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G8, continua mobilitazione in Francia per ex no global Vecchi: Attesa decisione Cassazione l’11

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Continua in Francia la mobilitazione a sostegno di Vincenzo Vecchi, l’ex no global italiano ricercato per i fatti del G8 di Genova del 2001 e che è stato arrestato in Francia nell’agosto del 2019 dopo una latitanza di 8 anni. Oggi all’iniziativa del deputato della sinistra Nupes Pierre Dharréville si è svolta all’Assemblée Nationale, sede della Camera dei Deputati francese, una conferenza stampa che ha visto la partecipazione di una ventina di parlamentari transalpini tra cui Danièle Obono (La France Insoumise, Nupes), il leader di La France Insoumise Jean – Luc Mélenchon ma anche Eric Vuillard, lo scrittore e cineasta francese che nel 2017 che ha vinto il prestigioso premio letterario Goncourt per il suo romanzo ‘L’ordine del giorno’. 

Il Comitato di solidarietà a Vecchi resta mobilitato in vista dell’udienza della Corte di Cassazione francese che deciderà sull’eventuale estradizione in Italia di Vecchi. Il 6 novembre 2020 il Procuratore aveva deciso di ricorrere in Cassazione contro la decisione della Corte di Appello di Angers che non aveva riconosciuto il reato di devastazione e saccheggio. Il Tribunale di Angers aveva invece riconosciuto altre due condanne, per l’aggressione a un fotografo e il possesso di una molotov, in base alle quali Vecchi avrebbe dovuto scontare ancora un avanzo di pena di 1 anno, 2 mesi e 23 giorni, in Francia o in Italia. 

A luglio scorso la Corte di giustizia europea, che era stata sollecitata dalla Corte di Cassazione francese, ha emesso un parere in cui sottolineava che la Francia non poteva opporsi all’esecuzione del Mandato d’arresto europeo e quindi all’estradizione di Vecchi. In un appello pubblicato ieri da ‘Le Monde’ intellettuali tra cui Vuillard ma anche gli scrittori Annie Ernaux, Pierre Le Maitre e il regista Robert Guédiguian, chiedevano “alla giustizia francese e alla Corte di Cassazione di assumere un ruolo di protettore dei diritti fondamentali confermando la decisione della Corte di Appello di Angers e giudicando irregolare il mandato di arresto europeo”. 

Vecchi, 49 anni, era stato condannato, con sentenza resa definitiva dalla Corte di Cassazione italiana il 13 luglio 2012, alla pena di 11 anni e 6 mesi per le violenze verificatesi durante il G8 di Genova. Aveva inoltre riportato una condanna a 4 anni di reclusione per alcuni scontri che hanno avuto luogo in occasione di una manifestazione antifascista a Milano nel marzo del 2006. Per quanto riguarda la condanna per i fatti di Milano è stato ritenuto in Francia che la pena era stata già scontata e quindi è decaduto uno dei due mandati europei. Vecchi, originario di Bergamo, vive attualmente a Rochefort-en-Terre, in Bretagna, da quando è stato scarcerato, ossia dal 15 novembre 2019. Prima del suo arresto lavorava da molti anni come imbianchino mentre adesso ha ritrovato un lavoro nella costruzione di alloggi ecologici a Questembert, sempre in Bretagna. 

Il caso dell’ex no global Vecchi era già finito in Francia alla Cassazione. Dopo la decisione del novembre del 2019 della Corte di Appello di Rennes che aveva deciso la scarcerazione di Vecchi il Procuratore di Rennes era ricorso i Cassazione. Il 18 dicembre 2019 la Corte francese aveva annullato la sentenza del tribunale di Rennes che aveva ritenuto che la procedura nei confronti di Vecchi fosse nulla in quanto il Procuratore francese non aveva trasmesso alle autorità italiane il nome dell’avvocato italiano di Vecchi e questo, aveva stabilito la Corte, aveva portato un pregiudizio ai diritti della difesa. La Corte di Appello di Angers, invece, si è espressa nel merito della questione, cioè sulla regolarità del mandato di arresto europeo. 

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La Russia ha la guerra in casa, nuovo attacco ucraino ad aeroporto – Ascolta

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Ascolta “La Russia ha la guerra in casa, nuovo attacco ucraino ad aeroporto” su Spreaker.
 

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Ucraina Bucha, chiesta in Russia condanna esemplare per Yashin: denunciò abusi

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(Adnkronos) – L’accusa ha chiesto una condanna a nove anni di carcere per l’oppositore russo Ilya Yashin, accusato di aver diffuso informazioni false sulle forze armate, vale a dire, per aver denunciato lo scorso aprile, con un video sul suo canale youtube che ha 1,3 milioni di iscritti, gli abusi commessi nella città ucraina di Bucha. Il procuratore del processo in corso a Mosca ha definito i rapporti dell’Osce e dell’Onu sugli abusi a Bucha come “ostili, prevenuti e di parte”. Yashin, 39 anni, deputato dell’assemblea del distretto moscovita di Krasnoselsky, uno dei pochi oppositori rimasti in Russia, era stato arrestato lo scorso luglio. Il processo a suo carico è iniziato a novembre. La pena massima per il resto di cui è accusato, introdotto dopo l’inizio della guerra, sono dieci anni di carcere.  

 

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La nipote dello Shah: ”Il regime testa compromesso, ma la protesta continua”

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(Adnkronos) – La notizia dell’abolizione della polizia morale in Iran e la creazione di una commissione per valutare se rimuovere l’obbligo di indossare il velo islamico potrebbero essere ”un test” deciso da Teheran per ”vedere la reazione del popolo iraniano”. Un ”passo”, insomma, ”per verificare se i manifestanti si fermano” davanti a questa concessione, ”una proposta di compromesso”, seppur non confermata dal ministero degli Interni. Ma gli iraniani, soprattutto donne ma anche uomini, ”non è questo che vogliono, non stanno lottando e rischiando la vita per questo. Vogliono riappropriarsi delle loro libertà e dei diritti civili regolarmente calpestati”. Ne è convinta Yassmin Pucci, attrice e nipote dell’ultimo Shah, Mohammad Reza Pahlavi, che in un’intervista ad Adnkronos afferma che ”il regime islamico ha capito che ha le ore contate”. 

In Iran, prosegue, ”si sta scrivendo una pagina di storia importante” e i protagonisti sono i ragazzi della ”nuova generazione, cresciuta con un senso di ribellione, la voglia di essere come i loro coetanei del resto del mondo”. Un desiderio che li ha visti ”scendere in piazza a protestare con la consapevolezza che andavano a rischiare la loro vita”. Tutto questo ”è terribile, ma non credo si possa tornare indietro. Fermarsi ora non avrebbe alcun senso”. Neanche davanti alla ”notizia ambigua” dell’abolizione della polizia morale e del velo. ”Credo che il regime voglia sondare il terreno e vedere come gli iraniani potrebbero reagire a determinate concessioni. Ma non credo che possa bastare” e penso invece che ”le proteste continueranno”, aggiunge Pucci. ”Gli iraniani non stanno combattendo per queste due cause, ma per abolire il regime – prosegue – Quello che fa male è che il mondo si è dimostrato sì solidale, ma chi avrebbe potuto fare qualcosa di più concreto non lo ha fatto, forse per interessi economici o politici”. Di qui un appello ad ”aiutare un popolo in difficoltà, un Paese in difficolta”. 

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