Francia, 60mila fulmini in un solo temporale: ecco perché e cosa rischia l’Italia


Nella giornata di martedì 14 settembre dei fortissimi temporali hanno colpito le zone a Sud della Francia: nel concreto, si è formata quella che in gergo viene chiamata una supercella che ha provocato, non solo abbondanti precipitazioni, con nubifragi e allagamenti, ma anche 60 mila fulmini in pochissimo tempo. 

Ma perché è accaduto? Come mai così tante scariche elettriche in un solo temporale? Ciò potrebbe essere presagio di qualcosa di preoccupante anche per l’Italia nelle prossime settimane? 

Sono tutte domande a cui cercheremo oggi di dare una risposta. 

Nel corso della mattinata di martedì 14, poco ad Ovest di Marsiglia, un immenso sistema temporalesco ha scaricato al suolo oltre 150 litri di pioggia per metro quadrato in sole due ore (per intenderci, la quantità che generalmente dovrebbe cadere in 2mesi!), creando non pochi disagi e allagamenti in molte città. Ma il dato più impressionante riguarda i fulmini: in cinque ore ne sono caduti ben 60 mila! Ma come è stato possibile? 

Per capire come è stato possibile dobbiamo partire da una premessa: i fulmini vengono prodotti dalle correnti che all’interno delle nubi caricano di elettricità (statica) le particelle di acqua. Incontrandosi, le cariche positive del terreno e quelle negative delle nubi, generano una scarica elettrica pari a 100 milioni di volt. Tuttavia, non tutte le scariche avvengono tra la nube e il suolo, anzi la maggior parte di esse coinvolge l’intero sistema temporalesco, con fulmini che dunque avvengono tra nube e nube. E sono proprio questi gli innumerevoli fulmini che noi percepiamo solo come chiarore, ma che in realtà non vediamo realmente, perché non scendono a terra. Di sicuro, ai nostri occhi, è impossibile percepirne migliaia e migliaia. 

Queste immense celle temporalesche si formano tra la fine della stagione estiva e l’inizio dell’autunno, a causa dell’ingresso di fronti freddi in discesa dal Nord Europa/atlantico che vanno ad interagire con le masse d’aria ancora calde presente sul bacino del Mediterraneo. 

Il caldo eccessivo che ha contraddistinto l’estate ha avuto conseguenze anche sulla temperatura dei nostri mari, che fanno registrare valori di circa 4/5°C oltre le medie di riferimento, dopo mesi dir poco bollenti. Tutto ciò si traduce in una maggiore energia potenziale in gioco (alti tassi di umidità nei bassi strati dell’atmosfera), ovvero quel carburante necessario per lo sviluppo di temporali particolarmente violenti, come quello recentemente avvenuto nel sud della Francia. Ecco, tra l’altro, perché il tutto si è verificato in una zona costiera: se d’estate questo tipo di fenomeni avviene in genere sui rilievi (più veloci a surriscaldarsi), col cambio di stagione sono proprio i mari a risultare più caldi e, di conseguenza, sono i litorali le zone maggiormente a rischio. 

Insomma, un sintomo evidente della stagione che cambia. 

Purtroppo stiamo assistendo ad un aumento statistico di questi fenomeni e non si tratta di eventi isolati come la cronaca recente ci insegna (alluvione in Calabria giusto pochi giorni fa o il tornado a Pantelleria). Nei prossimi giorni a rischio sarà di nuovo anche l’Italia: in particolare la Liguria di Levante e l’alta Toscana, in quanto la configurazione che si verrà a creare è una delle più pericolose: bassa pressione in ingresso da Nord Ovest, richiamo di correnti molto umide e calde di Libeccio e blocco morfologico ad Est. Poi massima attenzione nel corso della prossima settimana che si preannuncia molto movimentata con il rischio concreto di ulteriori precipitazioni abbondanti. Vedremo se nei prossimi aggiornamenti meteo verrà confermato questo rischio potenziale, di certo meglio essere preparati e consapevoli che questi eventi di maltempo possono accadere anche nel nostro Paese. 

di Mattia Gussoni (meteorologo iLMeteo.it) 

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