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Influenza, Bertolaso: “Al momento ci preoccupa più del Covid”

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“Oggi, se dobbiamo dire quale delle due situazioni”, fra influenza e Covid, “ci preoccupa e ci impegna di più, sicuramente parliamo di influenza e non di Covid. E’ una questione che potremmo mettere molto più sotto controllo, se tutti si vaccinassero. Non vorrei che qualcuno pensasse che è tardi per farlo, perché non è così. Siamo ancora in tempo per vaccinarci, per tenere questa situazione sotto controllo. La vaccinazione contro l’influenza andrà avanti a oltranza, non c’è una data fissa” di fine campagna. “Finché avremo vaccini andremo avanti”. A sottolinearlo è stato l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, illustrando la campagna per la vaccinazione antinfluenzale e i dati delle prime somministrazioni.  

In Lombardia, è stato riferito, dal 14 al 20 novembre ci sono stati oltre 130mila casi di influenza, con i bambini come categoria maggiormente interessata rispetto ad adolescenti e anziani. Da inizio settembre sono un milione le persone colpite da patologie influenzali.  

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Covid, Ricciardi: “Si va verso vaccini annuali, giusto pensare a futuro”

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(Adnkronos) – Negli Usa l’ente regolatorio Fda prospetta un futuro di vaccinazioni annuali per Covid, stile influenza, anche se gli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità, pur ritenendo giusto che si pianifichi il futuro, fanno notare che il virus è ancora instabile e non del tutto stagionale e potrebbe essere presto per sbilanciarsi. Per Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene all’Università Cattolica di Roma, la direzione è quella. “Le organizzazioni nazionali ragionano su dati contingenti, per cui si azzardano a fare delle riflessioni diverse rispetto all’Oms, che deve parlare per dati acquisiti, ma è chiaro che l’evoluzione sarà verso quella direzione, cioè una vaccinazione annuale come con l’influenza”, evidenzia all’Adnkronos Salute, oggi a margine di un evento nella sede milanese della Cattolica, il convegno ‘L’Università Cattolica al suo secondo secolo di vita. Alcune linee di ricerca’.  

La linea dei richiami annuali come per l’influenza potrebbe essere il destino delle attività di immunizzazione per Covid, evidenzia l’esperto, “probabilmente insieme all’influenza, se ci riusciamo – ragiona – perché in questo momento le due iniezioni si possono fare su due braccia diverse. Però quello che si sta cercando di fare è, per l’influenza, un vaccino universale e per Covid un vaccino combinato”. 

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Covid, Fda sospende uso mix anticorpi: “Non è attivo su nuove varianti”

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(Adnkronos) – Il mix di anticorpi monoclonali anti-Covid Evusheld* (tixagevimab-cilgavimab) “non è più autorizzato per l’utilizzo negli Stati Uniti fino a nuovo avviso”. Lo ha comunicato l’Agenzia americana del farmaco Fda, che ha rivisto l’autorizzazione all’uso di emergenza Eua del prodotto – impiegato anche in Italia contro Sars-CoV-2, sia in terapia sia in profilassi – decidendo di “limitarne l’uso a quando la frequenza combinata di varianti non sensibili” al mix “è inferiore o uguale al 90%”. I dati, spiega infatti la Fda, indicano come “improbabile” che Evusheld sia attivo contro alcune varianti di Sars-CoV-2 che si prevede siano responsabili di oltre il 90% delle attuali infezioni Covid registrate negli Usa. 

Il provvedimento della Fda “impedisce di esporre i pazienti a possibili effetti collaterali di Evusheld come reazioni allergiche, che possono essere potenzialmente gravi, in un momento in cui meno del 10% delle varianti circolanti negli Stati Uniti sono suscettibili al farmaco”, sottolinea l’ente regolatorio Usa.  

Dati di laboratorio indicano che “Evusheld non neutralizza le sottovarianti di Omicron BQ.1, BQ.1.1, BF.7, BF.11, BA.5.2.6, BA.4.6, BA.2.75.2, XBB e XBB .1.5”, conferma in una nota l’anglosvedese AstraZeneca, azienda produttrice del medicinale che quindi non risulterebbe efficace contro i nuovi sottolignaggi di Sars-CoV-2 fra cui quelli ribattezzati Kraken, Cerberus e Centaurus. “La Fda ha notificato ad AstraZeneca – informa inoltre il gruppo farmaceutico – che l’agenzia prenderà una decisione sul ripristino dell’autorizzazione di Evusheld se la prevalenza nazionale delle varianti resistenti scendesse al 90% o meno”. Alla luce di questa eventualità futura, “il governo americano – precisa AstraZeneca – raccomanda che tutti i prodotti Evusheld vengano tenuti e conservati correttamente”. Il farmaco resta autorizzato in altri Paesi, inclusi Ue e Giappone.  

REPORT AIFA – In Italia continua a calare l’utilizzo degli anticorpi monoclonali anti-Covid come terapia, alla luce della perdita di efficacia sulle nuove varianti di Sars-CoV-2, mentre prosegue l’aumento delle prescrizioni del mix Evusheld* (tixagevimab-cilgavimab) in profilassi. 

Dall’ultimo report dell’agenzia italiana Aifa sull’impiego di anticorpi monoclonali anti-Covid, il numero 69, emerge che in 7 giorni (19-25 gennaio) le richieste di farmaco diminuiscono di oltre il 44% per sotrovimab (Xevudy*) e di più del 28% per Evusheld come trattamento precoce, ma crescono di oltre un quarto (+24,4%) per lo stesso mix somministrato in profilassi. Complessivamente, salgono a 91.874 gli italiani che hanno ricevuto anticorpi monoclonali contro Covid-19 dal 10 marzo 2021 – quando questi farmaci sono stati autorizzati in via emergenziale nel nostro Paese – al 25 gennaio, indica il rapporto Aifa sul monitoraggio delle prescrizioni che avvengono in 297 strutture di tutto il territorio. Rispetto all’ultima rilevazione, di 2 settimane fa, i pazienti che hanno ricevuto questi medicinali sono praticamente stabili (+0,9%). Sul totale di 91.874, sono 77.837 (+0,5%) quelli che hanno ricevuto monoclonali usati in terapia, e 14.037 (+3,3%) quelli trattati in profilassi con Evusheld.  

In numeri assoluti, Lazio, Veneto e Campania sono in testa per maggiore utilizzo di monoclonali in terapia, mentre Lombardia, Piemonte e Lazio guidano le prescrizioni di Evusheld in profilassi. 

 

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Covid, Minelli: “Infezione che non ha più prerogative di urgenza sociale”

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(Adnkronos) – “A livello nazionale, l’attuale incidenza settimanale dell’influenza in corso è almeno 5 volte più alta di quella della Covid-19 che del trend pandemico al momento mantiene solo la sua diffusione planetaria, avendo evidentemente perso nel tempo il vantaggio di trovare sistemi umani di difesa del tutto impreparati alla novità e, dunque, avendo perso molto in termini di contagiosità e di pericolosità critica. Poco per continuare a definire pandemia un’infezione virale che non sembra avere più le prerogative di un’urgenza sociale”. Così all’Adnkronos Salute l’immunologo Mauro Minelli, coordinatore per il Sud Italia della Fondazione per la Medicina personalizzata, commenta i dati del monitoraggio Covid della Cabina di regia dell’Iss-ministero della Salute.  

“Mi parrebbe oggettivamente fuor di luogo – aggiunge lo specialista – attribuire oggi alla patologia causata dal cosiddetto ‘nuovo coronavirus’ le caratteristiche di un’emergenza, così come nel 2020-21 la Covid è stata universalmente conosciuta e subita in ragione della sua capacità di sorprendere il sistema immunitario dell’uomo non in grado di difendersi per mancanza di opportune contromisure”.  

“Vale la pena trarre i giusti insegnamenti da questa lezione e soffermarsi sulle dinamiche che hanno portato l’umanità a sottrarsi rapidamente da un pericolo gravissimo, così come vale la pena – conclude l’immunologo – promuovere il completamento di un ciclo virtuoso soprattutto da parte di chi, per soggettiva fragilità, può ancora avere bisogno ancora di un valido scudo contro l’inutile rischio della malattia grave”. 

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Covid oggi Toscana, 278 contagi e zero morti: bollettino 27 gennaio

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(Adnkronos) – Sono 278 i nuovi contagi da covid in Toscana secondo il bollettino di oggi, 27 gennaio. Non si registrano invece nuovi decessi. 46 i nuovi casi confermati con tampone molecolare e gli altri 232 con test rapido. 

Il numero dei contagiati rilevati nella regione dall’inizio della pandemia sale dunque a 1.581.670. I nuovi casi sono lo 0,02% in più rispetto al totale del giorno precedente. I guariti crescono dello 0,1% (1.965 persone) e raggiungono quota 1.511.736 (95,6% dei casi totali). 

I dati, relativi all’andamento della pandemia, sono quelli accertati oggi sulla base delle richieste della Protezione civile nazionale. 

Al momento in Toscana risultano pertanto 58.466 positivi, -2,8% rispetto a ieri. Di questi 233 (9 in più rispetto a ieri) sono ricoverati in ospedale: 8 (1 in più) si trovano in terapia intensiva. 

Dall’ultimo bollettino quotidiano sono stati eseguiti 365 tamponi molecolari e 3.104 tamponi antigenici rapidi: di questi l’8% è risultato positivo. Sono invece 457 i soggetti testati, escludendo i tamponi di controllo: il 60,8% di questi è risultato positivo. 

L’andamento per provincia 

Con gli ultimi casi salgono a 423.383 i positivi dall’inizio dell’emergenza nei comuni della Città metropolitana di Firenze (67 in più rispetto a ieri), 103.184 in provincia di Prato (19 in più), 122.931 a Pistoia (16 in più), 82.966 a Massa Carrara (16 in più), 172.570 a Lucca (29 in più), 185.031 a Pisa (32 in più), 146.024 a Livorno (26 in più), 142.785 ad Arezzo (28 in più), 113.025 a Siena (25 in più) e 88.522 a Grosseto (16 in più). A questi vanno aggiunti 569 casi di positività notificati in Toscana ma che riguardano residenti in altre regioni. 

La Toscana ha circa 43.177 casi complessivi ogni 100.000 abitanti dall’inizio della pandemia (tra residenti e non residenti). Al momento la provincia di notifica con il tasso più alto é Lucca (con 45.121 casi ogni 100 mila abitanti), seguita da Livorno (44.620) e Pisa (44.368). La più bassa concentrazione si riscontra a Prato (con un tasso di 39.975). 

In 58.233 sono in isolamento a casa, perché presentano sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi (1.696 in meno rispetto a ieri, meno 2,8%). 

I 1.511.736 guariti registrati a oggi lo sono a tutti gli effetti, da un punto di vista virale, certificati con tampone negativo. 

I decessi 

Oggi non si registrano nuovi decessi. Restano quindi 11.468 i deceduti dall’inizio dell’epidemia: 3.645 nella Città metropolitana di Firenze, 941 in provincia di Prato, 1.028 a Pistoia, 715 a Massa Carrara, 1.063 a Lucca, 1.278 a Pisa, 859 a Livorno, 730 ad Arezzo, 624 a Siena, 418 a Grosseto. Vanno aggiunte 167 persone decedute sul suolo toscano ma erano residenti fuori regione. 

Il tasso grezzo di mortalità per Covid-19 (numero di deceduti/popolazione residente) è al momento 313,1 ogni 100 mila residenti. Per quanto riguarda le province, il tasso di mortalità più alto si riscontra a Massa Carrara (379,3 ogni 100 mila abitanti), seguita da Firenze (369,2 x100.000) e Prato (364,6 x100.000), mentre il più basso è a Grosseto (192,6 x100.000). 

Tutti i dati saranno visibili sul sito dell’Agenzia Regionale di Sanità a questo indirizzo: www.ars.toscana.it/covid19 

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Covid, Bassetti: “Fase nuova, ora stop a burocrazia dell’emergenza”

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(Adnkronos) – “L’emergenza Covid iniziata il 31 gennaio 2020 è ampiamente finita e non in questo gennaio 2023, ma nel 2022. E’ finita grazie ai vaccini che hanno portato ad una infezione che viene sconfitta dal nostro sistema immunitario. I vaccini ci hanno portato fuori dall’emergenza. Chi nega questo è un terrapiattista o nega che la terra gira intorno al sole. Oggi questo virus è completamente diverso rispetto a quello di prima, è stato depotenziato, e compete con altri virus e batteri. E’ uno dei tanti che può causare infezioni respiratorie. Siamo arrivati ad una convivenza con Sars-CoV-2 che però deve aprire una fase nuova, quella endemica già da un po’ avviata. Ma come dobbiamo viverla? Continuando a fare i tamponi a casa o vietare alle persone di entrare in ospedale? No, stop all’emergenza e quindi anche alla burocrazia del Covid. Vedo ancora dei cartelli in aeroporto, manifesti appesi sui treni, cose che non hanno senso”. Così all’Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore di Malattie Infettive dell’ospedale San Martino di Genova, commentando i dati del monitoraggio Covid della Cabina di regia Iss-ministero della Salute.  

“Anche se cresceranno i contagi per nuove varianti non ci deve importare, mentre mi deve interessare che non aumentino i ricoveri – avverte l’infettivologo – se l’aumento dei contagi Covid non porta pressione sugli ospedali non ci sono problemi. L’emergenza è finita e c’è una grande endemia neanche così malvagia perché un virus così contagioso in una Paese come il nostro dove c’è una elevata copertura vaccinale permette – conclude – di continuare a stimolare i sistemi immunitari, produrre anticorpi e difenderci da varianti”.  

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Covid, Maruotti (Lumsa): “Ci stiamo avvicinando alla fine”

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(Adnkronos) – “Siamo ormai vicini a una fase di convivenza con il Covid ampiamente gestibile. La discesa dei parametri è molto rapida e siamo tornati sul trend pre-natalizio. Mi pare evidente che monitorare l’incidenza ha poco senso perché le persone non si tamponano più, è importante invece osservare la diminuzione degli accessi in terapia intensiva e nei reparti ordinari perché sono gli indicatori più robusti dell’endemia. Addirittura, l’incidenza dell’influenza è maggiore di quella del Covid in questa settimana. Insomma, ci siamo avvicinano alla fine ma c’è sempre un però legato alle varianti”. Così all’Adnkronos Salute Antonello Maruotti, ordinario di Statistica dell’Università Lumsa e co-fondatore dello StatGroup19, gruppo interaccademico di studi statistici sulla pandemia di Covid 19, commenta i dati del monitoraggio settimanale della Cabina di regia Iss-ministero della Salute.  

“Abbiamo notato che alcune ricombinazioni di varianti passate sono più infettive del loro ceppo originale e questo potrebbe far ripartire ma al momento non ci sono varianti registrate che ci fanno temere una ripresa del Covid”, precisa. Ma sulla possibilità che si arriverà a zero casi Covid, Maruotti è chiaro: “Non ci sarà la fase zero-Covid, la riduzione dei contagi e dell’occupazione dei posti letto non sarà infinita – conclude – Ci sarà un certo numero di casi ma molto basso”.  

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Covid Italia, da incidenza a ricoveri: tutti i dati in discesa

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(Adnkronos) – Nuovi dati, tutti in discesa, sul covid in Italia nel monitoraggio settimanale diffuso oggi da Istituto Superiore di Sanità e ministero della Salute. Incidenza in calo a 65 casi ogni 100mila abitanti, quindi, ma anche Rt in diminuzione a 0,73, tasso di occupazione delle terapie intensive in discesa al 2,1% e quello in aree mediche che scende al 6,4%. Nessuna regione o provincia, inoltre, a rischio alto. 

INCIDENZA – Continuano a migliorare i numeri Covid in Italia. E’ “in calo l’incidenza settimanale a livello nazionale: 65 ogni 100.000 abitanti (20-26 gennaio) contro 88 ogni 100.000 abitanti (13 -19 gennaio)”, sottolinea il report. 

INDICE RT – L’indice di trasmissibilità Rt questa settimana (4 –17 gennaio) “è in diminuzione rispetto alla settimana precedente e sotto la soglia epidemica, pari a 0,73”, spiega il report. L’indice di trasmissibilità basato sui casi con ricovero ospedaliero “è in diminuzione e rimane sotto la soglia epidemica Rt=0,70 (0,67-0,72) al 17 gennaio contro Rt=0,78 (0,76-0,81) al 10 gennaio”, precisa il report. 

RICOVERI – I ricoveri in terapia intensiva Covid sempre più sotto controllo. “Il tasso di occupazione in terapia intensiva è in calo al 2,1% (rilevazione giornaliera ministero della Salute al 26 gennaio) contro il 2,3% (rilevazione al 19 gennaio)”, evidenzia ancora il report. Scendono anche i ricoveri Covid in ospedale: “Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale scende al 6,4% (rilevazione giornaliera ministero della Salute al 26 gennaio) contro il 7,9% (rilevazione giornaliera al 19 gennaio)”. 

REGIONI – “Nessuna Regione e provincia autonoma è classificata a rischio alto. Tre sono a rischio moderato e diciotto classificate a rischio basso”, continua il report, che aggiunge: “Nove Regioni riportano almeno una allerta di resilienza. Tre Regioni riportano molteplici allerte di resilienza”. 

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Covid, fisico Battiston: “Tra 1 mese contagi azzerati, ma restare pronti”

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(Adnkronos) – Covid, tre anni dopo stiamo finalmente vedendo la luce in fondo al tunnel? “Sì, il peggio ormai ce lo siamo lasciati alle spalle. Stiamo vivendo una situazione assolutamente diversa non solo rispetto agli inizi del 2020, quando il virus ha iniziato a diffondersi, ma anche rispetto solo all’estate scorsa”. Così Roberto Battiston, docente di Fisica sperimentale, in un’intervista a ‘La Stampa’. Lei è uno dei massimi esperti a livello internazionale nell’interpretazione dei numeri della pandemia: che cosa ci dicono di diverso rispetto alla scorsa estate? “Partiamo dai fatti: a luglio e agosto scorsi avevamo, in Italia, tra il milione e il milione e mezzo di infetti attivi, oggi siamo intorno ai 300mila casi al giorno, ma in continua discesa. In pochi mesi, diciamo a partire da ottobre 2022, il calo è stato costante. Questo ci lascia ben sperare per quello che accadrà nei prossimi mesi”, osserva.  

Lei come vede la situazione? “Credo che nel giro di qualche settimana, al massimo un mese, un mese e mezzo, in Italia i contagi saranno azzerati. Anche perché c’è un altro dato che lascia ben sperare”, risponde Battiston. Di che cosa si tratta? “Dell’indice Rt – continua – un parametro che abbiamo imparato a conoscere in questi anni: se è 1 o superiore a 1 sappiamo che il virus corre e che i dati sui contagi tenderanno a salire. Viceversa, se è inferiore a 1 significa che la pandemia si sta raffreddando”. In Italia la situazione qual è? “Dallo scorso autunno l’indice Rt non è più risalito sopra 1. Oggi questo parametro è 0,7 e in continua discesa. Restando così per altri mesi potremo dire che la pandemia ce la siamo lasciati alle spalle”, chiosa.  

Il Covid, secondo lei, è finito? “Per come lo conosciamo sì – afferma Battiston -ma attenzione: il genere umano è sempre esposto al rischio pandemia. Dobbiamo essere sempre pronti alla possibilità che arrivino delle mutazioni e quindi essere sempre attenti ai segnali che possono arrivare da una malattia che, comunque è ancora ben presente in tutto il mondo. Eviterei, dunque, termini trionfalistici, perché siamo sempre di fronte a un virus che può mutare: il rischio è che spunti una variante o una sottovariante che rimetta tutto in discussione. Stando però così i numeri possiamo dire che la pandemia, almeno in Italia, nel giro di un mese potrà spegnersi”.  

E nel resto del mondo? “I dati ci dicono che anche altrove, nelle Americhe, in Africa, ma anche in Asia, i casi di Covid stanno scendendo abbastanza rapidamente. Ci vorranno diversi mesi, ma la situazione mi sembra in netto miglioramento”, precisa. Anche in Cina? Ha visto cosa è accaduto? “È evidente che lì ci vorrà più tempo – suggerisce – Aldilà dei dati che probabilmente sono parziali o che sono stati in parte anche omessi, in Cina Omicron si è diffusa moltissimo e, di conseguenza, servirà più tempo perché la pandemia si raffreddi”. In Italia abbiamo adottato una campagna vaccinale molto spinta e restrizioni rigide. Secondo lei quando hanno fatto la differenza? Moltissimo, soprattutto in termini di vite umane. – risponde il fisico – Impossibile dire quanti morti avremmo avuto se non ci fossero stati i vaccini. E, comunque, i dati stessi sulla diffusione dei contagi dimostrano quanto vaccini e restrizioni siano state fondamentali. Guardiamo alla Cina, dove probabilmente si è vaccinato meno: lì il Covid impiegherà più tempo a spegnersi rispetto ai Paesi dove la campagna di vaccinazione è stata più spinta ed efficace”. 

E il futuro? Dobbiamo aspettarci altre mutazioni? Altre pandemie? “Impossibile dirlo. Recentemente abbiamo temuto per la possibilità che il vaiolo delle scimmie potesse portare un’altra epidemia. E per fortuna non è accaduto. Siamo sempre a rischio, per questo bisogna evitare espressioni trionfalistiche: basta una mutazione, una sottovariante più aggressiva e tutto torna in discussione. I dati, però, al momento ci dicono altro. E possiamo avere meno paura del Covid”, conclude.  

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Great Resignation, perché in Italia in milioni lasciano il lavoro

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(Adnkronos) – Nel 2022 si è registrato il record di dimissioni in Italia. Lo scorso anno, infatti, hanno lasciato il lavoro 1,6 milioni di persone, 300mila in più dell’anno precedente. Si può dire che è arrivato il fenomeno Great Resignation anche in Italia? 

Il termine, inventato da uno psicologo americano, descrive un fenomeno osservato dopo la prima ondata di Covid-19 negli Stati Uniti. La teoria è che centinaia di migliaia di persone, passate tramite l’esperienza dei lockdown, abbiano ripensato al loro modello di lavoro, alla sua qualità e al suo ruolo nelle vite di ciascuno, risultando più propense ad abbandonare la loro occupazione, se ritenuta non soddisfacente. 

Fabrizio Pirro, docente di Sociologia del lavoro, spiega a Money.it che non esiste un unico fenomeno valido per tutto l’Occidente, ma tanti fenomeni da declinare in base ai contesti sociali e al tipo di mercato del lavoro. Ad accomunarli, però, ci sarebbe un elemento relativamente nuovo, che il Covid avrebbe solo accentuato: la perdita di centralità del concetto di lavoro, che ha a che fare con “l’esplodere dell’individualismo e della disgregazione dei legami sociali”. 

Insomma, la qualità dell’occupazione sarebbe in media talmente bassa da fargli perdere senso, sia dal punto di vista del reddito che del contenuto del lavoro. A mancare poi, soprattutto per i giovani, sarebbe la prospettiva di crescita professionale e retributiva.  

Il fenomeno, però, riguarderebbe in Italia una minoranza di persone, non stritolate dall’inflazione, in cui una grossa fetta è costituita da professionisti altamente qualificati. Sono coloro che cercano di cogliere le opportunità che la ripresa dell’occupazione, dopo il biennio con le fasi più dure del Covid, può offrire. Per sgonfiare il fenomeno Pirro propone di aumentare i salari rinnovando i contratti pubblici e tagliando ancora il cuneo fiscale, ma anche ridurre l’orario di lavoro a parità di stipendio. 

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Contratti a tempo, voucher e Rdc: l’intervento di Calderone al Senato

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(Adnkronos) – Contratti a tempo determinato, voucher, reddito di cittadinanza e smart working al centro del question time, oggi al Senato. “Non è mia intenzione eliminare ogni tipo di causale dai contratti a tempo determinato e lo riaffermo in questa sede – dice la ministra del Lavoro, Marina Calderone, chiarendo i termini della revisione delle causali del contratto a tempo determinato – Ma al tempo stesso credo che una rigida tipizzazione delle causali possa rappresentare un limite per il sistema imprenditoriale e lavorativo del Paese. Mi impegno dunque a rivedere l’istituto del contratto a termine per precisarne i contenuti, renderlo uno strumento efficace ed elastico per l’incremento dell’occupazione e prevederne limiti tali da garantire un maggior controllo sulla legittimità del suo utilizzo”. 

“Ritengo anche che sia preferibile l’opzione di demandare alla contrattazione collettiva l’indicazione delle casuali che legittimano l’utilizzo di questo istituto”, afferma Calderone. 

D’altra parte aggiunge, “flessibilità e precarietà non sono concetti equivalenti”. La prima rappresenta infatti “la capacità di adattarsi efficacemente e adeguatamente alle esigenze economiche contingenti che ci auguriamo non dover più vivere”. La flessibilità dunque, prosegue Calderone, “è necessaria perché consente a imprese e lavoratori di uniformarsi alle molteplici variabili di situazioni di mercato cui fare fronte”.  

VOUCHER – “I voucher non sono certamente uno strumento introdotto da questo governo e non condivido l’idea che questi siano uno strumento che necessariamente stimolano il precariato. Al contrario in relazione alle esigenze delle famiglie, per esempio, possono permettere di dare una base giuridica per retribuire una attività saltuaria come piccoli lavori domestici e l’insegnamento privato supplementare” dice la ministra del Lavoro, difendendo la scelta fatta dalla legge di bilancio che li ha reintrodotti come remunerazione di prestazioni di lavoro accessorio e occasionale. Calderone ricorda l’origine del provvedimento con cui nel 2003, con la legge Biagi, si cercò “di aprire uno spazio occupazionale nuovo”. 

Difesa a tutto campo delle sue “finalità positive” anche per il voucher introdotto in agricoltura. “E’ stato disciplinato in maniera rigorosa e precisa per garantire la continuità produttiva delle imprese agricole, e creare le condizioni per facilitare il reperimento di mano d’opera per attività stagionali”, spiega. 

“Il voucher agricolo è un istituto diverso dal voucher della legge Biagi perché è una prestazione di lavoro occasionale a tempo determinato in agricoltura dove vengono assicurati ai lavoratori ampie tutele. Il suo utilizzo è consentito ai soli datori che rispettano i ccnl stipulati da organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale. Il compenso è determinato su livelli retributivi stabiliti dal contratto collettivo del settore e prevede un limite massimo di durata delle prestazioni di 45 giorni all’anno”, dice la ministra. 

REDDITO DI CITTADINANZA – Poi, sul reddito di cittadinanza: “La logica della legge di bilancio relativamente ai percorsi formativi dei percettori del Rdc rappresenta una linea guida per tutto l’esecutivo: rendere la popolazione attiva effettivamente occupabile, sostenerne l’inserimento al lavoro limitando al tempo stesso la possibilità che intere fasce di popolazione siano sostenute soltanto con misure di mera assistenza. Per questo si considera come obiettivo primario quello di garantire l’attuazione delle norme contenute nella finanziaria e la coerente evoluzione nel senso riformatore di quell’intervento”.  

SMART WORKING – Sulla proroga dello smart working 2023 per i lavoratori fragili, “condivido la considerazione che lo svolgimento dell’attività lavorativa in modalità agile raggiunga uno scopo importante a tutela dei lavoratori più vulnerabili attraverso la funzione di protezione. Per questo sosterrò ogni iniziativa per la proroga almeno trimestrale dello strumento per proseguire nella protezione di soggetti a rischio per la malattia da Covid-19. E’ già in corso un’interlocuzione tecnica con i competenti uffici della Pa per la valutazione congiunta di interventi normativi” afferma Calderone, nel corso del question time, in previsione della scadenza al 31 marzo del lavoro agile per i lavoratori definiti fragili. 

 

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