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Il creatore di Un Posto Al Sole, Wayne Mark Doyle, è deceduto

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Grave perdita per il cast della soap opera italiana Un Posto Al Sole: uno dei quattro ideatori, Wayne Mark Doyle, è venuto a mancare nel corso della terza settimana del mese di ottobre 2022.

Una perdita inaspettata

Wayne Doyle, di cui si conosce ben poco, è una delle menti che ha ideato la nota soap Opera Un Posto al Sole. Il padre di una delle serie maggiormente longeve e amate dal pubblico italiano, che da 26 anni non perde l’appuntamento serale su RAI Tre, ha sempre vissuto in maniera molto riservata, al punto tale che non è dato conoscere se lo sceneggiatore avesse figli o famiglia o altri parenti.
L’unica grande famiglia nota è quella della soap opera, che si stringe in un dolore definito dagli stessi attori e dai vari addetti ai lavori come impossibile da descrivere.

Un grande amore per Napoli

Wayne Doyle, seppur riservato, non ha mai nascosto il suo grande amore per la città di Napoli e proprio per tale motivo decise, circa 26 anni fa, di scegliere la città italiana come luogo nella quale si sarebbero poi sviluppate le diverse vicende dei protagonisti.

Una passione dell’autore era da ricercare nella realizzazione di trame molto lunghe con diversi colpi di scena, definiti come plot twist, ma anche con una profonda analisi delle ragioni che portavano i personaggi ad agire in un determinato modo.

Per l’autore, infatti, una linearità troppo articolata potrebbe portare lo spettatore ad annoiarsi e ad allontanarsi dal prodotto: proprio questo suo concetto ha caratterizzato alcuni dei personaggi della soap opera che si sono contraddistinti proprio per questa particolare caratteristica.

Inoltre l’autore ha sempre voluto aggiungere volti nuovi e rinnovare parte dei protagonisti, cercando di creare una trama che riuscisse a coinvolgerli complessivamente.
Ogni gruppo di attori, infatti, veniva inserito in una particolare saga, creando degli intrecci interessanti tra coloro che assumevano un ruolo di spicco e personaggi secondari.

Inoltre il team dei protagonisti è stato accuratamente scelto dallo stesso Doyle e dai suoi collaboratori, cercando sempre di dare vita a una squadra ben costruita in grado di garantire sempre un’ottima alchimia sul set.

Un messaggio d’addio che lascia diversi dubbi

Dopo il triste annuncio della scomparsa di Doyle, online sono state riportate diverse informazioni che, attualmente, non trovano alcuna conferma certa.

Un dato che però ha destato diversi dubbi sull’improvvisa morte dell’autore della soap opera italiana è da ricercare nella lettera, scritta dallo stesso Doyle, il quale sembra abbia voluto ringraziare i suoi affetti più cari come se sapesse che la sua ora fosse ormai prossima.

Nessuno dei contatti stretti dello sceneggiatore ha voluto comunque commentare questo particolare aspetto, che lascia diversi spazi a svariate interpretazioni ma che, ancora oggi, non trova alcuna conferma in merito alle cause della prematura scomparsa dell’uomo.

I messaggi sui social da parte della RAI e del cast di Un Posto Al Sole

A dare il triste annuncio della morte del padre di uno dei programmi divenuti simbolo di RAI Tre è stata proprio la rete televisiva che, sui suoi canali social, ha inserito un lungo post con tanto di ringraziamento rivolto a Doyle per il grande lavoro svolto nel corso di oltre vent’anni.

In particolar modo è stato elogiato il metodo di adattamento della soap opera australiana Neighbourns, da cui prende spunto Un Posto Al sole, e la capacità di distinguere i due prodotti grazie a Doyle, che ha voluto inserire le svariate dinamiche tipiche dei cittadini italiani e diversi riferimenti alla cultura napoletana.

A seguire i messaggi dei colleghi che hanno collaborato con lui nella realizzazione delle diverse stagioni della soap opera, allo sviluppo delle trame e caratterizzazione dei personaggi, nonché quelli da parte dei vari attori attualmente protagonisti e di coloro che sono usciti di scena sono stati molteplici.

Tutti questi hanno messo in risalto il fatto che lavorare con l’ideatore della soap fosse incredibilmente piacevole, sottolineando come Doyle fosse sempre molto attento a ogni dettaglio e di come volesse rendere la sua serie il più reale possibile, inserendo le debolezze dei personaggi e i problemi che si affrontano nel dover risolvere determinate situazioni, spesso improvvise.

Viene a mancare quindi una figura simbolo della RAI che, per oltre vent’anni, ha permesso al terzo canale della televisione di Stato di essere facilmente riconoscibile, nonché di aver creato un appuntamento al quale la popolazione italiane, sia giovane che adulta e di entrambi i sessi, difficilmente rinunciava, proprio per lo stile e semplicità della stessa.

Con te è iniziato questo viaggio incredibile e straordinario e per te continuerà. Grazie infinite da tutti noi, Wayne”, questo è il messaggio apparso sullo schermo prima della puntata di giovedì 20 Ottobre 2022.

Ci sono poche persone di cui posso dire con franchezza e senza tema di smentita che mi hanno “cambiato la vita”, e una di queste è senz’altro Wayne Doyle. Perché lui è il papà di Un Posto al Sole, è stato il mio primo Headwriter, una delle persone da cui ho imparato il mestiere ed è quindi molto difficile trovare le parole per commentare questa bruttissima notizia.
È bastato un attimo per riportarmi con la memoria a quel fantastico periodo in cui eravamo tutti così carichi di energie e di entusiasmo, alle nottate passate a escogitare storie, ai brainstorming in inglese che mi terrorizzavano data la mia scarsa dimestichezza con la lingua. Ricordo quel senso di sicurezza che ci trasmettevi quando entravi nella stanza, quella convinzione che qualsiasi problema ci fosse stato, con te, lo avremmo risolto. Ricordo quella tua solidità a cui si accompagnava la leggerezza di chi non ha bisogno di prendersi troppo sul serio per fa capire che fa davvero sul serio. Ricordo l’odore dei calamari che ordinavi sempre per pranzo, quando mangiavamo intorno al tavolo del brainstorming… e ricordo con un imbarazzato sorriso quella sera in cui, con la febbre a 40, restai ancorato alla sedia, immobile, deciso a resistere a tutti i costi perché ero nel mio mese di prova e avevo il terrore di fare una cattiva impressione. Non volevo mollare per dimostrare di essere affidabile, ma sembravo un pugile suonato, e fu allora che tu mi sorridesti tra il divertito e il preoccupato e mi dicesti: “Dario, don’t worry, go home…” Ciao Wayne e grazie di tutto.
”, è con queste parole che Dario Carraturo, story editor di Un posto al sole, ha raccontato il suo legame con Wayne.

La sua passione per il giornalismo lo spinge non solo a diventare giornalista ma anche a fondare una sua testata giornalistica: è così che nel 2020 nasce Sbircia la Notizia Magazine, della quale è editore e direttore responsabile.

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Parata di star per 100esimo Arena Verona Opera Festival

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(Adnkronos) – Un’irripetibile parata delle migliori voci internazionali con attesi debutti per dare vita al 100esimo cartellone dell’Arena di Verona Opera Festival: un’antologia degli allestimenti storici più amati dal pubblico, una nuova produzione di Aida pensata appositamente per la diretta in mondovisione il 16 giugno e una nuova produzione di Rigoletto. Il 100° dell’Arena di Verona Opera Festival riserverà anche quest’anno al pubblico grandi sorprese e inaspettate guest star. Oltre a Jonas Kaufmann, Juan Diego Flórez, Plácido Domingo, Roberto Bolle, l’Orchestra e il Coro della Scala diretti da Riccardo Chailly in cinque serate-evento dedicate, giungeranno in città sull’immenso palcoscenico areniano, fra i tanti, Anna Netrebko e Yusif Eyvazov per l’apertura con la nuova Aida in mondovisione il 16 giugno; stelle come Piotr Beczała, Asmik Grigorian, Christian Van Horn al loro debutto; importantissime conferme fra gli artisti più acclamati nel panorama internazionale e i migliori giovani su cui puntare attenzione.  

Fino al 9 settembre va in scena una vera antologia dei titoli e degli allestimenti più amati dal pubblico areniano in una parata irripetibile della storia del teatro: Aida di Verdi, nuova produzione di Stefano Poda dal 16 giugno, Carmen di Bizet, regia di Franco Zeffirelli dal 23 giugno, Il Barbiere di Siviglia di Rossini secondo Hugo de Ana dal 24 giugno, Rigoletto di Verdi in un nuovo allestimento dal 1° luglio, La Traviata di Verdi nella produzione di Franco Zeffirelli dall’8 luglio, Nabucco di Verdi, regia di Gianfranco de Bosio dal 15 luglio, Tosca di Puccini nell’allestimento di Hugo de Ana dal 29 luglio, Madama Butterfly di Puccini secondo Franco Zeffirelli dal 12 agosto. 

E se alte sono le aspettative per la nuova regia di Aida – titolo con cui l’Arena inaugurò la sua nuova vita nel 1913 – giacché quello affidato a Stefano Poda rappresenterà il primo allestimento di oggi ad affiancarsi ai capisaldi dell’Aida filologica del ’13 e a quella di Zeffirelli, le restanti sei produzioni storiche, dal Barbiere (2007) e Tosca (2006) secondo Hugo de Ana, alla colossale Babilonia nel Nabucco per la regia di de Bosio (1991-2015), al magistero di Zeffirelli nella sua ultima Traviata (2019), nella ritrovata Carmen (1995-2022) e in Madama Butterfly (2004) con i costumi da Oscar di Emi Wada rappresenteranno per il pubblico giovane o semplicemente per tutti gli amanti dell’arte del palcoscenico un vero e proprio excursus nei gusti, nelle mode, nelle sensibilità, nello stile teatrale novecenteschi, quasi museo vivente en plein air dell’estetica di un secolo. A questi si aggiunge una seconda nuova produzione, evento eccezionale nella storia recente del Festival: per Rigoletto, assente da 6 anni dalla programmazione estiva, sarà svelato a breve l’intero team creativo.  

 

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Jennifer Lopez vende la mega villa per 42,5 milioni di dollari

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(Adnkronos) – Jennifer Lopez mette in vendita la sua villa di Bel Air, quartiere della città di Los Angeles, in California, e chiede la stratosferica cifra di 42,5 milioni di dollari. Secondo le informazioni riportate su Redfin, la tenuta di circa tre ettari situata nell’isolato di Stone Canyon Road è stata originariamente progettata dall’architetto Samuel Marx, ma in seguito è stata ristrutturata secondo uno stile ‘French Country’. 

La villa della cantante e attrice statunitense vanta 9 camere da letto e 12 bagni. L’ampia cucina è divisa in due zone: un’area colazione è divisa da un camino in pietra collegato alla sala da pranzo. 

Ci sono parcheggi per 30 auto, una palestra, un ufficio, uno studio, una spa privata, una sala massaggi e altri servizi, tra cui una piscina a sfioro, terrazze con giardini privati e cascate, un teatro con 30 posti a sedere, decorato con poster dei film interpretati da JLo e dal marito Ben Affleck, e un anfiteatro all’aperto che può ospitare 100 persone. 

L’elenco degli extra continua: una pagoda con un caminetto, un orto biologico, un padiglione per l’intrattenimento con una cucina completa e un lago privato con una spiaggia sabbiosa e una doccia all’aperto per avere una piccola fetta di paradiso proprio nel giardino di casa. C’è anche una casa per gli ospiti, un cottage separato,  

Secondo TMZ, Jennifer Lopez ha acquistato la villa nel 2016 per 28 milioni di dollari. La proprietà ammonta a più di 14.000 metri quadrati ed era stata acquistata da Brett Lawyer di Carolwood Estates. 

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Fuori oggi “Voglio cantare a Sanremo”, il nuovo inedito dei Liberementi

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Fuori oggi, giovedì 2 febbraio, il video di “Voglio cantare a Sanremo”, l’inedito dei LIBEREMENTI che racconta in maniera ironica il sogno di un ragazzo di calcare l’ambito palco del festival. Firmato da Marco Agrusta frontman della band con la produzione di Olsi Arapi è pubblicato da Musica è, l’etichetta di Mimmo Mignogna. In radio e in digitale dal 3 febbraio.

Siamo felici dopo un anno dall’uscita del nostro album, di pubblicare un nuovo singolo fresco, ironico e festoso che parla del desiderio di cantare a Sanremo, noi che per tre anni, nel 2018, 2019 e 2020 eravamo quasi riusciti a realizzare quel sogno – afferma Marco Agrusta – il singolo ‘Voglio cantare a Sanremo’ è una dedica scritta da me per tutti i ragazzi che amano sognare in grande, proprio come abbiamo fatto noi Liberementi qualche anno fa”.

Il video – prosegue Marco Agrusta – nasce da una mia idea e vede la regia di Gianni Giacovelli con cui abbiamo pensato di ironizzare sul mondo dei casting tanto amato dai musicisti. E così, una giovane boy band nei panni dei Liberementi si troverà ad affrontare il primo provino, sognando di calcare il tanto ambito palco dell’Ariston.”

Liberementi sono una band della provincia tarantina composta da Marco Agrusta (voce), Gabriele Andrisani (chitarre), Walter Mignogna (tastiere), Michele Marzii (chitarre) e Andrea Semeraro (batteria). Sono ragazzi spinti dall’entusiasmo di trascrivere liberi pensieri in musica e parole, affrontando temi che circondano l’attuale mondo vissuto dai giovani. Esperienze, sonorità e contaminazioni musicali differenti danno vita quindi ad un progetto che racchiude diversi generi, mantenendo uno stampo Pop/Rock. Nel 2018 i Liberementi avviano il lavoro di produzione del loro primo EP, e partono in tour live “IO SONO POP”, uno spettacolo che mette insieme repertorio di successi internazionali e canzoni inedite della band. Nel luglio 2018, grazie all’etichetta discografica “Musica E’” di Taranto, viene pubblicato “Il Guapo” scritto da Marco Agrusta, posizionandosi tra le top 100 della classifica delle etichette indipendenti. Il secondo brano che esce nel Novembre 2018 è “Datemi Spazio”, selezionato da Claudio Baglioni tra i finalisti scelti per l’audizione di Sanremo Giovani 2018. A seguire l’esperienza sanremese arriva “Sto diventando Indie”, scritto da Gabriele Andrisani, selezionato per le fasi finali di Arezzo Wave. Nel Luglio 2019 esce “Odore d’estate”, la giusta composizione che accompagna le vacanze di ogni pugliese, introducendo un genere più elettronico al repertorio della band. A Novembre dello stesso anno Liberementi sono, per la seconda volta, finalisti a Sanremo giovani raccogliendo i consensi da parte del direttore artistico Amadeus.

Ad aprile 2020 viene rilasciato “Fuori è primavera”, brano registrato a distanza durante il periodo di quarantena e che sostiene il progetto “Non da soli” di Save the Children, per aiutare i bambini e le famiglie in difficoltà a causa dell’emergenza Covid-19. Nello stesso periodo la band sforna il singolo “Lascia i tuoi pensieri altrove – Guida e basta” con il quale partecipa al contest “Sicurezza stradale in Musica”. Nel dicembre 2021 esce “Liberementi”, il primo album omonimo con 9 brani.

Il 3 febbraio 2023 è la volta di “Voglio cantare a Sanremo”, brano che racconta, in maniera ironica, il sogno di un ragazzo di calcare il palco dell’Ariston.

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Debutto nazionale per il musical “Piccolo Principe” al Sistina

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(Adnkronos) –
‘Bibbia’ a parte, è il libro più letto e più tradotto al mondo, sicuramente una delle storie per bambini ma anche per giovani e adulti – “tutti i grandi sono stati piccoli una volta, ma pochi di essi se ne ricordano” è una delle sue frasi più famose – più amate: ora, ‘Il piccolo Principe’, il capolavoro letterario di Antoine de Saint-Exupéry scritto ottanta anni fa, è anche un musical, che dopo il debutto nazionale al teatro Sistina di Roma, dove resterà in scena fino al 12 febbraio, andrà in tournée a Bologna, Torino, Firenze, Milano e Parigi e il prossimo anno a Berlino, Madrid, Lisbona, Amsterdam e Dublino. 

Lo spettacolo vede alternarsi due attori in erba di appena 7 anni, il romano Alessandro Stefanelli e il pontino Gabriele Tonti, nel ruolo del piccolo principe, con Davide Paciolla ‘aviatore’, Adele Tirante ‘rosa’, Matteo Prosperi ‘re’ e ‘geografo’, Vittorio Catelli ‘lampionaio’, Ludovico Cinalli ‘volpe’, Giulio Lanfranco ‘affarista’ e ‘ubriacone’. Tutti diretti dal regista Stefano Genovese per una produzione siglata Razmataz Live. Lo show ricorre felicemente a musiche e canzoni che hanno segnato la storia della musica italiana – come ‘Volare’ di Domenico Modugno, ‘Azzurro’ di Paolo Conte portata al successo da Adriano Celentano, ‘La Cura’ di Franco Battiato – e di quella internazionale. Oltre ad offrire performance che vanno dal balletto all’acrobazia circense, dagli effetti scenografici a quelli illusionistici, alternando prosa, mimo, musica, coreografie. 

“Le verità sono semplici e diventano assolute proprio in virtù della loro essenzialità. Le immagini aiutano a non dimenticare, a rendere reale ciò che, se fosse solo raccontato, non sarebbe creduto: un pensiero molto attuale – spiega il regista Stefano Genovese – Ciascuna scena non si ferma agli occhi o alle orecchie o all’olfatto, quelli sono solo porte sensoriali per arrivare alla destinazione finale: il cuore di ogni spettatore” sottolinea, fedele a un’altra delle frasi famose del ‘Piccolo Principe’: “Si vede solo con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. 

(di Enzo Bonaiuto) 

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Venezi: “Sanremo cassa di risonanza ma non penso a violenze di anarchici”

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(Adnkronos) – “Le possibili violenze sono ovviamente il rischio maggiore in assoluto, ma dubito che possano avvenire all’interno della cornice del ‘Festival di Sanremo’: mi auguro semmai che su certe tematiche scaturisca un dibattito positivo, che ci sia un fair play che possa creare le basi per un dialogo sereno piuttosto che contrapposizioni, specie se dovessero sfociare nella violenza”. E’ la previsione e al tempo stesso l’auspicio che Beatrice Venezi, consulente musicale del ministero della Cultura, intervistata dalla AdnKronos, esprime a proposito di possibili azioni dimostrative, anche violente, da parte di gruppi anarchici a Sanremo nei giorni del Festival, in relazione al caso Cospito. 

“Certo, è anche vero che il palco dell’Ariston ha sempre rappresentato una cassa di risonanza, positiva o negativa: lo so bene – ricorda Beatrice Venezi – perché l’ho vissuto direttamente e personalmente, sulla mia pelle, con la querelle lessicale fra ‘direttore’ o ‘direttrice’ su cui è poi scoppiato addirittura un caso politico; per cui mi rendo perfettamente conto dei meccanismi che si possono innescare. Ma ho grande fiducia nella gestione dell’evento da parte della Rai e della organizzazione del Festival di Sanremo”. 

(di Enzo Bonaiuto) 

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Platinette: “Non sono mai stato deviato, mi affascinava il meccanismo della seduzione”

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(Adnkronos) – “Come va? Insomma… Se vuole una falsità le dico che sto bene. Posso ringraziare la mia infanzia non felice, perché grazie a questo sono riuscito ad affrontare la vita con maggior determinazione e forza”. Mauro Coruzzi in arte Platinette si racconta in un’intervista esclusiva al quotidiano La Ragione. E parla del suo rapporto con il sesso: “Mi sono approcciato a questo tema abbastanza presto, ai tempi delle superiori. Non sono però mai stato deviato o cose del genere. Da un punto di vista analitico, a posteriori, posso dire che mi affascinava il meccanismo della seduzione. A interessarmi non era il sesso quanto il fatto di essere interessante per qualcuno, anche se a onor del vero fin dalle elementari mi sono accorto che c’era chi mi guardava con occhi non proprio innocenti. Mi ricordo ancora di quando avevo 6 anni: c’erano macchine che rallentavano e mi seguivano passo passo; al loro interno uomini che cercavano di irretirmi, ma senza successo”. 

La vera passione di Coruzzi è la musica: “Non è un’ancora di salvezza ma se può diventare un lavoro allora tanto di guadagnato – precisa – A 18 anni scrivevo canzoni ma erano orrende e allora ho cercato un approccio diverso. Sogni nel cassetto? No, per carità. Mi rifiuto di avere obiettivi. Adesso mi sono messo in discussione con un musical, l’obiettivo in questo caso è far bene con il minimo sforzo. Bisogna essere consapevoli della predisposizione della propria indole”. Quanto alle classificazioni sessuali, argomento che impegna a tempo pieno la comunità Lgbt, “io invece le odio – afferma tranchant – Essendo onnivoro e non avendo pregiudizi, le categorie mi infastidiscono. Per un certo periodo andava per la maggiore la bisessualità, ovvero la predisposizione ad andare sia con uomini che con donne. Non credo però alla classificazione così come alla fluidità, anche perché mi fa venire in mente il sapone, non certo il sesso”.  

Quando gli si chiede se abbia il rimpianto di non essere padre, chiosa: “Per carità, meglio risparmiare a un figlio un padre con un tale carattere. Io sono la mia famiglia, grazie a Dio. Non devo rendere conto a nessuno, vivo come se fosse non dico l’ultimo ma il penultimo giorno. Che devo dire, le relazioni stabili sono una noia mortale. Sopportare impegni e doveri è la peggiore delle costrizioni possibili”. Al termine dell’intervista il redattore gli augura ogni bene: “Io mi auguro l’esatto contrario, perché le avversità mi permettono di reagire al destino… E menomale, altrimenti diventerei un’ameba”, conclude Coruzzi. 

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“Chi ha paura di Virginia Woolf?” versione Latella con Sonia Bergamasco

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(Adnkronos) – La commedia borghese e psicologica ‘Chi ha paura di Virginia Woolf?’,
che ospita un autentico gioco al massacro fra i protagonisti, da realistica si fa visionaria, quasi onirica, nella versione lacerante e vorticosa voluta dal regista Antonio Latella per i due protagonisti, Sonia Bergamasco e Vinicio Marchioni, affiancati dai co-protagonisti Ludovico Fededegni e Paola Giannini, in scena fino al 12 febbraio al teatro Argentina di Roma. L’intera vicenda narrata da Edward Albee – al cui successo e diffusione nel mondo contribuì anche il film che vide come attori principali Richard Burton ed Elizabeth Taylor – si svolge nelle poche ore notturne che vedono una coppia di mezza età ospitare in casa un’altra coppia più giovane; una ‘ospitalità’ che si rivelerà sempre più insidiosa e insostenibile ma al tempo stesso coinvolgente. 

Proporzionalmente ai fumi dell’alcool, salgono anche i toni del confronto fra moglie e marito, le provocazioni, le sfide, con le note del pianoforte suonato dalla Bergamasco a fare da contrappunto ai livelli sempre più mossi e agitati della conversazione, sin dalla prima scena in cui il motivetto ‘Who is afraid of the bad wolf?’, ovvero ‘Chi ha paura del lupo cattivo?’, viene dall’autore volutamente ‘storpiato’ con un gioco di parole inglese in ‘Who is afraid of Virginia Woolf’, che è il ‘Chi ha paura di Virginia Woolf?’ del titolo. 

“Non potevo non partire dal titolo per affrontare questo testo – spiega il regista Antonio Latella – visto che per sostituire il lupo della canzoncina Edward Albee scomoda Virginia Woolf, una donna che insegnò alle donne a ‘uccidere’ le loro madri o meglio l’idea di madre angelo del focolare. In tal senso, la Woolf è presente nei due protagonisti che fanno da specchio alla giovane coppia scelta come sacrificio di questo violentissimo e disperato amore, di questo gioco al massacro in cui questa coppia, oramai ‘morente’, sceglie persino di inventarsi un figlio che non è mai esistito per restare in vita e spiazzare la morte”.  

(di Enzo Bonaiuto) 

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Barbara De Rossi: “Sono stata maltrattata a 50 anni”

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(Adnkronos) – “Non ho mai parlato di questa vicenda e mai ne parlerò perché su questa ‘giostra’ non ci salgo nemmeno se mi danno la qualunque. Perché riesco a parlare con le donne? Perché so cosa significa essere maltrattati, quali sono i meccanismi per i quali ci si cade. Ma tutto ha a che fare con il sentimento. Io mi imbestialisco quando sento qualcuno dire di una donna maltrattata: ‘Ma come ha fatto? Non ha carattere’. No, non funziona così. Il maltrattamento è assolutamente filtrato dal sentimento non dal carattere. Perché io sono una persona dal carattere abbastanza forte e se ci sono cascata io, ci può cascare chiunque. Vi garantisco che è così. Quanti anni avevo quando ho vissuto questa esperienza? 50 anni”. Lo rivela l’attrice Barbara De Rossi in un’intervista al quotidiano ‘La Ragione’, parlando anche della trasmissione ‘Amore Criminale’ che poi non ha più condotto. 

“È dal ’98 che mi batto per i diritti delle donne, continuo a farlo anche senza l’amplificatore della tv… hanno deciso così – osserva l’attrice – Se ci sono rimasta un po’ male? Certo che sì. Nonostante sapessi si trattasse di una staffetta nella conduzione, andavo avanti con ottimi risultati e soprattutto con un seguito importante di donne. Me ne accorgevo non solo dagli ascolti. Quando è venuta a mancare la tv ho solo fatto molta più fatica ma io continuo le mie battaglie come prima”, dice De Rossi, sottolineando che oggi “il linguaggio della tv è cambiato, si è inserita la volgarità. Questa tv non la riconosco più. E non è una questione di budget ma proprio di usi e costumi diversi. Inutile che ci battiamo, ormai viviamo dentro la volgarità, tanto che non ci stupiamo nemmeno più”. 

Sul lavoro dell’attore, infine, De Rossi chiarisce: “Io vorrei riuscire a fare il mio lavoro bene, ma non è sempre così facile. Ci si riesce in teatro che è l’ultima grande occasione di libertà dove poter scegliere il testo e con chi lavorare. E questa è una grande libertà perché non è che ne abbiamo poi più tanta. Oggi se vuoi lavorare devi entrare dentro certe ‘scatole’, ti devi adattare”, conclude. 

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‘Stasera c’è Cattelan’, ospiti Fedez e Marco Giallini

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(Adnkronos) – Saranno Fedez e l’attore Marco Giallini gli ospiti di ‘Stasera c’è Cattelan’, il late show di Alessandro Cattelan in onda questa sera – mercoledì 1° febbraio – alle 23.20 su Rai 2. Tornerà anche la Gialappa’s Band, mentre – oltre alle interviste – ci sarà spazio per il monologo, nuove rubriche e momenti di spettacolo.  

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La nuova edizione del ‘Supermagic’ al teatro Brancaccio di Roma

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(Adnkronos) – Torna a Roma, dal 2 al 12 febbraio al teatro Brancaccio, lo spettacolo d’illusionismo ‘Supermagic Incantesimi’ giunto alla sua 19esima edizione, che ospiterà come da tradizione i più grandi talenti e campioni internazionali di arte magica, prestigiatori, illusionisti, manipolatori e mentalisti, tra i più famosi al mondo, riuniti sullo stesso palco, per quello che gli organizzatori descrivono come “uno spettacolo ancora più magico dei precedenti, per far entrare il pubblico in un mondo dove l’ordine naturale delle cose è stravolto, dove le certezze sono sospese, dove è possibile vivere il fantastico e sognare ad occhi aperti”. 

Per circa due ore, il pubblico viaggerà in un mondo sospeso tra logica e fantasia, con un cast di oltre venti artisti, in cui ogni esibizione racconta “il desiderio di evasione e di superamento della realtà per far sognare gli adulti, ma anche i bambini”. Nel corso delle sue 18 precedenti edizioni, ‘Supermagic’ ha ospitato 110 artisti, applauditi da oltre 230.000 spettatori. E si è aggiudicato il riconoscimento come ‘Migliore spettacolo di magia’ assegnato dalla Fédération Internationale des Sociétés Magiques, in quanto “offre l’eccellenza dei prestigiatori e illusionisti premiati al campionato mondiale delle arti magiche o che hanno ottenuto importanti riconoscimenti internazionali”. 

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