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Salute e Benessere

Il 70% delle infezioni in corsia è evitabile, corso su gestione rifiuti ospedalieri

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Una siringa non gettata correttamente, una garza riutilizzata per errore, scarsa igiene nelle stanze: gli ospedali, luoghi che dovrebbero essere deputati alla cura delle malattie, sono tra le aree più comuni per la diffusione di infezioni. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, ogni 100 pazienti ricoverati nelle strutture ospedaliere, ben 7 contraggono un’infezione, nei Paesi ad alto reddito e 15 pazienti in quelli a basso e medio reddito e 1 su 10 va incontro allla morte. Il 70% di tutte le infezioni ospedaliere potrebbero essere evitate attraverso una maggiore prevenzione, formazione del personale per l’implementazione dei protocolli di sicurezza e una migliore igiene negli ambienti ospedalieri. Parte da queste premesse il corso di formazione Ecm di Consulcesi per favorire una migliore gestione dei rifiuti ospedalieri in conformità con la normativa vigente.  

“L’errata gestione dei rifiuti sanitari è tra i responsabili nascosti della diffusione di malattie infettive negli ospedali – afferma Gian Piero Trasolini, ingegnere ambientale – un fenomeno ancora poco considerato se pensiamo che tra le circa 16 miliardi di iniezioni che vengono fatte ogni anno non tutti gli strumenti, in primis, aghi e siringhe vengono smaltiti in modo sicuro”. Gli ultimi dati che emergono dall’Osservatorio italiano 2017 sulla sicurezza per gli operatori sanitari parlano chiaro – dettaglia una nota -: solo 1 ospedale su 2 utilizzava dispositivi di sicurezza contribuendo ai 130 mila incidenti a rischio di contagio che si verificavano ogni anno in Italia. “Il 75% degli incidenti consiste in punture e lesioni, il 25% in contaminazione con sangue e liquidi biologici”, scriveva l’Inail riportando i dati dell’Osservatorio.  

“La formazione e l’informazione di tutti gli operatori coinvolti lungo la catena di smaltimento dei rifiuti è fondamentale – aggiunge Tresolini – oltre che per i gravissimi danni causabili alla salute del singolo, per garantire il rispetto della normativa, la cui violazione esporrebbe i datori di lavoro a sanzioni di natura penale e l’azienda a sanzioni pecuniarie, interdittive, confisca e pubblicazione della sentenza”.  

Il corso di formazione ‘La gestione dei rifiuti sanitari: normativa e sostenibilità ambientale’, che si chiude il 31 dicembre 2022 (termine ultimo per l’acquisizione dei crediti formativi Ecm obbligatori previsti per il triennio 2020-2022) ha come obiettivo formare medici e operatori riguardo un corretto smaltimento dei rifiuti ospedalieri a 360 gradi: partendo da un quadro generale sulle varie tipologie di rifiuti sanitari, sul deposito temporaneo e sulla sterilizzazione all’interno della struttura sanitaria, inquadra la gestione dei rifiuti all’interno della normativa e approfondisce i Decreti legge di riferimento. Parte fondamentale della formazione sottoforma di e-book sarà anche la definizione dei criteri metodologici per la valutazione della caratterizzazione di pericolo Hp9 – infettivo e il focus sull’impatto ambientale associato ai processi di trattamento e smaltimento dei rifiuti sanitari, sugli impianti attualmente presenti in Italia e sulle possibili azioni di riciclo e riuso di questa tipologia di scarti.  

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Schillaci: “Misure per garantire sicurezza partorienti e bambini”

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(Adnkronos) – Quanto accaduto all’ospedale Pertini di Roma, dove un neonato è morto nel letto con la mamma, “ha fatto emergere problematiche che hanno riguardato, e possono riguardare, molte altre donne”, e il ministro della Salute Orazio Schillaci “intende affrontarle mettendo in atto tutte le misure necessarie a garantire piena sicurezza delle partorienti e dei bambini. Così come è impegnato a promuovere ogni intervento utile ad assicurare adeguate condizioni di lavoro alle ostetriche e al personale sanitario addetto ai reparti di ostetricia e ginecologia”, si legge in una nota del ministero.  

Il ministro sta seguendo “con la massima attenzione il caso del neonato deceduto all’ospedale Pertini e della sua mamma, alla quale esprime tutta la sua vicinanza in un momento tanto difficile e doloroso”. Il ministero, ricorda la nota, “ha immediatamente chiesto una relazione dettagliata alla Regione Lazio per chiarire la dinamica della triste vicenda e verificare il rispetto dei protocolli e delle procedure previste”. 

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Listeria in formaggi e foie gras vegani, alert ministero

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(Adnkronos) – Avviso del ministero della Salute ai consumatori sulla presenza di listeria in alcuni formaggi e foie gras vegani. Attraverso il sistema di allerta europeo per alimenti e mangimi Rasff – informa il dicastero – le autorità francesi hanno comunicato la presenza di Listeria monocytogenes in formaggi vegani prodotti dalla ditta francese Jay&Joy. La segnalazione nasce dopo 8 casi di listeriosi in Europa, verificatisi tra aprile e dicembre 2022, legati al consumo di prodotti vegani Jay&Joy. L’azienda ha volontariamente implementato misure di ritiro e richiamo su tutte le sue specialità vegetali simili al formaggio, nonché le sue specialità vegetali simili al foie gras. 

Il ministero elenca i prodotti a marchio Jay&Joy oggetto dell’allerta, che “si raccomanda di non consumare”: Jil, Joséphine; Jeanne; Jean Jacque; Joie gras; Jeta frais; Joy Prairie; Joy Râpé; Parmi Joy; Joy Montagnard Nature; Joy Montagnard Fumé; Joy Montagnard Poivre; Jil Vrac; Joséphine Vrac; Jeanne Vrac; Jean Jacque Vrac; Joy Blocco; Blocco Jeta, tutti i lotti con date di scadenza dal 14/01/2023 al 30/03/2023.  

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Psicofarmaci senza prescrizione per 10% adolescenti nel 2022

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(Adnkronos) – Poco meno di 300mila studenti delle scuole medie superiori, pari al 10,8% dei 15-19enni, hanno assunto psicofarmaci senza prescrizione medica nel corso del 2022. Il dato, che aveva raggiunto la sua punta massima nel 2017 (11,3%) per poi scendere fino al 6,6% nel 2021, è quasi raddoppiato dallo scorso anno. E’ il trend che emerge da uno studio dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Cnr-Ifc) – Espad* Italia (European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs) – condotto nel 2022 su un campione rappresentativo di studenti delle scuole superiori italiane, come ogni anno dal 1999. 

“Da molti anni denunciamo questo fenomeno – spiega Sabrina Molinaro, ricercatrice Cnr-Ifc e responsabile dello studio – Di fatto gli psicofarmaci senza prescrizione medica rappresentano da sempre la categoria di sostanze psicoattive più utilizzata dai giovanissimi dopo alcol e cannabis”. Si tratta prevalentemente di medicinali per dormire, utilizzati soprattutto dalle ragazze (10,8% contro 4,9% dei coetanei). Minori prevalenze risultano per i farmaci per l’attenzione/iperattività (quasi il 3%), per regolarizzare l’umore e per le diete (poco meno del 3% ciascuno), anch’essi usati più dalle ragazze: quasi il 4% contro l’1% dei coetanei”. 

Ciò che colpisce i ricercatori è il raddoppio in un anno degli studenti che ne riferiscono un uso frequente, che passa dall’1,1% nel 2021 all’1,9% nel 2022, così come l’alta percentuale di ragazzi che ne riferisce un uso per così dire ‘competente’, soprattutto tra le ragazze. Se intorno al 5% degli utilizzatori riporta un generico consumo fuori prescrizione finalizzato allo sballo (era il 10% nel 2021), il 49% dei ragazzi che racconta di fare uso di farmaci per l’attenzione senza controllo medico dice invece di farlo per migliorare le proprie prestazioni scolastiche e il 64% di coloro che utilizza farmaci per le diete dice di farlo per migliorare il proprio aspetto fisico. 

“Il 53% dei ragazzi che hanno utilizzato psicofarmaci senza prescrizione medica nel 2022 – prosegue Molinaro – riferisce di averli utilizzati in precedenza anche sotto controllo medico”. 

Lo studio rileva anche informazioni relative all’accessibilità, rivelando che il 16% degli studenti è a conoscenza di luoghi in cui è possibile procurarsi facilmente psicofarmaci senza prescrizione medica. La categoria più facilmente accessibile è quella dei farmaci per dormire, mentre quelli per cui gli studenti riferiscono più difficoltà di reperimento sono i farmaci per l’attenzione. Quasi il 50% degli utilizzatori sa di poterli trovare direttamente a casa propria, il 18,7% a casa di amici. Esistono inoltre un mercato telematico di questi farmaci, come riportato dal 29% dei ragazzi, e un mercato fisico più tradizionale. 

“Dato il loro valore terapeutico, quando utilizzate all’interno di un percorso clinico, nonché l’ampia diffusione nella popolazione generale, la disponibilità di queste sostanze fra i giovanissimi è potenzialmente illimitata”, segnalano i ricercatori. Ne deriva l’urgenza di avviare campagne informative e di educazione mirate, soprattutto dedicate ai più giovani, ma anche agli adulti di riferimento, dai familiari ai docenti, nonché proseguire il monitoraggio attivo di questo fenomeno in crescita. 

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Sapienza Roma il più grande ateneo cardioprotetto d’Europa

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(Adnkronos) – L’università Sapienza di Roma è il più grande ateneo cardioprotetto d’Europa, con oltre 40 defibrillatori semiautomatici installati all’interno della città universitaria e nelle sedi di Roma e di Latina. Lunedì 30 gennaio, alle 11.00, nell’Aula magna del Rettorato, si terrà l’evento “Sapienza Ateneo Cardioprotetto”, una giornata di sensibilizzazione volta a ridurre le morti da arresto cardiaco, con segmenti formativi, proiezione di filmati e interventi tecnico-scientifici dedicato. L’evento è dedicato appunto alla presentazione della rete di ateneo composta da oltre 40 defibrillatori semi-automatici esterni (Dae) collocati nelle sedi universitarie distribuite su tutto il territorio di Roma e Latina. 

Dopo i saluti della rettrice della Sapienza Antonella Polimeni e dei presidi delle tre facoltà mediche Domenico Alvaro (Medicina e odontoiatria), Carlo Della Rocca, (Farmacia e medicina) Erino Angelo Rendina (Medicina e psicologia), interverranno docenti e tecnici dell’Ateneo che illustreranno il progetto e affronteranno il tema del contrasto alle morti cardiache improvvise. Saranno inoltre presentati i risultati di un’indagine condotta dai ricercatori dell’ateneo sulle conoscenze in materia di primo intervento e sull’uso dei defibrillatori dei componenti della comunità universitaria. 

La rete di defibrillatori semiautomatici di Ateneo è stata resa operativa grazie alle attività di formazione certificate attraverso il corso Basic Life Support Defibrillation, erogato dagli istruttori degli Skill Labs e dei Centri di simulazione delle facoltà mediche, che ha visto il coinvolgimento di circa 400 addetti al primo soccorso. I dispositivi installati sono dotati di una guida vocale – spiega una nota della Sapienza – e di indicazioni visive che descrivono nel dettaglio ogni operazione da compiere. Le elaborazioni che consentono in modo intuitivo di individuare i dispositivi sono state realizzate grazie al Laboratorio GeoCartografico del Dipartimento di Lettere e culture moderne, in collaborazione con il Dipartimento di Sanità pubblica e malattie infettive.  

“L’installazione e il posizionamento di molteplici defibrillatori semiautomatici rappresentano un vero passo in avanti – sottolinea la rettrice Antonella Polimeni – nella prevenzione della morte cardiaca improvvisa e costituiscono il presupposto fondamentale per un ateneo cardioprotetto. A ciò si aggiungono le attività formative Blsd erogate da nostri docenti e professionisti esperti per l’utilizzo di questi strumenti chiave per la sopravvivenza prima dell’arrivo dei soccorritori. Con questo progetto – aggiunge – la Sapienza conferma il proprio impegno per la tutela e la salvaguardia della salute e del benessere di coloro che vivono l’università. Il raggiungimento di questo traguardo, che è stato reso possibile anche grazie alle competenze interne alla nostra università, rappresenta un esempio virtuoso che colloca Sapienza in prima linea nel contrasto delle morti da arresto cardiaco improvviso”. 

L’appuntamento è parte di un progetto di sensibilizzazione volto a ridurre le morti cardiache improvvise, che rappresentano il principale problema di salute pubblica e sono responsabili di circa il 50% di tutti i decessi cardiovascolari. Le maggiori società scientifiche hanno prospettato di ridurre, entro il 2030, le morti da arresto cardiaco di almeno il 20%, ma per raggiungere tale obiettivo – si evidenzia – è fondamentale organizzare e sviluppare un idoneo primo soccorso tramite il massaggio cardiaco e la defibrillazione precoce, che rappresentano il primo e più importante intervento per salvare la vita. 

L’incidenza dell’arresto cardiaco al di fuori degli ambienti ospedalieri, cioè in strada, sui luoghi lavoro e di studio, in casa, in posti pubblici come stazioni e aeroporti, è compresa tra 20 a 140 persone ogni 100.000 e la sopravvivenza varia dal 2% all’11%, un dato strettamente legato alla presenza e alla chiara visibilità di postazioni con defibrillatori semiautomatici e alla possibilità di effettuare chiamate di emergenza per attivare i soccorritori. L’utilizzo del defibrillatore semiautomatico esterno nei primissimi minuti dall’infarto può aumentare del 70% le possibilità di sopravvivenza.  

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Salute e Benessere

Chirurgo Calistri: “Murray ha rotto tabù su sport dopo protesi, ora nuovi materiali”

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(Adnkronos) – L’impresa del tennista scozzese Andy Murray agli Australian Open di tennis, arrivando a battere l’italiano Berrettini e l’australiano Kokkinakis entrambi con maratone al quinto set con ore e ore di gioco, “dimostra che gli sportivi anche dopo un’operazione di rivestimento dell’anca possono tornare ad alti livelli, Murray ha rotto un tabù”. A fare il punto per l’Adnkronos Salute è Alessandro Calistri, chirurgo ortopedico e traumatologo specializzato in chirurgia dell’anca e ricercatore del dipartimento di Scienze anatomiche istologiche medico legali e dell’apparato locomotore dell’Università Sapienza di Roma. “Questo sistema di rivestimento ha retto tante ore di tennis ad altissimo livello – aggiunge Calistri – la protesi regge e dimostra che si può tornare a fare sport. Si è alzata l’asticella su questo tipo di trattamento che è arrivato a compiere 25 anni”.  

Ma sul fronte delle protesi all’anca “siamo all’inizio di una nuova era – avverte Calisti – Dopo tutti questi anni si è capito che il problema non era il materiale di rivestimento della protesi, ma la performance chirurgica che c’è dietro. La ricerca non sta a guardare però: oggi dietro l’angolo ci sono nuovi materiali: la ceramica e il polietilene, usato in ambito chirurgico, che si stanno dimostrando ancora più performanti. Quando verrà risolta la questione dei marchi di sicurezza inglesi rispetto a quelli Ue, arriveranno anche qui le protesi in ceramica che nel Regno Unito e in Australia già da tre anni vengono impiantate nei pazienti. L’ipotesi – conclude – è che arrivino da noi nel 2024 e sarà il vero grande cambiamento per il settore”.  

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Aggiornamento medici, su Doctor’s Life ripartono Ecm e Fad

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(Adnkronos) – Inizia il nuovo triennio, 2023-2025, per la formazione obbligatoria delle professioni sanitarie e riparte la stagione dei corsi (Ecm e Fad) di aggiornamento per medici su Doctor’s Life, edito dall’Adnkronos Salute e disponibile sul sito Doctor’sLife.it e on-demand su Sky. Sono disponibili tre corsi: chirurgia protesica dell’anca; microbiota intestinale e trapianto di cornea. A breve sarà attivo un corso, ‘La chirurgia robotica in oncologia’, in collaborazione con gli Ifo di Roma.  

Doctor’s Life, il primo canale televisivo di informazione medico-scientifica dedicato a medici e farmacisti, in linea con la propria vocazione digitale, diventa sempre più “a portata di click”. Tutta l’offerta formativa e informativa è ora disponibile sulla piattaforma Vod – Video On Demand di Sky, con una maggiore interattività, tante informazioni aggiuntive e la possibilità di decidere il proprio palinsesto. È sufficiente collegare il decoder a internet e i programmi saranno già tutti disponibili su televisore, tablet, pc o smartphone. 

“Il tema della formazione continua in medicina e dell’aggiornamento dei medici, è centrale. L’abbiamo visto con la pandemia Covid-19 e non si può tornare indietro in nessun modo. Soprattutto un aggiornamento in modalità digitale dovrebbe essere strutturale, il ‘Doctor’s Life’ è stato antesignano in questo lavoro e dobbiamo spingere ancora di più su questo fronte di Ecm a distanza”, sottolinea all’Adnkronos Salute la rettrice dell’Università Sapienza di Roma, Antonella Polimeni, già nel comitato scientifico del canale ‘Doctor’s Life’. 

Il decreto legge 29 dicembre 2022, n. 198 ‘Disposizioni urgenti in materia di termini legislativi’, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, tra le numerose disposizioni ha prolungato di un anno per le professioni sanitarie la durata del triennio formativo scaduto il 31 dicembre 2022. Quindi, chi non ha concluso l’obbligo formativo individuale del triennio 2020-2022 ha un anno in più, fino a fine 2023 per farlo. In ogni caso il nuovo triennio, appena iniziato, resta il 2023-2025. “E’ un provvedimento che va incontro a chi tra il 2020-2022 è stato in prima linea contro il Covid”, ha aggiunto Polimeni che sulle modalità ‘hi-tech’ di aggiornamento per i medici conclude che “va privilegiata la possibilità di poter seguire i corsi online o on-demand, salvaguardano quella parte di Ecm che hanno necessità della presenza”.  

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Insonne 1 italiano su 5, nuova pillola resetta l’orologio biologico

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(Adnkronos) – Notti in bianco per un italiano su 5. Il 20% degli abitanti della Penisola soffre di insonnia o altri disordini del riposo, un problema che affligge oltre un terzo della popolazione mondiale. Molto spesso il disagio è cronico – con sintomi persistenti nell’80% dei casi dopo un anno dalla diagnosi e nel 60% dei casi a 5 anni – e può accompagnarsi a disturbi psichiatrici o psicoemotivi, in prevalenza depressione e ansia. Un effetto domino che anche Covid ha contribuito a innescare, tra lockdown e confinamenti che hanno alimentato problemi d’ansia, disturbi d’umore, quadri di stress post traumatico, dipendenze dall’alcol. Per ritrovare il sonno perduto è disponibile un nuovo farmaco in compresse che agisce sull’orexina, la ‘direttrice d’orchestra’ del ritmo sonno-veglia, ‘resettando’ in pratica l’orologio biologico. Se n’è parlato in una delle principali sessioni scientifiche del 24esimo Congresso nazionale della Società italiana di neuro-psico-farmacologia (Sinpf), in corso a Milano e Venezia. 

La nuova molecola si chiama daridorexant e appartiene alla famiglia dei Dora (Dual Orexin Receptor Antagonists), spiegano gli esperti. Si tratta cioè un nuovo antagonista in grado di agire sul neurotrasmettitore orexina, bloccandone l’attività sui due recettori più importanti. La sua efficacia è confermata da due studi pubblicati di recente su ‘The Lancet’ e su ‘Sleep Journal’. Daridorexant ‘mira’ un bersaglio diverso rispetto a quelli dei farmaci tradizionali, regolando i cicli sonno-veglia alterati in chi ha problemi del sonno e migliorando quindi anche le performance diurne. Il tutto a fronte di un profilo di sicurezza favorevole e di una riduzione degli effetti avversi. “Un salto di qualità nel trattamento dell’insonnia”, assicurano gli specialisti.  

“Si definisce insonnia l’insoddisfazione per la quantità o la qualità del sonno, associata alla difficoltà nell’iniziare e mantenere il sonno da almeno 3 mesi – afferma Claudio Mencacci, direttore emerito di Psichiatria all’Ospedale Fatebenefratelli di Milano e co-presidente Sinpf – Il sonno risulta pertanto perturbato da frequenti risvegli o da problemi di riaddormentamento dopo i risvegli, con un conseguente impatto sulle ore diurne: sonnolenza, iperattività e un generale peggioramento della qualità della vita sono le conseguenze più evidenti”.  

“L’insonnia in alcuni casi può essere riconosciuta anche come sintomo di alcuni disturbi psichiatrici. In questo caso – precisa l’esperto – le cause possono essere riconducibili a diversi fattori: un disallineamento del ritmo sonno-veglia rispetto a un ritmo considerato normale, per via ad esempio di cambiamenti di fusi orari, turni di lavoro o altre cause; uno sfasamento del ritmo biologico, come causa primaria, tipico ad esempio di chi soffre di irregolarità del ritmo sonno-veglia; un ritardo o un anticipo della fase di sonno, che inducono rispettivamente un’insonnia iniziale o a una sonnolenza serale con un precoce risveglio al mattino; un ritmo sonno-veglia diverso dalle 24 ore, con un ritardo di 1-2 ore che si somma di giorno in giorno con inevitabili conseguenze. Non ultimo, i cicli alterati di sonno possono essere dovuti anche a insonnie situazionali, quando ad esempio si tende a risolvere l’insonnia reattiva assecondando i propri orari fisiologici di addormentamento e risveglio mattutino, indipendentemente dagli orari convenzionali”. 

“Per tutti questi contesti – evidenzia Matteo Balestrieri, ordinario di Psichiatria all’Università di Udine e co-presidente Sinpf – oggi disponiamo di terapie ad hoc che, grazie alla diversa pluralità di azione, consentono di modulare e personalizzare la cura. Ad esempio confezionando una terapia in funzione della presenza di comorbilità di ansia e depressione; della durata dell’insonnia, scegliendo farmaci che non diano dipendenza nel lungo termine; dell’età del paziente, usando per esempio medicinali che non compromettono l’abilità diurna nell’anziano. I nuovi farmaci che agiscono antagonizzando l’orexina, di cui oggi grazie all’estensione della prescrivibilità può avvantaggiarsi anche lo psichiatra, consentono di ottenere benefici di efficacia a fronte del contenimento dei costi sociali e assistenziali, spesso elevatissimi, dell’insonnia”. 

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Tumori, intesa Lilt-infermieri per la prevenzione, attività anche a scuola

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(Adnkronos) – Educare le nuove generazioni, ma non solo, a seguire stili di vita corretti e a fare prevenzione (oncologica, di genere, primaria, secondaria, terziaria), formare volontari e sviluppare azioni e campagne contro il cancro, con azioni di sensibilizzazione anche nelle scuole, unendo sistemi, competenze e responsabilità diverse. Sono questi in sintesi gli obiettivi del protocollo d’intesa triennale che la Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt) e la Federazione nazionale Ordine professioni infermieristiche (Fnopi) hanno sottoscritto per attivare insieme strumenti e iniziative che consentono di prevenire e contrastare il cancro, ma soprattutto di supportare la cura e l’assistenza ai malati e alle loro famiglie. 

La Lilt – ricorda una nota – agisce da oltre un secolo in questo settore con campagne, iniziative, studi, attività di anticipazione diagnostica e di assistenza psico-sociosanitaria anche nella riabilitazione e nell’assistenza domiciliare. Ora, grazie al protocollo con Fnopi il fronte della lotta al cancro si allarga con il contributo degli oltre 460mila infermieri presenti in Italia.  

Grazie alla prevenzione e all’azione mirata delle campagne di prevenzione e comunicazione sugli stili di vita, in Italia si muore di cancro in media il 12% in meno rispetto agli altri Paesi europei, ricordano Lilt e Fnopi. Sono diminuiti i decessi per tumore e migliora la sopravvivenza, ma ogni giorno in media circa mille persone ricevono una diagnosi di tumore. La pandemia ha abbattuto gli screening e ritardato la diagnosi precoce, per questo Lega tumori-infermieri vuole supportare la fase post pandemica e permettere a sempre più cittadini di ricevere la giusta assistenza e in tempo. Le azioni previste dal protocollo includono l’attivazione di iniziative di comunicazione istituzionale e di campagne di divulgazione alla cittadinanza, grazie a eventi formativi nelle scuole, e agli stessi infermieri in materia di prevenzione. Poi la prevenzione di genere, sia per la donna che per l’uomo. Saranno organizzate in questo senso campagne di prevenzione per i tumori maschili e femminili, con il coinvolgimento dei media e dei vari stakeholder, superando ostacoli e barriere comunicative, sociali e organizzative di genere. 

Per la prevenzione primaria – dettaglia la nota – Lilt e Fnopi condivideranno nei contenuti e nella modalità di divulgazione dei ‘consigli di prevenzione’ diretti a tutta la popolazione: dal modo corretto di alimentarsi e di fare attività fisica fino alle azioni su particolari categorie di persone considerate ad alto rischio, come i fumatori. Un’importante parte della campagna sarà poi dedicata anche alla vaccinazione: fra gli strumenti della prevenzione primaria condivisi ci sono infatti anche i vaccini contro specifici agenti infettivi che aumentano il rischio di cancro, come il virus dell’epatite B (tumore del fegato) o il Papillomavirus umano Hpv (cancro della cervice uterina).  

Nella prevenzione secondaria, Fnopi darà supporto alla Lilt nelle sue campagne di sensibilizzazione che prevedono anche visite mediche per la diagnosi precoce ed esami diagnostici per diversi tipi di tumore, eseguiti presso i circa 400 ambulatori Lilt (la lista sarà disponibile sul sito dell’associazione). Obiettivo della prevenzione terziaria, invece, è soprattutto curare e promuovere la prevenzione delle cosiddette recidive o nel caso di eventuali metastasi dopo che la malattia è stata curata con la chirurgia, la radioterapia o la chemioterapia (o tutte e tre insieme), e diffondere programmi omogenei di presa in carico delle persone guarite da cancro, incidendo sulle disuguaglianze territoriali con modelli di organizzazione della prevenzione terziaria oncologica, anche per specifici livelli essenziali di assistenza. 

Infine la formazione, che si articolerà in diversi momenti: ‘stare accanto’ al malato e alla sua famiglia a domicilio, in ospedale e nel trasporto per le terapie, sostenendolo in tutte le necessità sia per gli aspetti pratici sia per gli aspetti psico-sociali; prevenzione e diagnosi precoce, accogliendo chi si reca presso gli ambulatori e le sedi Lilt, per fornire informazioni e orientamento ai servizi di prevenzione offerti; sensibilizzazione e raccolta fondi, attraverso la divulgazione di materiale informativo e promuovendo il progetto con le istituzioni; attuare interventi di sensibilizzazione per la diffusione della cultura della prevenzione presso scuole e aziende e collaborare nell’organizzazione di eventi per la raccolta fondi, allestire e presiedere gli stand. 

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Chirurgo Calistri, ‘Murray ha rotto tabù su sport dopo protesi, ora nuovi materiali’

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(Adnkronos) – L’impresa del tennista scozzese Andy Murray agli Australian Open di tennis, arrivando a battere l’italiano Berrettini e l’australiano Kokkinakis entrambi con maratone al quinto set con ore e ore di gioco, “dimostra che gli sportivi anche dopo un’operazione di rivestimento dell’anca possono tornare ad alti livelli, Murray ha rotto un tabù”. A fare il punto per l’Adnkronos Salute è Alessandro Calistri, chirurgo ortopedico e traumatologo specializzato in chirurgia dell’anca e ricercatore del dipartimento di Scienze anatomiche istologiche medico legali e dell’apparato locomotore dell’Università Sapienza di Roma. “Questo sistema di rivestimento ha retto tante ore di tennis ad altissimo livello – aggiunge Calistri – la protesi regge e dimostra che si può tornare a fare sport. Si è alzata l’asticella su questo tipo di trattamento che è arrivato a compiere 25 anni”.  

Ma sul fronte delle protesi all’anca “siamo all’inizio di una nuova era – avverte Calisti – Dopo tutti questi anni si è capito che il problema non era il materiale di rivestimento della protesi, ma la performance chirurgica che c’è dietro. La ricerca non sta a guardare però: oggi dietro l’angolo ci sono nuovi materiali: la ceramica e il polietilene, usato in ambito chirurgico, che si stanno dimostrando ancora più performanti. Quando verrà risolta la questione dei marchi di sicurezza inglesi rispetto a quelli Ue, arriveranno anche qui le protesi in ceramica che nel Regno Unito e in Australia già da tre anni vengono impiantate nei pazienti. L’ipotesi – conclude – è che arrivino da noi nel 2024 e sarà il vero grande cambiamento per il settore”.  

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Covid, da Roche un nuovo test per sottovariante Kraken

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(Adnkronos) – Roche lancia sul mercato un nuovo test Covid per rilevare la sottovariante Omicron XBB.1.5, ribattezzata ‘Kraken’, che è ormai prevalente negli Stati Uniti e si sta diffondendo rapidamente anche in altri Paesi grazie alla sua super trasmissibilità. La multinazionale svizzera ha sviluppato il prodotto con la società partner tedesca Tib Molbiol. 

Differenziare le diverse varianti emergenti del coronavirus Sars-CoV-2, comprendendone somiglianze e mutazioni, permette agli esperti di anticiparne la diffusione e rispondere con strategie terapeutiche adeguate, spiega il colosso basilese in una nota. “Roche continua a sviluppare innovazioni diagnostiche tempestive relative a Covid-19, fornendo preziose indicazioni per aiutare scienziati e medici a comprendere il nuovo ceppo, come si differenzia da altre varianti e l’impatto che può avere sulla salute pubblica”, afferma Matt Sause, Ceo della divisione diagnostica del gruppo renano. Il test svela-Kraken, denominato VirSNiP Sars-CoV-2 Spike F486P, è compatibile con i sistemi diagnostici Lightcycler 480 II e Cobas z 480. 

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