Green pass obbligatorio, la Camera si prepara


Green pass obbligatorio, dopo la decisione di ieri dell’Ufficio di presidenza che estende anche alla Camera le norme previste dal decreto legge del Governo per l’utilizzo del certificato verde sui luoghi di lavoro pubblici e privati, a Montecitorio ci si chiede se, oltre ai deputati che più volte hanno espresso contrarietà all’obbligo di utilizzo del certificato verde, anche tra il personale possano emergere dubbi e perplessità rispetto all’attuazione della nuova disciplina e quali potrebbero essere le conseguenze. 

Se soprattutto sul primo punto il presidente della Camera, Roberto Fico, è stato chiarissimo (“per chi violerà le regole saranno previste sanzioni, a partire dal taglio della diaria”, ha affermato), anche sul secondo non sembrano emergere particolari problemi. Innanzi tutto mancano ancora una ventina di giorni al 15 ottobre, data prevista per l’entrata in vigore delle nuove regole. Quindi c’è ancora tempo per convincere i dubbiosi, ammesso che ce ne siano, a sottoporsi alla vaccinazione per ottenere il certificato verde. 

Sacche di resistenza non sembrano emergere, anche perché per accedere in alcuni luoghi della Camera, come ad esempio la mensa e il ristorante, il green pass è già richiesto e questo non ha determinato particolari inconvenienti. Tuttavia isole felici non esistono e anche nei corridoi e nelle stanze di Montecitorio non manca chi pone domande e avanza dubbi, più o meno legittimi, sull’utilità e l’obbligo della vaccinazione. 

Per questo nei prossimi giorni non è escluso che le rappresentanze sindacali possano chiedere un incontro con i vertici dell’amministrazione per sciogliere eventuali nodi che potrebbero emergere al momento dell’applicazione pratica delle nuove norme. Anche se non sembrano esserci spazi per interpretazioni, margini di flessibilità o scappatoie di vario genere. 

Difficile, se non impossibile, anche in base a quanto stabilito dalla normativa predisposta dal Governo, pensare alla concessione dello smart working per dipendenti che non vogliano dotarsi del green pass. Né è pensabile che per costoro possano essere predisposti particolari piani di smaltimento ferie arretrate o sblocco e anticipo del pensionamento. Quindi non resta altra strada che la sospensione dello stipendio per chi non può accedere al luogo di lavoro per mancanza del certificato verde. 

Quanto ai tamponi, nessuna intenzione da parte della Camera di prevederne di gratuiti. I deputati che decidessero di scegliere la via del test piuttosto che quella del vaccino, potrebbero beneficiare del rimborso previsto dalla cassa di assistenza che finanziano con i loro contributi, ma neanche un centesimo sarebbe a carico dell’Assemblea di Montecitorio e quindi dei contribuenti. 

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