Il silenzio non è più! La Scala di Milano riapre trionfante


Alla Scala di Milano, una meravigliosa rinascita in linea con le rigide pratiche igienico-sanitarie.

Il lussureggiante leggendario palcoscenico milanese, ha celebrato la sua rinascita post-pandemia e il 75° anniversario del primo concerto del dopoguerra.

Per rispettare le norme igienico-sanitarie di barriera, i coristi indossano una mascherina, il “parterre” è coperto da una pavimentazione che fa da solida base per separare, attraverso pareti di plexiglass, musicisti e orchestra. Il pubblico dolcemente confinato ai balconi, la capienza limitata a soli 500 spettatori al posto dei soliti 2.000 posti a sedere. L’intervallo annullato per evitare deleteri assembramenti e apposte sicure sbarre chiuse, in spazi di non accessibilità.

Lo straordinario concerto del grande Maestro Riccardo Chailly, carico di simboli, si è concluso con il celebre coro di schiavi del Nabucco di Verdi con il suo “Va’ pensiero”, un’ode alla libertà che mescola bellezza e tristezza già cantata durante il concerto di Toscanini nel lontano 1946.

L’attesissima giovane soprano norvegese Lise Davidsen ha debuttato alla Scala, eseguendo “Arie” da Tannhäuser di Wagner, “Ariadne à Naxos” di Richard Strauss e “Queen of Spades” di Ciajkovskij.

Il nostro Paese, che sfortunatamente ha pagato a caro prezzo la pandemia con oltre 123mila morti, dal 26 aprile con il decreto del Premier Mario Draghi, ha finalmente riaperto i cinema e teatri.

La Scala non era stata risparmiata dal virus. In totale, ha registrato circa 144 casi da Covid-19, di cui 64 solo nel coro.

Per maggiori informazioni su tutto ciò che concerne il Teatro alla Scala di Milano, clicca qui.

Renzo, salito per un di que’ valichi sul terreno più elevato vide quella gran macchina del Duomo, sola, sul piano, come se, non di mezzo a una città, ma sorgesse in un deserto e si fermò su due piedi, dimenticando tutti i suoi guai, a contemplare anche da lontano quell’ottava meraviglia di cui aveva tanto sentito parlare fin da teneretta età di bambino.” (Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi)

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