Il Senato Usa approva un piano da mille miliardi con al centro le criptovalute


Il piano vale mille miliardi di dollari, e si è guadagnato da pochi giorni l’approvazione in Senato con un voto bipartisan di 69 sì contro 30 no. Ora però bisogna trovare le coperture. E qui entra in gioco il Ways and Means Committee, una della massime autorità in materia fiscale a livello federale, con giurisdizione su tasse, tariffe e altri programmi destinati a generare ritorni per lo Stato. Una prima relazione sintetica pubblicata lunedì 13 settembre mette anche le criptovalute nel mirino del comitato, in particolare per quanto riguarda la regola del “wash sale”, una forma di vendita fittizia che finora non è stata mai applicata agli asset cripto e che sostanzialmente impedisce ai contribuenti di rivendicare le perdite fiscali pur mantenendo un interesse nell’attività in perdita. 

 

Un vuoto normativo che ha permesso ai possessori di criptovalute di generare perdite fiscali (senza realizzare perdite economiche) e ridurre artificialmente il conto delle tasse. Secondo l’International Revenue Code, la legge fiscale federale statunitense, una “wash sale” si verifica quando un individuo vende un’azione o un titolo in perdita e, entro 30 giorni prima o dopo questa vendita, acquista un’azione o un titolo “sostanzialmente identico”, oppure entra in possesso di un contratto o di un’opzione per acquistarlo. Attualmente sono sottoposti alla legge sul ”wash sale” azioni e titoli, mentre le criptovalute, secondo la Notifica 21 del 2014, sono trattate come proprietà, e quindi non soggette alla legge in questione. 

 

La legge funziona così. Una persona compra un’azione per 2mila dollari e pochi giorni dopo il valore di quella stessa azione scende a 1200. Se la vende e la ricompra subito dopo al prezzo diminuito, non può rivendicare la perdita di capitale di 800 dollari subita. Ma se, invece dell’azione, in ballo c’è una criptovaluta, la perdita può essere rivendicata, a causa della non applicazione della legge sul “wash sale”. Questa scappatoia permette ai possessori di criptovalute di scambiare asset che agiscono proprio come azioni, ma sottoponendoli al regime fiscale di “proprietà”, rivendicando in questo modo perdite fittizie di capitale senza essere sottoposti al periodo dei 30 giorni. 

 

La proposta del Ways and Means Committee non andrebbe a ricadere solo sulle criptovalute: rientrerebbero nell’allargamento della norma contro il wash sale “materie prime, valute e beni digitali”. Il ragionamento del Comitato è chiaro. Le criptovalute non esistevano quando il congresso ha emanato la legge, ed è quindi normale che siano assenti riferimenti ai beni digitali. La chiusura di questo vuoto normativo genererebbe le entrate fiscali aggiuntive necessarie per finanziare la massiccia legge sulle infrastrutture. L’onere di tracciare le vendite ricadrà sugli exchange, e se la proposta del Comitato verrà adottata, la regola sarà applicata a tutti gli scambi di criptovaluta successivi al 31 dicembre 2021. 

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