I risparmi nel porcellino? In criptovalute


Le banche stanno svuotando i salvadanai dei bambini? L’allarme lo lancia Forbes, con l’immagine di un porcellino di ceramica piangente e una semplice considerazione: per tanto tempo la sicurezza di poter mettere in banca i propri risparmi e vederli crescere grazie agli interessi è stato un caposaldo dell’economia. 

 

Uno degli ambiti in cui questo dato è stato fondamentale sono i conti-risparmio aperti a nome dei bambini, magari alla nascita, per accumulare piccole cifre e vederle crescere con il tempo. In Italia il libretto postale è stato per decenni un must dei regali di battesimo. Conti deposito con ottimi tassi di interesse da cui era proibito prelevare fino alla maggiore età, un modo per fornire ai propri figli una rete di salvataggio o un trampolino di lancio da cui spiccare il volo nell’età adulta, permettendo di partire con il piede giusto, che sia nell’istruzione, in una buona assicurazione sanitaria, trovandosi un anticipo per comprare casa, o ancora reinvestendo in un fondo pensione. Questo fino alla crisi del 2007, che ha portato a un approccio diverso, con il taglio drastico dei tassi di interesse per dare stimolo all’economia spingendo consumatori e imprese a non accumulare ma a reinvestire. Più che una spinta, però, dice Forbes, è uno spintone: tassi di interesse negativi (calcolati aggiungendo l’inflazione) manipolano l’ecosistema rendendo il costo del risparmio così elevato da costringere individui e istituzioni a lanciarsi in qualsiasi tipo di investimento sottovalutandone il rischio, generando bolle immobiliari e azionarie. 

 

In un mondo finanziario in cui i risparmiatori sono visti come una strana e sospetta categoria di persone, vagamente avida e irresponsabile, anche i costi deposito per i bambini sono sotto attacco: in Gran Bretagna i tassi sono stati abbassati tra il 2,5% (per i conti bloccati fino alla maggiore età) o addirittura all’1%, negli Stati Uniti allo 0,55%. In Italia i conti deposito riservati ai minori hanno tassi intorno all’1%. Depositare somme in questi conti significa semplicemente vederle deprezzarsi e ridursi di anno in anno a causa dell’inflazione, senza un’adeguata compensazione dai tassi di interesse. Senza che peraltro questo continuo stimolo all’investimento porti reali vantaggi alle classi medio basse. 

 

In questa situazione di incertezza le criptovalute potrebbero diventare un nuovo bene rifugio, svincolato dagli umori della finanza, decentrato e accessibile, protetto dall’inflazione. Coinbase un paio di settimane va ha presentato i suoi conti risparmio con un tasso di interesse annuo del 4%, e altri exchange, come l’indiano ZebPay, che hanno introdotto la possibilità di guadagnare interessi sulle criptovalute contenute nel proprio wallet. O ancora Finstora, che è pronta a lanciare piani di risparmio interamente in Bitcoin. Uno sguardo all’andamento di Bitcoin negli ultimi anni, spiegano proprio da Finstora, fa capire come i migliori ritorni generali li abbiano avuti gli investitori passivi, che hanno comprato e messo da parte senza seguire in modo ossessivo l’andamento del mercato con i suoi picchi ciclici e la spinta alla vendita da panico a ogni crollo del prezzo. 

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