condotto da Paolo Bonolis. Ho un ricordo bellissimo di quell’esperienza, la porterò sempre nel cuore. Successivamente ho partecipato ad altri programmi televisivi come “La sai l’ultima”, “Domenica In”, “Chiambretti c’è”, “Buona Domenica” e tanti altri. Nel 2005 lavorai per una fiction intitolata “Grandi Domani” e da lì capii quanto mi piacesse stare su un set cinematografico così ho iniziai a fare provini come attrice e dopo poco fui presa per serie tv come  “Distretto di polizia 8″, “Ris 5”, per poi passare al grande schermo con film quali “Napoletans”, “Operazione Vacanze”,“E io non pago” e “The Stalker”.

Quali sono i progetti a cui ti stai dedicando adesso?

Ci sonodiversi progetti in cantiere ma per scaramanzia non dico ancora nulla. Seguitemi sui mei canali social e sarete aggiornati.

Chi sei fuori dalla tv e dal tuo lavoro come donna?

Sono una mamma giocherellona e dolcissima, una moglie amorevole dedita alla sua famiglia.

Tre aggettivi per descriverti?

Sono una persona super positiva. Vedo il bicchiere sempre mezzo pieno e non mi abbatto davanti alle difficoltà, ma cerco sempre di trovare una soluzione. Sono molto buona e cerco di aiutare tutti i miei amici e infine sono una persona molto solare. Come si suol dire: un sorriso al giorno leva il medico di torno. E io mi attengo alla lettera a questo detto.

Hobby, passioni, tempo libero?

Mi piace tanto cucinare prelibatezze per i miei due uomini di casa. Mi diverto a sperimentare sempre nuove ricette e devo dire che apprezzano tanto. Una passione che mi ha invece trasmesso mio padre è quella di partire e andare in giro per il mondo alla scoperta di nuovi posti. Prima viaggiavo con mamma e papà, adesso viaggio con mio marito e mio figlio. Quel poco tempo che mi rimane a disposizione lo dedico al pilates. Ho scoperto questa disciplina da poco e mi ci sono subito appassionata.

Un sogno nel cassetto?

A livello lavorativo mi piacerebbe interpretare un bel ruolo in un film di successo e vincere tanti premi e a livello personale vorrei tanto allargare la mia bellissima famiglia.

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Interviste

Intervista esclusiva a Domenico Auriemma, titolare del brand di occhiali D-Style

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D-Style è una vera eccellenza del Made in Italy, un brand di fama internazionale e garanzia di gusto ed eleganza. Ecco un’intervista esclusiva all’artigiano dell’occhiale, il campano Domenico Auriemma, ottico dei vip.

A cura di Roberto Mallò per MassMedia Comunicazione

Quali sono le novità del brand in questo inizio anno?

“In questo periodo dell’anno siamo in completamento delle strategie per il nuovo anno. Programmiamo su informazioni di tendenze forme e colori i nuovi modelli da portare a completamento per la primavera estate”.

Come vivi questo particolare momento storico in questo periodo dell’anno?

“Il periodo natalizio per me è sempre dedicato alla famiglia”.

Dove trovi la motivazione per il tuo lavoro?

“Ogni mio singolo modello è realizzato a mano; sono tutti come dei miei figli. Chi si relazione con me si deve sentire come se stesse parlando con una persona cara della sua famiglia. In ogni singola occasione non amo e non ho mai amato parlare di relazione di stira commerciale, perché il fine non è legato al business (contrariamente a chi ne fa l’unica e sola prerogativa ), ma al rapporto, alla stima, all’affetto verso prima noi stessi, per quello che facciamo con immensa passione, e poi verso chi ci stima e ci vuole bene. Personalmente, amo trattare chi ha una profonda stima nei miei confronti al pari di un mio familiare. Parlare di clienti per me è non accettabile”

Perché un cliente deve scegliere Dstyle?

“Chi sceglie Dstyle opta per la prima l’iniziale di queste parole. D di Domenico proprio perché in quella D cerco ogni singolo giorno della mia vita, in ogni singolo gesto, di trasmettere un legame verso la mia persona ed i miei manufatti, che siano più o meno economici, con la certezza che hanno un valore immenso di amore e passione”.

Come si sono evolute le tue creazioni e come cambiano nel tempo?

“Le evoluzioni del prodotto sono relative a due elementi: la richiesta del portatore e la riqualificazione della moda. Ad inventare qualcosa di nuovo non siamo, talvolta, noi ma è la storia che riappare e ci fa riqualificare ciò che viene di nuovo ed è da apprezzare. Spero vivamente che non si perda di vista e non si annulli nulla. Parlo di valori, di principi sani, di tradizioni, di ciò di bene e giusto c’era, non solo legato alla moda o al consumismo. Il tempo che stiamo vivendo ci sta portando ad accelerare in avanti e a dimenticare, talvolta, le basi e le fondamentali prerogative della vita bella giusta e sana a 360°”.

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Interviste

Intervista esclusiva ad Angelo Perotta, direttore artistico della rassegna al Teatro de Rosa di Frattamaggiore

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Anima campana, lunga gavetta e tanta esperienza, quella di Angelo Perotta è grande passione per il teatro. E fra tanti progetti è direttore artistico della rassegna al Teatro de Rosa di Frattamaggiore. Ecco la nostra intervista esclusiva!

A cura di Roberto Mallò per MassMedia Comunicazione

Come ti sei avvicinato al mondo dello spettacolo?

“Ho iniziato quasi per gioco, da ragazzino, avvicinandomi al teatro di Viviani. Ho sfidato me stesso. Mi raccontano che quando ero bambino mi sono sempre rifiutato di salire sul palco per le recite di fine anno scolastico. E invece mi ritrovo oggi che dal palco non scendo più, perché è un modo per sentirsi liberi. E’ una libertà che ti fa stare bene.”

Quali sono state le tappe principali e fondamentali della tua carriera?

“Ho capito di dover approfondire quella che inizialmente era una passione e farne il mio lavoro abbandonandone un’altra, il calcio. I maestri che sicuramente hanno lasciato un segno nella mia formazione professionale e personale – prima come attore e poi come regista e scrittore – sono Nando Paone e l’indimenticabile Cetty Sommella. Da giovanissimo, 21 anni, ho debuttato sul piccolo schermo con la regina Sophia Loren; na piccola parte che mi ha permesso di esplorare il mondo del cinema, che non disprezzo affatto, anche se successivamente mi sono dedicato molto di più al teatro. Devo comunque molto della mia identità attoriale e registica ad artisti del panorama partenopeo e non, come Eduardo de Filippo, Viviani e Troisi, che purtroppo ho potuto vedere solo in tv. Ho avuto il piacere di conoscere e vedere dal vivo un altro maestro per eccellenza, ossia Gigi Proietti, il quale è riuscito a lasciare il segno in ogni giovane artista che vuole intraprendere questo mestiere. Una svolta nella mia vita è stata la fondazione della compagnia teatrale Comic Art con la conseguente nascita dell’associazione omonima, che mi ha permesso di convogliare tutti gli insegnamenti del mio passato, conferendogli però la mia firma personale. Lo spazio artistico è diventato nel tempo centro di ritrovo, di conoscenza, di formazione per professionisti e non. Un luogo dove l’arte e la passione per quest’ultima hanno sempre regnato sovrani.”

Quali sono i progetti a cui ti stai dedicato adesso?

“Oggi, dopo anni difficili per il mondo dell’arte, posso affermare che la mia compagnia sta riprendendo la sua marcia senza esitazioni. Abbiamo ripreso la formazione e lo spettacolo per i giovani, abbiamo allestito una nuova stagione teatrale nel nostro territorio, collaborazioni con compagnie di altre regioni e all’orizzonte c’è una possibile pubblicazione del mio libro di poesie.”

Chi sei fuori dalla tv e dal tuo lavoro come ragazzo comune?

“Non amo parlare molto di me, sono esattamente ciò che vedete. Il palcoscenico è la mia vita e penso che faccia ormai parte di me e sia difficile scindere le due parti. Spesso giocosamente anche gli amici d’infanzia mi chiamano affettuosamente ‘il regista’. Contrariamente a ciò che si potrebbe dedurre da queste parole, non amo essere al centro dell’attenzione, mi piace osservare da lontano, posso risultare introverso e silenzioso, parlo solo se è necessario.”

Tre aggettivi per descriverti?

“Mi descriverei come determinato, curioso e attento.”

Hobby, passioni, tempo libero?

“Da buon partenopeo sono appassionato del mondo del calcio; mi piace ascoltare musica, meglio se dai vinili, e amo luoghi rilassanti, in particolar modo nel verde.”

Un sogno nel cassetto?

“Ciò a cui aspiro maggiormente è sicuramente la serenità… e magari essere protagonista di un film, perché no, potrebbe essere un bel sogno da realizzare.”

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Interviste

Robert Madison si racconta in un’intervista esclusiva, tra ricordi passati e sogni futuri

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Sono tanti i lavori che vedranno protagonista Robert Madison nei prossimi mesi. Dopo il ruolo del professore in Di4ri, la serie di grande successo distribuita da Netflix, l’attore sarà il volto di diversi film destinati al cinema, tra cui Soldato Sotto la Luna diretto da Massimo Paolucci. Un periodo roseo, frutto dei tanti anni di lavoro ininterrotti, di cui sta andando molto fiero e che l’ha portato a volare anche verso le Filippine, nazione in cui ha girato una pellicola horror ancora tutta da scoprire. Tra ricordi passati, in primis le esperienze nelle soap Vivere e CentoVetrine, e sogni futuri, Madison si è raccontato in questa intervista, dove ha menzionato il padre Guy, attore statunitense volto del cinema degli anni ’50 e ‘60.

A cura di Roberto Mallò per MassMedia Comunicazione

Robert, partiamo dagli ultimi lavori che la vedono come protagonista…

“In primis c’è la serie Di4ri, diretta da Alessandro Celli e che è stata distribuita da Netflix ed ha avuto un grande successo, poiché è stata per tanto tempo tra le produzioni più viste della piattaforma. Lì ho interpretato un professore di educazione fisica. Essendo un lavoro tutto incentrato sui ragazzini delle medie, i ruoli degli adulti erano senz’altro più immaginari. Ma fa sempre piacere far parte di un prodotto apprezzato così tanto che, da luglio, sta uscendo in tutto il mondo”.

Ci sono poi diversi film, no?

“Sì. C’è Soldato Sotto la Luna, diretto da Massimo Paolucci. Un lavoro dove ho potuto lavorare nuovamente con Daniela Fazzolari, che avevo già conosciuto sul set di CentoVetrine, di cui ho fatto parte per diverso tempo. Nel cast c’è anche Daniel McVicar, per anni nel cast di Beautiful. C’è questo mix di ex volti di soap che gli appassionati del genere non potranno non notare”.

Qual è il suo ruolo in Soldato Sotto la Luna?

“Sono un nazista ai tempi della Seconda guerra mondiale che arriva di fronte ad un casolare con una motoretta, accompagnato dalla propaganda e dalla musica del suo ‘credo politico’. Un uomo che, trovandosi da solo, si rilassa un attimo, si toglie la giacca ed accende una sigaretta finché, dall’alto, non spunta un ragazzino, che ce l’ha coi nazisti perché vuole vendicarsi di uno stupro subito da una sua vecchia fidanzata. Vendetta che va a buon fine, dato che riesce ad uccidere questo soldato. Anche se l’uomo, quarant’anni dopo, ritorna come fantasma. Si tratta quindi di un personaggio molto importante, dato che sono io il Soldato Sotto la Luna del titolo che torna nel casale, dove c’è la nipote del ragazzino che l’ha ucciso e che ormai è morto. E da lì parte tutto il meccanismo che porterà il nazista a tentare di fare del male alla donna”.

Con Paolucci, il regista, aveva già lavorato?

“Sì, in Una Preghiera per Giuda, dove sono stato il direttore di un carcere. Un ruolo molto particolare, dato che era un uomo strano con i capelli molto lunghi, lontano dai canoni tipici di chi dirige un penitenziario. Nei prossimi mesi, Paolucci ha in cantiere un film molto bello sullo sbarco di Anzio e dovrei farne parte pure io”.

E per quanto riguarda gli altri lavori?

“Ho girato Abisso Nero, che è stato fermo per tanto tempo a causa della pandemia. Pur essendo stato girato in precedenza, parla di un virus creato in un laboratorio per sterminare la popolazione terrestre. Quando uscirà sembrerà fatto a posta proprio in seguito al Covid, mentre invece è stato del tutto casuale. La regia di questo lavoro è di Ronald Russo e verrà distribuito, via streaming, da una piattaforma. A novembre, inoltre, sono partito nelle Filippine per girare un film horror di produzione Italiana, dove ho recitato in inglese. Il lavoro ha ancora un titolo provvisorio. Tra i prossimi progetti c’è anche un cortometraggio, di cui per il momento è meglio non parlare ma che mi vedrà sul set a febbraio. Non dico altro perché poi, magari, ci rubano l’idea, che è davvero molto carina”.

Se ricordo bene era stato già in precedenza nelle Filippine per girare dei film, giusto?

“Proprio così e sempre con Gianni Paolucci, fratello di Massimo. Insieme a lui avevo fatto, nelle Filippine, La Tomba, film horror di Bruno Mattei. Ho sempre amato spaziare tra i vari generi. Avendo preso parte a La Terza Madre e Il Cartaio con Dario Argento mi hanno spesso chiamato per prendere parte a degli horror, ma ho cercato di diversificare i lavori”.

E se le dico La lunga notte dei morti, cosa mi risponde?

“E’ un altro film che ho girato con la regia di Dario Germani. E’ un horror divertente, con una chiave utile per diversificare il genere. Pur essendo incentrato su una catastrofe zombie, ha dei momenti in cui si ride. Un esperimento che, dal mio punto di vista, è riuscito e sarà disponibile a breve. Tra l’altro avevo già lavorato con Germani in La Mattanza, che è uscito invece al cinema”.

A proposito di soap, che abbiamo citato poco fa, non ha soltanto CentoVetrine nel suo curriculum ma anche Vivere. Che ricordi ha legati a quelle due produzioni?

“Quello in Vivere era un personaggio molto bello, con una doppia faccia. Uno psicopatico che faceva il carino con Irene Monteleone (Francesca Cavallin), ma che in realtà voleva vendicarsi di un avvocato che non l’aveva difeso bene per uno stupro di cui si era macchiato e che l’aveva fatto finire in galera. In CentoVetrine, invece, sono stato per otto mesi Luca Pellegrini, un venditore di vini coinvolto in un triangolo con le cugine Carmen e Roberta interpretate da Emanuela Tittocchia e Arianna Bergamaschi”.

E’ figlio del divo del cinema americano Guy Madison. L’arte ha quindi sempre fatto parte della sua vita?

“Esatto. Anche se non è facile, cerco di portare avanti la tradizione familiare. Papà è stato una star; alla sua epoca, negli anni ’50, i film erano davvero un evento. Un attore, che appariva sul grande schermo, era un Dio. Adesso non c’è più quell’impatto quando si prende parte ad un film. E le stesse fiction, in televisione, non vengono seguite come un tempo, perché magari la gente preferisce recuperarle in una piattaforma”.

Al giorno d’oggi è difficile vivere soltanto di cinema e spettacolo?

“Se fai un film con un estremo successo parte senz’altro un volano di richieste e se scegli bene, portando a casa altri due o tre prodotti apprezzati, tutto va da solo. Non è sempre detto, perché il successo non è facile da mantenere. Bisogna avere la freddezza, la lucidità e l’umiltà per ciò che sceglierai dopo. Altrimenti rischi di bruciarti. Ci vuole fortuna, ma anche molta testa e intelligenza nel mantenere il successo che si ha. In Italia ci sono degli attori che lavorano sempre, non si rischia tanto su nuovi volti. I produttori sanno che un determinato attore porta quell’incasso, in base alle varie statistiche che vengono fatte, e vanno sul sicuro con i loro soldi. In passato, negli anni ’60, questo meccanismo non c’era. Si rischiava di più e si facevano almeno 300 film all’anno. Ora forse ne girano 16 o 20, puntando magari su volti che il pubblico apprezza. Per citarne due, Pierfrancesco Favino ed Elio Germano, che sono bravissimi e adoro, ma anche altri miei stimati colleghi”.

Parlando di sé, ha qualche passione in particolare?

“Sono una persona sportiva. Non a caso, sono maestro della Federazione Italiana di Tennis e Padel, sport molto in voga in questi ultimi anni”.

© Sbircia la Notizia Magazine, è vietata qualsiasi ridistribuzione o riproduzione del contenuto di questa pagina, anche parziale, in qualunque forma. Foto da cristinacaremoli.agency

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Interviste

Intervista esclusiva a Gianfranco Angioni, autore del libro “Le metamorfosi imperfette”

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Oggi vogliamo presentarvi Gianfranco Angioni, autore del libro “Le metamorfosi imperfette” per la Pav edizioni, un libro che saprà stupire, coinvolgere e risolvere alcuni dubbi o domande sul rapporto uomo donna con un finale inaspettato.

Da dove nasce questo titolo?

“Le metamorfosi imperfette è un romanzo in cui si intrecciano vicende di persone comuni e del loro vivere l’esistenza secondo le proprie attitudini e il proprio sentire. L’essere umano riconosce i suoi limiti e le sue deviazioni, cerca anche di migliorarsi, di cambiare. Ma la natura umana è immutabile a dispetto dei condizionamenti cui l’uomo stesso la può sottoporre, le trasformazioni repentine degli esseri viventi riescono solo nella mitologia e nella letteratura. Nel caso degli esseri umani sono, appunto, metamorfosi imperfette.”

Sheila chiede a Glauco “Dimmi che senso ha stare con te”. Che senso ha il loro rapporto?

“Sheila e Glauco erano stati amici per molto tempo, poi l’ha accettato perché pensava la completasse sia affettivamente che fisicamente. Pensava di essere arrivata a un punto fermo della sua vita. Quando si era resa conto di non essere pienamente corrisposta aveva deciso di chiarire questa relazione, a qualunque costo. Ma mai dire mai, anche Sheila ha una natura complessa, occorre andare vanti nella lettura di Le metamorfosi imperfette e vedere cosa accade. Ognuno è fatto a modo proprio, qualche volta si incontra l’anima gemella, qualche volta no, qualche volta per un certo periodo di tempo va tutto bene, qualche volta niente va bene.”

A pagina 100 affronti il rapporto uomo donna in modo più ampio. Può esserci amicizia tra uomo e donna?

“Sicuramente, a patto di accettare la completa parità tra uomo e donna. Certo, a volte, nel corso di una giornata, nel corso di un mese o di un anno, può esserci anche desiderio sessuale. Senza ipocrisie, quando si spinge molto avanti oggi lo chiamano un rapporto da “scopamici”, ma credo che tali relazioni siano sempre esistite. Non dimentichiamo che nel nostro DNA vi sono residui da uomo preistorico, anzi anche da rettili preistorici e che certe problematiche del giusto e dello sbagliato sono giunte quando l’uomo ha elaborato i concetti di morale, si è dato delle leggi, ha inventato il matrimonio.”

Proseguendo, a pagina 109, da uno a dieci quanto è megalomane Glauco?

“Glauco non è megalomane, è una persona che, nella sua tendenza a cambiare, nella sua volubilità e immaturità, è rispettoso dei suoi simili. Certo ha reazioni a volte fuori dalla norma e commette errori, come tutti.”

Perché il rapporto che Glauco ha con Arianna “sarebbe stato diverso”, come cita il racconto a pagina 111, rispetto a quello avuto con Sheila?

“Perché con Sheila è il completamento di una relazione di amicizia, di affiatamento che muta nel tempo, con Arianna è il risultato di un flash emotivo, senza giustificazione logica e, in quel momento gli piace. Non dimentichiamo che precedentemente si è dedicato alla ricerca dell’anima gemella. In quei momenti pensa che la ricerca si concluda con Arianna.”

Come mai hai scelto proprio Malta per ambientare l incontro tra Arianna e Glauco?

“Perché Malta e La Valletta sono molto belle e si prestavano per un incontro di riavvicinamento, di premessa a un futuro rapporto amoroso tra i due e poi, il fatto di avere citato quel particolare dipinto di Caravaggio, la reazione di Arianna alla sua visione erano la premessa a futuri sviluppi del romanzo. Nell’equilibrio di una trama, nulla è lasciato al caso, nulla deve essere banale, buttato lì per caso, alla fine i conti devono tornare, altrimenti il lettore alla fine completa la lettura con un senso di incompiuto, non armonico, non bello. Ringrazio Fabia Tonazzi e Sbircia la Notizia Magazine per avermi dato l’opportunità di esprimermi e spiegare quanto la lettura del mio romanzo possa richiedere.”

Arrivati alla fine di questa intervista, invitiamo chi lo desidera a leggere fino alla fine “Le metamorfosi imperfette“, ci sono ancora tante sorprese da trovare. Per fortuna la natura umana è molto ampia e variegata e si presta a continue e diverse descrizioni di caratteri.

(di Fabia Tonazzi)

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Gioielli

TuDiva by Giulia Fiorentini, la scelta giusta per sorprendere chi ami con un gioiello di alta qualità

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Torniamo a parlare di gioielli e naturalmente di tuDiva: prima di iniziare vi segnaliamo subito che è uscita la nuova collezione, Love tuDiva, disponibile sia in-store che online. Per l’occasione abbiamo incontrato nuovamente Giulia Fiorentini, titolare del brand, che ci ha svelato qualche dettaglio in più.

Regalare un gioiello è da sempre considerato un gesto che simboleggia affetto, amore, rispetto e che, in qualunque contesto, sottolinea un legame prezioso tra due persone. I gioielli tuDiva sono, infatti, accessori di particolare pregio e di grande valore. Regalare un gioiello alle persone care è uno dei modi migliori per ringraziarle e far loro capire quanto siano importanti per noi.

Il gioiello come depositario degli affetti

Un gioiello è un dono che lascia il segno, un bene prezioso che si regala alla persone amate in occasioni speciali. Nel corso della storia i gioielli non hanno mai perduto il loro fascino e significato. Sono un pegno dell’amore e del rispetto per un’altra persona, il simbolo di un sentimento, di un legame eterno come il gioiello stesso.

Ed è proprio per questo che vi parliamo ancora una volta di “tuDiva”, il brand ideato da Giulia Fiorentini, lavorato a mano nei laboratori della gioielleria di famiglia “L’Arte del Gioiello” a Viareggio: perché riteniamo che sia una realtà che rispecchia a pieno i canoni e la filosofia di una lunga tradizione orafa italiana di alta qualità.

A questo link è possibile leggere l’intervista completa, nella quale Giulia ci ha raccontato un po’ di se e del suo brand; se non l’avete ancora letta, prima di proseguire con la lettura di questo articolo vi consigliamo di farlo.

Andando oltre il mero valore materiale, il gioiello è testimone di un legame affettivo, un regalo che sottolinea l’importanza, e la stessa preziosità, della persona a cui è destinato. Esiste un gioiello perfetto per ogni legame e occasione, dall’eterno diamante, al profondo smeraldo, fino alla passione dei rubini.

Ogni pietra ha una storia antichissima, oltre che ad un sistema di valori e significati profondi a essa connessi. È questa la differenza che separa irrevocabilmente un gioiello da un pezzo di bigiotteria. Nel secondo viene meno l’inestimabile valore artigianale, la preziosità e la durevolezza nel tempo, le proprietà intrinseche e le caratteristiche salienti e peculiari delle pietre preziose.

A ogni gioiello il suo significato

La stessa declinazione dei gioielli, collana, bracciale orecchini e il resto del comparto, veicola messaggi e tradizioni differenti. In base ai loro significati, si può scegliere quale sia il più appropriato per una determinata persona. Ecco una panoramica dei gioielli tuDiva e del significato che ognuno di essi rappresenta nella storia e nella modernità.

L’anello: Sin dall’Antichità, l’anello ha simboleggiato eternità e unione. Si regala soprattutto alla persona amata come segno di impegno e fedeltà e, in occasione del matrimonio, come promessa di una vita insieme;

La collana: Regalare una collana indica protezione verso una persona, l’atto di circondarla per tenerla stretta a sé. Simbolo di grande affezione, simboleggia una vicinanza di sentimento anche nelle avversità;

Il bracciale: Sin dalle epoche più antiche, il bracciale è stato utilizzato come scudo ed elemento protettivo, ma anche per indicare un rango nobiliare. Oggi si presta a essere regalato per numerose occasioni. Quelli con ciondoli personalizzati sono perfetti per sottolineare un legame o un’occasione unica;

Gli orecchini: Nei tempi antichi, gli orecchini venivano indossati come simbolo di ricchezza, diffondendosi anche tra le tribù di molteplici civiltà. In passato venivano considerati talismani propiziatori o con fini pratici e ornamentali. Attualmente l’estremo valore dell’orecchino risiede nella sua bellezza, come nella sua tradizione, e sono regali comuni che si adattano bene a ogni occasione.

Il baciamano: L’origine dei baciamano risale al lontano XVI secolo nella corte polacco-lituana, diffondendosi in breve tempo in tutte le corti europee. Era considerato un gesto di cavalleria di un uomo nei confronti di una dama dell’epoca: un saluto che non lasciava spazio a rifiuti. Il baciamano è tutt’oggi un elemento originale per stupire chi ami con un regalo non banale e completo, per fornirle il tocco che renderà qualsiasi suo outfit unico.

Gli Earcuff: Sono una sorta di orecchini che si possono indossare senza buco, si tratta di un pezzo di gioielleria molto suggestivo che andava di moda nell’antico Egitto e in India. Negli ultimi anni vengono usati in molte occasioni e per motivi diversi, rendendo i nostri looks più sorprendenti, donando a chi li indossa un tocco di unicità in più.

Sul sito di tuDiva troverete una vasta scelta di baciamano, anelli, bracciali, orecchini, collane, earcuff e tanto altro.

L’Arte del Gioiello, il valore della tradizione artigianale made in Italy

In Italia la vera tradizione dei gioielli si sviluppa tra la fine del Medioevo e l’inizio del Rinascimento. L’arte orafa venne, infatti, elevata al rango di “Arte superiore” e raggiunse livelli di qualità altissimi, catturando l’attenzione di tutta Europa.

Al giorno d’oggi vi sono ancora maestri artigiani che mantengono viva la tradizione dei padri, tramandando conoscenze e tecniche artigianali di generazione in generazione. L’Arte del Gioiello di Mirko Fiorentini è una di queste eccellenze locali, i cui prodotti sono elementi di punta della migliore tradizione orafa Italiana.

Ogni gioiello realizzato nel laboratorio della gioielleria “L’Arte del Gioiello” è curato in ogni singolo particolare, dalla creazione della sua base, passando per l’incastonatura, fino ad arrivare a tutti quei trattamenti che permettono al gioiello di mantenere le sue caratteristiche salienti nel corso del tempo.

Ciascuna creazione realizzata ha una storia e un elemento che la rende unica, ogni gioiello diverso dagli altri, un piccolo sogno che si materializza davanti agli occhi. Mirko Fiorentini, un orafo designer che tiene alto il valore del Made in Italy e che ha passato questa passione alla figlia Giulia.

TuDiva by Giulia Fiorentini, il gioiello perfetto da regalare o regalarsi

I nostri lettori già ne hanno sentito parlare: l’intervista di Giulia è infatti una tra quelle che ha riscosso maggior successo. TuDiva, o tuDiva, riportandolo con la grafica corretta, è il brand creato da Giulia Fiorentini, nel febbraio del 2022, “per far sentire ogni donna una diva”. Figlia d’arte, sin da piccola Giulia è cresciuta nel mondo dei gioielli e la sua passione si è ben presto trasformata in professione.

Dal primo gioiello realizzato all’età di sei anni, oggi è nata un’intera linea disegnata da Giulia. Formatasi come disegnatrice CAD specializzata in gioielleria, ha ideato il suo brand, giovanile, dinamico e moderno, convogliando in esso tutto l’amore che fin da bambina riserva per i gioielli e per le pietre preziose.

Ogni gioiello è unico come la persona che lo indosserà, curato nei minimi dettagli e realizzato solo con materiali di qualità, nel rispetto della migliore tradizione orafa italiana. Con tuDiva è possibile richiedere qualsiasi tipo di gioiello personalizzato (ve ne abbiamo parlato anche nel nostro articolo in cui abbiamo intervistato Giulia) così che l’acquirente possa portare con sé qualcosa di speciale e personale.

A tal fine è possibile compilare il form direttamente sul sito oppure inviare una mail a info@tudiva.it – non c’è limite alla fantasia e potrete richiedere la creazione di qualsiasi gioiello abbiate in mente, così che possa essere un pezzo davvero unico al mondo. Il vostro gioiello sarà disegnato direttamente da Giulia, lo ricordiamo, disegnatrice CAD professionista. Vi sarà inviato il render via mail e in caso di approvazione, inizierà la lavorazione, rigorosamente a mano, dagli orafi del laboratorio de “L’Arte del Gioiello”. Questa è sicuramente un’idea regalo perfetta per occasioni da rendere uniche ed indimenticabili.

In basso qualche immagine della lavorazione a mano dei gioielli tuDiva.

Un gioiello racconta inevitabilmente una storia, dicendoci qualcosa dei gusti e del carattere di quella persona. E Giulia mette il cuore nel suo lavoro, per soddisfare ogni suo cliente.

La collezione, in stile artistico moderno, realizzata in argento 925 e incastonata di pietre preziose, è piena di carattere e di vitalità, con un design essenziale e ricercato: una classicità senza tempo che si adatta alla vita della donna moderna. Gioielli per esaltare la bellezza esteriore e interiore, la storia individuale e tutte quelle caratteristiche che rendono ogni persona diversa dalle altre.

Donare un gioiello tuDiva vuol dire esprimere i propri sentimenti, fare sentire una donna apprezzata e speciale – regalare un sogno materializzato, infuso della passione dell’anima creatrice.

TuDiva, gioielli ma non solo: idee regalo “alternative”

Sul sito ufficiale tuDiva troviamo un’ampia offerta di prodotti. Oltre ai gioielli come anelli, collane, baciamano, bracciali, earcuff e parure, possiamo trovare diversi tipi di accessori: dal porta borsa da tavolo alla penna a forma di rossetto, dal panno per la pulizia dei gioielli al porta gioielli da viaggio. Insomma, gadget molto utili da portare sempre con sé.

Il porta borsa da tavolo tuDiva è un gancio da tavolo per borse in acciaio inossidabile, disegnato da Giulia Fiorentini. L’accessorio, grazie alle sue piccole misure, è ideato anche per le borse più piccole: si può infatti fissare anche all’esterno della borsa. Supporta grandi pesi ed è una delicata innovazione realizzata in un pezzo unico nel suo genere. Disponibile in due colorazioni diverse e si può anche richiedere un’incisione, in modo che sia un accessorio unico e personalizzato.

La penna rossetto tuDiva da borsetta scrive in blu, è super leggera e comodissima anche per le borse più piccole.

La nuova collezione “Love tuDiva”

E le sorprese non finiscono qui – come vi abbiamo anticipato all’inizio, Giulia Fiorentini ha appena rilasciato la nuova collezione, Love tuDiva, già disponibile sia online che presso il negozio del brand nel vero centro di Viareggio. La nuova linea di gioielli nasce per continuare a soddisfare tutte le richieste e il desiderio di acquistare la qualità del made in Italy, sviluppando le linee salienti della prima, offrendo qualità altissima, unicità e personalizzazione.

Lo storico e intramontabile design italiano incontra tecniche e macchinari moderni e sofisticati, un connubio da cui nasce una collezione avvincente e promettente che guarda al futuro, preservando la tradizione di famiglia e tutto il meglio che l’expertise dei gioiellieri italiani possono offrire.

Abbiamo incontrato ancora una volta Giulia per saperne di più e ci ha spiegato che “questa linea resterà con noi per tanto tempo e che si rinnoverà di continuo con proposte nuove e alla moda”. Ogni pezzo sarà unico, esattamente come chi li indossa. Il nome Love tuDiva, rappresenta “l’occasione di regalare un gioiello indimenticabile” proprio perché, come suggerisce il nome stesso, è possibile trovare molte pietre taglio cuore e solitari, simbolo per eccellenza del fidanzamento.

Posso dire che la nuova collezione, Love tuDiva, è nata grazie al pubblico e alla forte richiesta. Visto i notevoli ordini ho deciso di ampliare il catalogo che continuerà a rinnovarsi, seguendo le nuove tendenze e le evoluzioni di stile. Con amore e tutta la qualità del made in Italy.” (Giulia Fiorentini)

Per finire, vi rimandiamo ancora una volta alla nostra intervista esclusiva a Giulia Fiorentini e al sito ufficiale di “tuDiva”, dove troverete anche lo shop online.

Vi ricordiamo che il primo punto vendita tuDiva si trova a Viareggio e fa angolo tra Via Antonio Fratti, 178 e Via Giuseppe Zanardelli, 152: da un lato c’è la vetrina tuDiva e dell’altro la vetrina de “L’Arte del Gioiello“.

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Interviste

Intervista esclusiva a Vladimir Randazzo: «A me piace la limpidezza, la linearità e la semplicità»

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Nato a Ragusa il 6 Agosto 1994, Vladimir Randazzo è uno dei giovani attori italiani più interessanti e talentuosi del momento. Molti sicuramente legano il suo volto alla fiction televisiva di Rai Tre, “Un posto al sole”, in cui interpreta il ruolo di Nunzio Cammarota.

Randazzo, che ha sempre nutrito sin da piccolo la passione per la recitazione, ha cominciato piuttosto presto la sua carriera, prendendo parte a diverse serie tv e pellicole cinematografiche: “Il giovane Montalbano”, “A mano disarmata”, “Squadra Antimafia 8”.

Ma il primo amore di questo bell’attore siciliano resta sempre il teatro, da cui ha mosso i primi passi e che ha rappresentato un trampolino di lancio per il suo futuro.

Vladimir Randazzo ha completato la sua formazione frequentando l’Accademia di Arte Drammatica “Giusto Monaco” INDA di Siracusa, alla fine degli studi presso il Liceo Classico “Umberto I” di Ragusa.

Vita privata

Non si sa molto della vita personale di Randazzo, che non ama molto essere al centro del gossip. Ci è finito comunque tempo fa, a causa del presunto flirt con la showgirl Patrizia Pellegrino. Attualmente l’attore vive a Roma. 

La nostra intervista

Nunzio Cammarota, il personaggio che interpreti nella fiction “Un posto al Sole” è piuttosto camaleontico: cosa ritrovi di te, del tuo carattere, in lui?

Durante lo studio della matrice di questo personaggio molte volte mi sono chiesto quali potessero essere i punti di forza che ci legassero. Non per usare scorciatoie nel costruire identità vicine alla mia, bensì per avere punti di partenza immaginari tramite cui realizzare le ragioni e i pensieri di Nunzio. Così facendo, come inevitabilmente avviene in un processo di mimesi, ho registrato dei punti in comune che trovano espressione in alcuni pregi e difetti che avvicinano la mia persona al personaggio di Nunzio. Senza dubbio la testardaggine -quella la possiedo senza mezze misure- la voglia di mettermi sempre in discussione e la limpidezza nel farlo senza vergognarmi. A volte anche l’incapacità di accettare con calma le scorrettezze e le prepotenze, finendo così per esagerare e strafare.

Ti sei trasferito dalla Sicilia a Roma per studiare recitazione e lavorare nel mondo dello spettacolo. Cosa ti manca di più di Ragusa e della tua terra di origine?

Credo che il tassello di cui più sento la mancanza sia la famiglia. Implicitamente, scegliendo questo mestiere e sperando che vada bene, accettiamo di allontanarci dai nostri affetti, dai familiari. A volte mi fermo a pensare a quanta energia spendiamo per rimanere al passo di questa vita frenetica che chiede sempre qualcosa in pegno. Realizzo che a volte non ci accorgiamo che stiamo vivendo tanto tempo lontano dai nostri genitori, dai familiari in genere. Purtroppo l’allontanamento coinvolge un po’ tutti e ferisce un po’ tutti. Anche chi non lo ammette. La città non mi manca poi così tanto, mi mancano le persone con cui l’ho vissuta. Mi manca la MIA PERSONALE città di Ragusa a cui sono legato da ricordi, sensazioni, odori, dolori e gioie. Ma sono felice di ciò che ho e so che, senza il supporto proprio di chi ci sta accanto anche da lontano, non saremmo arrivati dove siamo oggi. Ancora una volta la più grande risorsa che possiamo avere sono le persone che ci stanno accanto davvero.

Cosa provi quando reciti? Ti leghi emotivamente ai personaggi che interpreti, o riesci a mantenere un certo distacco?

Beh, qui affrontiamo una separazione, un istmo che da tempo immemore divide diverse scuole di pensiero sulla questione. La recitazione è un processo mimetico che coinvolge inevitabilmente il tuo personale background emotivo ed esperienziale. Lo si elabora poi e lo si plasma in realtà vissuta, che si chiami Nunzio o in un altro modo. Quindi penso che il distacco che si crea tramite tutto ciò sia poi quello che ci aiuta a tenere d’occhio il percorso, i segnali, la strada… a stare attenti, insomma, a non fare incidenti. Una specie di occhio esterno sempre vigile. Brecht allacciò molti suoi pensieri e dettami interpretativi alla teoria secondo la quale un attore debba estraniarsi dal ruolo e osservarlo quasi dall’esterno per, paradossalmente, aderirvi maggiormente. In ultima analisi è sempre necessario anche uno sforzo tecnico per restituire naturalezza e verità. Ecco perché servono buone scuole, buoni maestri e forza di volontà e cultura. Non ci si può improvvisare.

Essere attori oggi non è facile: bisogna essere pronti a studiare e reiventarsi continuamente. Quali sono i tuoi obiettivi professionali da qui ai prossimi cinque anni?

È un mestiere complicato, ostacolato ancor di più dai nuovi social media che hanno portato al successo persone che non capiscono che fare questo mestiere è cosa seria e che la notorietà non c’entra nulla, che fare l’attore è un lavoro normale che non è normale, che bisogna mandare un messaggio di cultura alla gente. So di avanzare pensieri forti e forse polemici, ma la verità è che la nostra categoria non è difesa da mura di cinta e che bisogna pretendere tanto impegno e tanta dedizione per poter dire di fare questo mestiere. Se penso a uno sviluppo plausibile da qui a cinque anni, non penso strettamente a qualcosa di personale ma auspicherei a una condizione di maggiore meritocrazia per il nostro settore. Basta con gli influencer.

C’è un attore del passato che ti piace particolarmente, o al quale ti ispiri?

Gian Maria Volontè e il suo trasformismo eclettico. Senza elencarne i motivi reconditi, è stato probabilmente uno dei più grandi interpreti. Nutro inoltre una specie di ossessione per Sir. Anthony Hopkins che, per quanto mi riguarda, è un attore senza limiti fisici o mentali. Può arrivare ovunque.

Quanto conta, nella carriera, la fortuna?

Parecchio, la fortuna conta davvero tanto. Un po’ la creiamo, molta è quella che invece ci raggiunge. Come molta è quella che non ci assiste in altre cose.

Sei una persona ottimista? Come ti vedi tra venti anni?

Abbastanza ottimista con sprazzi di realismo. Lo trovo un modo sano per affrontare la vita. Vent’anni sono un po’ tanti. Ma spero di essere felice e circondato da persone che mi vogliono bene e a cui io voglio bene. C’è davvero ricchezza più grande di questa?

La più bella lezione di vita che hai imparato sul set?

Che il progetto vince sulle piccole necessità e velleità personali. Che siamo sempre a servizio di una storia che vive e respira grazie alla collaborazione di tanti componenti di una macchina.

Quale desiderio esprimi di fronte ad una stella cadente?

Conservare la passione di conoscere le diversità altrui, le culture altrui e le ragioni altrui. Viaggiare per imparare, mangiare e gioire di ciò che non conoscevo, ma che sto conoscendo. Il viaggio nel senso macroscopico del termine.

Agli occhi del pubblico sembri bello e impossibile. Chi è Vladimir, nella vita di tutti i giorni?

Impossibile no di sicuro (ride, ndr). A me piace la limpidezza, la linearità e la semplicità. Credo siano tre mie caratteristiche importanti. Adoro stare in gruppo e condividere tempo con gli altri, adoro fare sport (e anche mangiare). Tutto ciò che implica una connessione sociale con gli altri mi diverte molto e mi tranquillizza.

© Sbircia la Notizia Magazine, è vietata qualsiasi ridistribuzione o riproduzione del contenuto di questa pagina, anche parziale, in qualunque forma. Foto di Giuseppe D’Anna.

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Interviste

Intervista esclusiva a Marco Ciriaci, Patron di Miss Universal Beauty

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Marco Ciriaci, attore e conduttore televisivo nato a Roma, Amministratore di Mediaseven Production di Roma. Dopo quattro anni alla Direzione Nazionale di Miss Universe e dopo ben 6 Finali Mondiali, decide di accettare l’incarico di Presidente Internazionale di Universal Beauty Competition. Noi lo abbiamo incontrato e in quest’intervista ci ha raccontato qualcosa in più sul concorso ma non solo…

Qual è il bilancio di questo inizio di ripartenza?

Ottimo, inaspettato. Universal Beauty Competition sta viaggiando a ritmi pazzeschi e il primo grande risultato fatto registrare dalla nostra Valeria Mancusi lo scorso maggio alla Finale Mondiale di Miss Elite World in Egitto ne è stata la prova lampante. Riportare in Italia una fascia internazionale e una TOP10 al primo colpo penso proprio che sia un risultato da Guinness dei primati.
Qualcosa sta finalmente cambiando.

Quale futuro attende le vincitrici?

Prima di tutto di cambiamento. Fino ad oggi l’Italia alle Finali Mondiali di Miss Universe, tanto per citarne uno, ha fatto solo un “riempitivo”, e purtroppo per loro continuerà a farlo per molti anni ancora. Per loro l’Italia rappresenta un numero, niente di più. E non solo l’Italia, ma l’Europa in generale. Ogni tanto ci regalano ad una nazione europea il “contentino” di una TOP20 o giù di lì, ma per quanto riguarda i piani alti l’Europa non ha accesso.
Ma da oggi si cambia, sarà l’Italia a dettare le regole, il nostro paese e le nostre ragazze dovranno essere protagonista. l’Italia deve occupare il posto che gli spetta di diritto. È uno dei paesi fra i più belli al mondo, se non il più bello, e non può non occupare un posto di rilievo nelle classifiche mondiali della bellezza.

Quali consigli dai a chi si approccia al concorso?

Di pensare in grande. Serve ambizione e carattere, determinazione e idee molto chiare, altrimenti si rischia di regredire e tornare indietro di 30 anni, quando l’unica cosa che questo nostro paese sapeva offrirci, era quello scempio della cosiddetta “ragazza della porta accanto” che purtroppo per chi ha coniato questa dicitura oscena, non ha mai fatto niente di buono.
Solo danni. Non ha fatto altro che creare un immagine di donna italiana assolutamente sbagliata.

Oggi si lavora meglio in Italia o all’estero?

Dipende. Ripeto, l’Italia è un paese che offre molto ma toglie anche molto. Le nostre ragazze devono obbligatoriamente viaggiare, conoscere il mondo e fare esperienze. Tutto questo però, senza mai perdere di vista la cosa più importante, che siamo italiani. Siamo il TOP.

Quanto contano bellezza e sostanza in un beauty contest?

Se ci sono entrambe, moltissimo.
La bellezza è il biglietto da visita, la sostanza è ciò che rimane nel tempo. La bellezza ha un inizio e una fine. La sostanza dura in eterno.

Come va la collaborazione con Eleonora Cecere?

Molto bene. Eleonora è una brava ragazza e nonostante non sia un esordiente, ha una gran voglia di fare e di migliorare. Dote che in pochissime hanno.

Chi è Marco Ciriaci oggi?

Lo stesso di 20 anni fa. Con molta più esperienza e razionalità. Ma con la stessa identica fame. Sono follemente innamorato di ciò che faccio e la cosa che mi gratifica enormemente è vedere che coloro che mi sono accanto e mi conoscono bene, tutto questo lo percepiscono. Ecco… è proprio quella sottile percezione fra cuore e capacità, che rendono un artista invincibile, contro tutto e contro tutti.

Un sogno nel cassetto da realizzare?

I cassetti sono fatti per gli slip e le scartoffie, non di certo per i sogni.
I sogni devono volare in alto e prendere sostanza. I miei??? Volano splendidamente…

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Interviste

Intervista esclusiva a Giovanni Carta: «Il teatro è stato la mia casa»

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Sarà Tiberius nell’attesissima seconda stagione di Barbarians, al fianco di Alessandro Fella che interpreterà invece Germanicus, ma anche il marito di Elena Radonicich in Brennero, nuova fiction in onda prossimamente sulle reti Rai. Parliamo dell’attore siciliano Giovanni Carta, che ha al suo attivo una lunga esperienza teatrale e televisiva. Tra tanti progetti, l’artista è entrato di recente a far parte della piattaforma WeShort, che si occupa di cortometraggi italiani e internazionali. Un nuovo ed entusiasmante impegno per l’attore palermitano, volto di fiction celebri come Il Capitano, La Mafia Uccide Solo D’Estate e Il Cacciatore.

Giovanni, partiamo dall’inizio. In una passata intervista ha dichiarato che non c’è stato un momento in cui ha capito che voleva fare l’attore, perché in fondo ha sempre desiderato fare soltanto questo. Me lo conferma?

“Sì, in qualche modo sono stato fortunato, nel senso che non ho dovuto mai scegliere. Era talmente chiara fin da subito questa necessità di voler fare l’attore, che non mi sono mai dovuto porre il problema di concentrarmi su qualche altra passione. Essendo siciliano, per poter fare qualcosa, sono dovuto andare via dalla mia terra nel 1991. Da lì, mi sono poi iscritto all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, dopo aver superato un difficile esame d’ammissione. Questo ha fortificato una passione che, già negli anni precedenti, avevo avuto modo di coltivare e di far crescere. Fin da piccolo era un assiduo spettatore di teatro.

Il richiamo del teatro, che ha fortemente influenzato la sua carriera…

“Il teatro è stato la mia casa; li mi sono formato. Ho lavorato con molti Teatri Stabili d’Italia: da quello del Friuli-Venezia Giulia, fino ad arrivare a quello di Catania. Ho fatto tantissime tournée, al fianco di attori importanti della scena italiana, come Mariano Rigillo, Massimo De Francovich, Massimo Popolizio, Elisabetta Pozzi, Alessandro Preziosi.Spettacoli che giravano per cinque, sei mesi, in tutta Italia. Il teatro,mi ha accompagnato per gran parte della carriera. Ho fatto la vera e propria gavetta. Cambiavo genere, repertorio. E’ stata una vera formazione. Non sono mai tornato in Sicilia e questo mi ha permesso di avere qualche contatto nella città di Roma, dove poi mi sono fermato a vivere e tutto ha avuto inizio! Da lì, pian piano, sono arrivate anche la televisione e il cinema”.

Nonostante l’arrivo della televisione e il cinema, ha comunque fatto contemporaneamente teatro…

“Si, anche se è cambiato il modo di fare teatro. Prima ti impegnava tantissimo, motivo per cui era difficile riuscire a fare anche televisione. Col tempo, le tournée si facevano sempre meno ed erano più corte. Questo ha fatto sì che si cercassero delle alternative. Ho così iniziato a fare televisione. Non ero giovanissimo ed avevo, la maggior parte delle volte, dei ruoli da cattivo. Ho cominciato con Vittorio Sindoni, che considero il mio mecenate, grazie alla serie Il Capitano con Alessandro Preziosi e Gabriella Pession. Prima di questo, è vero che avevo preso parte ad un episodio de La Squadra o al film di Roberto Andò che si intitolava Il Manoscritto del Principe ed aveva un cast internazionale meraviglioso, ma il lungo impegno seriale è arrivato con Sindoni. In seguito, ci sono stati Butta La Luna e La Mia Casa E’ Piena di Specchi, lungometraggio sulla vita di Sophia Loren, con lei che interpretava la sua mamma. Io, invece, ero il marito Carlo Ponti”.

Che tipo di esperienza è stata quest’ultima?

“Sophia è la diva per eccellenza. E lo dico con la stima e la più grande ammirazione. E’ una donna di un estremo fascino e di una grandissima sensibilità ed umanità; è sempre sorridente e accogliente. Con me, che avevo il ruolo di colui che era stato suo marito, è stata molto simpatica. Avrebbe potuto non calcolare nessuno e farsi i fatti suoi e, invece, è stata una donna piena d’attenzione e di sorrisi. Quando mi ha visto per la prima volta vestito e agghindato come Carlo Ponti, si è commossa. Mi ha fatto molto piacere. Ed ho anche un altro aneddoto meraviglioso da raccontarti”.

Quale?

“Parlando di me, si è avvicinata a Vittorio Sindoni, il regista, e gli ha detto che ero perfetto per fare Carlo Ponti. La Mia Casa E’ Piena Di Specchi è stato il mio primo ruolo televisivo rilevante. Anche se poi è venuta tutta la saga della Sicilia, come Il Giovane Montalbano, con Michele Riondino con cui avevo già lavorato in teatro, e La Mafia Uccide Solo D’Estate con Claudio Gioè e Anna Foglietta. Anche quella è stata una bellissima esperienza, con la regia di Luca Ribuoli.raccontare la Mafia con ironia è stato molto divertente.Sono arrivati, infine, i film in costume tratti dai Romanzi di Andrea Camilleri come La Mossa del Cavallo. Anche quella è stata una bellissima esperienza, sempre al fianco di Michele Riondino”.

Tra l’altro Andrea Camilleri è stato suo insegnante, no?

“Esatto. Ho avuto Camilleri come Maestro, non solo di teatro, ma di vita. Era un grande uomo con uno spirito incredibile e una passione e attenzione per tutti i ragazzi siciliani. Si è subito legato a me; era una persona che amava raccontare storie e aneddoti. Abbiamo avuto in Accademia un fortissimo legame. Ed è stata una gioia quando, nel mio percorso professionale, ho potuto lavorare con lui in teatro o in televisione. Camilleri è uno di quei capisaldi, oserei dire, della mia formazione”.

Parlando di capisaldi, oltre ad Andrea Camilleri, ce ne sono altri che ti senti di menzionare?

“Massimo Castri, un regista che non c’è più. Grazie a lui ho imparato a leggere i testi teatrali, perché mi ha dato gli strumenti per poterlo fare. C’è poi un altro regista con cui ho lavorato molto bene e che vorrei di nuovo incontrare in teatro, Armando Pugliese. Con lui ho imparato ad essere libero, pazzo, irriverente e indisciplinato. Sophia Loren è stata un’insegnante di vita e di stile. Era difficile togliere gli occhi di dosso da lei, per vedere come si comportava con gli altri, per come stava sul set. Noi attori siamo un po’ come i ladri; dobbiamo soltanto rubare. Bisogna rubare e riconoscere le cose che sono giuste per te dai grandi che incontri. Ritengo di avere avuto tanta fortuna. Ho incontrato un altro nome importante del teatro, che è Luca De Filippo. Te lo dicocon sincerità, , ma credo sia stato l’ultimo dei capocomici. Non ne esistono più come lui; la classe, lo stile, la forza, il rigoreche metteva nel lavoro erano unici.Questi esempi mi rimarranno per sempre. Me li sono portati dietro anche facendo televisione.

C’è differenza tra un attore televisivo e uno teatrale?

“Non penso che ci sia differenza. Ci sono attori bravi e attori meno bravi. Questa è l’unica differenza. Preferisco avere questa immagine, se mai ci debba essere un margine di separazione”.

Hai anche diretto alcuni spettacoli teatrali…

“Negli anni si cresce, si pensa di potersi dedicare anche ad altro. E mi è capitato anche di dirigere, soprattutto per ciò che concerne la drammaturgia contemporanea. Ed è sorta l’occasione di A Testa Sutta, un monologo scritto da Luana Rondinelli, giovane autrice di successo che sta portando attualmente in giro degli spettacoli con attrici importanti come Donatella Finocchiaro, Valeria Solarino. Ha scritto per me A Testa Sutta quando sentivo l’esigenza di recitare in siciliano, ossia sette anni fa. A quel punto, ho ritenuto che sarebbe stato superfluo affidarlo ad un altro regista, visto che il testo era nato per noi e con noi. Lo sapevamo, lo conoscevamo, l’avevamo riconosciuto e metabolizzato. Lo spettacolo ha poi avuto molto successo e altrettanti riconoscimenti. Lo porto in giro da sette anni e, in questo periodo post pandemia, lo sto riprendendo sperando di poterlo rifare ancora. E da allora è successo che, ogni tanto, curo la regia di alcuni spettacoli”.

E ti piace?

“Devo dire che approfondire il lavoro dell’attore, facendo il regista di tanto in tanto, non fa male. E’ una cosa interessante che mi porta del bene anche nella mia prima professione. Per quanto questa esperienza sia basata per lo più sulla drammaturgia contemporanea. Per il futuro, ho in progetto qualcosa di nuovo, si tratta di un testo di Francesco Randazzo, Io Sono Chiara, interpretato da Emanuela Trovato che oltre ad essere una bravissima attrice, è anche mia moglie.

Prossimamente sarà nel cast di Barbarians, in uscita su Netflix ad ottobre, e di Brennero, nuova fiction Rai con Elena Radonicich e Matteo Martari. C’è qualche altro progetto, a parte questi, di cui può parlarci?

“Nel periodo della pandemia, dove fortunatamente non mi sono quasi mai fermato ed ho girato anche Il Cacciatore, sono entrato a far parte della piattaforma WeShort, che seleziona e raccoglie cortometraggi. sono un uomo curioso e che in quel periodo avevo un po’ di tempo libero, ho accettato di parlare con Alessandro Loprieno, presidente di WeShort. Ci siamo incontrati on line, in una video conferenza. Ci siamo piaciuti e abbiamo deciso di collaborare. E’ una start-up, una vera e propria realtà. E raccoglie al suo interno cortometraggi italiani e internazionali. E ad un evento, dove sono andato proprio per presentare WeShort e alcuni registi dei lavori contenuti al suo interno, ho avuto l’occasione di conoscere Emiliano Locatelli, con cui a settembre girerò la sua opera prima in Friuli-Venezia Giulia. Di altri progetti, invece, parlerò più avanti. Ma sicuramente tra teatro e televisione c’è tanta roba in ballo”.

© Sbircia la Notizia Magazine, è vietata qualsiasi ridistribuzione o riproduzione del contenuto di questa pagina, anche parziale, in qualunque forma. Intervista a cura di Roberto Mallò per MassMedia Comunicazione.

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Spettacolo

Intervista esclusiva a Daniele Pompili, in giuria del nuovo programma di Rai 2 “Help – Ho Un Dubbio”

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Dal prossimo 28 luglio sarà uno dei giurati di Help – Ho Un Dubbio, il nuovo programma di Rai2. Tuttavia, nei mesi a venire, sarà anche tra i volti principali di diverse produzioni cinematografiche. Parliamo del giovane attore Daniele Pompili, che si sta facendo sempre più strada nel cinema nostrano. Non a caso, anche quest’anno andrà al Festival del Cinema di Venezia con un cortometraggio, ma ritornerà ancora sul set al fianco di Massimo Paolucci, il regista che ha scommesso, e vinto, sul suo talento. Tutti aspetti di cui ci ha parlato in questa intervista.

Ciao Daniele, a quali progetti ti stai dedicando in quest’ultimo periodo?

“Prossimamente, tornerò a far parte della squadra della Rai, canale nel quale ho iniziato la mia carriera facendo il modello e alcune telepromozioni. Sono stato dunque ricontattato per far parte del programma Help – Ho Un Dubbio, condotto da Caterina Balivo. Il mio ruolo consisterà nel fare degli interventi per porre delle domande ai vari concorrenti del programma ed esprimere il mio giudizio, insieme ad altre persone, attraverso un telecomando. Entrando più nello specifico, sarò uno dei membri della giuria”.

In che cosa consiste il meccanismo del programma?

“I vari concorrenti si rivolgeranno ad Help per chiare un dubbio. Ad esempio, uno può venirci a chiedere se deve sposarsi o meno ad ottobre. E lo stesso concorrente, alla fine, dovrà rispettare ciò che sarà la scelta della giuria, anche per via del contratto sancito con la Rai. Negli appuntamenti successivi scopriremo poi cosa è successo”.

Caterina Balivo l’hai già incontrata? Come ti sei trovato?

“Molto bene; è una persona molto gentile, oltre che un’ottima conduttrice. In generale, sono felice di essere ad Help perché sono ritornato da mamma Rai, visto che la mia carriera televisiva è davvero partita da lì, come modello a Geo&Geo, Uno Mattina Estate e così via. Spero dunque di continuare a lavorare con l’azienda”.

Parliamo un po’ di te come attore. So che anche lì ci sono tanti progetti in ballo…

“Sì, ho terminato un cortometraggio che andrà al Festival del Cinema di Venezia a settembre. Si intitola Nessun Noi e vede alla regia Massimo Paolucci. E’ prodotto dalla PH Neutro Film. In questo lavoro ha partecipato con me Bruno Bilotta, che ha fatto la parte del boss. Mentre, per quanto riguarda me, ho impersonato un agente infiltrato della Dea che ha una storia con la fidanzata del boss, interpretata da Martina Marotta. Inoltre, c’è in preparazione un film horror, di cui ancora non posso menzionare il titolo. Ed anche lì sarò uno dei protagonisti”.

Anche questo lavoro sarà diretto da Massimo Paolucci?

“Esatto. Se a livello di televisione sono nato da mamma Rai, a livello di cinema mi ha lanciato invece Massimo Paolucci. Devo tutto a lui, che mi ha messo in un set cinematografico e mi ha fatto mangiare pane e ciak. Mi ha preso e buttato sul set. Voleva vedere quali fossero le mie potenzialità, visto che mi considerava un vero e proprio autodidatta. E devo dire che la sua scommessa è andata bene. Non a caso, Massimo sta preparando un altro progetto mondiale molto grande, che avrà a che fare con l’America e l’Italia, ed anche io ne farò parte, insieme ad attori di prim’ordine”.

E a breve uscirà nelle sale Una Preghiera Per Giuda, altro film che hai girato con Paolucci.

“Proprio così. Lì sarò un carabiniere. Oltre a questo, ho girato pure Soldato sotto la luna, che è stato premiato col Grifone d’Oro. La protagonista di quest’ultima pellicola è Daniela Fazzolari”.

Sei soddisfatto di come sta andando il tuo percorso?

“Dal luglio del 2021 a luglio del 2022, ho girato quattro film. Come attore, sono davvero orgoglioso. Anche perché a breve ne seguiranno degli altri. Sono quindi molto soddisfatto, anche perché ho avuto sempre dei ruoli di rilievo ed ho recitato con attori importantissimo come Danny Trejo, Bruno Bilotta. Massimo Paolucci è poi un regista che conosce a 360° quello che è il cinema, da cui sto imparando davvero tanto. E’ una persona davvero competente. Sa come muoversi. E’ un ottimo maestro”.

Intervista a cura di Roberto Mallò

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