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Harry confessa: “Alcol e droghe per non pensare a morte di mia madre Diana”

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Alcol, droghe per “mascherare” le emozioni, con il trauma della morte di mamma Diana. Ansia e attacchi di panico tra i 28 e i 32 anni. Il principe Harry aveva solo 12 anni quando morì Diana, il 31 agosto del 1997. Nei primi tre episodi della serie ‘The Me You Can’t See’ su Apple Tv, Harry, che ha lasciato il Regno Unito da più di un anno, ha affrontato i ricordi traumatici della sua infanzia, anche il funerale di Lady D, immortalato con il padre, il fratello, lo zio e il nonno dietro al feretro di Diana. 

“Quello che ricordo più nitidamente è il rumore degli zoccoli dei cavalli – ha detto il principe, oggi 36 anni, a Oprah Winfrey – Era come se fossi uscito dal mio corpo, come se camminassi facendo quello che ci si aspettava da me. Mostravo un decimo delle emozioni che tutti mostravano: questa era mia madre, non l’avete nemmeno mai incontrata”. La serie si concentra sulla salute mentale e Harry parla del trauma della perdita: “Ero solo mentalmente confuso”.  

“Ero disposto a bere, a prendere droghe, ero disposto a provare le cose, a fare le cose che mi facevano sentire meno come mi sentivo in realtà”, ha detto, ammettendo di aver bevuto tanto “perché cercavo di mascherare qualcosa”. Durante il programma Harry è anche tornato a denunciare l’assenza di empatia da parte della famiglia reale, il “totale abbandono”, nei confronti di Meghan, una delle “principali ragioni” dell’addio alla terra britannica. “Certamente ora – ha detto – non sarò mai costretto a tacere”. 

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Razzi da Gaza, caccia israeliani colpiscono postazioni Hamas nella Striscia

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(Adnkronos) –
Razzi contro la parte meridionale di Israele sono stati lanciati a partire da Gaza alle prime ore di oggi. Nello stesse ore i caccia israeliani hanno effettuato raid sulla Striscia, mentre le tensioni tra le due parti restano altissime a seguito del raid a Jenin, in Cisgiordania, dove sono morti 9 palestinesi. A riferirne sono i media israeliani. Almeno tre razzi sono stati lanciati da Gaza intorno alle 3:30 di oggi, riporta Times of Israel. Quasi in contemporanea i jet israeliani hanno colpito siti considerati appartenenti al gruppo terroristico Hamas come rappresaglia per un attacco missilistico compiuto ore prima. 

Uno dei razzi è stato intercettato dal sistema di difesa aerea Iron Dome, un altro è atterrato in un campo aperto e un terzo è caduto al di qua del confine, ha riferito l’esercito, dopo che l’allarme è scattato nelle città di Nir Oz, Ein Habesor e Magen. 

Gli attacchi missilistici sono avvenuti mentre i caccia israeliani effettuavano una serie di bombardamenti nel centro della Striscia di Gaza in risposta al precedente lancio – intorno alla mezzanotte – di due razzi in direzione di Ashkelon. Entrambi sono stati intercettati da Iron Dome. 

L’esercito ha annunciato di aver preso di mira una struttura sotterranea per la fabbricazione di razzi nel campo profughi di Maghazi, nel centro di Gaza. Il sito – ha denunciato – si trovava in un’area circondata da edifici residenziali e a 180 metri da un deposito gestito dall’Unrwa. 

Ieri almeno dieci palestinesi sono rimasti uccisi nei violenti scontri che si sono registrati in Cisgiordania con le forze di difesa israeliana. Gli scontri nel campo profughi di Jenin sono scoppiati dopo un raid dell’esercito israeliano. Il bilancio definitivo della giornata di tensioni e violenze è stato diffuso dal ministero della Sanità dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) che ai nove morti di ieri mattina a Jenin, tra cui una donna di 60 anni, ha aggiunto in serata il decesso di un 22enne ferito nella città di A-Ram, a nord di Gerusalemme. Tra i venti feriti negli scontri al campo profughi c’è anche un bambino. 

L’Autorità nazionale palestinese ha annunciato la sospensione della sua cooperazione con Israele in materia di sicurezza, citando le misure adottate unilateralmente da Israele in Cisgiordania e gli incidenti a Jenin.  

GUTERRES – Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha espresso “forte preoccupazione” per la possibilità di un peggioramento della violenza in Cisgiordania. 

“Il segretario generale è profondamente allarmato per l’escalation di questa situazione nella Cisgiordania occupata, da ultimo per quanto accaduto oggi a Jenin”, ha spiegato il portavoce di Guterres, Stéphane Dujarric, in conferenza stampa. 

“È molto preoccupato per la possibilità di un peggioramento della violenza in Cisgiordania e, oltre alla Cisgiordania, a Gaza”, ha aggiunto. “Penso che, come abbiamo detto, sia fondamentale fare tutto il possibile per ridurre le tensioni, per allentare la tensione”, ha aggiunto Dujarric, assicurando che questo è il punto centrale del lavoro del coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente, Tor Wennesland. 

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Ucraina, azienda italiana pronta a salvare gratis patrimonio archivi di Kiev

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(Adnkronos) – Un’azienda italiana è pronta a salvare gratuitamente l’ingente patrimonio archivistico dell’Ucraina. In una lettera all’ambasciatore ucraino in Italia Yaroslav Melink, il presidente della Csa Documents ha sottolineato “lo straordinario sforzo del direttore generale degli archivi di Stato ucraini Anatolii Khromov” e ha messo a disposizione dell’Ucraina la capacità di digitalizzare gratuitamente manoscritti, documenti storici e atti del governo di Kiev che rischiano di andare per sempre distrutti dalla guerra. Nella lettera indirizzata a S. E. Yaroslav Melink, il presidente di Csa, Gian Marco Di Domenico, scrive che l’azienda sarebbe onorata “di offrire gratuitamente le competenze” di Csa sottolineando che “da sempre” l’azienda italiana considera “la scienza archivistica un paradigma fondamentale nell’approccio documentale” e che ha “maturato una profonda esperienza nella gestione e digitalizzazione di archivi di grande valore storico”.  

“Gentile Eccellenza – scrive nella lettera a Yaroslav Melink il presidente di Csa, Gian Marco Di Domenico – le scriviamo dopo aver letto su ‘La Repubblica’, dello straordinario che il direttore generale degli archivi di Stato Ucraini Anatolii Khromov, sta compiendo per mettere in salvo il vostro patrimonio archivistico”. “La nostra azienda- si legge ancora – è leader in Italia della digitalizzazione della pubblica amministrazione, da sempre, consideriamo la scienza archivistica un paradigma fondamentale nell’approccio alla gestione documentale”. “Abbiamo, inoltre, maturato una profonda esperienza nella gestione e digitalizzazione di archivi di grande valore storico” scrive inoltre il presidente di Csa Di Domenico. “Saremmo onorati di offrire gratuitamente le nostre competenze alla direzione generale degli archivi di stato Ucraini, sarebbe il nostro modo di dare un contributo alla eroica resistenza del vostro popolo” si legge nella lettera. (Andreana d’Aquino)
 

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Sanremo, Zelensky ospite a notte fonda – Ascolta

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(Adnkronos) –
Ascolta “Sanremo, Zelensky ospite a notte fonda” su Spreaker.
 

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Nato, Marsili: “Erdogan alza prezzo prima del voto ma Svezia entrerà”

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(Adnkronos) – Bruciare il Corano davanti all’ambasciata turca a Stoccolma ha irrigidito ulteriormente la posizione del presidente Recep Tayyip Erdogan e “gli ha consentito di alzare il prezzo” del suo veto all’ingresso della Svezia nella Nato, come dimostra l’annunciato stop ai negoziati. Ingresso che, malgrado viva ora una fase di “stallo” dovuta anche alle elezioni politiche che dovrebbero tenersi il 14 maggio in Turchia, “in una prospettiva più lontana” avverrà. E’ quanto sostiene in un’intervista all’Adnkronos l’ex ambasciatore italiano in Turchia, Carlo Marsili, secondo cui il rogo del Corano “forse poteva essere evitato” o “dirottato” in un altro luogo che non fosse l’ambasciata turca. In ogni caso, Erdogan, che era “in difficoltà” nel convincere Stoccolma a farsi consegnare un certo numero di attivisti curdi, ha colto la palla al balzo e – ragiona Marsili – sta sfruttando il tema per propri interessi elettorali. 

“Si tratta di episodi che vanno visti alla luce della politica interna turca. Siamo di fatto entrati in campagna elettorale ed elementi nazionalisti e religiosi premono su Erdogan perché si dimostri adamantino sulle richieste che ha fatto – è la chiave di lettura dell’ambasciatore – A maggior ragione dopo un episodio che è visto come un oltraggio negli ambienti religiosi turchi”. 

Secondo Marsili, il rogo del Corano ha consolidato uno “stallo” tra Ankara e Stoccolma da cui “diventa sempre più difficile uscire”, ma in “prospettiva più lontana non credo che la Turchia vorrà bloccare veramente l’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato”. Sui tempi, l’ambasciatore ritiene “molto difficile” che possa avvenire prima del voto “a meno che non ci siano veramente passi da parte svedese che consentano a Erdogan di togliere il veto, quindi la consegna di un numero rilevante di elementi ritenuti terroristici da Ankara”, mentre “dopo le elezioni il discorso cambia” perché Erdogan, se dovesse vincere, “avrebbe le mani molto più libere”. 

Marsili evidenzia quindi come la questione del rogo del Corano e dell’ingresso dei due Paesi scandinavi nella Nato abbia “un certo peso” nella campagna elettorale in Turchia, dove la politica estera, a differenza di quanto accade in Occidente, “conta di più perché subentra l’elemento nazionalista”. 

Anche il contenzioso con la Grecia o la questione siriana vengono presentate come temi di difesa nazionale, conclude l’ambasciatore, secondo cui “a questa dimensione si aggiunge il fattore religioso che pesa su un certo tipo di elettorato. Poiché le elezioni sono assolutamente in bilico, con il presidente dato in recupero, Erdogan gioca molto sulla questione”. 

 

 

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Iceberg gigante si stacca in Antartide, Esa: “E’ 5 volte più grande di Malta”

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(Adnkronos) – Si è staccato dalla piattaforma di ghiaccio Brunt dell’Antartide l’iceberg gigante la cui crepa aveva iniziato ad aprirsi nel 2012. E, secondo i glaciologi, il distacco non sarebbe avvenuto per effetto dei cambiamenti climatici. A vedere il distacco sono stati i satelliti Sentinel del programma europeo Copernicus dell’Esa e l’Agenzia Spaziale Europea ha annunciato che le immagini satellitari confermano che un enorme iceberg, circa cinque volte più grande di Malta, si è finalmente distaccato dalla piattaforma di ghiaccio Brunt dell’Antartide. L’Esa ha riferito oggi che il nuovo berg – che secondo l’osservatorio britannico Bas si sarebbe staccato domenica scorsa 22 gennaio – è stimato ampio circa 1.550 chilometri quadrati e con uno spessore di circa 150 metri, ha ceduto quando la crepa, nota come Chasm-1, si è estesa completamente verso nord, recidendo la parte occidentale della piattaforma di ghiaccio. La crepa che ha provocato il distacco dell’iceberg era stata rilevata per la prima volta nel 2012 dopo essere rimasta inattiva per alcuni decenni. Dopo diversi anni in cui la massa di ghiaccio è rimasta come ‘aggrappata’ alla piattaforma Brunt adesso i dati delle immagini delle missioni Copernicus Sentinel hanno confermato ‘visivamente l’evento del parto’, ha annunciato l’Esa. 

Erano anni che i glaciologi monitoravano l’iceber gigante tanto che l’Agenzia Spaziale Europea parla addirittura di ‘parto’ e spiega che la tempistica del distacco, “sebbene inaspettata, era stata a lungo anticipata. I glaciologi hanno monitorato per anni le numerose crepe e voragini che si sono formate nella spessa piattaforma di ghiaccio di Brunt, che confina con la costa di Coats Land nel settore del Mare di Weddell in Antartide. Era solo una questione di tempo prima che Chasm 1, che era rimasto dormiente per decenni, incontrasse Halloween Crack, avvistato per la prima volta ad Halloween 2016”. L’Esa sottolinea che si prevede che il nuovo iceberg si chiamerà A-81 con il pezzo più piccolo a nord probabilmente identificato come A-81A o A-82. Gli iceberg, spiega ancora l’Esa, sono tradizionalmente identificati da una lettera maiuscola che indica il quadrante antartico in cui sono stati originariamente avvistati, seguita da un numero sequenziale, quindi, se l’iceberg si rompe in pezzi più piccoli, da una lettera minuscola sequenziale. La divisione è stata segnalata per la prima volta dal Bas-British Antarctic Survey come avvenuta il 22 gennaio scorso tra le 19:00 e le 20:00 Utc durante una marea primaverile. La stazione di ricerca Halley VI di Bas, dove i glaciologi hanno monitorato il comportamento della piattaforma di ghiaccio, non è stata influenzata dall’evento di distacco. L’Esa ricorda che la stazione di ricerca è stata trasferita nel 2017 in un luogo più sicuro dopo che la piattaforma di ghiaccio è stata ritenuta non sicura. La stazione si trova attualmente a circa 20 km dalla linea di rottura e ci sono attualmente 21 persone che lavorano sulla stazione per mantenere gli alimentatori e le strutture che mantengono operative le esperienze scientifiche per tutto l’inverno. 

“Il distacco dell’iceberg finalmente è avvenuto” scandisce il ricercatore ed esperto di ghiacci Mark Drinkwater dell’Agenzia Spaziale Europea che ha accolto così la notizia dell’avvenuto distacco dell’iceberg gigante, grande 5 volte Malta e l’evento secondo il glaciologo Dominic Hodgson della British Antarctic Survey “non è legato al cambiamento climatico”. Drinkwater sottolinea in post su esa.int che “dopo diversi anni di monitoraggio del ‘parto’ dell’iceberg, la tanto attesa separazione dell’iceberg Brunt A81 è finalmente avvenuta”. “La propagazione verso nord di Chasm 1 e la tempestiva decisione di Bas di spostare la base di Halley su un terreno più sicuro sono state accompagnate da quello che è stato forse l’esame più dettagliato e di più lunga durata degli eventi che hanno portato al distacco naturale da una piattaforma di ghiaccio antartica” spiega lo scienziato. “Grazie a Copernicus, unito alle misurazioni in situ e aeree effettuate dal British Antarctic Survey, la sicurezza della base di Halley è stata preservata. Nel frattempo – prosegue Drinkwater- la combinazione delle immagini estive di Sentinel-2 e la disponibilità del monitoraggio durante tutto l’anno e invernale da parte del radar Sentinel-1 ha posto sotto il microscopio pubblico mondiale il modello di deformazione e propagazione di una frattura della piattaforma di ghiaccio”. 

Per Dominic Hodgson, glaciologo Bas, “questo ‘parto’ era previsto e fa parte del comportamento naturale della piattaforma di ghiaccio di Brunt. Non è legato al cambiamento climatico. I nostri team scientifici e operativi continuano a monitorare la piattaforma di ghiaccio in tempo reale per garantire che sia sicura e per mantenere la consegna della scienza che intraprendiamo ad Halley. Gli scienziati dell’0Esa e di Bas riferiscono che “il distacco degli iceberg da una piattaforma di ghiaccio è seguito da un aggiustamento del flusso di ghiaccio nella piattaforma di ghiaccio”. “Se Brunt ora sperimenta un’accelerazione, potrebbe influenzare il comportamento di altre crepe nell’area” aggiungono infine.  

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Fondazione Med-or, firmata lettera di intenti con la Giordania

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(Adnkronos) – La Fondazione Med-Or ha sottoscritto oggi una lettera di intenti con il regno hascemita di Giordania, per cooperare in diversi settori della formazione accademica e professionale nonché in progetti atti allo sviluppo delle capacity building di questo geograficamente piccolo ma fondamentale paese del vicino Oriente. Il documento è stato siglato dal presidente di Med-Or, Marco Minniti e dall’ambasciatore della Giordania In Italia, Kais Abu Dayyeh, a nome del ministero degli Esteri. 

Molti i settori in cui la Fondazione Med-Or potrà collaborare con la Giordania, tra i più importanti la formazione nei settori tecnologici avanzati come la cybersecurity e l’intelligenza artificiale, l’agricoltura di precisione, la medicina e la gestione della sanità, le energie rinnovabili e le risorse idriche, nonché iniziative per la promozione e la tutela dei beni culturali. In questi ultimi due ambiti vi sono già contatti sia a livello governativo locale sia di cooperazione internazionale per avviare progetti che mirano a far diventare il Regno di Giordania un punto di riferimento a livello regionale. 

L’accordo corona una già fattiva collaborazione tra MedOr e la Giordania che ha visto la Fondazione elargire il finanziamento di 80 corsi on-line di lingua italiana tramite il consorzio ICoN (Italian Culture on the Net) e l’Ambasciata per studenti e studentesse della Jordan University ad Amman, con il fine di ottenere la certificazione di lingua italiana – con la collaborazione dell’Ambasciata d’Italia – necessaria all’accesso dei corsi universitari in Italia. Inoltre la Fondazione ha assegnato una borsa di studio ad una ricercatrice giordana designata dal Ministero dell’Economia Digitale e Imprenditoria per il Corso Executive Artificial Intelligence and Cybersecurity in a Global Digital Age della Luiss School of Government, tenutosi lo scorso ottobre. Infine, tramite il memorandum recentemente siglato tra MedOr e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, la Fondazione offrirà ai laureati giordani borse di studio per attività di ricerca e formazione presso l’Ingv. 

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Ucraina, tank Leopard 2 e Abrams: le news di oggi – Diretta ultime notizie

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(Adnkronos) – La Germania dice sì all’invio di tank Leopard 2 all’Ucraina. Gli Stati Uniti si preparano a inviare carri armati Abrams a Kiev. Le news relative alla possibile svolta nella guerra provocano la reazione della Russia. Le ultime notizie di oggi: 

14.46 – Potrebbe arrivare già oggi l’annuncio di Joe Biden della decisione degli Stati Uniti di inviare in Ucraina decine di carri armati Abrams. Lo scrive Nbcnews, citando “tre alti funzionari dell’amministrazione”, che comunque sottolineano che “la decisione non è ancora finalizzata e potrebbe cambiare”.  

La decisione costituisce un brusco cambio di posizione da parte dell’amministrazione, che fino alla scorsa settimana si è opposta all’invio in Ucraina dei tank avanzati. Comunque, avvisano ancora le fonti citate dall’emittente, gli Abrams non saranno subito disponibili ma saranno necessari molti mesi prima che gli Abrams arrivino in territorio ucraino, senza contare che l’addestramento delle truppe ucraine all’utilizzo del mezzo high-tech potrebbe durare mesi. 

14.28 – Anche la Spagna è pronta a inviare carri armati Leopard all’Ucraina e ad addestrare i militari ucraini al loro mantenimento, ha reso noto la ministra della Difesa, Margarita Robles, confermando quanto anticipato dalla stampa oggi, e spiegando che il governo “è favorevole a discutere di tutto ciò che può essere necessario nel quadro di un coordinamento con gli alleati”. La Spagna ha 108 carri armati Leopard 2A4 e 239 Leopard 2E, una versione modificata del modello 2A6 prodotta in Spagna. 

14.06 – “Forniremo all’Ucraina i carri armati Leopard”. La conferma della decisione della Germania è arrivata al Bundestag dal cancelliere tedesco Olaf Scholz, che ha sottolineato come sia stato opportuno non lasciarsi semplicemente “travolgere”. “Non c’è alcuna base matematica per queste decisioni, ci siamo mossi passo dopo passo, e questo vale anche per quest’ultima decisione”. La fornitura di armi – ha sottolineato il cancelliere – rappresenta una “rottura” rispetto ad una “pratica in corso da decenni” nel paese. “E ora possiamo dire che in Europa siamo noi e il Regno Unito a fornire la maggior parte delle armi all’Ucraina”. 

13.51 – Potrebbero servire circa tre mesi perché i carri armati di fabbricazione tedesca Leopard 2 siano operativi nei teatri di guerra in Ucraina. Lo ha sottolineato davanti ai giornalisti il ministro tedesco della Difesa, Boris Pistorius, precisando che prima dell’invio dei carri armati a Kiev sarà necessario addestrare le forze ucraine all’uso dei mezzi. 

13.43 – L’invio dei carri armati Leopard 2 all’esercito di Kiev ”in questo momento critico della guerra della Russia può aiutare l’Ucraina a difendere se stessa, a vincere e a prevalere come nazione indipendente”. Lo ha dichiarato il Segretario generale della Nato Jens Stoltenberg dicendo su Twitter di ”accogliere con favore” la decisione della Germania di inviare in Ucraina i carri armati Leopard 2. 

13.27 – Il Portogallo si prepara a inviare quattro carri armati Leopard 2 all’Ucraina. Lo scrive il quotidiano locale Correio da Manha citando proprie fonti ben informate. “Il Portogallo si sta preparando a inviare quattro carri armati Leopard 2 in Ucraina”, scrive la pubblicazione, citando una fonte vicina al governo. 

13.09 – “Forniremo all’Ucraina i carri armati Leopard”. La conferma della decisione della Germania è arrivata al Bundestag dal cancelliere tedesco Olaf Scholz, che ha sottolineato come sia stato opportuno non lasciarsi semplicemente “travolgere”. “Non c’è alcuna base matematica per queste decisioni, ci siamo mossi passo dopo passo, e questo vale anche per quest’ultima decisione”. 

12.51 – L’Olanda è pronta a inviare i carri armati Leopard all’Ucraina se necessario. Lo ha sottolineato il primo ministro Mark Rutte alla tv pubblica Rtl. “Se un contributo dai Paesi Bassi aiuta, siamo pronti a darlo”, ha detto Rutte, precisando che i Paesi Bassi potrebbero optare per l’acquisto dei carri armati che attualmente ha preso in affitto dalla Germania e fornirli all’Ucraina. 

12.24 – I carri armati stranieri consegnati all’Ucraina “andranno in fiamme come il resto”, ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov deplorando che la situazione in Europa e nel mondo “è estremamente tesa” a causa delle politiche occidentali. “Al momento non ci sono prospettive per una soluzione diplomatica del conflitto”, ha aggiunto. 

12.06 – Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki plaude all’approvazione ufficiale della Germania per l’invio di carri armati Leopard in Ucraina, tanto da considerarla “un grande passo per fermare la Russia”. “Insieme siamo più forti”, ha scritto su Twitter, ringraziando il cancelliere tedesco, Olaf Scholz per la decisione. 

Il portavoce dell’esecutivo Scholz, Steffen Hebestreit, ha spiegato che la Germania consegnerà 14 Leopard 2A6 che sono nell’arsenale delle forze armate tedesche, dopo giorni di speculazioni sulla posizione che Berlino avrebbe adottato. La Polonia ha chiesto il via libera alla Germania per l’invio dei Leopard in suo possesso. 

11.55 – La Germania invia all’Ucraina 14 Leopard 2A6 dalle riserve della Bundeswehr, ha annunciato il portavoce del governo, Steffen Hebestreit. 

11.23 – Il Cremlino ha descritto il piano internazionale di inviare carri armati in Ucraina come “piuttosto fallimentare”, anche perché rappresenta “una chiara sopravvalutazione” del potenziale che può comportare per la guerra. Il portavoce del Cremlino, Dimitri Peskov, ha avvertito in dichiarazioni ai media che i carri armati Usa “bruceranno come tutti gli altri” e ha sostenuto che saranno i cittadini a sostenere i costi di queste decisioni politiche, secondo l’agenzia di stampa Interfax. 

10.19 – La Marina russa ha testato con successo il suo nuovo missile ipersonico Zirkon mediante simulazione al computer durante una manovra nell’Oceano Atlantico. Ad annunciarlo è stato il ministero della Difesa di Mosca, precisando che il test è avvenuto durante un’esercitazione della fregata Ammiraglio Gorshkov nella parte occidentale dell’Oceano Atlantico. La simulazione ha avuto successo, ha riferito il comandante Igor Kromal in un video diffuso dal ministero. 

9.53 – L’ex ambasciatore ucraino in Germania, ora viceministro degli Esteri del governo di Kiev, Andriy Melnyk, considera un via libera di Berlino alla consegna di tank solo l’inizio, al quale dovranno seguire forniture di aerei da combattimento Tornado ed Eurofighter, navi da guerra e sottomarini. Ad una domanda sui tank Leopard, parlando con ‘Rtl/Ntv’ Melnyk ha detto che si dovrebbe trattare “solo di un primo passo”. 

9.27 – La Svezia attualmente non ha in programma una consegna di carri armati Leopard 2 all’Ucraina, anche se non lo esclude per il futuro. A dichiararlo al quotidiano Svenska Dagbladet è stato il ministro della Difesa Pal Jonson. Già venerdì scorso il ministro aveva sottolineato parlando con la radio svedese che non c’erano obiezioni di massima all’invio di carri armati in Ucraina. 

9.13 – “L’italia è parte integrante della Ue e della Nato e di conseguenza lavoriamo con gli alleati per difendere l’indipendenza dell’Ucraina. Il parlamento ha prolungato il decreto per cui saranno inviate armi, ma per adesso si parla soltanto di sistemi di difesa aerea”. Lo ha detto a ‘Non stop news’ su Rtl Antonio Tajani, aggiungendo che “continueremo a inviare aiuti per la popolazione e materiale elettrico e a sostenere il piano per la neutralità della centrale di Zaporizhzhia”.  

“Cina, Usa, Turchia e Vaticano – ha affermato il ministro degli Esteri -possono fare un gioco da protagonisti per una soluzione positiva del conflitto. L’ingresso della Finlandia e della Svezia nella Nato non acuirebbe le tensioni”. 

8.02 – “La Russia si sta preparando a una nuova ondata di attacchi con le forze che può mobilitare. Gli occupanti stanno già aumentando la pressione a Bakhmut, Vuhledar e in altre direzioni. E vogliono aumentare la pressione su scala più ampia. Per non riconoscere l’errore dell’aggressione, la Russia vuole impiegare più persone e attrezzature nei combattimenti”. Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
 

7.34 – Gli Stati Uniti stanno per deliberare l’invio di circa 30 carri armati Abrams in Ucraina. Lo rende noto la Cnn, aggiungendo che la decisione dell’amministrazione Biden potrebbe essere ufficializzata già questa settimana. I tempi sulla consegna effettiva dei tank non sono ancora chiari e normalmente ci vogliono diversi mesi per addestrare le truppe a utilizzarli in modo efficace, hanno detto funzionari Usa all’emittente, aggiungendo che sarà inviato anche un piccolo numero di veicoli di recupero, cingolati utilizzati per la riparazione di carri armati sul campo di battaglia o per la loro rimozione.
 

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Ucraina, ecco i tank: Leopard e Abrams, come cambia la guerra

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(Adnkronos) – I tank all’Ucraina per dare la svolta alla guerra contro la Russia. Germania e Stati Uniti si preparano a inviare i carri armati Leopard 2 e Abrams a Kiev, con un salto di qualità nella fornitura di armi al paese che fronteggia l’invasione russa.  

I Leopard 2 tedeschi e gli M1 Abrams americani sono entrambi ‘main battle tank’ (Mbt), ovvero principali tank da battaglia. Abbastanza simili, hanno tuttavia alcune differenze, oltre al fatto che i Leopard si trovano già in Europa e quindi più vicini al teatro della guerra, dove sarà anche più facile inviare pezzi di ricambio. Sviluppati congiuntamente durante la guerra fredda, i due tipi di carro armato sono simili nella protezione corazzata del mezzo, la manovrabilità e la potenza di tiro, oltre a essere “eccezionalmente ben bilanciati”, nota Ralf Raths, direttore del museo del tank a Muenster. 

Una delle principali differenze, importante dal punto di vista logistico, sta nel consumo. I Leopard 2 consumano 530 litri di diesel ogni 100 km e hanno un motore diesel da 1500 hp. L’M1 Abrams è dotato di un motore a turbina multifuel da 1500 hp e consuma 700 litri di carburante per 100 km. Protagonista delle guerra nel deserto in Iraq, il tank americano è più pesante (74 tonnellate) rispetto al tedesco (64), ed entrambi sono muniti di un cannone da 120 millimetri. L’Abrams ha una velocità di 68 Km/h, leggermente superiore al Leopard (63 km/h). 

Un fattore da considerare è anche il numero dei tank. La Germania possiede poco più di 300 Leopard 2: 225 della serie A5/A6 e 59 della serie A7/A7V, Altri 55 Leopard 2 A4 sono nei depositi. La Bundeswehr è in attesa di ricevere 104 Leopard 2 A7V nei prossimi tre anni. I vecchi tank dovrebbero essere messi fuori servizio o dati ad altri paesi, fra cui il modello A4 o il Leopard 1. Secondo dati citati da Europa Today, la tedesca Krauss-Maffei Wegmann ha costruito oltre 3500 Leopard dall’inizio della produzione del 1978. Il tank, capace di colpire bersagli a 5 km di distanza, è in dotazione di diversi paesi Nato che potrebbero fornirli a Kiev una volta ottenuto l’Ok di Berlino.  

Secondo Military Balance, il report dell’International Institute for Strategic Studies, gli Stati Uniti possiedono oltre 6mila tank Abrams, fra cui 650 del tipo M1A1 e duemila M1A2 in varie versioni, oltre ad uno stock di 3.450 tank di entrambi i modelli.  

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Nato, ‘Russia prepara offensiva, a Kiev servono armi più forti’ – Ascolta

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Ascolta “Nato, ‘Russia prepara offensiva, a Kiev servono armi più forti'” su Spreaker.
 

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Carte segrete Biden, Spannaus: “Forse c’è chi vuole spingerlo a non ricandidarsi”

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(Adnkronos) – Sulle carte segrete che continuano a spuntare nelle case di Joe Biden, la domanda più importante è “chi ha fatto trapelare la notizia”, forse qualcuno vuole dare al presidente “un aiuto a non ricandidarsi”. Così Andrew Spannaus, analista americano, autore del podcast House of Spannaus, riflette con l’Adnkronos sugli interrogativi che si aprono dietro la vicenda dei documenti classificati trovati nell’ufficio e nella casa di Biden, soprattutto per quanto riguarda le prospettive della prossima corsa per la casa Bianca.  

“Le istituzioni di stato americane hanno già deciso che Donald Trump non deve diventare di nuovo presidente e forse iniziano a pensare che anche Biden dovrebbe avere un aiuto a non ricandidarsi”, continua Spannaus, che comunque esprime un giudizio positivo sui risultati ottenuti finora dal presidente democratico.  

“Biden ha fatto abbastanza bene in questi primi due anni, ha aiutato il partito ad andare bene alle elezioni di midterm, ora c’è il rischio che voglia ricandidarsi”, aggiunge ricordando che i dubbi appaiono principalmente concentrati sull’età del presidente che, in caso di rielezione, inizierebbe il secondo mandato ad 82 anni.  

Tanto che l’identikit che l’analista politico tratteggia del candidato democratico che potrebbe avere buone chance come il dopo-Biden, ricorda molto il profilo politico dell’attuale presidente: “deve essere qualcuno che parli alla gente normale, non elitario, un po’ populista in economia, ma cauto sui temi culturali” più cari alla ‘sinistra woke’, intesa come la sinistra sensibile ad un’interpretazione più estrema del politically correct.  

In effetti, “Biden ha trovato la formula giusta, da centrista di lunga data ha adottato le posizioni di sinistra in economia, ma è rimasto su un profilo culturale trasversale, aperto alla classe lavoratrice”. Per quanto riguarda eventuali nomi, Spannaus assicura che ci sono “tanti candidati, senatori e governatori, pronti a lanciarsi” nel momento di un passo indietro di Biden, citando anche un membro dell’amministrazione, il ministro dei Trasporti Pete Buttigieg, che aveva già tentato la candidatura nel 2020.  

Anche la vice presidente Kamala Harris “vorrà provarci”, ma l’ex senatrice della California ha davanti a sé “una strada lunga per ricostruire la sua popolarità: ha il vantaggio di essere donna e di colore, ma non basta”.  

Riguardo quindi alla possibile ricandidatura di Biden, che secondo alcuni media americani il presidente si preparerebbe ad annunciare già a febbraio a ridosso del discorso sullo stato dell’Unione, “nulla è scontato”. E – aggiunge Spannaus- “anche se dovesse annunciarla, poi ci vorranno sei mesi per entrare nel vivo della campagna elettorale”. Molto dipenderà “da quello che succede in casa repubblicana: se Trump fallisce l’obiettivo, come molto probabile, verrebbe a cadere la giustificazione di Biden a ricandidarsi”.  

Tornando poi ai documenti classificati trovati nell’ufficio e nell’abitazione di Biden, Spannus esprime la convinzione che “la squadra di Biden abbia pasticciato questa vicenda” cercando subito di dire che si trattava di poche carte, affermazione poi smentita dai nuovi documenti trovati. “Ora devono mettere fine a questi progressivi ritrovamenti e conviene loro che a certificare vi sia l’Fbi” spiega ricordando che il coinvolgimento dei federali nella perquisizione di venerdì scorso è stato suggerito dagli stessi avvocati di Biden.  

Gli errori del team Biden sono “di sostanza, perché avrebbe dovuto controllare dopo aver scoperto i primi documenti, ed ancora di più di comunicazione” perché si è cercato di minimizzare finendo per “danneggiare l’immagine di Biden, soprattutto nel confronto con quanto successo con Trump” con la vicenda delle carte segrete trovate a Mar-a-Lago.  

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