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Il figlio di Buzzanca: “Denuncia contro presunto medico di fiducia”

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Querela contro il medico Fulvio Tomaselli che millanta di essere il dottore di fiducia di Lando Buzzanca e richiesta all’Ordine dei medici di aprire un fascicolo su di lui, dopo la lettera aperta su Facebook, per violazione della privacy. Sono queste le mosse che il figlio di Lando Buzzanca, Massimiliano, riferisce in una lunga intervista concessa alla AdnKronos sul caso. “Non so chi sia questo medico che si definisce ‘di fiducia’ di papà – afferma Massimiliano Buzzanca – Fino al 2019, quando è stato nominato un amministratore di sostegno per mio padre, l’ho sempre accompagnato io alle varie visite mediche. Non è mai stato nominato da papà; e in casa mai nessuno ha sentito parlare di lui, neanche la governante… Non ci risulta nessuna prescrizione medica, neanche una ricetta per le medicine in farmacia: di questa persona non c’è mai stata traccia in famiglia”, assicura. 

Ma come salta fuori, allora, la figura di questo medico? “Posso immaginare che sia legato a Francesca Lavacca, che sarebbe la presunta compagna di papà come lei si definisce, quando non è altro che un’amica, nonostante la firma di mio padre sulle pubblicazioni di matrimonio che non era in grado né di capire né di firmare, tanto è vero che questo atto è stato bloccato da due sentenze in tribunale e in appello, l’ultima a ottobre”, riferisce ancora Massimilano Buzzanca. 

“Lui aveva uno spazio all’interno di un programma di lei su internet, sulla medicina estetica che a quanto mi risulta è la sua specializzazione – continua Massimiliano – Trasmissione che riportava la regia di Lando Buzzanca, altro mistero che andrebbe chiarito, visto che parliamo di un periodo in cui papà – che ora ha 87 anni – aveva già perso molto della sua lucidità di pensiero… Fatto sta che non risultano né contratti né compensi. Detto questo, non metto in dubbio il fatto che papà e questo dottore si conoscessero, ma non era affatto il suo medico di fiducia”. 

Spiega ancora Massimiliano Buzzanca: “Un medico che ha in cura una persona anziana e con problemi di lucidità e di memoria, per prima cosa si mette in contatto con la sua famiglia, anche per avere notizie precise sul suo stato di salute, oltre che per dovere professionale: a Roma ci sono io, c’è anche suo fratello Salvo: non si è mai presentato da nessuno di noi”. Quanto poi al contenuto della lettera su Facebook, “ho letto che sarebbe ‘drammaticamente lucido’ mentre papà non lo è da circa quattro anni, ha una demenza senile grave diagnosticata; tanto è vero che il giudice tutelare ha nominato un amministratore legale… Questa ‘licenza poetica’ non può assolutamente passare”. 

E il passaggio dell’attore in una rsa? “E’ stato un passaggio dovuto – assicura il figlio – perché non c’erano le condizioni per riportare a casa papà dopo il precedente ricovero in ospedale. Avevo già sistemato la sua camera da letto in casa, ma l’aggravamento delle sue condizioni hanno consigliato il trasferimento nella rsa per una migliore e più continua assistenza; e lì abbiamo inviato anche la sua governante Elena che era una figura di casa e di famiglia, per una presenza familiare fissa”. 

Infine, prosegue il figlio di Lando Buzzanca, “non si possono dare informazioni pubbliche sullo stato di salute di una persona, come ha fatto questo Fulvio Tomaselli: c’è il rispetto della privacy da parte di un medico e in tal senso, al di là che uno sia o meno il medico di fiducia, l’Ordine dei medici dovrà aprire un fascicolo su di lui. Non si può buttare in piazza la vita di una persona, sia o meno famosa. E nessuno si può permettere di avanzare l’accusa di averlo abbandonato: io come figlio non potrei mai farlo e se mai lo facessi ci sarebbe il resto della famiglia, a cominciare da mio zio Salvo suo fratello, che me lo impedirebbe, mi farebbe ‘nero’… La nostra è una tipica famiglia siciliana! Presenteremo una denuncia-querela per difendere papà: come uomo, come malato, come artista e come personaggio amato dal pubblico”. 

Nella ‘lettera aperta’ su Facebook, Fulvio Tomaselli, che si definisce medico di fiducia di Lando Buzzanca, reagisce alle minacce di querela per violazione della privacy che gli ha mosso Massimiliano, il figlio dell’attore 87enne ricoverato dal 27 dicembre del 2021 in una rsa romana e di recente al policlinico ‘Gemelli’ di Roma a causa di una caduta, dopo le notizie pubblicate sulla sua salute. E, scrivendo un lungo post su Facebook racconta la sua versione dei fatti. 

“Scusami Lando – scrive Tomaselli – se cerco di ridare dignità alla tua persona, se cerco da mesi di riportarti a casa tua per farti avere cure che non potevano esserti date, perché ricoverato in luogo non idoneo a questo. La tua famiglia dice che cerco pubblicità, forse la calunnia peggiore… e da che pulpito giunge la predica! Scusami – prosegue il medico – se non ci sono riuscito, permettendo un tuo deperimento fisico e del linguaggio terrificante, per averci provato da maggio 2022 la tua famiglia ha fatto di tutto per screditarmi, assistendo alla tua tragica caduta libera. Ho interpellato l’assessorato alla salute, che ha inviato medici Asl a vederti”. 

“Scusami se non ho avuto la forza di continuare a curarti da vicino, ma non mollerò, le responsabilità verranno a galla. Cercano di girare il tutto in gossip è senz’altro più appetitoso. Ora ‘grazie’ a una caduta dalla carrozzina sei in una struttura eccezionale che farà di tutto per ridarti parte di quello che hai perduto e ti dimetterà…e poi? Questo atroce domanda ci risuona nelle orecchie”.  

(di Enzo Bonaiuto) 

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Parata di star per 100esimo Arena Verona Opera Festival

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(Adnkronos) – Un’irripetibile parata delle migliori voci internazionali con attesi debutti per dare vita al 100esimo cartellone dell’Arena di Verona Opera Festival: un’antologia degli allestimenti storici più amati dal pubblico, una nuova produzione di Aida pensata appositamente per la diretta in mondovisione il 16 giugno e una nuova produzione di Rigoletto. Il 100° dell’Arena di Verona Opera Festival riserverà anche quest’anno al pubblico grandi sorprese e inaspettate guest star. Oltre a Jonas Kaufmann, Juan Diego Flórez, Plácido Domingo, Roberto Bolle, l’Orchestra e il Coro della Scala diretti da Riccardo Chailly in cinque serate-evento dedicate, giungeranno in città sull’immenso palcoscenico areniano, fra i tanti, Anna Netrebko e Yusif Eyvazov per l’apertura con la nuova Aida in mondovisione il 16 giugno; stelle come Piotr Beczała, Asmik Grigorian, Christian Van Horn al loro debutto; importantissime conferme fra gli artisti più acclamati nel panorama internazionale e i migliori giovani su cui puntare attenzione.  

Fino al 9 settembre va in scena una vera antologia dei titoli e degli allestimenti più amati dal pubblico areniano in una parata irripetibile della storia del teatro: Aida di Verdi, nuova produzione di Stefano Poda dal 16 giugno, Carmen di Bizet, regia di Franco Zeffirelli dal 23 giugno, Il Barbiere di Siviglia di Rossini secondo Hugo de Ana dal 24 giugno, Rigoletto di Verdi in un nuovo allestimento dal 1° luglio, La Traviata di Verdi nella produzione di Franco Zeffirelli dall’8 luglio, Nabucco di Verdi, regia di Gianfranco de Bosio dal 15 luglio, Tosca di Puccini nell’allestimento di Hugo de Ana dal 29 luglio, Madama Butterfly di Puccini secondo Franco Zeffirelli dal 12 agosto. 

E se alte sono le aspettative per la nuova regia di Aida – titolo con cui l’Arena inaugurò la sua nuova vita nel 1913 – giacché quello affidato a Stefano Poda rappresenterà il primo allestimento di oggi ad affiancarsi ai capisaldi dell’Aida filologica del ’13 e a quella di Zeffirelli, le restanti sei produzioni storiche, dal Barbiere (2007) e Tosca (2006) secondo Hugo de Ana, alla colossale Babilonia nel Nabucco per la regia di de Bosio (1991-2015), al magistero di Zeffirelli nella sua ultima Traviata (2019), nella ritrovata Carmen (1995-2022) e in Madama Butterfly (2004) con i costumi da Oscar di Emi Wada rappresenteranno per il pubblico giovane o semplicemente per tutti gli amanti dell’arte del palcoscenico un vero e proprio excursus nei gusti, nelle mode, nelle sensibilità, nello stile teatrale novecenteschi, quasi museo vivente en plein air dell’estetica di un secolo. A questi si aggiunge una seconda nuova produzione, evento eccezionale nella storia recente del Festival: per Rigoletto, assente da 6 anni dalla programmazione estiva, sarà svelato a breve l’intero team creativo.  

 

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Jennifer Lopez vende la mega villa per 42,5 milioni di dollari

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(Adnkronos) – Jennifer Lopez mette in vendita la sua villa di Bel Air, quartiere della città di Los Angeles, in California, e chiede la stratosferica cifra di 42,5 milioni di dollari. Secondo le informazioni riportate su Redfin, la tenuta di circa tre ettari situata nell’isolato di Stone Canyon Road è stata originariamente progettata dall’architetto Samuel Marx, ma in seguito è stata ristrutturata secondo uno stile ‘French Country’. 

La villa della cantante e attrice statunitense vanta 9 camere da letto e 12 bagni. L’ampia cucina è divisa in due zone: un’area colazione è divisa da un camino in pietra collegato alla sala da pranzo. 

Ci sono parcheggi per 30 auto, una palestra, un ufficio, uno studio, una spa privata, una sala massaggi e altri servizi, tra cui una piscina a sfioro, terrazze con giardini privati e cascate, un teatro con 30 posti a sedere, decorato con poster dei film interpretati da JLo e dal marito Ben Affleck, e un anfiteatro all’aperto che può ospitare 100 persone. 

L’elenco degli extra continua: una pagoda con un caminetto, un orto biologico, un padiglione per l’intrattenimento con una cucina completa e un lago privato con una spiaggia sabbiosa e una doccia all’aperto per avere una piccola fetta di paradiso proprio nel giardino di casa. C’è anche una casa per gli ospiti, un cottage separato,  

Secondo TMZ, Jennifer Lopez ha acquistato la villa nel 2016 per 28 milioni di dollari. La proprietà ammonta a più di 14.000 metri quadrati ed era stata acquistata da Brett Lawyer di Carolwood Estates. 

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Fuori oggi “Voglio cantare a Sanremo”, il nuovo inedito dei Liberementi

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Fuori oggi, giovedì 2 febbraio, il video di “Voglio cantare a Sanremo”, l’inedito dei LIBEREMENTI che racconta in maniera ironica il sogno di un ragazzo di calcare l’ambito palco del festival. Firmato da Marco Agrusta frontman della band con la produzione di Olsi Arapi è pubblicato da Musica è, l’etichetta di Mimmo Mignogna. In radio e in digitale dal 3 febbraio.

Siamo felici dopo un anno dall’uscita del nostro album, di pubblicare un nuovo singolo fresco, ironico e festoso che parla del desiderio di cantare a Sanremo, noi che per tre anni, nel 2018, 2019 e 2020 eravamo quasi riusciti a realizzare quel sogno – afferma Marco Agrusta – il singolo ‘Voglio cantare a Sanremo’ è una dedica scritta da me per tutti i ragazzi che amano sognare in grande, proprio come abbiamo fatto noi Liberementi qualche anno fa”.

Il video – prosegue Marco Agrusta – nasce da una mia idea e vede la regia di Gianni Giacovelli con cui abbiamo pensato di ironizzare sul mondo dei casting tanto amato dai musicisti. E così, una giovane boy band nei panni dei Liberementi si troverà ad affrontare il primo provino, sognando di calcare il tanto ambito palco dell’Ariston.”

Liberementi sono una band della provincia tarantina composta da Marco Agrusta (voce), Gabriele Andrisani (chitarre), Walter Mignogna (tastiere), Michele Marzii (chitarre) e Andrea Semeraro (batteria). Sono ragazzi spinti dall’entusiasmo di trascrivere liberi pensieri in musica e parole, affrontando temi che circondano l’attuale mondo vissuto dai giovani. Esperienze, sonorità e contaminazioni musicali differenti danno vita quindi ad un progetto che racchiude diversi generi, mantenendo uno stampo Pop/Rock. Nel 2018 i Liberementi avviano il lavoro di produzione del loro primo EP, e partono in tour live “IO SONO POP”, uno spettacolo che mette insieme repertorio di successi internazionali e canzoni inedite della band. Nel luglio 2018, grazie all’etichetta discografica “Musica E’” di Taranto, viene pubblicato “Il Guapo” scritto da Marco Agrusta, posizionandosi tra le top 100 della classifica delle etichette indipendenti. Il secondo brano che esce nel Novembre 2018 è “Datemi Spazio”, selezionato da Claudio Baglioni tra i finalisti scelti per l’audizione di Sanremo Giovani 2018. A seguire l’esperienza sanremese arriva “Sto diventando Indie”, scritto da Gabriele Andrisani, selezionato per le fasi finali di Arezzo Wave. Nel Luglio 2019 esce “Odore d’estate”, la giusta composizione che accompagna le vacanze di ogni pugliese, introducendo un genere più elettronico al repertorio della band. A Novembre dello stesso anno Liberementi sono, per la seconda volta, finalisti a Sanremo giovani raccogliendo i consensi da parte del direttore artistico Amadeus.

Ad aprile 2020 viene rilasciato “Fuori è primavera”, brano registrato a distanza durante il periodo di quarantena e che sostiene il progetto “Non da soli” di Save the Children, per aiutare i bambini e le famiglie in difficoltà a causa dell’emergenza Covid-19. Nello stesso periodo la band sforna il singolo “Lascia i tuoi pensieri altrove – Guida e basta” con il quale partecipa al contest “Sicurezza stradale in Musica”. Nel dicembre 2021 esce “Liberementi”, il primo album omonimo con 9 brani.

Il 3 febbraio 2023 è la volta di “Voglio cantare a Sanremo”, brano che racconta, in maniera ironica, il sogno di un ragazzo di calcare il palco dell’Ariston.

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Debutto nazionale per il musical “Piccolo Principe” al Sistina

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(Adnkronos) –
‘Bibbia’ a parte, è il libro più letto e più tradotto al mondo, sicuramente una delle storie per bambini ma anche per giovani e adulti – “tutti i grandi sono stati piccoli una volta, ma pochi di essi se ne ricordano” è una delle sue frasi più famose – più amate: ora, ‘Il piccolo Principe’, il capolavoro letterario di Antoine de Saint-Exupéry scritto ottanta anni fa, è anche un musical, che dopo il debutto nazionale al teatro Sistina di Roma, dove resterà in scena fino al 12 febbraio, andrà in tournée a Bologna, Torino, Firenze, Milano e Parigi e il prossimo anno a Berlino, Madrid, Lisbona, Amsterdam e Dublino. 

Lo spettacolo vede alternarsi due attori in erba di appena 7 anni, il romano Alessandro Stefanelli e il pontino Gabriele Tonti, nel ruolo del piccolo principe, con Davide Paciolla ‘aviatore’, Adele Tirante ‘rosa’, Matteo Prosperi ‘re’ e ‘geografo’, Vittorio Catelli ‘lampionaio’, Ludovico Cinalli ‘volpe’, Giulio Lanfranco ‘affarista’ e ‘ubriacone’. Tutti diretti dal regista Stefano Genovese per una produzione siglata Razmataz Live. Lo show ricorre felicemente a musiche e canzoni che hanno segnato la storia della musica italiana – come ‘Volare’ di Domenico Modugno, ‘Azzurro’ di Paolo Conte portata al successo da Adriano Celentano, ‘La Cura’ di Franco Battiato – e di quella internazionale. Oltre ad offrire performance che vanno dal balletto all’acrobazia circense, dagli effetti scenografici a quelli illusionistici, alternando prosa, mimo, musica, coreografie. 

“Le verità sono semplici e diventano assolute proprio in virtù della loro essenzialità. Le immagini aiutano a non dimenticare, a rendere reale ciò che, se fosse solo raccontato, non sarebbe creduto: un pensiero molto attuale – spiega il regista Stefano Genovese – Ciascuna scena non si ferma agli occhi o alle orecchie o all’olfatto, quelli sono solo porte sensoriali per arrivare alla destinazione finale: il cuore di ogni spettatore” sottolinea, fedele a un’altra delle frasi famose del ‘Piccolo Principe’: “Si vede solo con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. 

(di Enzo Bonaiuto) 

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Venezi: “Sanremo cassa di risonanza ma non penso a violenze di anarchici”

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(Adnkronos) – “Le possibili violenze sono ovviamente il rischio maggiore in assoluto, ma dubito che possano avvenire all’interno della cornice del ‘Festival di Sanremo’: mi auguro semmai che su certe tematiche scaturisca un dibattito positivo, che ci sia un fair play che possa creare le basi per un dialogo sereno piuttosto che contrapposizioni, specie se dovessero sfociare nella violenza”. E’ la previsione e al tempo stesso l’auspicio che Beatrice Venezi, consulente musicale del ministero della Cultura, intervistata dalla AdnKronos, esprime a proposito di possibili azioni dimostrative, anche violente, da parte di gruppi anarchici a Sanremo nei giorni del Festival, in relazione al caso Cospito. 

“Certo, è anche vero che il palco dell’Ariston ha sempre rappresentato una cassa di risonanza, positiva o negativa: lo so bene – ricorda Beatrice Venezi – perché l’ho vissuto direttamente e personalmente, sulla mia pelle, con la querelle lessicale fra ‘direttore’ o ‘direttrice’ su cui è poi scoppiato addirittura un caso politico; per cui mi rendo perfettamente conto dei meccanismi che si possono innescare. Ma ho grande fiducia nella gestione dell’evento da parte della Rai e della organizzazione del Festival di Sanremo”. 

(di Enzo Bonaiuto) 

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Platinette: “Non sono mai stato deviato, mi affascinava il meccanismo della seduzione”

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(Adnkronos) – “Come va? Insomma… Se vuole una falsità le dico che sto bene. Posso ringraziare la mia infanzia non felice, perché grazie a questo sono riuscito ad affrontare la vita con maggior determinazione e forza”. Mauro Coruzzi in arte Platinette si racconta in un’intervista esclusiva al quotidiano La Ragione. E parla del suo rapporto con il sesso: “Mi sono approcciato a questo tema abbastanza presto, ai tempi delle superiori. Non sono però mai stato deviato o cose del genere. Da un punto di vista analitico, a posteriori, posso dire che mi affascinava il meccanismo della seduzione. A interessarmi non era il sesso quanto il fatto di essere interessante per qualcuno, anche se a onor del vero fin dalle elementari mi sono accorto che c’era chi mi guardava con occhi non proprio innocenti. Mi ricordo ancora di quando avevo 6 anni: c’erano macchine che rallentavano e mi seguivano passo passo; al loro interno uomini che cercavano di irretirmi, ma senza successo”. 

La vera passione di Coruzzi è la musica: “Non è un’ancora di salvezza ma se può diventare un lavoro allora tanto di guadagnato – precisa – A 18 anni scrivevo canzoni ma erano orrende e allora ho cercato un approccio diverso. Sogni nel cassetto? No, per carità. Mi rifiuto di avere obiettivi. Adesso mi sono messo in discussione con un musical, l’obiettivo in questo caso è far bene con il minimo sforzo. Bisogna essere consapevoli della predisposizione della propria indole”. Quanto alle classificazioni sessuali, argomento che impegna a tempo pieno la comunità Lgbt, “io invece le odio – afferma tranchant – Essendo onnivoro e non avendo pregiudizi, le categorie mi infastidiscono. Per un certo periodo andava per la maggiore la bisessualità, ovvero la predisposizione ad andare sia con uomini che con donne. Non credo però alla classificazione così come alla fluidità, anche perché mi fa venire in mente il sapone, non certo il sesso”.  

Quando gli si chiede se abbia il rimpianto di non essere padre, chiosa: “Per carità, meglio risparmiare a un figlio un padre con un tale carattere. Io sono la mia famiglia, grazie a Dio. Non devo rendere conto a nessuno, vivo come se fosse non dico l’ultimo ma il penultimo giorno. Che devo dire, le relazioni stabili sono una noia mortale. Sopportare impegni e doveri è la peggiore delle costrizioni possibili”. Al termine dell’intervista il redattore gli augura ogni bene: “Io mi auguro l’esatto contrario, perché le avversità mi permettono di reagire al destino… E menomale, altrimenti diventerei un’ameba”, conclude Coruzzi. 

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“Chi ha paura di Virginia Woolf?” versione Latella con Sonia Bergamasco

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(Adnkronos) – La commedia borghese e psicologica ‘Chi ha paura di Virginia Woolf?’,
che ospita un autentico gioco al massacro fra i protagonisti, da realistica si fa visionaria, quasi onirica, nella versione lacerante e vorticosa voluta dal regista Antonio Latella per i due protagonisti, Sonia Bergamasco e Vinicio Marchioni, affiancati dai co-protagonisti Ludovico Fededegni e Paola Giannini, in scena fino al 12 febbraio al teatro Argentina di Roma. L’intera vicenda narrata da Edward Albee – al cui successo e diffusione nel mondo contribuì anche il film che vide come attori principali Richard Burton ed Elizabeth Taylor – si svolge nelle poche ore notturne che vedono una coppia di mezza età ospitare in casa un’altra coppia più giovane; una ‘ospitalità’ che si rivelerà sempre più insidiosa e insostenibile ma al tempo stesso coinvolgente. 

Proporzionalmente ai fumi dell’alcool, salgono anche i toni del confronto fra moglie e marito, le provocazioni, le sfide, con le note del pianoforte suonato dalla Bergamasco a fare da contrappunto ai livelli sempre più mossi e agitati della conversazione, sin dalla prima scena in cui il motivetto ‘Who is afraid of the bad wolf?’, ovvero ‘Chi ha paura del lupo cattivo?’, viene dall’autore volutamente ‘storpiato’ con un gioco di parole inglese in ‘Who is afraid of Virginia Woolf’, che è il ‘Chi ha paura di Virginia Woolf?’ del titolo. 

“Non potevo non partire dal titolo per affrontare questo testo – spiega il regista Antonio Latella – visto che per sostituire il lupo della canzoncina Edward Albee scomoda Virginia Woolf, una donna che insegnò alle donne a ‘uccidere’ le loro madri o meglio l’idea di madre angelo del focolare. In tal senso, la Woolf è presente nei due protagonisti che fanno da specchio alla giovane coppia scelta come sacrificio di questo violentissimo e disperato amore, di questo gioco al massacro in cui questa coppia, oramai ‘morente’, sceglie persino di inventarsi un figlio che non è mai esistito per restare in vita e spiazzare la morte”.  

(di Enzo Bonaiuto) 

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Barbara De Rossi: “Sono stata maltrattata a 50 anni”

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(Adnkronos) – “Non ho mai parlato di questa vicenda e mai ne parlerò perché su questa ‘giostra’ non ci salgo nemmeno se mi danno la qualunque. Perché riesco a parlare con le donne? Perché so cosa significa essere maltrattati, quali sono i meccanismi per i quali ci si cade. Ma tutto ha a che fare con il sentimento. Io mi imbestialisco quando sento qualcuno dire di una donna maltrattata: ‘Ma come ha fatto? Non ha carattere’. No, non funziona così. Il maltrattamento è assolutamente filtrato dal sentimento non dal carattere. Perché io sono una persona dal carattere abbastanza forte e se ci sono cascata io, ci può cascare chiunque. Vi garantisco che è così. Quanti anni avevo quando ho vissuto questa esperienza? 50 anni”. Lo rivela l’attrice Barbara De Rossi in un’intervista al quotidiano ‘La Ragione’, parlando anche della trasmissione ‘Amore Criminale’ che poi non ha più condotto. 

“È dal ’98 che mi batto per i diritti delle donne, continuo a farlo anche senza l’amplificatore della tv… hanno deciso così – osserva l’attrice – Se ci sono rimasta un po’ male? Certo che sì. Nonostante sapessi si trattasse di una staffetta nella conduzione, andavo avanti con ottimi risultati e soprattutto con un seguito importante di donne. Me ne accorgevo non solo dagli ascolti. Quando è venuta a mancare la tv ho solo fatto molta più fatica ma io continuo le mie battaglie come prima”, dice De Rossi, sottolineando che oggi “il linguaggio della tv è cambiato, si è inserita la volgarità. Questa tv non la riconosco più. E non è una questione di budget ma proprio di usi e costumi diversi. Inutile che ci battiamo, ormai viviamo dentro la volgarità, tanto che non ci stupiamo nemmeno più”. 

Sul lavoro dell’attore, infine, De Rossi chiarisce: “Io vorrei riuscire a fare il mio lavoro bene, ma non è sempre così facile. Ci si riesce in teatro che è l’ultima grande occasione di libertà dove poter scegliere il testo e con chi lavorare. E questa è una grande libertà perché non è che ne abbiamo poi più tanta. Oggi se vuoi lavorare devi entrare dentro certe ‘scatole’, ti devi adattare”, conclude. 

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‘Stasera c’è Cattelan’, ospiti Fedez e Marco Giallini

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(Adnkronos) – Saranno Fedez e l’attore Marco Giallini gli ospiti di ‘Stasera c’è Cattelan’, il late show di Alessandro Cattelan in onda questa sera – mercoledì 1° febbraio – alle 23.20 su Rai 2. Tornerà anche la Gialappa’s Band, mentre – oltre alle interviste – ci sarà spazio per il monologo, nuove rubriche e momenti di spettacolo.  

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La nuova edizione del ‘Supermagic’ al teatro Brancaccio di Roma

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(Adnkronos) – Torna a Roma, dal 2 al 12 febbraio al teatro Brancaccio, lo spettacolo d’illusionismo ‘Supermagic Incantesimi’ giunto alla sua 19esima edizione, che ospiterà come da tradizione i più grandi talenti e campioni internazionali di arte magica, prestigiatori, illusionisti, manipolatori e mentalisti, tra i più famosi al mondo, riuniti sullo stesso palco, per quello che gli organizzatori descrivono come “uno spettacolo ancora più magico dei precedenti, per far entrare il pubblico in un mondo dove l’ordine naturale delle cose è stravolto, dove le certezze sono sospese, dove è possibile vivere il fantastico e sognare ad occhi aperti”. 

Per circa due ore, il pubblico viaggerà in un mondo sospeso tra logica e fantasia, con un cast di oltre venti artisti, in cui ogni esibizione racconta “il desiderio di evasione e di superamento della realtà per far sognare gli adulti, ma anche i bambini”. Nel corso delle sue 18 precedenti edizioni, ‘Supermagic’ ha ospitato 110 artisti, applauditi da oltre 230.000 spettatori. E si è aggiudicato il riconoscimento come ‘Migliore spettacolo di magia’ assegnato dalla Fédération Internationale des Sociétés Magiques, in quanto “offre l’eccellenza dei prestigiatori e illusionisti premiati al campionato mondiale delle arti magiche o che hanno ottenuto importanti riconoscimenti internazionali”. 

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