Guerra Ucraina, governatore Chernihiv: “Costante rischio attacchi, stimo già 1.500 civili morti”


“Mi son stancato di dire agli abitanti della regione che la guerra non è ancora finita”. Lo dichiara all’Adnkronos Viacheslav Chaus, governatore di Chernihiv, la regione dell’Ucraina settentrionale al confine con Bielorussia e Russia, territorio di ingresso delle truppe di Mosca nella notte del 24 febbraio, rimasto occupato fino ai primi di marzo. “Da quando abbiamo respinto il nemico fuori dalla nostra regione, sta riprendendo la vita normale, ma io continuo a dire a tutti che la guerra non è ancora finita e che trovarsi qui resta comunque pericoloso”, sottolinea Chaus, che invita i cittadini a non abbassare la guardia, perché “innanzitutto sul territorio della nostra regione, come anche nel resto del Paese, continuano a volare i razzi, il rischio di bombardamenti aerei rimane continuo e nelle città di confine ci sono quotidiani attacchi di artiglieria”. Ieri a Novgorod-Siversky è stata colpita una scuola del centro cittadino. “Il bilancio – riferisce il governatore – è di tre morti e venti feriti”. 

Vittime che vanno ad allungare la lista, ancora provvisoria, di morti e feriti. “Dall’inizio della guerra nella regione sono morti 23 bambini e 40 sono rimasti feriti. Queste sono solo le cifre confermate, potrebbero essercene altri di cui ancora non sappiamo. Per quanto riguarda i civili in generale, non abbiamo dati definitivi, perché continuiamo a trovare corpi. Io stimo che all’incirca 500 civili siano morti e 1.500 feriti per azioni belliche dirette”, dice Chaus, precisando che la cifra “non include le persone morte per i mancati soccorsi, perché non c’era la possibilità di chiamare aiuti o di inviare un’ambulanza. Secondo le mie stime, il livello di mortalità per cause naturali durante il periodo di assedio è raddoppiato”. 

“Le morti dei civili, soprattutto dei bambini, è quello che mi ha fatto più paura durante il periodo di assedio”, confessa il governatore. Mentre “il momento più difficile – aggiunge – è stato forse il 24 febbraio, quando ho capito che la guerra era iniziata, che per molto tempo non ci sarebbe più stata la solita vita pacifica e che avremmo dovuto cercare di adeguare tutti i processi della vita a questa situazione”. Una necessità che non terminerà tanto presto, secondo Chaus: “Penso che la guerra durerà finché sul territorio ucraino sarà rimasto un solo soldato russo vivo. E come governatore di una regione confinante con la Bielorussia e con la Russia, sono ben consapevole del fatto che anche quando la guerra sarà finita, tutte le regioni confinanti si troveranno in una tensione continua e bisognerà fare di tutto per proteggere il nostro territorio”. 

Territorio che, oltre dagli attacchi russi, resta minacciato anche “dalla marea di ordigni inesplosi e dalle mine, sia anticarro che antiuomo, che il nemico ha lasciato dietro di sé. La nostra regione è molto grande, 32mila chilometri quadrati, e ha tanti boschi. Il nemico è stato presente su quasi tutto il territorio e ha lasciato mine in tantissimi luoghi”, dice Chaus, spiegando che “è in corso la fase attiva del lavoro di sminamento, in cui sono impegnati oltre agli artificieri della nostra regione, anche la Polizia locale e i soccorritori di altre regioni del Paese. Inoltre abbiamo addestrato circa cento persone per identificare gli ordigni esplosivi e verificare quanto siano pericolosi, prima di chiamare il servizio di sminamento”. 

Un lavoro che non sarà breve: “Se teniamo conto anche di tutte le zone boschive, non si parla di mesi, ma di qualche anno”, dice il governatore, che ha “emesso un’ordinanza che vieta di andare nei boschi e nei parchi, prima che vengano bonificati”. Il lavoro delle squadre “procede per priorità: innanzitutto vengono sminate le strade, poi i centri abitati e i campi, anche perché è il periodo della semina e moltissimi ordigni non detonati sono rimasti lì”. 

I danni causati all’agricoltura dagli ordigni sono cospicui: “Oltre a ritardare i tempi della semina, che sta procedendo molto lentamente, stimo che alla fine solo il 70-80% del territorio predisposto, verrà seminato”, dice il governatore, che sta facendo i conti anche con le conseguenze del conflitto su edifici – “circa 3.500 quelli distrutti e danneggiati”, infrastrutture, innanzitutto le linee elettriche, di cui “abbiamo già ripristinato il 90%”, strade e ponti. Venti quelli distrutti, “ma per la maggior parte di questi abbiamo trovato una soluzione, ovviamente solo temporanea, anche perché non conoscendo le intenzioni del nemico, non sappiamo se ci sarà un’altra invasione”. Per la ricostruzione, lo Stato ha già inviato alla regione “una prima tranche di aiuti da 250 milioni di grivnie (814mila euro, ndr), che abbiamo deciso che verranno destinati al ripristino delle infrastrutture, degli ospedali e degli asili. E sappiamo che è stata decisa un’altra fornitura da 150 milioni di grivnie che verranno destinati al sistema che controlla gli acquedotti. Sappiamo che queste cifre non sono sufficienti, ma sono solo le prime tranche”. 

(di Alice Bellincioni) 

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