Furio Colombo-Padellaro-Staino: “L’Unità si poteva e si doveva salvare”


La nota d’accusa firmata dal cdr della storica testata “L’Unità” ha ridestato l’attenzione sul presente e, si spera, sul futuro di un quotidiano che ha contribuito a scrivere la storia della politica, della cultura e del giornalismo nel nostro Paese. E assieme alla solidarietà per i lavoratori e per le loro prospettive, ha sollevato le proteste e le accuse di ex direttori e firme storiche, come Furio Colombo, Antonio Padellaro e Sergio Staino, intervistati dall’AdnKronos.  

“Un comportamento indecoroso e indegno della storia di un giornale che ha sempre difeso i diritti dei lavoratori”. Così Furio Colombo descrive l’inazione dell’editore del quotidiano ‘l’Unità’, di cui fu direttore. “Ci troviamo di fronte a una mossa ingiusta, sbagliata, negativa, nei confronti di coloro che sono rimasti appesi a quella che era la grande struttura organizzativa, editoriale e anche imprenditoriale dell’Unità: una ottusa ignoranza della realtà e della storia, politica e giornalistica, del nostro Paese”, denuncia. 

Colombo ricorda “le folate di entusiasmo, piene di vita, anche nei piccoli paesi di campagna: il giornale era profondamente legato all’animo di tanta gente che aveva in esso il suo punto di riferimento. Anche quando, prima con la direzione di Walter Veltroni e poi con la mia, l’Unità diventò da organo comunista un giornale ‘liberal’, quel legame è rimasto intatto, come dimostra l’alto numero di copie vendute in quel periodo e la passione inalterata per le Feste dell’Unità. Era vivo e continuava a tenere ben visibile il filo di un legame tra un partito e il suo popolo”, sottolinea Furio Colombo. 

Solidarietà nei confronti del corpo redazionale ma anche “disagio di fronte all’indifferenza” che sta accompagnando la vicenda de L’Unità, da parte di Antonio Padellaro, condirettore della testata con Furio Colombo dal 2000 al 2005 e fino al 2008 direttore del quotidiano, che esprime in questi termini la sua posizione in merito alla crisi del giornale denunciata dalla redazione nella speranza che qualcuno “abbia la possibilità di intervenire”. Crisi caratterizzata, scrivono i giornalisti, dalla presenza “di un’azienda silente praticamente da sempre, che tiene in ‘ostaggio’ giornalisti e poligrafici, confinandoli in un girone infernale, sospesi nel nulla, dall’1 gennaio 2022 senza più alcuna protezione sociale”.  

“Intanto – dice Padellaro – ovviamente la più calda solidarietà ai colleghi che vivono una situazione allucinante non da oggi. Purtroppo mi posso limitare a questo non avendo più voce in capitolo nella gestione dell’Unità, nella direzione”. La domanda, però, secondo il giornalista, è “come si fa a disperdere il patrimonio di una delle testate più importanti non a livello italiano ma a livello internazionale? ‘L’Unità’ è una testata conosciuta in tutto il mondo, un giornale glorioso. Non era soltanto l’organo del Partito Comunista italiano, è stato anche un faro della libertà d’informazione”. Per questi motivi Padellaro manifesta “il forte disagio di fronte all’indifferenza per come si sta concludendo questa vicenda sperando anche che ci sia qualcuno che abbia la possibilità di intervenire e di salvare la testata”.  

“Chi all’epoca era segretario del partito, doveva pensarci bene… gli editori sono solo mercanti ai quali avevano promesso una serie di guadagni poi non rispettati; ma la responsabilità è di chi ha dato la testata dell’Unità a quei mercanti, che giustamente provano a fare i loro interessi; e il suo nome è Renzi”. E’ l’accusa che lancia Sergio Staino, la storica ‘matita’ satirica dell’Unità, sulle ultime vicende del giornale, denunciate in un duro comunicato dal cdr. E’ anche vero che nessuna delle testate di partito è di fatto sopravvissuta… “Vero, ma questo dimostra il livello medio della classe politica italiana, anche di quella della sinistra – rincara Staino – Con una discreta intelligenza, tante cose si potevano evitare o quanto meno tenere sotto controllo: ora si pagano le conseguenze”. 

Sottolinea Staino: “L’Unità era un giornale nazionale, che faceva opinione e che era fra i più venduti e fra i più amati. Ebbi la sensazione che si sarebbe andati a finir male, quando arrivò il nuovo direttore D’Alema che nella prima riunione sul futuro del giornale disse che ci si sarebbe dovuti anche domandare se effettivamente al partito serviva ancora oppure no un giornale come l’Unità: fu un requiem anticipato…”. 

Staino ricorda i suoi anni all’Unità come “meravigliosi, a cominciare dall’incontro con un direttore fantastico, una delle persone migliori che ho conosciuto nella mia vita, ovvero Emanuele Macaluso. Se ho corretto tanti errori del passato, se ho capito tante cose della vita e soprattutto se oggi ho una interpretazione politica della realtà lo devo a persone come lui. Ma il giornale andava bene anche con le direzioni di Walter Veltroni e poi di Furio Colombo e fino anche a quella di Concita De Gregorio che ha portato un nuovo pubblico di lettrici. Se ci fosse stato alle spalle un partito intelligente, cosciente del ruolo della sinistra nel mondo e quindi interessato alle sorti dell’Unità, non sarebbe finita in questo malo modo”. 

(di Enzo Bonaiuto) 

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