Il Medico risponde: Che cos’è la “Disprassia”?


“Il Medico risponde”

Che cos’è la “Disprassia”?

DOMANDA

Dottore buonasera, che cos’è la DISPRASSIA???!!!??? Quali esami eseguire? Cosa la determina? Grazie per la risposta. Buona giornata.
Matteo

RISPOSTA

A cura del Dr. Ferdinando Martinez

ATTENZIONE: "Le informazioni contenute in questa rubrica medica, non devono ASSOLUTAMENTE, in alcun modo, sostituire il rapporto Medico di Famiglia/Assistito. Si raccomanda per buona regola, di chiedere SEMPRE il parere del proprio Medico di Famiglia, o Specialista di fiducia, il quale conosce in dettaglio la storia clinica del proprio Paziente. La nostra rubrica, non avendo fatto un'anamnesi di chi ci scrive, impossibile online, ha il solo ed esclusivo scopo  informativo, decliniamo quindi tutte le responsabilità nel mettere in pratica qualsiasi chiarimento o indicazione riportata al solo scopo esplicativo e divulgativo. Qualsiasi domanda umanamente  intrattabile via web, verrà automaticamente cestinata. Grazie per la gentile comprensione."

Salve Matteo, grazie per la sua mail.
Lei mi chiede che cos’è la DISPRASSIA?
La disprassia è una patologia nella concezione, programmazione o esecuzione di gesti appresi,
con alterata capacità di eseguire movimenti determinati automaticamente in assenza di paralisi o paresi dei muscoli coinvolti nel movimento.

Sono le funzioni del cervello relative all’azione che ne sono interessate e che alterano la qualità del gesto nella sua precisione, velocità e organizzazione.

Risulta in disturbi della pianificazione, nella programmazione di gesti complessi, intenzionali e finalizzati, preservando i gesti riflessi.

La disprassia è una disabilità invisibile che può avere due origini:

  • La lesione della disprassia (origine nota)
  • La disprassia evolutiva (rilevata senza danno cerebrale)
    Questo è un deficit nella pianificazione gestuale delle attività e nella loro automazione.

In aggiunta alla disprassia gestuale, si aggiungono disturbi visuo-spaziali, come ad esempio un deficit di esplorazione visiva, percezione, rappresentazione spaziale e di organizzazione dello spazio.

Ogni bambino con disprassia ha diversi deficit, le cui conseguenze influenzano in vari modi lo svolgimento delle attività quotidiane, scolastiche e del tempo libero.

La psicomotricità, la terapia occupazionale, l’ ortottica, la logopedia e le riabilitazioni attuate possono più o meno compensare questo disturbo specifico e duraturo, a seconda della sua forma di gravità.

Esistono tre tipi di disprassia.
I tre tipi di disprassia sono:

  • Disprassia gestuale: è un deficit delle acquisizioni motorie e della coordinazione gestuale
  • Disprassia costruttiva: è un deficit nella pianificazione di un compito e nelle funzioni esecutive di produzione del compito
  • Disprassia visuospaziale: sembra essere la più comune fino ad oggi

Matteo, le disprassie potrebbero anche essere classificate in 3 gruppi, forse più difficili da identificare:

  • La disprassia di primo tipo: si tratta di disturbi della prassi associati alla difficoltà di espressione verbale
  • La disprassia di secondo tipo: è una scissione che raggiunge il motore con prassie particolarmente eseguite su ordine con maggior successo di altre iniziate come parte di un’imitazione. Presentano difficoltà sintattiche e discalculia spaziale.
  • La disprassia di terzo tipo: un deficit del sistema di attenzione e rappresentazione degli indizi visivi.

I segni sono variabili e associati in modo diverso a seconda dei casi.
Il bambino disprassico presenta molti possibili disturbi con tuttavia la possibilità di riscontrare:

Una grande goffaggine, sia per gesti precisi che per la realizzazione di atti motori più generali.
Una grande lentezza che accompagna l’imbarazzo con in più una mancanza di anticipazione durante l’esecuzione dei gesti.
Una cattiva organizzazione e uno scarso coordinamento delle attività quotidiane (camminare, andare in bicicletta, nuotare, giocare con la palla, tagliare la carne, vestirsi, lavarsi i denti, allacciarsi le scarpe)
Di disturbi sensoriali.
Di disturbi dell’attenzione, difficoltà di concentrazione.
Di problemi di equilibrio e tono muscolare.
I disordini nell’organizzazione dello sguardo, i sussulti e l’eye tracking, la fissazione degli occhi, causano difficoltà nell’apprendimento a scuola. Uso improprio del feedback visivo e propriocettivo durante il controllo del movimento.
Le difficoltà a masticare, deglutire ma anche a nel parlare, nel dialogo, farfugliamento, con possibilità di aprassia bucco-linguale-facciale.
Di tenere traccia delle difficoltà nel tempo.
Una sensibilità particolare.

Il disprassico può presentare uno o più di questi disturbi in varia misura, il che porta in tutti i casi ad una vera e propria grave affaticabilità, spesso sottovalutata o addirittura non presa in considerazione.

Matteo lei mi chiede quali esami eseguire?
Numerosi test permetteranno di specificare il tipo di disprassia e l’ntensità gravosa.
Una volta evocata la diagnosi, verranno proposti test per chiarire l’importanza dei disturbi prassici nelle tre aree: gestuale, costruttiva e visuospaziale.

Altre serie di test cercheranno questa volta di valutare le conseguenze sulle semplici attività quotidiane, ad esempio la scrittura.

Tali esami devono essere effettuati da un’équipe specializzata: medico specialista, neuropsicologi, psicologi, terapisti occupazionali, ortottisti neurovisivi. Lo psicomotorio e il linguaggio rilevano anche disturbi piú reconditi.

L’interpretazione delle prove sarà fatta in base all’età e al contesto in cui il bambino vive e si evolve.

Il colloquio iniziale è essenziale per individuare i segnali di allarme: la coordinazione cercherà difficoltà nell’imparare a camminare, saltare, andare in bicicletta, abilità motorie fini durante i pasti: non interessa giochi di costruzione, puzzle, ecc

Matteo le mi chiede anche cosa la determina?
Le cause restano indeterminate.
Attualmente non ci sono cause identificate e provate di disprassia. D’altro canto :
I disprassici sono spesso bambini prematuri, o anche bambini molto prematuri.
La disprassia è poi associata a un disturbo da deficit di attenzione o addirittura a disturbi dell’apprendimento, dell’ortografia o del calcolo.
Nei bambini che hanno avuto un incidente con trauma cranico, il rischio di disprassia sarebbe maggiore.
La disprassia può essere isolata, ma sembra riconosciuto che i dislessici spesso soffrano di riflesso di disprassia.
Non esiste una causa genetica nota e la disprassia può essere riconosciuta come un disturbo dello sviluppo senza causa identificata.

Sappia Matteo, che questa assenza di una causa identificata rende ancora più complicata la diagnosi, che dovrebbe comunque essere il più precoce possibile.

La gestione è multipla e spesso complicata da impostare, il follow-up, quindi, è a lungo termine perché richiede vari supporti.

La riabilitazione iniziale è curata da un terapista psicomotorio o terapista occupazionale. Tale riabilitazione può poi essere completata in presenza di disturbi visivi o disturbi del linguaggio.

Comunque, nonostante ciò, la scuola può continuata integrando il soggetto colpito, in una classe ordinaria. Nella classe ordinaria è comunque necessario sottoscrivere un piano scolastico personalizzato che comprenda accordi quali adattamento dei media, fotocopie ingrandite e impaginazione semplificata; eliminazione della copia manuale, lavoro al computer.
Una nota legge sull’istruzione dei bambini disabili ha migliorato il riconoscimento, la cura e l’istruzione dei bambini disprassici che ora possono frequentare la scuola normale, in perfetta integrazione, ma con occhio più ponderato da parte dei pedagogisti. Possono inoltre beneficiare dell’assistenza di Ausiliari della Vita Scolastica. Una persona con disprassia deve avere un piano scolastico esaurientemente personalizzato.

Matteo, le ricordo che la mia risposta, non intende in alcun modo sostituirsi all’autorevole parere del Medico di famiglia, Medico Curante o di altre Figure Sanitarie di fiducia, preposte alla corretta interpretazione del problema in oggetto, a cui rimando, rigorosamente, per ottenere una più precisa indicazione incline sulle origini di qualsiasi sintomo stesso, grazie per la cortese comprensione, le auguro una meravigliosa domenica.

Gutta cavat lapidem non vi, sed saepe cadendo.”
“Cadendo, la goccia scava la pietra, non per la sua forza, ma per la sua costanza.

(Tito Lucrezio Caro)

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