Giacoma (Assiteca): “Cyberattacchi i più temuti dalle aziende, serve innovare la gestione dei rischi’


Oggi gli scenari che si stanno delineando pongono una questione sul tema assicurativo per le aziende “perché ci sono nuove tipologie di rischi che stanno emergendo con maggiore forza e velocità come quelli cyber, di business interruption o legati ai cambiamenti climatici”. Lo spiega all’Adnkronos Gabriele Giacoma, amministratore delegato di Assiteca, broker assicurativo che offre servizi e consulenza sulla gestione integrata dei rischi aziendali. Più in generale, aggiunge, “i nuovi scenari in questi ultimi anni hanno portato a situazioni come l’aumento dei costi delle materie prime o le difficoltà legate alla loro distribuzione” ma, evidenzia, si tratta “di situazioni che erano già presenti da prima, però trovandosi in una condizione di stabilità e di continuità emergevano con meno forza e velocità”.  

Quanto alla protezione dal rischio, continua, “quello maggiormente percepito dalle aziende oggi sono gli attacchi informatici, cosa di cui fino a qualche anno fa si parlava ma non si percepiva. C’è poi il tema della business interruption, per cui fattori esogeni o endogeni che rendono impossibile produrre o erogare servizi. Poi c’è un terzo punto, legato alle catastrofi naturali, che negli ultimi anni sono aumentate sia di frequenza che di intensità. I danni assicurati legati a catastrofi lo scorso anno ammontavano tra i 110 e 115 miliardi di dollari, che è uno dei record assoluti”.  

Si tratta, afferma Giacoma, “di tutte cose che elencate singolarmente sembrano disgiunte, ma che in realtà sono tutte fortemente intercorrelate. Se prendiamo ad esempio la business interruption, oggi come prima causa c’è il forte impatto di attacchi informatici. Oggi un’azienda, se blocchi i sistemi informatici o se glieli lasci funzionare ma non le rendi disponibili i dati di base, sostanzialmente si blocca”. Da qui nasce un altro tema, indica l’ad di Assiteca, che è legato al forte impatto che tra qualche anno avranno le tecnologie Iot: “Tutti i dispositivi collegati a internet saranno realtà in termini di diffusione ampia nei prossimi anni. Se già oggi il rischio informatico è alto, pensiamo cosa potrà accadere in futuro”. 

La soluzione, indica quindi l’ad Giacoma, è quella di una “vera innovazione nella gestione del rischio”, cioè “di farla salire di livello nella gerarchia di un’azienda. Se faccio investimenti di milioni per bypassare” la filiera “e arrivare direttamente ai consumatori finali tramite internet, sto facendo un investimento strategico al quale devo necessariamente collegare i nuovi risvolti di rischio. Oggi questo viene fatto poco nelle aziende: si valutano gli investimenti da un punto di vista di costo e di ritorno economico. Non c’è tanto l’abitudine di valutare come cambia il profilo di rischio del business in funzione di queste nuove tipologie di investimenti”.  

Inoltre, il risk management oltre a salire di livello “deve anche vedere allargato il proprio perimetro: si deve uscire da quella che è la sfera di analisi solamente interna all’azienda. Uno dei grandissimi effetti della crisi pandemia è che abbiamo avuto una distruption nella supply chain in termini approvvigionamento, perché i fornitori avevano chiuso o erano posizionati in aree territoriali che erano in lockdown. Venivamo da anni magari non di crescita, ma di sostanziale stabilità geopolitica e tutte le aziende hanno involontariamente, nel tempo, ragionato in logiche di efficienza produttiva, sottovalutando però quelli che erano dei rischi nell’approvvigionarsi in Paesi lontani a basso costo e sottovalutando i rischi di una concentrazione di questo approvvigionamento dallo stesso fornitore. E’ ovvio che se ci sono motivi esogeni che mettono in discussione tutto questo, l’analisi di rischio si deve estendere dal processo tipico dell’azienda anche ai rischi che corre chi mi permette di lavorare. La business interruption è strategica e deve essere deciso a livello di cda, attiene alla sopravvivenza dell’azienda. Se mi fermo, fermo anche chi ho a monte della catena e istantaneamente vengo sostituito”. Un problema per il nostro Paese, conclude l’ad di Assiteca, “perché in Italia c’è una cultura della sottoassicurazione e siamo poco stratificati in quelle che sono le tecniche di gestione del rischio”. 

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