In Myanmar nuove accuse per il Premio Nobel per la Pace, Aung San Suu Kyi


In Myanmar nuove accuse per il Premio Nobel per la Pace, Aung San Suu Kyi, che questa mattina è apparsa in videocollegamento davanti al giudice.

La videoconferenza è cominciata ma noi non abbiamo avuto accesso all’area da dove potevamo vedere Aung San Suu Kyi“, dice il suo avvocato. La leader, in collegamento con il Tribunale di Naypyidaw, per la prima volta dal primo febbraio.

Nuova incriminazione per Aung San Suu Kyi

All’accusa di importazione illegale di walkie-talkie e a quella di non aver rispettato i divieti di assembramento, oggi si è aggiunta la nuova incriminazione: istigazione al disordine. La prossima udienza ci sarà il 15 marzo prossimo.

Nonostante la repressione, le manifestazioni contro il Colpo di Stato continuano: ieri è stata la giornata più sanguinosa – spari sulla folla, 18 morti, decine i feriti, centinaia gli arresti. Sugli scudi creati per proteggersi, i manifestanti attaccano la foto del generale Min Aung Hlaing, così i poliziotti colpiranno la sua immagine.

Altri si scrivono il numero di telefono sul braccio, consapevoli di poter essere feriti o uccisi. Tra lacrimogeni, manganellate e proiettili di gomma, arrivano anche quelli veri. Dietro le barricate, in corteo, ci sono migliaia di persone, molti giovani. A Mandalay ci sono anche bambini piccolissimi.

Rimango qui in prima linea a lottare per la democrazia“, dice un ragazzo giovanissimo, “per onorare i nostri eroi che hanno già perso la vita“. L’immagine di una suora in ginocchio, davanti alla polizia armata, fa il giro del mondo. “Non sparate, vi prego“, sembra dire

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Cronaca

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