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Giornata Nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo, Anvcg e Anci insieme

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Il 1° febbraio, in occasione della “Giornata Nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo”, istituita all’unanimità dal Parlamento con la legge 25 gennaio 2017 n. 9, l’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra (Anvcg) in collaborazione con Anci Comunicare e con il patrocinio dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci) ha organizzato un webinar dal titolo “Il ruolo degli enti locali per una concreta attuazione della legge del 25 gennaio 2017 n. 9 secondo l’articolo 2”. Dopo aver portato la Giornata nelle scuole, con i progetti che negli anni hanno visto protagonisti tantissimi studenti, quest’anno l’ANVCG ha voluto far conoscere le proprio battaglie aprendosi alle istituzioni del territorio. 

La Giornata è stata dedicata alla campagna “Stop alle bombe sui civili”, contro l’uso delle armi esplosive nelle aree abitate durante guerre e conflitti armati, secondo i principi espressi dalla campagna internazionale della rete INEW, coordinata in Italia dall’Anvcg e di cui fanno parte anche la Rete Italiana Pace e Disarmo e la Campagna Italiana contro le Mine. A tal riguardo l’Anvcg, in collaborazione con Anci, ha chiesto a tutti i Comuni italiani di aderire alla campagna esponendo sul balcone dei propri Municipi lo striscione “Stop alle bombe sui civili” e di sostenere il percorso diplomatico in corso per l’adozione della Dichiarazione Politica Internazionale sulle Armi Esplosive, attraverso l’adozione di una specifica delibera consiliare nella prima seduta utile. 

“Nei cinque anni trascorsi dall’approvazione della legge, la celebrazione della Giornata nel mondo della scuola ha dato buoni frutti, come dimostra la partecipazione di migliaia di studenti e studentesse ai concorsi che ogni anno abbiamo indetto insieme al Ministero negli istituti superiori” ha sottolineato Michele Vigne, Presidente Nazionale Anvcg. Lo stesso ha auspicato un sempre maggiore coinvolgimento dell’opinione pubblica, «anche grazie al contributo degli enti locali e in primis dei Comuni, il cui ruolo è sempre emerso in modo chiaro nelle commemorazioni dei bombardamenti e delle stragi che regolarmente si svolgono in tutta Italia attraverso una fruttuosa collaborazione tra le varie amministrazioni e le associazioni di categoria”. 

“L’Anci sostiene in modo convinto le iniziative promosse per celebrare la Giornata Nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo, quest’anno dedicata alla campagna ‘Stop alle bombe sui civili’. Più di 300 Comuni hanno aderito all’appello esponendo sui balconi dei propri municipi lo striscione con lo slogan ‘Stop alle bombe sui civili’ e adottando una delibera consiliare per sostenere il percorso diplomatico di cui è parte l’Italia”, ha invece evidenziato Enzo Bianco, Presidente del Consiglio Nazionale Anci. “Questa iniziativa intercetta una sensibilità già molto accentuata tra i Comuni Italiani e non fa altro che confermare l’impegno umanitario dell’Associazione e degli Enti locali nei confronti di paesi e popolazioni in guerra”, ha aggiunto Bianco. “I diritti umani in quanto diritti fondamentali legati al rispetto della dignità della persona umana vengono prima di qualsiasi architettura istituzionale e, nella sostanza, la precedono”.  

Da parte sua Roberto Pella (Vicepresidente vicario di Anci) ha ricordato come “i sindaci e gli amministratori locali, anche grazie a Giornate come quella di oggi, hanno la possibilità e il dovere di celebrare la memoria di quello che è stato e di costruire la cultura della pace. Molto possiamo fare per sensibilizzare le nostre comunità e prevenire le sofferenze subite dalle vittime civili delle guerre a causa dell’impiego di armi esplosive nelle aree popolate, città e territori in cui le nostre comunità desiderano, oggi come sempre e forse anche di più dopo due anni di tremenda pandemia, vivere in pace”. Bianco e Vigne hanno inoltre siglato un Protocollo d’intesa diretto a promuovere i principi e i valori della Giornata presso gli enti territoriali e le rispettive comunità e di attuare a tal fine sinergie e forme di coordinamento tra le due organizzazioni.  

Durante il convegno, poi, il Vicepresidente nazionale vicario dell’Anvcg Michele Corcio ha illustrato la campagna “Stop alle bombe sui civili”. Attualmente nel mondo ci sono, infatti, decine di conflitti armati e guerre, dichiarate e non, la cui violenza si abbatte sulla popolazione civile, causando morti, invalidità e distruzione, oltre la sistematica violazione dei diritti umani fondamentali. In Afghanistan, Libia, Myanmar, Nigeria, Pakistan, Siria, Somalia e Yemen e molti altri luoghi, sono migliaia le persone che hanno perso la vita, l’integrità fisica e/o un proprio caro a causa della violenza della guerra. Larga parte di queste vittime è rappresentata da civili, divenuti ormai il principale target della violenza dei conflitti armati, con una proporzione che attualmente si aggira intorno al 90%. A tal proposito è in discussione l’approvazione di una Dichiarazione politica internazionale sulle armi esplosive, il cui processo di negoziazione è sostenuto dall’Italia, che chiede agli Stati di limitare le sofferenze dei civili coinvolti nei conflitti nelle zone urbane, che attualmente sono circa 50 milioni. L’ultima parte del webinar ha visto la presentazione da parte di Livio Gigliuto, Vicepresidente dell’Istituto Piepoli, dell’indagine condotta per conto dell’ANVCG sul vissuto delle vittime civili di guerra in Italia. 

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Coronavirus

Covid oggi Calabria, 618 contagi e 2 morti: bollettino 4 dicembre

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(Adnkronos) – Sono 618 i nuovi contagi da covid in Calabria secondo il bollettino di oggi, 4 dicembre. Si registrano inoltre altri due morti. 2.906 i tamponi effettuati, +335 guariti, il sale a 3.134 il totale dei decessi. Il bollettino, inoltre, registra +281 attualmente positivi, +1 ricoveri (per un totale di 144) e, infine, -1 terapie intensive (per un totale di 5). 

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Manovra 2023, Meloni: “Aumento tetto contante non favorisce evasione”

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(Adnkronos) – “Non tutti forse sanno che l’anno in cui c’è stata meno evasione fiscale è stato il 2010”, quando “il tetto al contante era 5mila euro. Più fai salire il tetto al contante meno favorisci l’evasione”. Così la premier Giorgia Meloni, in una diretta su Facebook. “Abbiamo aumentato il tetto al contante banalmente perché il tetto al contante sfavorisce la nostra economia e crea problemi alla nostra economia perché noi – sottolinea la premier – siamo in un mercato europeo e il tetto al contante ha senso solo se ce l’hanno tutti. La Germania non ha un tetto al contante, non lo ha nemmeno l’Austria. Gli stranieri che hanno contanti – dice – magari preferiscono spenderli in altre nazioni perché in Italia non si può fare”. 

“Sull’obbligo di pos – continua Meloni -, ci si accusa ‘volete impedire di pagare con moneta elettronica, volete favorire l’evasione’. Si sta valutando di non obbligare i commercianti ad accettare il pagamento con pos per piccoli importi: noi fino a 60 euro non vorremmo obbligare, ma quella di 60 euro è una soglia indicativa, può essere anche più bassa, su questo – spiega – c’è una interlocuzione in corso con l’Ue”.  

Nella manovra varata dal governo, continua la presidente del Consiglio, “ci sono segnali chiari”, a partire dal messaggio “del non disturbare chi vuole fare”. Su molte decisioni assunte “la sinistra non è d’accordo: menomale. Se fossero d’accordo, allora ci sarebbe qualcosa che non va”, sottolinea. “Difendere le aziende strategiche italiane è quel che faremo”, assicura quindi la premier. 

Riguardo alle polemiche dopo le modifiche, “non credo che chi ha realizzato il Reddito di cittadinanza intendesse assicurarlo dai 18 anni fino alla pensione di cittadinanza. Se non era questo l’obiettivo, forse devi considerare che qualcosa non ha funzionato. Tra le cose che ho sentito è che ‘la Meloni ci toglie il reddito e ci costringe ad andare a rubare’. Tra percepire il reddito e andare a rubare – dice la premier – c’è un’opzione che è quella di andare a lavorare, forse dovresti prenderla in considerazione. Più percepirai il Reddito più sarai povero e difficile da reinserire nel lavoro. Io voglio regalare la dignità del lavoro a persone che non meritano di essere mantenute”. 

“Voglio aiutare persone a uscire dalla povertà con il lavoro: il lavoro porta ovunque, il Reddito di cittadinanza ti tiene dove sei, non c’è scampo”, dice ancora Meloni.  

Sul fronte sicurezza, invece, “ci siamo occupati della questione dei rave illegali. In Italia – sottolinea Meloni – è difficile con il governo attuale organizzare un rave illegalmente e le regole si rispettano. Quell’Italia nella quale lo Stato vessa le persone per bene e fa finta di non vedere chi agisce nell’illegalità è finita”. 

Per quanto riguarda invece le misure del governo per Kiev, “noi – dice Meloni – abbiamo difeso e continueremo a difendere l’Ucraina, ma non scaricheremo sui cittadini italiani i costi delle nostre scelte a livello internazionale”. L’ultimo Consiglio dei ministri ha varato un provvedimento “che ci ha consentito di garantire la sopravvivenza, la continuità produttiva della raffineria di Priolo, un’azienda che con l’indotto coinvolge circa 10mila lavoratori in una terra come la Sicilia: l’abbiamo messa in sicurezza. La Lukoil continuerà a produrre grazie ai provvedimenti del governo: queste 10mila persone continueranno a lavorare. Una materia strategica come quella che riguarda il petrolio che rischiava di finire nel calderone delle sanzioni contro la Russia”, illustra il presidente del Consiglio. 

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Coronavirus

Covid Francia, non escluso il ritorno alla mascherina obbligatoria

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(Adnkronos) – Con i contagi da covid ancora in aumento, in Francia non si esclude il ritorno alla mascherina obbligatoria per frenare la diffusione del Coronavirus. A metterlo in chiaro è stato il ministro della Salute, François Braun intervenendo su Bfmtv, dove ha fatto appello alla responsabilità individuale dei suoi connazionali, e dicendosi comunque contrario alla coercizione.  

“Se i contagi continueranno ad aumentare non esiterò se sarà necessario imporre l’obbligo della mascherina, anche se fosse in ogni situazione”, ha affermato. Ma, ha aggiunto, spiegando di non essere “favorevole alla coercizione” “ho fiducia nei francesi”. Il ministro ha poi esortato i suoi concittadini a farsi vaccinare, mentre la campagna per la quarta dose non avanza: “Lancio un appello solenne alla vaccinazione”, ha dichiarato, facendo eco all'”appello solenne” della premier Elisabeth Borne a utilizzare la mascherina nei trasporti pubblici.  

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