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Cultura

‘I miei primi cento anni’, Paolorossi e Sgarbi presentano biografia dello stilista marchigiano

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La confessione impetuosa di un uomo dalla doppia anima: di giorno uomo con la testa sulle spalle, irreprensibile stilista e imprenditore di successo dell’haute couture maschile. Di notte, Principe del divertimento, presenzialista della Bella Vita ovunque vada in scena e implacabile esploratore dell’Eros e della trasgressione. C’è tutto questo tra le pagine de “I miei primi cento anni”, la biografia di Luca Paolorossi, il sarto e imprenditore, che sarà presentata giovedì 8 dicembre a Filottrano (ore 20.30, Villa Gentiloni) all’interno della kermesse “Il palcoscenico dei Borghi e lo spettacolo del Made in Italy”, in programma a dall’8 al 10 dicembre e promossa dal Fondo Virgo, con la collaborazione dello stesso Luca Paolorossi, per accendere i riflettori su Filottrano, la sua storia, l’arte e l’eccellenza del suo tessuto manifatturiero in una prospettiva di prossimo “Rinascimento” del Borgo marchigiano. 

“I miei primi cento anni” (BookNess editore) è la biografia dello stilista, ovvero “le memorie randagie di uno spericolato di successo”, come lui stesso le definisce in copertina. Un libro scritto a quattro mani con il giornalista e story teller Marco Ribechi, che ha raccolto e raccontato con esemplare chiarezza e azzeccate sfumature coloristiche la vita dalla doppia identità di Luca Paolorossi, il quale ha deciso di mettere nero su bianco la sua esistenza dopo aver girato la boa dei 50 anni, diventati 100 per via della duplice personalità. Le xxx pagine della biografia (con prefazione del giornalista Roberto Vena) offrono tutti i registri narrativi: da quello comico e farsesco a quello tragico e romantico, in un susseguirsi di vicende narrate con ritmo forsennato. La presentazione del libro, a cura del professor Vittorio Sgarbi, si svolgerà nell’angolo letterario della presentazione del progetto del Fondo Virgo per Filottrano “Made in Itay: il Bello e il ben fatto”. Ad animare la presentazione saranno alcuni amici di Luca Paolorossi, protagonisti della biografia, che offriranno una testimonianza spassosa del loro lungo e fraterno sodalizio con lo stilista.  

“Ho sentito l’esigenza di raccontare la mia vita per non disperderne la memoria e lanciare un messaggio positivo – spiega Luca Paolorossi – Mi conoscete, parlo in modo franco e schietto, odio le ipocrisie e non ho paura di mettermi in gioco, tutte cose che appariranno chiare a chi leggerà il libro. Per questo prendo a prestito una frase che si attribuisce a Platone: “Non conosco una via infallibile per il successo, ma una per l’insuccesso sicuro: voler accontentare tutti”. Ecco, io non voglio inseguire il consenso a tutti i costi rischiando l’insuccesso -conclude lo stilista-. Sono Luca Paolorossi uomo che coltiva i suoi valori, ama il suo lavoro e la sua famiglia, che ha raggiunto degli obiettivi impegnandosi e faticando ogni giorno. E che vive di sincerità, prendere o lasciare”. “I miei primi cento anni” sarà disponibile dall’8 dicembre sullo scaffale online di Amazon.com e sarà la novità per i regali e le letture natalizie.  

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Cultura

‘Manuale per cuori spezzati’: consigli utili per riconquistare l’ex firmati Nogarotto

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(Adnkronos) – Una guida per cuori spezzati, per chi è stato lasciato, per chi vive una storia in crisi, per chi ha perso la fiducia in se stesso e desidera ritrovarla. Un metodo innovativo per recuperare il dialogo e il rapporto con l’ex. Consigli utili, pratici, efficaci, salutari. E’ nelle librerie ‘Manuale per cuori spezzati. Il metodo per far tornare l’ex in 50 giorni’ (Compagnia editoriale Aliberti) firmato da Igor Nogarotto con un sottotitolo esemplificativo ‘aggiusta il tuo cuore e riconquista chi ami. Soddisfatti o rincuorati’. Scrittore, musicista, autore, Igor Nogarotto esemplifica nel suo ‘trattato’ un percorso attento e puntuale da seguire. La prima novità è la calendarizzazione del percorso in 50 giorni.  

Ci sono indicazioni semplici e scrupolose, un linguaggio confidenziale e immediato. L’autore accompagna giorno per giorno il lettore verso obiettivi inequivocabili e precisi. Una simbolica clessidra che scandisce il tempo che separa dal ricongiungimento con l’ex, abbattendo parallelamente il muro di dolore che si è costruito intorno. L’altra novità del manuale è la natura del metodo. Né clinica né terapeutica, ma empirica, creata con l’esperienza maturata sul campo minato dell’amore. Il libro nasce, infatti, da fallimenti e sofferenze personali, si sviluppa e si perfeziona in molteplici applicazioni con persone in difficoltà, rivelandosi efficace anche in casi apparentemente senza via di uscita. 

Tra consigli pratici, attività fisica, riflessioni allo specchio, strategie social ed esercizi scritti (il lettore interviene sul manuale stesso trasformandolo nel suo diario di bordo), si recupera stima in se stessi, perché rinascere è il primo e fondamentale step per riacquisire carisma e riattrarre la persona amata. Un manuale d’amore, dunque, o meglio, ‘un amore da manuale’, che tocca le corde più intime, unendo concretezza e sogno. Richiede coraggio, disciplina e fiducia. Perché l’amore è un percorso che parte da dentro e che ci renderà grati e completi, pronti per il tanto atteso e nuovo incontro con l’ex. Non è alla sua prima volta ‘letteraria’ Igor Nogaratto che nella sua biografia sottolinea di essere nato a Mombercelli, in provincia di Asti, un paese di 2mila anime. I primi lavori sono ‘Volevo uccidere Gianni Morandi’ e ‘Rosa stacca la spina’, mentre in veste di cantautore ha firmato ‘Ninna nonna’, la Canzone Ufficiale Italiana dei Nonni e ‘Eleonora sei normale’, canzone simbolo contro i disturbi alimentari. 

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Cultura

Gianni Vattimo dall’umanesimo al postmodernismo, presentati gli ‘Scritti filosofici e politici’ al Circolo dei lettori di Torino

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(Adnkronos) – Pubblico delle grandi occasioni, che ha fatto registrare il tutto esaurito, ieri sera al Circolo dei lettori in via Bogino 9, a Torino, per la presentazione degli “Scritti filosofici e politici. Un percorso di idee e riflessioni” di Gianni Vattimo, edito da La Nave di Teseo. Il filosofo ottantaseienne è arrivato a braccetto del suo assistente universitario Simone Caminada per assistere all’incontro con Gaetano Chiurazzi, Sergio Givone, Antonio Gnoli e Leonardo Messinese, introdotto da Graziano Lingua e presieduto da Maurizio Pagano. L’appuntamento era curato dal Centro studi filosofico-religiosi “Luigi Pareyson”. 

Questo volume raccoglie -per la prima volta- come hanno spiegato i relatori “gli scritti filosofici e politici di Vattimo, ripercorrendo la traiettoria delle sue idee: dalle riflessioni sui grandi maestri del Novecento alle nuove prospettive dell’ermeneutica filosofica e del pensiero debole”. La vocazione filosofica di Vattimo trova la sua radice in un’educazione religiosa, sensibile agli aspetti sociali e politici, in un contesto storico culturale, a metà degli anni ’50 del secolo scorso, contrassegnato dall’individualismo liberale e dal collettivismo marxista. (segue) 

Da un nuovo umanesimo cristiano alla formulazione del pensiero debole 

Iscritto alla facoltà di Filosofia dell’Università di Torino, Vattimo, sotto la guida di Luigi Pareyson, si pone l’obiettivo di “contribuire alla formazione di un nuovo umanesimo cristiano”. Il suo percorso di ricerca, dopo Maritain e Mounier e la Scuola di Francoforte, approda a Heidelberg, accanto a H. G. Gadamer, per una piena immersione nel nichilismo di Nietzsche e nell’esistenzialismo di Heidegger. Due antimoderni e anticristiani che lo riconducono “paradossalmente alla fede cristiana o a qualcosa che le assomiglia molto” a una fede, più propriamente, “secolarizzata”, che si identifica con il principio della caritas.  

Gadamer, come già Pareyson, indurrà Vattimo ad approfondire il suo interesse per l’ermeneutica, un approccio interpretativo universale da applicare anche in campo politico. Dal canto suo, egli darà risonanza al maestro e alla disciplina, anche nel nostro Paese, con la traduzione di “Verità e metodo” (1972), ormai un classico. Delle decine di sue pubblicazioni, quella che ha destato più scalpore e ha dato a Vattimo una vasta riconoscibilità internazionale è stato il volume collettaneo, curato con Pier Aldo Rovatti, Il pensiero debole (1983), testo di riferimento del postmodernismo, la cui prima matrice è da ascriversi a “Essere e tempo” di Heidegger.  

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Carlo Levi a Firenze, mostra su ‘un anno di vita sotterranea’

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(Adnkronos) – È dedicata all’intellettuale antifascista nato a Torino nel 1902 e morto a Roma nel 1975 la mostra “Carlo Levi a Firenze. Un anno di vita sotterranea”, promossa da Città Metropolitana di Firenze con il patrocinio di Regione Toscana, Comune di Firenze e Città di Torino, organizzata dalla Fondazione Giorgio Amendola in collaborazione con la Fondazione Carlo Levi, il centro Unesco e l’Associazione Muse, che vedrà esposte 34 opere e disegni oltre a una riproduzione del celebre telero “Lucania ’61”, nelle Sale Fabiani di Palazzo Medici Riccardi dal 9 febbraio al 19 marzo. 

La mostra, curata dal professor Pino Mantovani su progetto della Fondazione Carlo Levi, è dedicata al soggiorno fiorentino di Carlo Levi a Firenze (1941 – 1945), nel buio periodo degli anni di guerra e dell’occupazione nazista fino alla lotta di Liberazione, alla ripresa della vita pubblica democratica nella la città liberata dalla Resistenza sotto il governo autonomista. 

A Firenze, nell’ultimo anno della Seconda Guerra Mondiale, Levi scrive il suo primo e più noto libro, “Cristo si è fermato a Eboli”, nel quale rievoca volti, storie e personaggi del suo confino a Grassano e ad Aliano in Lucania: un’esperienza sconvolgente che lo portò alla scoperta di un’altra Italia, l’Italia contadina e arcaica confinata in un sud che vive fuori dai tempi della storia e che fatica a mettersi in relazione con la mitologia imperiale imposta dal fascismo.  

In mostra le opere dipinte durante il confino ad Aliano (1935-1936, Tonino, Dietro Grassano, La Strega e il bambino, La figlia scarmigliata della Strega), antefatto sulla base del quale il romanzo ricostruirà il peso e il significato di quella esperienza che segnerà per il futuro la vita di Levi scrittore meridionalista, pittore e uomo politico. Tut’’intorno una galleria di ritratti, la madre, le donne amate e gli amici; la compagna del tempo Paola Levi Olivetti, amatissima e tante volte rievocata sulla tela, per la quale decise di trasferirsi a Firenze abbandonando l’ipotesi di un espatrio in America.  

Poi Anna Maria Ichino, la partigiana generosa che lo accolse nel rifugio di Piazza Pitti 14 e che lo amò in modo disinteressato per una breve stagione. Chiuso in questo nuovo “confino” fiorentino, Levi ritrae e intreccia rapporti con i grandi protagonisti del mondo intellettuale antifascista che si è concentrato a Firenze: Lo scultore Alfieri, il pittore Colacicchi, i letterati Montale, Bazlen e Cancogni, lo scrittore psichiatra Mario Tobino, e Leone Ginzburg che morirà nell’estate del ’44 per mano nazifascista. Sullo sfondo di questi anni tragici sta un mondo irredento, che il pittore evoca con un capretto scuoiato giacente su una livida spiaggia (La guerra partigiana), con i desolati paesaggi arrossati dai fuochi di guerra, con mucchi di cadaveri giacenti in un presentimento dell’Olocausto (Nudi. Il lager presentito). 

Agli inizi degli anni Cinquanta Carlo Levi compie una serie di viaggi nell’Italia meridionale in cui respira il clima della passione civile, delle lotte dei contadini-operai che sono ormai consapevoli della loro misera condizione e reclamano il riscatto sociale. Nascono in pittura le opere di denuncia sociale, di esplicito indirizzo neorealista, che mostrano i corpi delle donne deformati sotto il peso della fatica, gli occhi dei bambini scavati dalla malaria, i volti degli uomini segnati dalla malattia. Una pittura che l’osservatore rifiuta per la sua “sgradevolezza” ma che allo stesso tempo diventa esperienza rendendolo testimone di ciò che sta accadendo. Il legame che si è istaurato tra Levi e il sud anni prima si è andato ormai consolidando. Ed ecco le Contadine rivoluzionarie, Il nonno, la contadina calabrese, ma anche i protagonisti che hanno lottato per la giustizia, come Salvatore Carnevale, sindacalista siciliano ucciso dalla mafia, e il sociologo-attivista della non violenza Danilo Dolci.  

In mostra sarà possibile ammirare anche una riproduzione del celeberrimo telero “Lucania ’61”, commissionato all’artista da Mario Soldati per rappresentare la Basilicata nel Padiglione della mostra delle Regioni a Torino in occasione delle celebrazioni per il Centenario dell’Unità d’Italia, conservato presso il Museo Nazionale di Matera. L’opera riassume tutta la visione leviana della questione meridionale filtrata dalla vicenda di Rocco Scotellaro, “il poeta della libertà contadina”, a cui Levi deve la comprensione delle lotte contadine e del pensiero meridionalista. La riproduzione, realizzata in scala 1:1, proviene dalla sede della Fondazione Giorgio Amendola e Associazione lucana in Piemonte, a Torino. 

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Cultura

Volume speciale della Panini Comics per i 60 anni di ‘Hulk’

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(Adnkronos) – Hulk, il personaggio Marvel creato da Stan Lee e Steve Ditko, sarà protagonista di un volume speciale per omaggiare il compimento dei 60 anni da parte dell’eroe verde: Panini Comics edita ‘Hulk: 60 incredibili anni’, dedicato alla sua storia editoriale e alle sue avventure più importanti, disponibile in libreria, fumetteria e su panini.it.  

Nato per caso durante un esperimento fallito coi raggi gamma, Hulk è l’alter ego del dottor Bruce Banner, uno scienziato mite e riservato che si trasforma, contro la sua volontà, nel gigante dalla pelle verde quando è sottoposto a particolare stress e pressione. Ispirato allo sdoppiamento della personalità di dr. Jekyll – mr. Hyde e connotato da tratti di potenza incontrollata, il Golia Verde è in realtà un personaggio la cui rabbia nasconde una profonda tristezza. 

‘Hulk: 60 incredibili anni’, realizzato dalla collaudata coppia formata da Marco Rizzo e Fabio Licari, già autori di alcuni volumi retrospettivi come ‘Marvel: 80 meravigliosi anni’, ‘Capitan America: I primi 80 anni’ e ‘Spider-Man: 60 stupefacenti anni’, ripercorre i sessant’anni di avventure del personaggio attraverso la sua storia editoriale e i grandi autori che l’hanno raccontato, come Bill Mantlo, Peter David e Al Ewing, nonché interviste, retroscena, curiosità e un apparato formato da infografiche di approfondimento e immagini rare. 

(di Enzo Bonaiuto) 

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Cultura

Libri, alla Casa dell’Architettura Alberto Fabi presenta ‘Nella testa di Luca’

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(Adnkronos) – Un editore famoso a livello internazionale contatta uno scrittore, Luca, pubblicato con successo da una piccola casa editrice. Da questo momento si scatenano una serie di eventi che provocano fatti e misfatti sul piano lavorativo e sentimentale. Fino a quando una mattina Luca vede apparire in un vicolo di Trastevere Truman Capote che si autoeleggerà a suo mentore. Tutto accidentalmente generato dalla mancanza di 24 fogli bianchi per stampante. Come si concilieranno il caos fisico e mentale che ne conseguirà?  

A raccontarlo, domani 3 febbraio alle ore 18.00 alla caffetteria della Casa dell’Architettura di Roma (piazza Manfredo Fanti, 47), alla presentazione del libro ‘Nella testa di Luca’, sarà lo stesso autore, Alberto Fabi insieme a Marco Dionisi Carducci, scrittore, curatore e organizzatore di eventi culturali e mostre d’arte. 

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Cultura

Il Metaverso svela le bellezze della Sicilia, dal 12 al 14 febbraio alla Bit 2023

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(Adnkronos) – Si potrà raggiungere il Tempio C di Selinunte chiedendosi per quale motivo l’antica e ricca città fu abbandonata, oppure camminare nella Valle dei Templi fino al Tempio della Concordia, meravigliandosi della sua imponenza e cercando di immaginare come doveva essere l’antica Akragas. Si entrerà nel museo dove è custodito il Satiro Danzante, a Mazara del Vallo e lo si potrà osservare da vicino, studiandone le forme eleganti, la muscolatura, gli occhi presi dall’ebbrezza. Un viaggio virtuale che chiunque potrà fare: basterà scegliere il proprio Avatar per pelle, età, stile, genere – guardarsi attorno con attenzione e scoprire un patrimonio dalla base delle colonne, alzarsi a vedere da vicino i capitelli delle colonne, volare sopra i 40 ettari del Parco archeologico di Selinunte, il più grande d’Europa – e guardare negli occhi il Satiro di Mazara da pochi centimetri.  

La prima ribalta sarà la Bit – la Borsa Internazionale del Turismo -, a Fieramilano: da domenica 12 a martedì 14 febbraio, operatori del turismo e della cultura, potenziali turisti, giornalisti, studenti e il pubblico potranno scoprire il mondo del Metaverso applicato al patrimonio culturale e turistico siciliano. Il progetto è un esempio di collaborazione virtuosa fra il due cardini del governo siciliano: il ‘Dipartimento del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo’, il ‘Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana’ e il mondo della università e della ricerca. 

Sono state adottate le tecniche di digitalizzazione e di grafica tridimensionale più avanzate oggi disponibili che arrivano in Europa dai Balcani e in particolare dallo Science and Technology Laboratory (Stl) dell’Università Internazionale di Gorazde, di cui Marcello Conigliaro è Pro-Rettore alla ricerca: è stato lui a sviluppare, alla fine degli anni ’90, quando insegnava all’Università di Palermo, (tra i primissimi in Italia e in Europa) sistemi statici di intervista del patrimonio in realtà aumentata (Ar) e il primo sistema civile in Ar, ubiquo e mobile con la prima video – guida georeferenziata in Ar e a suggerire ai tecnici dell’allora Dipartimento regionale dei Bb. Cc. di adottare tali sistemi per la fruizione del patrimonio culturale presso il Parco Archeologico e Paesaggistico della valle dei Templi appena istituito. Sono passati oltre vent’anni e si è giunti all’esperimento di oggi che apre scenari entusiasmanti per i viaggiatori e gli studiosi del futuro. 

È un passo decisivo verso la digitalizzazione dell’intero patrimonio culturale e turistico della Sicilia: anche qui un approccio virtuoso che vede, archeologi, architetti, curatori, pronti a lavorare a stretto contatto con informatici, ingegneri, matematici, economisti ed operatori del turismo per abbattere le barriere fra la cultura classica e quella scientifica a vantaggio della società e del progresso.  

Iniziando dai monumenti e dai reperti archeologici, di cui si renderanno eterni i dettagli, le forme, le geometrie, le tecniche costruttive, materiali, paesaggi per continuare, nel tempo, con l’immenso patrimonio di culture immateriali proprie dei saperi antropologici: usi, costumi, danze, riti, liturgie di cui la Sicilia è ricca. 

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Attualità

“Cambia Menti”, un viaggio introspettivo sui cambiamenti della vita

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Una donna si scopre e si racconta in una serata speciale. Fragilità e conflitti, mille aspetti buffi e sfrontati di una attrice, una madre, una moglie, una figlia. Pubblico e privato si mischiano confondendo spesso la dolce protagonista della storia. L’immagine riflessa sarà aderente a quella nota a quanti la conoscono? Forse non lo sa neanche lei, forse non riesce a confessarlo a se stessa o semplicemente in una vita frenetica, non ha trovato il tempo di riflettere e svelarsi, perdonarsi finalmente di essere sempre stata se stessa.

Di e con Antonella Prisco
Scene Mario Maresca
Costumi Luisa Gorgi Marchese
Luci Gennaro Russo

Lo spettacolo “Cambia Menti“, scritto e interpretato da Antonella Prisco, è un viaggio emozionante e introspettivo attraverso i cambiamenti che affrontiamo o subiamo nella nostra vita. L’autrice ci porta in un’esplorazione delle piccole psicosi che viviamo durante questi “passaggi di vita” che chiamiamo cambiamenti.

L’entourage di personaggi che sfilano sulla scena ci raccontano storie e situazioni familiari che ci permettono di riconoscere la verità dei cambiamenti. Attraverso la loro interpretazione, Antonella Prisco ci fa vedere come perdere l’equilibrio e uscire dalla propria zona di comfort possa richiedere coraggio. Infatti, cambiare significa piegare, girare intorno e a volte superare ostacoli, ma a volte l’ostacolo è proprio il cambiamento stesso.

Un’occasione per riflettere

Con “Cambia Menti”, Antonella Prisco invita lo spettatore a riflettere sul proprio percorso di vita e su come ogni cambiamento rappresenti un’opportunità per crescere e migliorare se stessi. Attraverso la commedia e la riflessione, l’autrice ci porta a scoprire che, anche se a volte possono essere difficili, i cambiamenti sono necessari per evolvere e diventare la persona che vogliamo essere.

Riscopri te stesso, la vera essenza del cambiamento

In conclusione, “Cambia Menti” è uno spettacolo che non solo intrattiene, ma anche ispira e motiva. Un’occasione per riscoprire se stessi e comprendere come i cambiamenti possano essere un’opportunità per diventare la versione migliore di noi stessi.

Martedì 14 Febbraio, presso il Teatro Sannazaro (Via Chiaia, 157, 80121 Napoli NA) alle ore 21, non perdere l’occasione di vedere Antonella Prisco in azione e di immergerti in un viaggio attraverso i cambiamenti della vita: clicca qui per acquistare i biglietti.

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Cultura

Mostre, ‘L’Italia è di Moda’, sfila il madre in Italy a Seoul

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(Adnkronos) – Era il 12 febbraio del 1951 quando venne organizzata a Firenze da Giovanni Battista Giorgini una sfilata che cambiò per sempre le sorti della moda italiana lanciando nel mondo quello che poi sarebbe diventato il ‘made in Italy’. Da quel giorno di 72 anni fa, l’Italia ha vestito il mondo intero, dalle dive attrici di Hollywood ai grandi personaggi, creando una rivoluzione di stile globale, che ha cambiato per sempre la storia del nostro paese. La mostra ‘l’Italia è di Moda’, da un’idea e a cura di Stefano Dominella, presidente della sezione Moda e Design di Unindustria, è ospitata a Seoul in Corea del sud, nelle sale di High Street Italia, dal 1 al 12 febbraio, sotto l’egida dell’Ice Agenzia (Italian Trade & Investment Agency), dell’Ambasciata Italiana a Seoul e di Unindustria (Unione degli Industriali e delle Imprese del Lazio). 

L’Italia ha ‘vestito’ il mondo intero, dalle dive di Hollywood ai grandi personaggi della storia internazionale, creando una rivoluzione di stile globale, che ha cambiato la storia del nostro Paese. La moda italiana è sempre stata al passo con i tempi, dettandone molto spesso anche le regole. Dallo stile pacato ed elegante degli anni ’50, passando per le creazioni anticonformiste della generazione rivoluzionaria degli anni ’60 e ’70, fino all’esplosione del fenomeno progressista dei ‘giovani in carriera’ degli anni ’80, il made in Italy ha sempre attirato l’attenzione muovendosi con cura tra innovazione e tradizione, tra passato, presente e futuro, tra talento e genialità creativa, tra business ed economia.  

Oggi il contributo della moda italiana non è solo economico. Le collezioni, i designer e le aziende manifatturiere continuano ad influenzare il resto del mondo. Dagli anni ’80 del novecento in poi le passerelle di Milano, Parigi e New York hanno decretato il made in Italy come sinonimo di qualità e le creazioni firmate dalle griffe italiane diventare vere e proprie icone del bello e ben fatto. Ecco la mostra ‘l’Italia è di Moda’, un percorso espositivo sorprendente, con abiti e materiali mai visti prima, un excursus creativo-artigianale, sia per un pubblico tecnico che per i comuni visitatori della mostra stessa.  

L’esposizione si articolerà quindi attraverso creazioni inedite, provenienti da importanti archivi e da collezioni contemporanee realizzate con lavorazioni che hanno scritto le più importanti pagine della storia della moda internazionale e che ancora oggi vengono create con indubbia maestria, anche grazie alle nuove tecnologie. Plissé, ricami, nervature millimetriche, tessuti dipinti a mano e molte altre tecniche sartoriali saranno, anche loro, protagoniste. In mostra le mirabilie sartoriali frutto della creatività insolita delle più importanti maison di moda italiane. Tra le 50 creazioni, provenienti da importanti archivi storici ecco la giacca black and white di Giorgio Armani, il total white di Walter Albini, il paltò di Max Mara, l’ironica creazione di Franco Moschino dedicata al latte, dall’ampia gonna sulla quale troneggia una mucca black and white, l’abito firmato Emilio Pucci con la stampa che lo rese famoso in tutto il mondo. 

Dall’archivio storico di Gattinoni ecco gli abiti delle star di Hollywood Lana Turner e Kim Novak vestite di georgette e raso duchesse, Audrey Hepburn in stile impero, Anita Ekberg protagonista del film diretto da Federico Fellini, i tubini neri di Anna Magnani, l’abito dalla lunga coda con l’iconica stampa paisley di Etro, la stampa coloratissima di Gianni Versace, il rosso di Valentino Garavani, il virtuosismo sartoriale di Gianfranco Ferrè, il coloratissimo mondo di Missoni, le paillettes di Enrico Coveri, la pura sperimentazione di Miuccia Prada. Solo per citarne alcuni. A latere dell’iniziativa descrittta, inoltre, dal 1 al 3 Febbraio a Seoul verrà organizzata la manifestazione fieristica Italian Fashion Days in Korea, quest’ultima sotto l’egida di Emi -Ente Moda Italia. Italian Fashion Days in Korea è dedicata a presentare ai buyer coreani le collezioni italiane di abbigliamento, calzature, pellicceria, pelletteria e accessori uomo e donna ed è realizzata in sinergia tra Aip, Assocalzaturifici, Assopellettieri, Sistema Moda Italia, con il sostegno di Ice Agenzia.  

Sotto l’egida di ambasciata d’Italia a Seoul e Ice per tre giovani designer, selezionati da Stefano Dominella presidente della sezione Moda, Design di Unindustria, sarà allestito, all’interno della manifestazione, uno spazio ad hoc per la presentazione delle loro capsule collectiion ai buyer e alla stampa coreana. I 3 designer Francesca Cottone, Gianluca Saitto e Michele Gaudiomonte affronteranno per la prima volta il mercato coreano, tra i più importanti del fashion system mondiale. 

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Libri, sensibile e introverso, il ‘ritratto’ di Carlo III firmato Penco

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(Adnkronos) – Se le memorie del principe Harry stanno toccando vertici di curiosità (e di vendite) over booking in tutto il mondo si affacciano timidamente alla ribalta le prime biografie consacrate a Carlo III in vista dell’incoronazione prevista per il 6 maggio nell’abbazia di Westminster. E’ in libreria, in questi giorni, ‘I Windsor. La dinastia di Elisabetta II’ firmato per Diarkos da Cristina Penco. L’autrice si sofferma in alcuni capitoli sull’infanzia del piccolo Carlo partendo dalla scelta del nome ( “giudicata da molti infelice. Carlo I era stato decapitato, Carlo II era un donnaiolo impenitente e la dinastia degli Stuart era stata rovesciata proprio dagli Hannover-Windsor”) tra tate, ‘madri surrogate’ e vicarie per i numerosi impegni della principessa Elisabetta, salita poi al trono con il nome di Elisabetta II. “Sembra – come scrive Cristina Penco – che la prima parola che il principino abbia pronunciato sia stata ‘nana’ (nanny) e non ‘mama’ (mamma)”.  

Il futuro principe del Galles era un bambino “mite, sensibile, schivo, con qualche problema già di autostima, la sua ritrosia, poi, la sua timidezza ricordava quella degli ultimi Windsor, in particolare quella del nonno Giorgio VI”. Come tutti i giovani aristocratici anche il primogenito della reale coppia, imparò a cacciare a cavallo, a pescare nei fiumi, a sparare alle folaghe, negli acquitrini di Hickling Broad, non lontano da Sandringham. La sua infanzia, trascorsa nella dimora di Clarence House e Buckingham Palace, si divideva tra i nonni materni (re Giorgio VI e regina Elizabeth) e la bisnonna (la regina madre Mary). Aveva una predilezione per le persone più agè, forse più rassicuranti o semplicemente avvertite come “confortanti e rassicuranti”. In particolar modo la regina madre che gli aprì le porte, secondo quanto scrive Cristian Penco ad “un mondo di arte e cultura”.  

Non fu un’adolescenza da ricordare, la sua. Nel collegio di Gordonstoun (“una condanna alla prigione, un autentico inferno”) Carlo III era umiliato, bullizzato dai compagni più grandi del convitto e spesso preso in giro. Solo, lontano dalla famiglia, si consolava accanto a nonna e bisnonna, a Balmoral, a Birkhall, un angolo remoto di Scozia, battuto dai venti del Mare del Nord, amatissimo dal piccolo principe. “Non a caso, il castello di Birkhall è quello dove, nel 2005, Charles avrebbe trascorso la luna di miele con la seconda moglie, Camilla”, ricorda la giovane autrice del libro.  

Carlo III adorava lo zio Dickie, lord Mountbatten, l’utimo vicerè dell’India, amatissimo anche a corte per aver favorito l’incontro tra il nipote esule Filippo e colei che sarebbe succeduta un giorno a Giorgio VI. Figura di riferimento, quasi un padre putativo, che giorno dopo giorno, accompagnava il cammino in ascesa del timido rampollo dei Windsor (“natura riservata e riflessiva, giovane introverso, soffriva di forti attacchi di depressione,”, scrive l’autrice), studi al Trinity College di Cambridge, all’University College del Galles, ad Aberystwyth e una laurea con specializzazione in Archeologia, antropologia e storia (23 giugno 1970), il primo erede al trono, il principe Carlo, a conseguire una laurea e successivamente il titolo di Master of Arts, sempre a Cambridge. Entrò in Marina, come il padre, ma soffriva di mal di mare. Carlo non era tagliato per la vita in mezzo all’Oceano  

In quegli anni bisognava, però, rilanciare la monarchia nonostante l’amore dei sudditi nei confronti della royal family. Si puntò sul brand ‘Charles’, con la ferma convinzione, anche da parte del principe di Galles, che ‘La Corona e il Paese venivano prima di qualsiasi cosa’. A 21 anni intanto, con la maggiore età Carlo entra in possesso di una fortuna immensa. Settemila acri di terra, cave di granito, letti di ostriche nel fiume di Helford, importanti proprietà londinesi, spiagge, isole e perfino la prigione di Dartmoor. La rendita annua è di circa 20 milioni di euro all’anno destinate soprattutto alla beneficenza, alle attività di rappresentanza, alle spese personali e della famiglia.  

Il 1972 è un anno fatale. Scocca la scintilla tra l’erede al trono e Camilla Shand (“appassionata di cavalli, divertente, stravagante, senza peli sulla lingua, con diverse avventure maschili alle spalle”, ricorda Cristina Penco), Carlo poco più che ventenne se ne innamora perdutamente. Troppo giovane, troppo inesperto accetta, suo malgrado, di essere ‘spedito’ di nuovo in mare a bordo della Hms Minerva al largo delle isole caraibiche. Camilla decide di sposare Andrew Parker Bowles, ufficiale dell’esercito brittanico e amico di polo di Carlo. Scriverà allo zio Mountbatten: “Sono completamente distrutto. Immaginavo che questa bella relazione di amicizia affettuosa sarebbe durata per sempre”.  

Cruccio della royal family rimane il matrimonio dell’erede al trono. Numerose le relazioni con fanciulle affascinanti, ma forse non realmente innamorate. Amanda Knatchbull, Anna Wallace, le sorelle Spencer. E fu proprio nella tenuta dell’amico Philip de Pass che incontrerà la giovane Diana, che il futuro marito ricorderà “simpatica, divertente e attraente”. Il matrimonio fu celebrato qualche anno dopo. Grande fasto, grande pompa, un Paese in festa. Commenta Cristina Penco: “Sperava di convolare a nozze con la donna giusta per la monarchia, invece scelse la persona più sbagliata in assoluto per lui e di riflesso per la stessa istituzione. Inconsapevolmente accese una miccia che avrebbe provocato una rovinosa esplosione”.  

Tutti noi sappiamo come è andata. La crisi, subito dopo la nascita del principe William, all’interno di quella che venne chiamata la ‘Guerra dei Galles’, i disordini alimentari, l’insofferenza di Carlo verso una persona estremamente diversa da lui. E poi il drammatico divorzio, fortemente voluto dalla regina Elisabetta dopo l’intervista in tv alla Bbc, la tragica scomparsa di lady Diana sotto il tunnel de l’Alma a Parigi, il 31 agosto del 1997. Carlo dovrà aspettare il 9 aprile 2005 per impalmare l’amore di una vita, un amore non negoziabile, ripeterà più volte l’allora principe Carlo, quello per Camilla, duchessa di Cornovaglia e oggi regina consorte. Il 6 maggio, con le celebrazioni dell’incoronazione, si aprirà una nuovo capitolo per i Windsor, Harry e Meghan permettendo. “Addio a God Save The Queen – ha scritto convinta nel suo libro Cristian Penco- In Gran Bretagna la musica è cambiata. God Save The King. Lunga vita al re”.  

 

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Attualità

La settima stanza: Incontro con l’autrice Miriam Candurro a Capua

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Sabato 28 gennaio alle 19, presso il Circolo dei Lettori di Capua, si terrà un evento di grande importanza per gli appassionati di letteratura. L’attrice e scrittrice Miriam Candurro presenterà il suo nuovo romanzo “La settima stanza“, edito da Sperling e Kupfer.

Durante l’evento, organizzato in collaborazione con l’Associazione Mitreofilmfestival di Santa Maria Capua Vetere, Miriam Candurro sarà intervistata dal critico cinematografico Francesco Della Calce. Questi guiderà il pubblico alla scoperta dei retroscena della creazione del romanzo e dell’ispirazione dietro alla sua stesura.

Il romanzo “La settima stanza” è stato acclamato dalla critica per la sua scrittura evocativa e per la capacità dell’autrice di creare personaggi complessi e profondi. La trama è avvincente e coinvolgente, e la descrizione dei luoghi e delle emozioni è straordinariamente dettagliata. L’evento rappresenta quindi un’occasione unica per gli appassionati di letteratura di incontrare l’autrice e di scoprire di più sulla sua opera.

Miriam Candurro è nota al grande pubblico anche per la sua carriera come attrice, con ruoli in numerosi film e serie televisive quali “Capri”, “Un Posto al Sole” e “I Bastardi di Pizzofalcone”. Nel 2008 ha pubblicato per Garzanti il romanzo “Vorrei che fosse già domani” scritto con Massimo Cacciapuoti.

L’ingresso all’evento è gratuito e aperto a tutti. Non perdere l’occasione di assistere alla presentazione del nuovo romanzo di Miriam Candurro, di incontrare l’autrice in persona e di scoprire di più sulla sua carriera sia come scrittrice che come attrice.

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