Il ritorno di Montante in aula: “Fiducia nella magistratura”


(dall’inviata Elvira Terranova) – Arriva puntuale, poco dopo le 10.15 circondato dai suoi legali, gli avvocati Giuseppe Panepinto e Carlo Taormina. Questa volta senza valigetta al seguito, piena zeppa di documenti. Sembra spaesato, Antonello Montante, l’ex potente leader degli industriali in Sicilia, sotto processo in appello per corruzione, dopo la condanna a 14 anni di carcere. Un’udienza rinviata di settimana in settimana, dai primi di settembre, per problemi di salute dell’imputato. “Sto meglio, ma ancora non benissimo…”, si limita a dire all’Adnkronos prima di entrare all’aula bunker del carcere Malaspina di Caltanissetta. Poi, all’uscita dal bunker, alla domanda su cosa si aspetti dal processo, aggiunge: “Avrò piena fiducia nella magistratura fino alla fine…”, prima di tornare ad Asti dove ha l’obbligo di dimora. 

Nel corso del controesame, condotto dall’avvocato Giuseppe Dacquì, legale del colonnello Gianfranco Ardizzone, ex Comandante provinciale della Guardia di Finanza di Caltanissetta, Montante ha ripetuto più volte di “non avere mai agevolato in alcun modo il colonnello Ardizzone”, mentre secondo l’accusa ci sarebbe stato uno scambio di “favori tra Ardizzone e Montante”, tra assunzione di familiari e favori nei controlli delle Fiamme gialle. “Il colonnello Ardizzone della Guardia di Finanza non mi ha mai chiesto l’assunzione della figlia al Cofidi, lo appresi solo dopo che fu assunta”, spiega Montante. Nel processo di primo grado, il colonnello Ardizzone, parlando dell’assunzione della figlia al Cofidi aveva detto che la congiunta “fu assunta al Cofidi per capacità personali”. Il colonnello aveva poi sostenuto “l’assoluta buonafede” nei suoi rapporti con Antonello Montante, l’ex assessore regionale Marco Venturi, che nel frattempo è diventato il più grande accusatore di Montante, e l’imprenditore Massimo Romano: “Per me erano dei galantuomini”. Ardizzone spiegò poi come Montante fosse considerato “una persona per bene” anche dai sui superiori. Bisognava stare vicino a “questi imprenditori” e “favorire questo clima di legalità”.  

Montante ha poi smentito più volte quanto detto nei giorni scorsi, nel processo ordinario sul ‘Sistema Montante’, da Venturi. “Non ho mai chiesto soldi a Venturi da dare al maggiore Orfanello della Guardia di Finanza, dopo il controllo nella sua azienda da parte delle Fiamme gialle. Mentre Venturi aveva detto: ”Nella mia azienda fu fatta una verifica ispettiva della Guardia di Finanza coordinata proprio dal maggiore Orfanello. La verifica si chiuse regolarmente, visto che non era stata riscontrata alcuna irregolarità. Qualche mese dopo passeggiavo in centro a Caltanissetta con Antonello Montante, e lui mi disse che anche l’imprenditore di Gela, Carmelo Turco, aveva subito una verifica ispettiva della Guardia di Finanza, e aveva versato somme di denaro all’Orfanello affinché lui ‘chiudesse un occhio’ su alcune irregolarità che erano state riscontrate nel corso dell’ispezione. A quel punto Montante mi fece presente che avrei dovuto pagare la somma di 2.500 euro al maggiore Orfanello, lasciandomi intendere che anche nel mio caso era stato chiuso un occhio grazie ai suoi rapporti con Orfanello, ma mi rifiutai, anche perché durante l’ispezione non era stata riscontrata alcuna anomalia in relazione alla mia azienda. Tutto ciò provocò un forte disappunto di Montante che aveva poi lasciato cadere il discorso”. Ma oggi l’ex Presidente degli industriali ha smentito questo episodio dicendo che era “fuori da ogni logica”. 

Dopo una breve Camera di consiglio, è stata la Presidente della Corte d’appello Andreina Occhipinti a porre delle domande all’imputato. Così si è tornato a parlare degli accessi abusivi al sistema informatico Sdi, quello in uso dalle forze dell’ordine. “Non sono stato io l’artefice di accessi abusivi al sistema informatico né li ho mai disposti – ha spiegato Montante – Non so chi li facesse fare ma quello che ho notato è che proprio in corrispondenza di quegli accessi venivano fatte le varie denunce da parte di Alfonso Cicero (l’ex amico e oggi parte civile nel processo e uno dei suoi più grandi accusatiri ndr). Una volta a Di Vincenzo, poi a Iacuzzo, a Crisafulli eccetera. C’era proprio una correlazione temporale”. Alla domanda se era stato Cicero a fare agli accessi abusivi lui risponde: “Qualcuno lo ha fatto anche Cicero”. 

Immediata la replica di Alfonso Cicero che dice all’Adnkronos: “Mi sono insediato all’Irsap in una data successiva agli accessi abusivi di cui parla Montante, quindi prima tutto ha detto delle bugie, ed è dimostrato con gli atti. Integrerò la denuncia nei suoi confronti, come reato continuato”. E poi spiega: “Già nel mese di settembre scorso ho presentato una corposa denuncia all’autorità giudiziaria per calunnia e diffamazione nei confronti di Antonio Calogero Montante e del suo sodale Diego Disimone Perricone, per le spudorate offese e le palesi falsità propalate a mio danno nelle udienze tenutesi nei mesi scorsi innanzi la corte di appello di Caltanissetta. Anche oggi il Montante ha reiterato, come suo solito, nel corso dell’udienza celebratasi innanzi la Corte di Appello di Caltanissetta, le stesse calunnie e falsità a mio danno che saranno oggetto di ulteriore denuncia presso l’autorità giudiziaria”. 

Anche l’avvocato di Cicero, Annalisa Petitto, interviene sull’udienza di oggi e spiega: “Montante sugli accessi abusivi allo Ssi difende se stesso accusando il mio assistito Alfonso Cicero, ex Presidente dell’Irsap, di un reato che la Dda ha contestato a lui e per il quale una sentenza lo ha già condannato. I documenti ufficiali di cui ho chiesto oggi la produzione dinanzi la Corte d’Appello di Caltanissetta, sconfutano la tesi di Montante e dimostrano la calunniosità dei suoi assunti. Il mio assistito, parte offesa e parte civile nel processo a carico di Montante ed altri, che peraltro ha lui stesso subito un accesso allo Sdi nel 2009, ha già proceduto, nel mese di settembre, a deferire Montante per calunnia all’Autorità giudizaria”. 

Finisce il controesame e la Presidente della Corte d’appello Occhipinti annuncia anche il calendario per le prossime udienze. Il 18 dicembre saranno sciolte le riserve, mentre la requisitoria prenderà il via il 14 gennaio per proseguire il giorno successivo. Poi toccherà alle parti civili e alle difese. L’ultima a parlare sarà la difesa di Antonello Montante, a inizio febbraio. 

Prima di lasciare l’aula bunker del carcere Malaspina di Caltanissetta, Montante si ferma brevemente con la stampa ma dice solo poche parole: “Nelle prossime udienza sarò più preciso, anche per rispetto alla Corte d’Appello”. Però una cosa tiene a dirla. Nel processo ordinario, Marco Venturi, ex grande amico di Montante, ha detto che aveva “paura” di Montante, e l’ex capo degli industriali ha risposto sardonico: “Ah sì, aveva paura di me? Strano, perché dal 1996 al 2015 (quando si sono interrotti i rapporti ndr) non aveva paura… forse ha avuto paura dopo. Chiedetelo a lui…”. Prossimo udienza il 18 dicembre.  

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