Il possesso del cruscotto: oltre il cubo di peluche, verso l’Apple car?


C’è passato di tutto sopra e attorno al cruscotto dell’automobile. Appesi sulla verticale hanno ballato per decenni l’immancabile Arbre magique, e/o il cubo di peluche, appiccicati sopra usavano invece danzare al ritmo di marcia le ballerina hawaiane. All’interno, quella scatola pesante dell’autoradio che veniva estratta e portata in giro sotto il braccio e che, al limite, poteva contenere un mangiacassette i cui nastri stipavano l’intero cassetto del cruscotto fino a occupare anche lo spazio sotto i sedili assieme alle cartine stradali. La sintesi è arrivata quando le case automobilistiche, associandosi con Microsoft e altre grosse aziende tech, hanno puntato su lettori CD, schermi LED, assistenti stradali e navigatori, fino a creare il collegamento con gli smartphone. 

 

Nel 2014 Apple ha introdotto CarPlay per integrare l’iPhone e cruscotto auto. Oggi, come ha affermato la stessa azienda, oltre l’80% delle nuove auto vendute supporta CarPlay, anche perché uno studio di Strategy Analytics già nel 2017 rivelava come il 23% dei nuovi acquirenti di auto negli Stati Uniti volesse assolutamente avere CarPlay ingrato e e il 56% fosse comunque molto interessato. Ogni utente iPhone necessita di CarPlay e questo, anche se non porta profitti diretti all’azienda, contribuisce comunque in modo determinante alla continuazione di un percorso di fedeltà con i propri prodotti. 

 

La parola chiave del cruscotto è infotainment: software di musica, mappe, video, tv integrati. I principali sistemi operativi sono basati su Linux, BlackBerry QNX o Android Automotive di Google e CarPlay si appoggia a questi sistemi trasformando di fatto il display dell’auto in un monitor esterno del telefono. La scorsa estate, Apple e BMW hanno annunciato che gli utenti potrebbero presto utilizzare il proprio iPhone per sbloccare le portiere delle auto o anche avviare il motore. Google ha un software simile, chiamato Android Auto, che estende il suo sistema operativo Android nel cruscotto dell’auto. Si tratta di un sistema antagonista che, però, non esclude il rivale: un’auto che supporta uno in genere supporta anche l’altro. All’inizio del percorso, le case automobilistiche hanno provato a contrastare lo strapotere dei telefoni facendo nascere il Consorzio Car Connectivity e sviluppando Mirrorlink, uno standard aperto per la connessione degli smartphone ai sistemi dell’auto. Uscito nel 2011, Mirrorlink è andato progressivamente in abbandono segnando la sconfitta definitiva dell’autonomia dell’auto dai grandi player di tecnologia attraverso i telefoni. 

 

Il successo di CarPlay ha alimentato le voci secondo cui Apple prevede di costruire la propria auto. Dal cruscotto punta a occupare tutta la vettura. Anni fa, Hyundai aveva già dichiarato di essere in trattative con Apple per la produzione della sua auto per poi ritrattare. Secondo Reuters, Apple potrebbe invece puntare su software, hardware e su un sistema di guida autonoma invece di progettare il proprio veicolo. Ma l’azienda ha comunque già incominciato a utilizzare App Store per incoraggiare gli sviluppatori di software a ottimizzare le loro app per l’auto e questo potrebbe già rappresentare una base di partenza per la realizzazione di un’auto propria, visto che i dati raccolti potrebbero servire proprio per comprendere meglio come gli utenti interagiscono con il proprio mezzo. Presto potrebbero esserci importanti novità. 

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