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Esteri

Il cheddar preferito della Regina inquina, patrocinio reale a rischio

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Chi inquina fiumi non può avere il patrocinio reale. La Regina Elisabetta II potrebbe presto revocare il “Royal Warrant” concesso alla sua marca favorita di cheddar, hanno rivelato fonti di Buckingham palace al Guardian. Per la sovrana non si tratta di un passo facile, viene spiegato, perché si tratta di un formaggio che apprezza moltissimo. Ma la famiglia reale è molto attenta all’ambiente e il Davistow Cheddar, prodotto da Dairy Crest, è stato appena multato di 1,5 milioni di sterline per aver inquinato il fiume Inny in Cornovaglia, provocando una moria di trote e salmoni. 

Il patrocinio viene concesso dalla Regina Elisabetta e dal suo figlio ed erede Carlo ai loro fornitori favoriti, i quali ottengono così il diritto di esporre sulle confezioni lo stemma reale. Si tratta di un prestigioso simbolo di qualità di cui si fregiano 800 marchi, fra cui i produttori di champagne Bollinger, i supermercati Waitrose e il tempio della gastronomia e del lusso Fortnum and Mason. Ma naturalmente un simile onore va meritato.  

Dairy Crest, ora di proprietà della società canadese Saputo, è finita nel mirino dell’agenzia britannica per l’Ambiente dopo aver riversato per anni residui liquidi e solidi nel fiume Inny, inquinandone le acque e le rive. In un particolare incidente, i biocidi contenuti nei rifiuti hanno provocato la morte di centinaia di pesci, mentre gli abitanti della zona si sono lamentati del persistente odore di uova marce. Fonti di palazzo reale, hanno riferito di averne parlato con la società. “Dairy Crest ci ha reso edotti della questione da qualche tempo e e ci ha tenuti informati sulle loro azioni in risposta”, ha detto un portavoce.  

Intanto Daily Crest non ha fatto commenti sulla possibile perdita del Royal Warrant, ma ha offerto le sue “sincere scuse” a quanti sono sati danneggiati dall’inquinamento dell’Inny, annunciando di aver “investito significative risorse” per “migliorare la performance ambientale e minimizzare l’impatto sulla comunità locale”. Ma intanto diverse associazioni ambientaliste hanno salutato la possibilità di un intervento della Regina, suggerendo la revoca del patrocinio reale ad altre produzioni intensive di carne e formaggio.  

“Questo caso è emblematico di un problema nazionale” – ha detto Robert Percival della Soil Association – solo il 16% delle acque che scorrono in Inghilterra sono vicine al loro stato originale. E ne sono in parte responsabili gli allevamenti intensivi di bestiame, che forniscono la maggior parte del fabbisogno di carne e latticini”.  

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La Russia ha la guerra in casa, nuovo attacco ucraino ad aeroporto – Ascolta

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Ascolta “La Russia ha la guerra in casa, nuovo attacco ucraino ad aeroporto” su Spreaker.
 

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Ucraina Bucha, chiesta in Russia condanna esemplare per Yashin: denunciò abusi

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(Adnkronos) – L’accusa ha chiesto una condanna a nove anni di carcere per l’oppositore russo Ilya Yashin, accusato di aver diffuso informazioni false sulle forze armate, vale a dire, per aver denunciato lo scorso aprile, con un video sul suo canale youtube che ha 1,3 milioni di iscritti, gli abusi commessi nella città ucraina di Bucha. Il procuratore del processo in corso a Mosca ha definito i rapporti dell’Osce e dell’Onu sugli abusi a Bucha come “ostili, prevenuti e di parte”. Yashin, 39 anni, deputato dell’assemblea del distretto moscovita di Krasnoselsky, uno dei pochi oppositori rimasti in Russia, era stato arrestato lo scorso luglio. Il processo a suo carico è iniziato a novembre. La pena massima per il resto di cui è accusato, introdotto dopo l’inizio della guerra, sono dieci anni di carcere.  

 

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La nipote dello Shah: ”Il regime testa compromesso, ma la protesta continua”

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(Adnkronos) – La notizia dell’abolizione della polizia morale in Iran e la creazione di una commissione per valutare se rimuovere l’obbligo di indossare il velo islamico potrebbero essere ”un test” deciso da Teheran per ”vedere la reazione del popolo iraniano”. Un ”passo”, insomma, ”per verificare se i manifestanti si fermano” davanti a questa concessione, ”una proposta di compromesso”, seppur non confermata dal ministero degli Interni. Ma gli iraniani, soprattutto donne ma anche uomini, ”non è questo che vogliono, non stanno lottando e rischiando la vita per questo. Vogliono riappropriarsi delle loro libertà e dei diritti civili regolarmente calpestati”. Ne è convinta Yassmin Pucci, attrice e nipote dell’ultimo Shah, Mohammad Reza Pahlavi, che in un’intervista ad Adnkronos afferma che ”il regime islamico ha capito che ha le ore contate”. 

In Iran, prosegue, ”si sta scrivendo una pagina di storia importante” e i protagonisti sono i ragazzi della ”nuova generazione, cresciuta con un senso di ribellione, la voglia di essere come i loro coetanei del resto del mondo”. Un desiderio che li ha visti ”scendere in piazza a protestare con la consapevolezza che andavano a rischiare la loro vita”. Tutto questo ”è terribile, ma non credo si possa tornare indietro. Fermarsi ora non avrebbe alcun senso”. Neanche davanti alla ”notizia ambigua” dell’abolizione della polizia morale e del velo. ”Credo che il regime voglia sondare il terreno e vedere come gli iraniani potrebbero reagire a determinate concessioni. Ma non credo che possa bastare” e penso invece che ”le proteste continueranno”, aggiunge Pucci. ”Gli iraniani non stanno combattendo per queste due cause, ma per abolire il regime – prosegue – Quello che fa male è che il mondo si è dimostrato sì solidale, ma chi avrebbe potuto fare qualcosa di più concreto non lo ha fatto, forse per interessi economici o politici”. Di qui un appello ad ”aiutare un popolo in difficoltà, un Paese in difficolta”. 

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