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Economia

Generali candidano piazza San Marco come sede della Fondazione Venezia

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Le Procuratie vecchie di Venezia diventeranno sede della fondazione delle Assicurazione Generali “The human safety net”. Lo ha annunciato questa mattina Philippe Donnet, Group Ceo del colosso in occasione della presentazione della Fondazione “Venezia capitale mondiale della sostenibilità” nel Palazzo della Prefettura a Ca’ Corner. Il numero uno dell’azienda di Trieste ha quindi evidenziato che “riporteremo in piazza San Marco un’attività lavorativa che non c’entra niente con il turismo, ma ci saranno persone che lavoreranno per la nostra fondazione”. 

L’obiettivo sociale di questa realtà “è agevolare in un modo più inclusivo le persone che si trovano in situazione di debolezza. Un mondo più sostenibile è anche più inclusivo”. La vastità dell’area, inoltre, permetterà di ragionare anche su altri fronti, aprendo anche al pubblico dopo quasi 500 anni questi storici spazi nel cuore della città.  

“C’è tanto spazio disponibile – ha aggiunto – e ci sembra naturale ospitare la sede di questa fondazione per Venezia capitale della sostenibilità”. Gli antichi edifici sono ancora in ristrutturazione, dopo che il cantiere è partito da alcuni anni. 

La proposta non è passata inosservata al sindaco di Venezia, Luigi Brugaro, che ha applaudito l’iniziativa: “Philippe Donnet ha appena fatto una dichiarazione importantissima – ha commentato – e ci ha offerto un luogo simbolico, nonché costosissimo per il restauro, come San Marco. Ancora una volta si denota la generosità dei gruppi privati, quando riescono a condividere insieme dei percorsi di sostenibilità”. Lo stesso vertice di Generali ha ricordato anche l’impegno per la valorizzazione dei Giardini reali, rimessi a nuovo proprio dall’azienda. 

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Economia

Terzo Valico, Fs: “Siamo all’82% dei lavori”

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(Adnkronos) – “Quella di oggi è una tappa importante perché fa il punto della situazione, siamo a un avanzamento fisico dell’82%, è un’opera complessa perché stiamo realizzando il tunnel ferroviario più lungo d’Italia a regime, saranno 27 km compresa anche la parte a mare di galleria e consentirà di collegare Genova con Milano in tempi rapidi, al di sotto di un’ora, e aumenterà anche le capacità di trasporto del 40-50%”. Così l’ad di Gruppo Fs, Luigi Ferraris, a margine dell’abbattimento del diaframma nelle gallerie del Terzo Valico tra i cantieri di Polcevera e Cravasco che completa il collegamento di oltre 30km di scavi in sotterranea nella sola galleria di Valico tra interconnessioni e gallerie di entrambi i sensi di marcia dei futuri treni. 

“Una volta completata quest’opera avremo fatto di Genova un porto competitivo rispetto a quelli del nord Europa perché ci consentirà di intercettare il traffico che viene dal canale di Suez con un risparmio di tre-quattro giorni rispetto alle classiche rotte che portano verso il Nord Europa”, ha aggiunto Ferraris precisando che “il completamento dello scavo del tunnel è previsto per fine 2024, inizio 2025”.  

La nuova linea del Terzo Valico è un tassello del corridoio Ten-T ‘Reno-Alpi’ e consentirà il trasferimento di una parte molto significativa del traffico merci dalla strada al ferro oltre alla riduzione dei tempi di viaggio tra le principali città del nordovest, Genova, Milano e Torino.La nuova linea e’ lunga 53 km di cui il 70% in galleria e interessa 14 comune nelle province di Genova e Alessandria. 

A fine novembre l’avanzamento complessivo dello scalo dalle gallerie ha superato l’82%, pari a 72 km su un totale di circa 88 km di opere in sotterraneo. La nuova tratta ferroviaria è costituita da tre gallerie naturali, di cui la più importante la galleria di Valico lunga 27 km in cui sono attivi contemporaneamente diversi fronti di scavo, sia con metedologia tradizionale, con uso di esplosivi e martelli demolitori, sia in meccanizzato, Tom, Tunnel Boring Machine. 

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Coronavirus

Imprese al bivio del re-shoring, al Rome Med tavola rotonda sul futuro della globalizzazione

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(Adnkronos) – Le Global Value Chains sono già state profondamente colpite dalle ripercussioni della pandemia e ora sono ulteriormente influenzate dallo scoppio della guerra in Ucraina. La carenza di materie prime e di componenti elettronici, l’aumento dei costi di trasporto, i limiti alla mobilità del personale e l’andamento dell’inflazione hanno portato a perturbazioni importanti e in parte inaspettate delle catene del valore. In un momento in cui le catene di valore appaiono sempre più fragili, la necessità di regionalizzarle per aumentarne la resilienza è diventata una priorità politica assoluta. Concetti e principi come “re-shoring”, “back-shoring”, “near-shoring” e “friend-shoring” sono sempre più ricorrenti nel dibattito politico ed economico sul futuro della globalizzazione. Questi i temi al centro della tavola rotonda “Re-shoring, Near-shoring or Friend-shoring?” nell’ambito dell’ottava edizione della Conferenza Rome MeD – Mediterranean Dialogues – promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Italiana e Ispi. 

Secondo Maria Tripodi, Undersecretary of State to the Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation, Italy, “la necessità di diversificare i nostri mercati ci ha spinto a rafforzare la nostra partnership con i paesi del Mediterraneo per ridurre la dipendenza dalla Russia”. 

“Le catene globali del valore stanno subendo tensioni senza precedenti a causa del cumulo di emergenze crescenti in uno scenario multi-crisi in cui fattori critici sanitari, umanitari, economici, logistici, geopolitici ed energetici si incrociano provocando improvvise e costose interruzioni. In questo quadro le relazioni tra Europa e Paesi dell’area Mena sono più che mai cruciali, l’Italia può contribuire in modo determinante per migliorarne l’integrazione. Le associazioni imprenditoriali sono massicciamente impegnate a sostenere questo processo”, ha commentato Marco Felisati, Deputy Director Internationalization and Trade Policy, Confindustria. 

“Con 38.000 persone coinvolte e un contributo al Pil Italiano stimato di oltre lo 0,5%, la nostra è una filiera integrata che crea valore, lavoro e sviluppo qui in Italia. Lo facciamo in tanti modi: investendo sui territori e instaurando collaborazioni virtuose pubblico-privato. Un ruolo cruciale lo rivestono anche gli accordi internazionali che hanno facilitato il libero commercio tra l’Europa e il Giappone mostrando la resilienza delle value chain tanto più in una fase complessa come quella che stiamo attraversando nel contesto globale” ha affermato il Presidente e Amministratore Delegato di Philip Morris Italia, Marco Hannappel. 

“La nostra -ha proseguito – è una filiera integrata che parte dall’Italia e si espande in tutto il mondo. Grazie allo stabilimento di Crespellano, il primo al mondo di Philip Morris per la produzione dei prodotti senza combustione, esportiamo in 40 Paesi nel mondo, generando un valore di oltre 1,5 miliardi ogni anno. Abbiamo costruito un modello di sviluppo sostenibile che investe in Italia anno dopo anno in agricoltura, industria e servizi, stimolando lo sviluppo di una filiera integrata Made in Italy, con un’attenzione particolare al capitale umano e alle competenze che servono oggi e nel futuro”. 

Secondo Blanca Moreno-Dodson, Director, Center for Mediterranean Integration, “l’Europa deve adottare una strategia di co-investimento e pensare ai Paesi mediterranei come partner per sviluppare business reciprocamente vantaggiosi”. 

“Grazie alla globalizzazione e alla digitalizzazione, un incidente in una parte del mondo può avere un impatto immediato su altre aree. L’aggressione della Russia all’Ucraina ci ha ricordato i suoi “effetti collaterali”, il cui esempio principale è la crisi alimentare ed energetica che infligge grandi sofferenze al Mediterraneo” ha spiegato Shunsuke Takei, State Minister of Foreign Affairs, Japan. 

“Il Giappone – ha aggiunto – ha e continua a cooperare con la regione anche attraverso lo sviluppo delle risorse umane, l’installazione di infrastrutture di base di qualità e la collaborazione con altri donatori e settori privati. In un contesto di globalizzazione irreversibile, è necessario un impegno costante per migliorare la resilienza delle catene di approvvigionamento e per rafforzare le regole del commercio internazionale basate sui principi di apertura, inclusione e concorrenza leale”, 

Secondo Tarek Tawfik, Deputy Chairman, Federation of Egyptian Industries, and The Egyptian Center for Economic Studies and President, American Chamber of Commerce in Egypt, “il “near shoring”, il “re shoring” e il “friendly shoring” non sono più una questione di scelta, ma una necessità strategica economica e politica per la comunità europea. Le conseguenze della pandemia di Covid 19, la politica di Covid zero della Cina e la guerra in Ucraina, per non parlare degli effetti del cambiamento climatico, stanno delineando nuove realtà che richiedono un’azione drastica per preservare la stabilità economica e geopolitica della regione. L’integrazione tra l’Europa e i Paesi del Sud del Mediterraneo è una soluzione rapida e vincente che servirà gli obiettivi strategici del Mediterraneo settentrionale e meridionale, sia dal punto di vista economico che politico. Prima si agisce, prima si mitigano i rischi intrinseci alla regione” ha concluso. 

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Economia

Salvini: “Pro Loco d’Italia un vanto nazionale, preservare unicità dei nostri prodott”

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(Adnkronos) – “Ricordo molti di voi perché ho frequentato moltissime occasioni riferite a sagre ed incontri. Le iniziative sul territorio mi vedono da sempre protagonista, non solo per rappresentanza politica, bensì per piacere di conoscenza e apprezzamento”. Questo l’incipit del breve intervento del vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, giunto all’Ergife Palace Hotel di Roma sul finale della festa per i Sessant’anni di Unpli. 

La tutela del Made in Italy è sempre in primo piano: ”Vorrei sapere com’è possibile che in Slovenia venga prodotto l’aceto balsamico di Modena – afferma Salvini – Voi delle Pro Loco siete garanti della preservazione di alcune nostre reali unicità. Ogni anno svariati miliardi di euro sono sottratti indebitamente ai nostri imprenditori da marchi farlocchi che si appropriano del buon nome dei nostri prodotti originali”. 

Salvini saluta con una battuta: “Anni fa in una trasmissione tv mi è stato consigliato di abbandonare la carriera di ministro ed intraprendere quella di rappresentante delle Pro Loco italiane, data la mia conoscenza molto profonda di molte tradizioni culinarie della nostra bella Italia. Non lo trovai assolutamente un insulto, anche se era evidente all’epoca l’intento provocatorio. Cosa c’è di male ad apprezzare tanti bei posti, cibi e vini del nostro territorio? E poi voi mi volete male, perché per un uomo perennemente a dieta come me, ricevere inviti continui è una tentazione a cui è impossibile resistere”. 

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