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Future age – non siamo consulenti, ma mentor

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(Adnkronos) –
Coniugare lo sviluppo delle Pmi con la necessità di un approccio umanista: mettere le persone al centro per una trasformazione digitale di successo.
 

Brescia, 3/10/2022 – Organizzazione manageriale specializzata in Change Management e innovazione digitale, Future Age nasce nel 2015 su intuizione ed iniziativa di Paolo Borghetti, imprenditore seriale e rivoluzionario con precedenti esperienze nel mercato della gestione dei rischi delle aziende industriali produttive.  

Da sempre grande appassionato di umanesimo e filosofia, Borghetti ha posto al centro della propria attività e approccio gli aspetti sociali e umani dell’universo azienda. “Quando parliamo di tecnologia e innovazione pensiamo a software e macchine, ma sono le persone i veri protagonisti delle trasformazioni aziendali” spiega l’imprenditore. “L’integrazione fra mondo reale e mondo digitale non deve quindi mai perdere di vista l’essere umano, a cui la tecnologia deve offrire l’opportunità di ridurre lo stress, aumentare la sicurezza, preservare l’ambiente in cui vive e, soprattutto, raggiungere la felicità. In parole povere, vivere una vita migliore” prosegue Borghetti. 

“Per questo mi piace definire Future Age come un’azienda sociale, che si occupa del benessere dei propri dipendenti, con svariate iniziative. Cerchiamo di portare questa cultura anche presso i nostri clienti, con la convinzione che l’umanesimo debba essere il principale protagonista del Change Management digitale”.  

Le organizzazioni devono dunque strutturarsi in modo tale da porre le persone al centro di tutti i progetti della trasformazione digitale. Per raggiungere i diversi obiettivi della Digital Transformation, non bastano le migliori tecnologie: il successo è in mano agli esseri umani.  

SETTEMBRE 2022: NASCE OFFICINA FILOSOFICA
 

“Ed è proprio riflettendo sul concetto fondamentale del “mettere l’uomo al centro” e partendo dalla mia definizione preferita di filosofia che è quella di “studio critico sistematico”, che è nata Officina Filosofica, un pensatoio filosofico per imprenditori e manager con un preciso obiettivo: fare avvicinare la filosofia al mondo industriale” racconta Borghetti. “Nel primo incontro di Officina Filosofica, in programma il 14 ottobre 2022, sarà ospite lo psichiatra, scrittore e sociologo Paolo Crepet, con cui rifletteremo sull’apatia lavorativa delle nuove generazioni. Questo sarà l’appuntamento inaugurale di una serie di incontri che vogliono essere fortemente disruptive, mirati a portare gli imprenditori e manager a riflettere su temi che troppo spesso restano al di fuori delle dinamiche aziendali”.  

Future Age è diventata ormai un vero e proprio “polo d’attrazione” per i più importanti manager a livello nazionale che credono nel cambiamento portato avanti dal suo modello imprenditoriale. In questi anni Paolo Borghetti, da amministratore delegato di Future Age, ha creato diversi strumenti di lean digitale, fra cui spicca la “Future Business Intelligence”, un modello di business intelligence accessibile alle PMI grazie all’introduzione della figura professionale del data steward. 

IL DIGITAL MENTOR
 

Nel 2020, anno segnato dalla pausa forzata per l’emergenza Covid, Borghetti ha ideato la metodologia Digital Mentoring con cui si distanzia completamente dal mondo della consulenza. 

Future Age ha ormai un gruppo composto da manager ed imprenditori che comprendono i problemi delle aziende perché li hanno vissuti in prima persona, condividono il rischio di impresa con l’imprenditore mettendo gran parte del proprio compenso in mano a risultati concreti e misurabili. Future Age non porta in azienda slide accademiche e fogli Excel, ma un Mentor, manager poliedrico che abbina competenze umanistiche, organizzative e informatiche, che trova soluzioni e accompagna l’imprenditore all’azione. Il mentoring è infatti un processo di formazione bidirezionale, uno scambio di competenze tra il Mentor, appunto e l’imprenditore.  

Il mentoring si basa sul coinvolgimento emotivo ed empatico dei due protagonisti, tra i quali si instaura una sinergia e un rapporto di fiducia di grande valore, oltre che per il miglioramento delle performance, anche per il miglioramento della motivazione. Per questo il Digital Mentor entra a far parte della cultura aziendale migliorando il clima aziendale e motivando le persone; sa bene che entrare in una cultura aziendale nuova è complesso, perciò è colui che in punta di piedi si fa convalidare dall’organizzazione e poi tramite la determinazione e il carisma riesce ad essere dirompente: il Mentor porta l’umanesimo in azienda. 

L’attività del Mentor parte dal comprendere i reali bisogni dell’azienda, trovare soluzioni sino ad accompagnare l’imprenditore (immediatamente e coscientemente) all’azione. 

“Il Digital Mentor” entra a far parte della cultura dell’azienda migliorandone il clima e motivando le risorse, trasferendo all’imprenditore la capacità di guidare la propria squadra con la giusta leadership verso soluzioni concrete e azioni tangibili.  

Il Mentor Future Age è un manager che indirizza l’imprenditore verso il proprio pensiero critico e partecipe; conosce bene le difficoltà di entrare in una cultura aziendale consolidata da anni da comportamenti standardizzati.  

Gli imprenditori devono trasformarsi in leader e cambiare il proprio atteggiamento nei confronti dei dipendenti e collaboratori, cercando di creare empatia e un sentimento di condivisione, perché il change management non può essere portato avanti dal singolo individuo, ma servono il lavoro e la forza di tutto il team. 

IL CHANGE MANAGEMENT
 

Per garantire continuità operativa alle PMI italiane nei prossimi dieci anni il change management sarà dunque uno strumento fondamentale e con questa convinzione è stato ideato il Digital Mentor Program, lo specifico modello di change management per le PMI italiane. 

Il Change management nelle PMI è un processo dinamico che si compone di cinque step: 

1. MOTIVAZIONE: Per iniziare è fondamentale lavorare sul “perché” è arrivato il momento di cambiare; spesso le cause sono da ricercare nei cambi generazionali, nella competitività sul mercato, nell’efficienza organizzativa. La cosa importante è che queste cause siano condivise con l’intera organizzazione aziendale, perché le persone fanno parte dell’azienda e devono essere attivamente coinvolte nel processo di cambiamento. Devono capire perché è importante farlo, cosa serve, quale dovrà essere il loro contributo e cosa otterranno. 

2. CREAZIONE DELLA STRATEGIA: dopo aver valutato il punto di partenza e di arrivo, è il momento di capire in che modo raggiungere il risultato, quali strumenti servono, quali modalità, quali sono i passi da seguire. Le persone temono l’ignoto: avere una strategia può aiutare a ridurre se non eliminare questa paura. Definire in anticipo uno standard per il cambiamento e mantenere la coerenza può contribuire a creare un ambiente di lavoro più adattabile e innovativo e ad abbattere le resistenze. 

3. PREPARAZIONE DELL’ORGANIZZAZIONE AZIENDALE: i processi aziendali devono essere rivisti periodicamente, sia da un punto di vista tecnico che culturale, per introdurre le modifiche che permettano l’evoluzione positiva del business. 

4. IMPLEMENTAZIONE DEL CAMBIAMENTO: una volta che le persone e l’organizzazione sono stati preparati arriva il momento di mettere in atto le strategie pianificate. L’importanza di un’adeguata pianificazione e di un piano d’azione chiaro e graduale è fondamentale durante la fase di implementazione del cambiamento. 

5. MONITORING: ogni passaggio dell’iniziativa di cambiamento deve essere valutato e sotto controllo. Solo così sapremo cosa sta funzionando e cosa deve essere migliorato o riallineato. 

DALL’AZIENDA ACCENTRATA ALL’AZIENDA DIGITALE
 

Il passaggio dall’azienda accentrata all’azienda digitale è complesso e necessita di un ingrediente fondamentale, il Change Management, ossia un approccio strutturato al cambiamento che parta dalle persone e che renda possibile la transizione verso il futuro assetto desiderato. Il percorso è particolarmente articolato e complesso, in quanto ha un forte impatto sulle abitudini delle risorse, che per loro natura mostrano sempre una certa resistenza al cambiamento. 

Gestire l’aspetto umano, accompagnando le persone verso nuovi obiettivi e consuetudini risulta la fase più delicata. È necessario trovare nuovi modi di lavorare, puntando sullo sviluppo manageriale unitamente a quello digitale affiancando agli imprenditori non consulenti, ma veri e propri Mentor capaci.  

L’obiettivo è accompagnare le aziende italiane ad una Trasformazione Digitale Sostenibile, che esalti l’integrazione fra persone, processi e tecnologie, per renderle più competitive sui mercati internazionali. 

Per le aziende la digital transformation è ormai un percorso obbligato; tuttavia, meno del 20% delle aziende italiane possiedono la figura dell’IT manager interno e i processi decisionali in questo ambito sono spesso demandati al fornitore in outsourcing, solitamente le software house. 

Il rischio è che si generi una forte asimmetria informativa tra l’imprenditore, che raramente possiede skill in ambito IT e il fornitore. 

Future Age da tempo affianca i propri clienti con la figura del Broker IT, che nasce proprio come “facilitatore-traduttore” per l‘imprenditore del linguaggio informatico con l’obiettivo di accompagnarlo in una trasformazione digitale sostenibile. È una figura indipendente che possiede elevatissime competenze sia in ambito IT che nei processi industriali, capace di adattare il singolo strumento tecnologico ai processi e alle risorse umane dell’azienda. Molte imprese credono infatti che lo strumento tecnologico (il software) possa drasticamente migliorare le performance aziendali, dimenticandosi che le tecnologie devono supportare i processi, non guidarli, e devono essere a servizio delle persone in modo da massimizzarne il valore e il talento. 

Contatti 

E-mail: e.veschini@lucavitaleassociati.it
 

Web: www.lucavitaleassociati.it
 

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Covid, Bassetti: “Fase nuova, ora stop a burocrazia dell’emergenza”

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(Adnkronos) – “L’emergenza Covid iniziata il 31 gennaio 2020 è ampiamente finita e non in questo gennaio 2023, ma nel 2022. E’ finita grazie ai vaccini che hanno portato ad una infezione che viene sconfitta dal nostro sistema immunitario. I vaccini ci hanno portato fuori dall’emergenza. Chi nega questo è un terrapiattista o nega che la terra gira intorno al sole. Oggi questo virus è completamente diverso rispetto a quello di prima, è stato depotenziato, e compete con altri virus e batteri. E’ uno dei tanti che può causare infezioni respiratorie. Siamo arrivati ad una convivenza con Sars-CoV-2 che però deve aprire una fase nuova, quella endemica già da un po’ avviata. Ma come dobbiamo viverla? Continuando a fare i tamponi a casa o vietare alle persone di entrare in ospedale? No, stop all’emergenza e quindi anche alla burocrazia del Covid. Vedo ancora dei cartelli in aeroporto, manifesti appesi sui treni, cose che non hanno senso”. Così all’Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore di Malattie Infettive dell’ospedale San Martino di Genova, commentando i dati del monitoraggio Covid della Cabina di regia Iss-ministero della Salute.  

“Anche se cresceranno i contagi per nuove varianti non ci deve importare, mentre mi deve interessare che non aumentino i ricoveri – avverte l’infettivologo – se l’aumento dei contagi Covid non porta pressione sugli ospedali non ci sono problemi. L’emergenza è finita e c’è una grande endemia neanche così malvagia perché un virus così contagioso in una Paese come il nostro dove c’è una elevata copertura vaccinale permette – conclude – di continuare a stimolare i sistemi immunitari, produrre anticorpi e difenderci da varianti”.  

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Covid, Maruotti (Lumsa): “Ci stiamo avvicinando alla fine”

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(Adnkronos) – “Siamo ormai vicini a una fase di convivenza con il Covid ampiamente gestibile. La discesa dei parametri è molto rapida e siamo tornati sul trend pre-natalizio. Mi pare evidente che monitorare l’incidenza ha poco senso perché le persone non si tamponano più, è importante invece osservare la diminuzione degli accessi in terapia intensiva e nei reparti ordinari perché sono gli indicatori più robusti dell’endemia. Addirittura, l’incidenza dell’influenza è maggiore di quella del Covid in questa settimana. Insomma, ci siamo avvicinano alla fine ma c’è sempre un però legato alle varianti”. Così all’Adnkronos Salute Antonello Maruotti, ordinario di Statistica dell’Università Lumsa e co-fondatore dello StatGroup19, gruppo interaccademico di studi statistici sulla pandemia di Covid 19, commenta i dati del monitoraggio settimanale della Cabina di regia Iss-ministero della Salute.  

“Abbiamo notato che alcune ricombinazioni di varianti passate sono più infettive del loro ceppo originale e questo potrebbe far ripartire ma al momento non ci sono varianti registrate che ci fanno temere una ripresa del Covid”, precisa. Ma sulla possibilità che si arriverà a zero casi Covid, Maruotti è chiaro: “Non ci sarà la fase zero-Covid, la riduzione dei contagi e dell’occupazione dei posti letto non sarà infinita – conclude – Ci sarà un certo numero di casi ma molto basso”.  

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Covid Italia, da incidenza a ricoveri: tutti i dati in discesa

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(Adnkronos) – Nuovi dati, tutti in discesa, sul covid in Italia nel monitoraggio settimanale diffuso oggi da Istituto Superiore di Sanità e ministero della Salute. Incidenza in calo a 65 casi ogni 100mila abitanti, quindi, ma anche Rt in diminuzione a 0,73, tasso di occupazione delle terapie intensive in discesa al 2,1% e quello in aree mediche che scende al 6,4%. Nessuna regione o provincia, inoltre, a rischio alto. 

INCIDENZA – Continuano a migliorare i numeri Covid in Italia. E’ “in calo l’incidenza settimanale a livello nazionale: 65 ogni 100.000 abitanti (20-26 gennaio) contro 88 ogni 100.000 abitanti (13 -19 gennaio)”, sottolinea il report. 

INDICE RT – L’indice di trasmissibilità Rt questa settimana (4 –17 gennaio) “è in diminuzione rispetto alla settimana precedente e sotto la soglia epidemica, pari a 0,73”, spiega il report. L’indice di trasmissibilità basato sui casi con ricovero ospedaliero “è in diminuzione e rimane sotto la soglia epidemica Rt=0,70 (0,67-0,72) al 17 gennaio contro Rt=0,78 (0,76-0,81) al 10 gennaio”, precisa il report. 

RICOVERI – I ricoveri in terapia intensiva Covid sempre più sotto controllo. “Il tasso di occupazione in terapia intensiva è in calo al 2,1% (rilevazione giornaliera ministero della Salute al 26 gennaio) contro il 2,3% (rilevazione al 19 gennaio)”, evidenzia ancora il report. Scendono anche i ricoveri Covid in ospedale: “Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale scende al 6,4% (rilevazione giornaliera ministero della Salute al 26 gennaio) contro il 7,9% (rilevazione giornaliera al 19 gennaio)”. 

REGIONI – “Nessuna Regione e provincia autonoma è classificata a rischio alto. Tre sono a rischio moderato e diciotto classificate a rischio basso”, continua il report, che aggiunge: “Nove Regioni riportano almeno una allerta di resilienza. Tre Regioni riportano molteplici allerte di resilienza”. 

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Covid, fisico Battiston: “Tra 1 mese contagi azzerati, ma restare pronti”

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(Adnkronos) – Covid, tre anni dopo stiamo finalmente vedendo la luce in fondo al tunnel? “Sì, il peggio ormai ce lo siamo lasciati alle spalle. Stiamo vivendo una situazione assolutamente diversa non solo rispetto agli inizi del 2020, quando il virus ha iniziato a diffondersi, ma anche rispetto solo all’estate scorsa”. Così Roberto Battiston, docente di Fisica sperimentale, in un’intervista a ‘La Stampa’. Lei è uno dei massimi esperti a livello internazionale nell’interpretazione dei numeri della pandemia: che cosa ci dicono di diverso rispetto alla scorsa estate? “Partiamo dai fatti: a luglio e agosto scorsi avevamo, in Italia, tra il milione e il milione e mezzo di infetti attivi, oggi siamo intorno ai 300mila casi al giorno, ma in continua discesa. In pochi mesi, diciamo a partire da ottobre 2022, il calo è stato costante. Questo ci lascia ben sperare per quello che accadrà nei prossimi mesi”, osserva.  

Lei come vede la situazione? “Credo che nel giro di qualche settimana, al massimo un mese, un mese e mezzo, in Italia i contagi saranno azzerati. Anche perché c’è un altro dato che lascia ben sperare”, risponde Battiston. Di che cosa si tratta? “Dell’indice Rt – continua – un parametro che abbiamo imparato a conoscere in questi anni: se è 1 o superiore a 1 sappiamo che il virus corre e che i dati sui contagi tenderanno a salire. Viceversa, se è inferiore a 1 significa che la pandemia si sta raffreddando”. In Italia la situazione qual è? “Dallo scorso autunno l’indice Rt non è più risalito sopra 1. Oggi questo parametro è 0,7 e in continua discesa. Restando così per altri mesi potremo dire che la pandemia ce la siamo lasciati alle spalle”, chiosa.  

Il Covid, secondo lei, è finito? “Per come lo conosciamo sì – afferma Battiston -ma attenzione: il genere umano è sempre esposto al rischio pandemia. Dobbiamo essere sempre pronti alla possibilità che arrivino delle mutazioni e quindi essere sempre attenti ai segnali che possono arrivare da una malattia che, comunque è ancora ben presente in tutto il mondo. Eviterei, dunque, termini trionfalistici, perché siamo sempre di fronte a un virus che può mutare: il rischio è che spunti una variante o una sottovariante che rimetta tutto in discussione. Stando però così i numeri possiamo dire che la pandemia, almeno in Italia, nel giro di un mese potrà spegnersi”.  

E nel resto del mondo? “I dati ci dicono che anche altrove, nelle Americhe, in Africa, ma anche in Asia, i casi di Covid stanno scendendo abbastanza rapidamente. Ci vorranno diversi mesi, ma la situazione mi sembra in netto miglioramento”, precisa. Anche in Cina? Ha visto cosa è accaduto? “È evidente che lì ci vorrà più tempo – suggerisce – Aldilà dei dati che probabilmente sono parziali o che sono stati in parte anche omessi, in Cina Omicron si è diffusa moltissimo e, di conseguenza, servirà più tempo perché la pandemia si raffreddi”. In Italia abbiamo adottato una campagna vaccinale molto spinta e restrizioni rigide. Secondo lei quando hanno fatto la differenza? Moltissimo, soprattutto in termini di vite umane. – risponde il fisico – Impossibile dire quanti morti avremmo avuto se non ci fossero stati i vaccini. E, comunque, i dati stessi sulla diffusione dei contagi dimostrano quanto vaccini e restrizioni siano state fondamentali. Guardiamo alla Cina, dove probabilmente si è vaccinato meno: lì il Covid impiegherà più tempo a spegnersi rispetto ai Paesi dove la campagna di vaccinazione è stata più spinta ed efficace”. 

E il futuro? Dobbiamo aspettarci altre mutazioni? Altre pandemie? “Impossibile dirlo. Recentemente abbiamo temuto per la possibilità che il vaiolo delle scimmie potesse portare un’altra epidemia. E per fortuna non è accaduto. Siamo sempre a rischio, per questo bisogna evitare espressioni trionfalistiche: basta una mutazione, una sottovariante più aggressiva e tutto torna in discussione. I dati, però, al momento ci dicono altro. E possiamo avere meno paura del Covid”, conclude.  

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Great Resignation, perché in Italia in milioni lasciano il lavoro

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(Adnkronos) – Nel 2022 si è registrato il record di dimissioni in Italia. Lo scorso anno, infatti, hanno lasciato il lavoro 1,6 milioni di persone, 300mila in più dell’anno precedente. Si può dire che è arrivato il fenomeno Great Resignation anche in Italia? 

Il termine, inventato da uno psicologo americano, descrive un fenomeno osservato dopo la prima ondata di Covid-19 negli Stati Uniti. La teoria è che centinaia di migliaia di persone, passate tramite l’esperienza dei lockdown, abbiano ripensato al loro modello di lavoro, alla sua qualità e al suo ruolo nelle vite di ciascuno, risultando più propense ad abbandonare la loro occupazione, se ritenuta non soddisfacente. 

Fabrizio Pirro, docente di Sociologia del lavoro, spiega a Money.it che non esiste un unico fenomeno valido per tutto l’Occidente, ma tanti fenomeni da declinare in base ai contesti sociali e al tipo di mercato del lavoro. Ad accomunarli, però, ci sarebbe un elemento relativamente nuovo, che il Covid avrebbe solo accentuato: la perdita di centralità del concetto di lavoro, che ha a che fare con “l’esplodere dell’individualismo e della disgregazione dei legami sociali”. 

Insomma, la qualità dell’occupazione sarebbe in media talmente bassa da fargli perdere senso, sia dal punto di vista del reddito che del contenuto del lavoro. A mancare poi, soprattutto per i giovani, sarebbe la prospettiva di crescita professionale e retributiva.  

Il fenomeno, però, riguarderebbe in Italia una minoranza di persone, non stritolate dall’inflazione, in cui una grossa fetta è costituita da professionisti altamente qualificati. Sono coloro che cercano di cogliere le opportunità che la ripresa dell’occupazione, dopo il biennio con le fasi più dure del Covid, può offrire. Per sgonfiare il fenomeno Pirro propone di aumentare i salari rinnovando i contratti pubblici e tagliando ancora il cuneo fiscale, ma anche ridurre l’orario di lavoro a parità di stipendio. 

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Contratti a tempo, voucher e Rdc: l’intervento di Calderone al Senato

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(Adnkronos) – Contratti a tempo determinato, voucher, reddito di cittadinanza e smart working al centro del question time, oggi al Senato. “Non è mia intenzione eliminare ogni tipo di causale dai contratti a tempo determinato e lo riaffermo in questa sede – dice la ministra del Lavoro, Marina Calderone, chiarendo i termini della revisione delle causali del contratto a tempo determinato – Ma al tempo stesso credo che una rigida tipizzazione delle causali possa rappresentare un limite per il sistema imprenditoriale e lavorativo del Paese. Mi impegno dunque a rivedere l’istituto del contratto a termine per precisarne i contenuti, renderlo uno strumento efficace ed elastico per l’incremento dell’occupazione e prevederne limiti tali da garantire un maggior controllo sulla legittimità del suo utilizzo”. 

“Ritengo anche che sia preferibile l’opzione di demandare alla contrattazione collettiva l’indicazione delle casuali che legittimano l’utilizzo di questo istituto”, afferma Calderone. 

D’altra parte aggiunge, “flessibilità e precarietà non sono concetti equivalenti”. La prima rappresenta infatti “la capacità di adattarsi efficacemente e adeguatamente alle esigenze economiche contingenti che ci auguriamo non dover più vivere”. La flessibilità dunque, prosegue Calderone, “è necessaria perché consente a imprese e lavoratori di uniformarsi alle molteplici variabili di situazioni di mercato cui fare fronte”.  

VOUCHER – “I voucher non sono certamente uno strumento introdotto da questo governo e non condivido l’idea che questi siano uno strumento che necessariamente stimolano il precariato. Al contrario in relazione alle esigenze delle famiglie, per esempio, possono permettere di dare una base giuridica per retribuire una attività saltuaria come piccoli lavori domestici e l’insegnamento privato supplementare” dice la ministra del Lavoro, difendendo la scelta fatta dalla legge di bilancio che li ha reintrodotti come remunerazione di prestazioni di lavoro accessorio e occasionale. Calderone ricorda l’origine del provvedimento con cui nel 2003, con la legge Biagi, si cercò “di aprire uno spazio occupazionale nuovo”. 

Difesa a tutto campo delle sue “finalità positive” anche per il voucher introdotto in agricoltura. “E’ stato disciplinato in maniera rigorosa e precisa per garantire la continuità produttiva delle imprese agricole, e creare le condizioni per facilitare il reperimento di mano d’opera per attività stagionali”, spiega. 

“Il voucher agricolo è un istituto diverso dal voucher della legge Biagi perché è una prestazione di lavoro occasionale a tempo determinato in agricoltura dove vengono assicurati ai lavoratori ampie tutele. Il suo utilizzo è consentito ai soli datori che rispettano i ccnl stipulati da organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale. Il compenso è determinato su livelli retributivi stabiliti dal contratto collettivo del settore e prevede un limite massimo di durata delle prestazioni di 45 giorni all’anno”, dice la ministra. 

REDDITO DI CITTADINANZA – Poi, sul reddito di cittadinanza: “La logica della legge di bilancio relativamente ai percorsi formativi dei percettori del Rdc rappresenta una linea guida per tutto l’esecutivo: rendere la popolazione attiva effettivamente occupabile, sostenerne l’inserimento al lavoro limitando al tempo stesso la possibilità che intere fasce di popolazione siano sostenute soltanto con misure di mera assistenza. Per questo si considera come obiettivo primario quello di garantire l’attuazione delle norme contenute nella finanziaria e la coerente evoluzione nel senso riformatore di quell’intervento”.  

SMART WORKING – Sulla proroga dello smart working 2023 per i lavoratori fragili, “condivido la considerazione che lo svolgimento dell’attività lavorativa in modalità agile raggiunga uno scopo importante a tutela dei lavoratori più vulnerabili attraverso la funzione di protezione. Per questo sosterrò ogni iniziativa per la proroga almeno trimestrale dello strumento per proseguire nella protezione di soggetti a rischio per la malattia da Covid-19. E’ già in corso un’interlocuzione tecnica con i competenti uffici della Pa per la valutazione congiunta di interventi normativi” afferma Calderone, nel corso del question time, in previsione della scadenza al 31 marzo del lavoro agile per i lavoratori definiti fragili. 

 

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Covid oggi Lazio, 761 contagi: a Roma 427 casi

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(Adnkronos) – Sono 761 i nuovi contagi da coronavirus oggi 26 gennaio nel Lazio, secondo i dati dell’ultimo bollettino covid-19. Si registrano altri 2 morti. I nuovi casi sono stati individuati su un totale di 9.051 tamponi. Sono 537 i ricoverati (-2), 22 le terapie intensive (-1) e +1.215 i guariti. Il rapporto tra positivi e tamponi è al 8,4%. I casi a Roma città sono a quota 427. Lo riporta il bollettino Covid quotidiano della Regione. 

Nel dettaglio i numeri delle ultime 24 ore. Asl Roma 1: sono 128 i nuovi casi e 1 decesso; Asl Roma 2: sono 145 i nuovi casi e 1 decesso; Asl Roma 3: sono 154 i nuovi casi e 0 i decessi; Asl Roma 4: sono 20 i nuovi casi e 0 i decessi; Asl Roma 5: sono 64 i nuovi casi e 0 i decessi; Asl Roma 6: sono 83 i nuovi casi e 0 i decessi. 

Nelle province si registrano 167 nuovi casi. Asl di Frosinone: sono 73 i nuovi casi e 0 i decessi; Asl di Latina: sono 54 i nuovi casi e 0 i decessi; Asl di Rieti: sono 18 i nuovi casi e 0 i decessi; Asl di Viterbo: sono 22 i nuovi casi e 0 i decessi. 

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Aggiornamento medici, su Doctor’s Life ripartono Ecm e Fad

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(Adnkronos) – Inizia il nuovo triennio, 2023-2025, per la formazione obbligatoria delle professioni sanitarie e riparte la stagione dei corsi (Ecm e Fad) di aggiornamento per medici su Doctor’s Life, edito dall’Adnkronos Salute e disponibile sul sito Doctor’sLife.it e on-demand su Sky. Sono disponibili tre corsi: chirurgia protesica dell’anca; microbiota intestinale e trapianto di cornea. A breve sarà attivo un corso, ‘La chirurgia robotica in oncologia’, in collaborazione con gli Ifo di Roma.  

Doctor’s Life, il primo canale televisivo di informazione medico-scientifica dedicato a medici e farmacisti, in linea con la propria vocazione digitale, diventa sempre più “a portata di click”. Tutta l’offerta formativa e informativa è ora disponibile sulla piattaforma Vod – Video On Demand di Sky, con una maggiore interattività, tante informazioni aggiuntive e la possibilità di decidere il proprio palinsesto. È sufficiente collegare il decoder a internet e i programmi saranno già tutti disponibili su televisore, tablet, pc o smartphone. 

“Il tema della formazione continua in medicina e dell’aggiornamento dei medici, è centrale. L’abbiamo visto con la pandemia Covid-19 e non si può tornare indietro in nessun modo. Soprattutto un aggiornamento in modalità digitale dovrebbe essere strutturale, il ‘Doctor’s Life’ è stato antesignano in questo lavoro e dobbiamo spingere ancora di più su questo fronte di Ecm a distanza”, sottolinea all’Adnkronos Salute la rettrice dell’Università Sapienza di Roma, Antonella Polimeni, già nel comitato scientifico del canale ‘Doctor’s Life’. 

Il decreto legge 29 dicembre 2022, n. 198 ‘Disposizioni urgenti in materia di termini legislativi’, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, tra le numerose disposizioni ha prolungato di un anno per le professioni sanitarie la durata del triennio formativo scaduto il 31 dicembre 2022. Quindi, chi non ha concluso l’obbligo formativo individuale del triennio 2020-2022 ha un anno in più, fino a fine 2023 per farlo. In ogni caso il nuovo triennio, appena iniziato, resta il 2023-2025. “E’ un provvedimento che va incontro a chi tra il 2020-2022 è stato in prima linea contro il Covid”, ha aggiunto Polimeni che sulle modalità ‘hi-tech’ di aggiornamento per i medici conclude che “va privilegiata la possibilità di poter seguire i corsi online o on-demand, salvaguardano quella parte di Ecm che hanno necessità della presenza”.  

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Smart working 2023, Calderone: “Sosterrò iniziative per proroga a fragili”

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(Adnkronos) – Sulla proroga dello smart working 2023 per i lavoratori fragili, “condivido la considerazione che lo svolgimento dell’attività lavorativa in modalità agile raggiunga uno scopo importante a tutela dei lavoratori più vulnerabili attraverso la funzione di protezione. Per questo sosterrò ogni iniziativa per la proroga almeno trimestrale dello strumento per proseguire nella protezione di soggetti a rischio per la malattia da Covid-19. E’ già in corso un’interlocuzione tecnica con i competenti uffici della Pa per la valutazione congiunta di interventi normativi”. Così la ministra del Lavoro, Marina Calderone, nel corso del question time di oggi, in previsione della scadenza al 31 marzo del lavoro agile per i lavoratori definiti fragili. 

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Covid, Oms: variante Kraken non è più grave

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(Adnkronos) – Più immunoevasiva e trasmissibile, ma non più grave. Si rafforzano le evidenze sulla variante di Sars-CoV-2 battezzata Kraken sui social, cioè Omicron XBB.1.5. E queste sono le qualità che ora sembrano profilarsi con maggiore precisione, secondo l’ultima valutazione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sul rischio rappresentato da questo mutante, riportata nell’aggiornamento settimanale su Covid. “Esistono prove di un aumento del rischio di trasmissione e di fuga immunitaria. Queste evidenze sono di forza moderata”. Sulla base delle sue caratteristiche genetiche e delle stime del tasso di crescita, “è probabile che contribuisca all’aumento dell’incidenza di casi” Covid “a livello globale”. Dai report di diversi Paesi, “non è stato osservato alcun segnale precoce di un aumento della gravità”.  

Ma, viene puntualizzato, “il numero di casi associato a XBB.1.5 è ancora basso e quindi la gravità non può ancora essere valutata con sicurezza”. Nel loro insieme, è la conclusione della valutazione Oms, le informazioni disponibili suggeriscono che Kraken “non sembra avere ulteriori rischi per la salute pubblica rispetto agli altri lignaggi discendenti di Omicron”. La nuova analisi dell’Agenzia Onu per la salute arriva dopo l’ultima riunione degli esperti del gruppo consultivo tecnico dell’Oms sull’evoluzione del virus (Tag-Ve), che si è tenuta il 23 gennaio. L’Oms ha rivisto anche il livello di affidabilità della valutazione del rischio, che ora sale da basso (11 gennaio) a moderato (25 gennaio), in quanto l’analisi si è basata su ulteriori report dai Paesi sulla prevalenza e sul vantaggio di crescita di Kraken e su studi di laboratorio aggiuntivi.  

XBB.1.5 è il lignaggio discendente di XBB, ricombinante di due lignaggi discendenti BA.2. La maggior parte delle sue sequenze depositate in banca dati arrivano dagli Usa. Da ottobre 2022 al 23 gennaio 2023, sono state segnalate 8.931 sequenze di Kraken da 54 Paesi, il 75% delle quali erano degli States. I Paesi con una prevalenza superiore all’1% risultano essere Regno Unito (9,9%), Canada (3%), Danimarca (2%), Germania (1,5%), Irlanda (1,3%) e Austria (1,3%).  

L’Oms e il Tag-Ve raccomandano agli Stati membri di dare la priorità a studi che permettano di superare le incertezze relative al vantaggio di crescita, alla fuga dagli anticorpi e alla gravità di XBB.1.5. Nel complesso l’agenzia sta attualmente monitorando da vicino quattro lignaggi discendenti di Omicron: BF.7, il gruppo BQ.1 (e BQ.1.1 Cerberus), BA.2.75 Centaurus (incluso i suoi ‘figli’ BA.2.75.2 e CH.1.1) e la famiglia XBB (incluso Kraken XBB.1.5). Proprio di quest’ultima viene diffusa l’analisi del rischio.  

Rispetto alle valutazioni di inizio di gennaio, osserva l’Oms, “più Paesi hanno riportato un aumento della prevalenza di XBB.1.5. La variante ha un vantaggio di crescita, sulla base dei report di Usa, Regno Unito e Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc)”. Studi preliminari di laboratorio sulla fuga dagli anticorpi “indicano che XBB.1.5 ha una immunoevasività maggiore rispetto alle altre Omicron precedenti a XBB in vaccinati con tre dosi di vaccino a mRna, anche se la neutralizzazione è stata ripristinata da un richiamo bivalente. Questi risultati vanno confermati in studi sull’efficacia vaccinale”.  

 

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