Guerra Ucraina-Russia, Giorgetti: “A rischio obiettivi Pnrr”


“Se consideriamo gli interventi attivati nel 2021 e quelli a cui daremo attuazione entro il primo semestre di quest’anno, il Mise avrà mobilitato a metà del 2022 una quota di risorse pari a 17,5 miliardi, corrispondenti al 98,2% dei fondi del Pnrr assegnati a questo dicastero. Se a queste risorse aggiungiamo quelle previste dal fondo complementare, corrispondenti a ulteriori 5,6 mld per transizione 4.0 e a un 1 mld per il potenziamento degli accordi di innovazione, possiamo affermare che a un anno di distanza dall’approvazione del Piano abbiamo già messo a disposizione del sistema produttivo oltre 24 mld”. Così il ministro dello sviluppo, Giancarlo Giorgetti, nel corso della sua audizione davanti alla commissioni permanenti di Camera e Senato. 

Il Pnrr rappresenta “il programma piu’ impegnativo e piu’ importante definito nel nostro Paese negli ultimi decenni” per il volume di risorse stanziate “e per l’ampiezza dei settori oggetto degli interventi in esso contemplati, che toccano quasi tutti i comparti dell’economia e impattano significativamente sulla vita dei cittadini”. Continua Giorgetti. “Una occasione formidabile per rafforzare la capacita’ di programmazione del nostro sistema che tende, per ragioni a tutti note, a privilegiare interventi a breve termine, con conseguente frammentazione e dispersione di risorse”, conclude. 

“Stiamo per firmare anche gli accordi di finanziamento con CDP Venture Capital per rendere operativi due fondi rispettivamente da 250 mln e 300 mln per investimenti diretti e indiretti in start-up e spin-off operanti nelle filiere della transizione ecologica e delle tecnologie digitali”. Annuncia, poi, il ministro dello Sviluppo. 

“L’aggravarsi degli scenari internazionali potrebbe mettere a repentaglio la realizzazione di alcuni obiettivi inseriti nel Pnrr”, sottolinea, però. Sono infatti molte le incognite “sul piano economico ma anche su quello politico connesso all’evoluzione degli scenari internazionali delle dinamiche globali”, ha aggiunto ricordando la ripresa a “tassi elevati delle diverse economie sviluppate e la persistente capacità di assorbimento della Cina” che ha determinato “una serie di strozzature e colli di bottiglia che si sono tradotti nella carenza di disponibilità in materie prime e manufatti, a partire dai microchip”. Ma anche il problema relativo “all’aumento vertiginoso dei prezzi dell’energia” che ha assunto “dimensioni allarmanti ” e la carenza di figure professionali e competenza indispensabili per assicurare la tempestiva e piena attuazione dei programmi inseriti nel Pnrr. Il Mise, comunque, assicura Giorgetti, “si è attivato” per attenuare questi “rischi gravissimi”.  

“La collaborazione interministeriale è fondamentale però si paga un prezzo: quando scrivete una norma in cui si prevede che serva un decreto interministeriale che richiede il concerto di 4 ministeri, sappiate che questo significa perdere 6 mesi perché ci vuole accordo su tutto il testo”. Così il ministro dello Sviluppo rispondendo a chi gli chiedeva dei tempi di attuazione di alcuni provvedimenti. Il meccanismo “è complicato, non è colpa di nessuno ma si innesca un rimpallo di proposte tra diversi ministeri”, prosegue allargando il discorso agli incentivi per il settore automotive.  

“Provvedimenti da scrivere a 4 mani con il concerto di Mef, Mite e Mims. Quindi io devo prendere i tre concerti più la mia proposta e mandare il tutto a Palazzo Chigi che dovrà emanare un decreto del presidente del Consiglio che poi dovrà essere sottoposto all’esame della Corte dei Conti. Non vi dico i tempi stimati … Chi sa, chi ha esperienza di queste cose capisce quali siano le difficoltà, già da domani inizio le riunioni, anzi abbiamo già iniziato … ma questo à il tema”, risponde a chi lo incalzava sui tempi degli incentivi all’automotive. 

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