Intervista esclusiva a Eleonora Baliani: «Essere un’attrice mi permette di scavare a fondo nei personaggi che vado a creare»


È da poco uscito in tutte le librerie il suo secondo romanzo, ma la scrittrice Eleonora Baliani si dedica anche alla recitazione. Lo scorso anno, infatti, ha vinto il prestigioso Premio Vincenzo Crocitti, ideato da Francesco Fiumarella, che le ha permesso di conoscere dei colleghi come Christian Patané, per il quale sta curando la stesura di un lungometraggio, e la collega Valentina Gemelli, con la quale sta realizzando due lungometraggi e ha aperto il canale Youtube Fate o Streghe?, finalizzato a raccontare le fiabe in maniera ironica. Una carriera da attrice, scrittrice e sceneggiatrice avviata anche grazie ai suoi studi, visto che la Baliani, dopo il percorso al liceo classico, si è laureata al DAMS.

Intervista di Roberto Mallò

Eleonora, lo scorso febbraio hai pubblicato il tuo secondo libro, Maira e il lago di cera.

“Sì, proprio così. È uscito da poco tempo, ma nonostante questo sto già ricevendo dei feedback positivi. Sono molto contenta perché a priori non puoi conoscere la percezione che il pubblico avrà su un tuo lavoro e, quando si hanno delle critiche positive per qualcosa che si è realizzato, è sempre piacevole. Tra l’altro, il mio libro è un fantasy, un genere particolare già di per se stesso ma soprattutto nel mio caso, perché quello che faccio io si discosta un pochettino dai canoni classici di un fantasy, essendo incentrato sulla parte spiritual, rispetto alla lotta di potere, che è pur sempre presente ma in maniera diversa. Inizialmente, la storia può sembrare indirizzata prevalentemente ai bambini ma penso che possa affascinare anche un pubblico più adulto. Idealmente è rivolta ai ragazzini tra gli 11 e i 15 anni”.

Com’è nata l’idea di questo romanzo? Che cosa puoi anticipare a chi ancora non l’ha letto?

“L’idea è nata da tanti piccoli input che ho ricevuto nel tempo. Mi definisco una visionaria: è capitato che vedessi, ad esempio, le radici di un vecchio albero in una posizione particolare che ha evocato in me un’immagine. Partendo da questo e altri segnali, si è sviluppata la storia in modo totale. Il romanzo inizia in un’atmosfera molto tranquilla e serena. Nell’aria si sente il profumo dello zucchero filato; ci sono danze, balli e allegria. Fin quando tutto precipita perché da parte dell’esercito del regno limitrofo viene sferrato un attacco improvviso, totalmente inaspettato, nel regno di Ealain. Durante l’attacco muoiono quasi tutti e si salva soltanto una ragazzina, Maira, che scappa nel bosco e incontra, inaspettatamente, il mondo elementale, fatto da driadi, elfi, folletti, gnomi e così via. Grazie a loro, scopre che la guerra è l’ultimo dei problemi perché a monte c’è qualcosa di molto più pericoloso e grave. Maira si trova così investita del ruolo di salvatrice e decide di provarci in ogni modo, ritrovandosi coinvolta in un’avventura estremamente piena, che non sa dove la porterà. È una bella storia, visiva, che merita e mi piacerebbe tantissimo finisse, in futuro, anche nella sale”.

È difficile scrivere un fantasy? Immagino che ci sia un grosso lavoro di ricerca dietro, fatto di credenze, leggende…

“Certo. Ci si informa sulle leggende ma è bello crearne di nuove, dando spazio alla tua fantasia per dar vita al tuo universo. Tutti i mondi dove avvengono le mie storie sono inventati di sana pianta; non hanno dei riferimenti reali”.

Quando ti sei appassionata a questo genere?

“Da piccola, stranamente, il genere fantasy non mi piaceva. In seguito, è subentrato il fenomeno di Harry Potter, che in principio pensavo fosse la solita cosa noiosa. Appena ho comprato, per caso, il quarto libro della saga, senza pensare all’ordine giusto degli stessi, ne sono rimasta folgorata; mi ha preso il cuore e l’anima. È nato un vero e proprio amore, che è continuato con Le cronache del mondo emerso di Licia Troisi e ha fatto nascere in me la voglia di scrivere di nuovo, stavolta per davvero. Per questo ho creato La sfida di Aileen. Le cronache del Grande Regno, il mio romanzo d’esordio”.

Concentriamoci sul primo libro. Immagino che anche quello abbia avuto degli ottimi riscontri, visto che poi è arrivato il secondo…

“Sì, anche se non pensavo, perché si trattava della prima pubblicazione. Invece è piaciuto tanto, sia ai più piccoli che agli anziani. I bambini sono rimasti affascinati in particolar modo dai personaggi e dagli aspetti più fantasiosi e magici di ogni singola avventura, mentre gli adulti hanno apprezzato il significato più nascosto e simbolico che c’era dietro alla storia. E ti posso dire che con il regno di Aileen il percorso non è finito qui perché, partendo dal libro, io ed un mio collega abbiamo buttato giù una saga in cinque film, senza un vero e proprio collegamento tra di loro se non nel capitolo finale, che stiamo cercando di vendere all’estero. In Italia, infatti, la storia piace molto, ma è molto rischioso investire perché costa tantissimo”.

Mi sembra una bella ambizione, no?

“Assolutamente. Da buona sceneggiatrice, mi piace trasformare i miei lavori in film. Cerco sempre, quando scrivo, di farlo per immagini. Quando metti giù una sceneggiatura il procedimento è analogo. Quello che ti permette il libro, a differenza della sceneggiatura, è la descrizione dettagliata delle emozioni. Nella sceneggiatura è diverso perché devi affidarti e lasciare che siano gli attori a viverle e, di conseguenza, farle vedere al pubblico. Sono dunque due lavori diversi, ma estremamente belli e affascinanti. E sono felice, perché penso che non avrei potuto trovare una professione più bella di quella che faccio”.

Hai sempre sognato di fare questo mestiere?

“Da piccolina sì, volevo fare la scrittrice. In seguito, ho abbandonato la scrittura per dedicarmi alla recitazione, tant’è che pensavo di fare solo quello nella vita. Finché, qualche anno fa, ho cominciato a scrivere La sfida di Aileen e alla recitazione si sono unite la scrittura e la sceneggiatura. E vorrei continuare a proseguire su questi percorsi. Il fatto di essere un’attrice, in effetti, mi permette di scavare a fondo nei personaggi che vado a creare; mi dà la capacità di scandagliare l’aspetto psicologico di tutti i ruoli che scrivo. La recitazione e la scrittura si incastrano tra di loro, motivo per cui possono procedere parallelamente. Il mio sogno è poter scrivere dei film dove avere dei ruoli da interpretare. Vorrei apparire in tutti i film che sto attualmente scrivendo e, chiaramente, nella saga!”.

C’è qualche progetto futuro di cui puoi parlarci?

“Ce ne sono tanti. In primis, sto cercando di lanciare un paio di progetti all’estero, che per scaramanzia non voglio ancora rivelare. Come ti accennavo prima sto portando avanti la stesura di due lungometraggi in co-autorato con Valentina Gemelli e la stesura di un lungometraggio con Christian Patané. Per tutti ho grandi aspettative! Inoltre, sto ultimando il mio prossimo romanzo ed ho già un’idea per quello successivo”.

Sei soddisfatta di quello che stai costruendo?

“Sì. Mi sono sempre costruita da sola. Pian piano sto vedendo i risultati e, ovviamente, questa cosa mi rende molto felice. Quando lavori sodo e cerchi di migliorarti sempre di più, stando sul pezzo, è una gioia enorme vedere i risultati. Sulla mia strada sto incontrando professionisti validi con cui si stanno formando bellissimi progetti e collaborazioni molto stimolanti. Ed è bello condividere ciò che ami fare con le persone che hanno in comune le tue stesse passioni”.

Ci sono degli autori a cui ti sei ispirata?

“A parte gli autori che abbiamo già citato, sono nata e cresciuta con le favole, che adoro e, all’inizio, mi sono basata su quelle per iniziare a scrivere perché le favole ti spiegano la struttura esatta della storia perfetta. Se penso a dei modelli di riferimento ti direi: da Rodari a Fedro, passando per Esopo, Dickens, i fratelli Grimm, senza dimenticare Mary Shelley, le sorelle Brontë, Italo Calvino, Kafka e tanti altri. Di ciascuno, ho in mente un’opera particolare oppure qualcosa dello stile che mi è rimasta impressa. Ad esempio, se penso a Sidney Sheldon, mi viene in mente la sua capacità di scavare nel dettaglio della cosa di cui andava a parlare, sia che parlasse di imprenditori immobiliari, sia di disturbi della personalità. Mentre leggevi, ti rendevi conto che sapeva perfettamente di cosa stesse parlando e questo, anche se dovrebbe esserlo, non è scontato”.

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