I 33 discorsi di Zelensky in “Combatteremo fino alla fine”


Comunque la si pensi sulla guerra, qualsiasi cosa ci si auguri -a parte ovviamente la pace prima di tutto- è interessante leggere i discorsi pronunciati dal comandante in capo dell’Ucraina, Volodymir Zelensky. A raccogliere i suoi interventi pubblici, a partire dal principio del conflitto, ci ha pensato -a tempo di record- Chiarelettere editore, che li ha appena pubblicati con una prefazione di Walter Veltroni.  

Una testimonianza, quella del presidente Ucraino, che offre un contributo per riflettere: dal momento in cui l’esercito della Federazione Russa ha invaso il suo Paese, Zelensky si è imposto all’attenzione del mondo intero come il simbolo della ‘resistenza’ di un popolo. Lo testimonia, ad esempio, uno dei primi discorsi di questo libro, il giorno dopo l’inizio dei bombardamenti, Zelensky rifiuta la proposta di fuga avanzata dagli americani, in quel momento convinti di una guerra-lampo messa in atto da Putin e della disfatta immediata dell’esercito ucraino. 

“Si dice che avrei lasciato Kyiv. Io invece rimango nella capitale, rimango con la mia gente. Anche la mia famiglia è in Ucraina, i miei figli sono in Ucraina”. Giorno dopo giorno, il presidente racconta la guerra sul campo, la distruzione nelle città, l’avanzata dei russi e la risposta risoluta degli ucraini. Si snoda così il racconto del conflitto che sta devastando non solo l’Ucraina e i suoi confini ma anche il cuore dell’Europa, spaventata dal rischio di una possibile guerra mondiale e di un attacco atomico.  

Insieme alle parole di Zelensky (sono 33 discorsi, a partire dal primo giorno dell’invasione) il libro ospita l’intervento di Walter Veltroni che contestualizza i discorsi del presidente ucraino e offre una lettura in merito ai valori in campo. “Invadendo una libera nazione e costringendo milioni di esseri umani a lasciare la loro vita non si voleva, da parte di Putin, solo annettere un territorio, inseguendo la nostalgia della Grande Russia. Si voleva anche dire al mondo che le regole della convivenza sono saltate, che le parole e la diplomazia non contano nulla, che è la forza, solo la forza, la regolatrice delle relazioni internazionali, che è la logica delle armi la matita che ora disegna i confini. E, soprattutto, che la libertà e la democrazia sono utensili novecenteschi ai quali il nuovo millennio deve sostituire l’autocrazia”. 

Conclude queste pagine l’intervento di Michael Walzer, tra i più autorevoli intellettuali contemporanei, professore emerito all’Institute for Advanced Study di Princeton e filosofo, che si è occupato a lungo del tema della guerra e dell’importanza di una sua giustificazione dal punto di vista etico e morale, proponendo una revisione della teoria della “guerra giusta”, nota e discussa in ambito accademico. 

Il suo pensiero può offrire interessanti spunti alla discussione pubblica. La guerra russa è stata quasi universalmente condannata sostiene l’autore americano, con ‘spiegazioni’ che valgono invece come una giustificazione e che sono arrivate da tre tipologie di soggetti: i realisti politici che credono nelle sfere di influenza e vogliono riconoscere alla Russia una propria sfera; la destra che ammira i leader autoritari e considera Putin uno di loro; e, infine, persone di sinistra che sono certe che gli Stati Uniti e la Nato siano sempre i ‘cattivi’ della situazione. I tre gruppi hanno questo in comune: non stanno analizzando con abbastanza impegno la realtà di questa guerra”.  

La cura del volume è di Massimiliano Melley. I discorsi di Volodymyr Zelensky sono pubblicati su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0). Ufficio di Presidenza dell’Ucraina (www.president.gov.ua). Nei giorni scorsi il governo ucraino ha istituito un fondo tramite il quale è possibile contribuire alla ricostruzione del Paese, a cominciare dalle sue infrastrutture distrutte: una quota dei proventi del libro sarà destinata a questo fondo. 

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