Forza Nuova, duello Meloni-Lamorgese: question time ad alta tensione


Donne contro. Alla Camera in una manciata di minuti va in scena un duello tra ‘iron ladies’. Il capo dell’opposizione Giorgia Meloni e il capo del Viminale, il ministero più ‘tosto’, Luciana Lamorgese si affrontano nel ‘question time’. Il presidente Fico in veste di ‘giudice’ ricorda a tutti il rispetto dei tempi, data anche la diretta tv, anche se ormai con i social tutti vedono tutto. Ed è un question time che per tensione archivia gran parte dei precedenti, di solito sonnacchiosi e pre-confezionati. 

La leader di Fdi parte spedita, contro la “lista infinita delle inadempienze” del ministro, o della ministra (ma visto il clima il linguaggio di genere è l’ultima delle preoccupazioni), fra le quali le addebita anche “la vergogna della devastazione di sabato scorso, a Roma”. Sapeva Lamorgese della presenza di soggetti pericolosi per l’ordine pubblico e della loro intenzione di assaltare la sede Cgil? Conosceva la natura di Forza Nuova? Insomma, una requisitoria.  

La replica di Lamorgese ha l’incipit di prammatica, “Presidente, onorevoli deputati”. Nel leggere il testo della risposta segue un filo istituzionale, non forza i toni, esprime solidarietà ai tutori dell’ordine rimasti feriti, spiega che l’intenzione di Castellino di dirigersi verso la Cgil è stata espressa dal palco, e che a quel punto o successivamente intervenire con l’uso della forza avrebbe comportato rischi di “degenerazione della situazione dell’ordine pubblico”.  

Quanto allo scioglimento di Forza Nuova, il governo collegialmente si indirizzerà anche “sulla base delle valutazioni della magistratura”, nonché “delle indicazioni del Parlamento” che ha in calendario le relative mozioni. Lamorgese, prefetto, tecnico della sicurezza pubblica ‘prestato’ al ruolo di governo, non tradisce emozione nell’esporre al Parlamento le ragioni del ministero, nel fronteggiare l’offensiva della leader dell’opposizione sostenuta dai suoi fra i banchi di Fdi, anche se la tensione per l’accaduto in piazza e nel Palazzo non si è certo dissolta. E anche se dai banchi della maggioranza non emerge, al termine, un particolare afflato solidale. 

L’ultima parola, però, nelle regole delle interrogazioni a risposta immediata, spetta all’interrogante. O meglio, in questo caso, all”accusa’. Meloni è ovviamente tutt’altro che soddisfatta e non usa giri di parole: parla di risposta “offensiva” per i poliziotti, i manifestanti pacifici e lo stesso Parlamento, “che non è fatto di imbecilli”.  

E lancia l’affondo: se prima si poteva ipotizzare l'”incapacità”, ora adombra una sorta di premeditata acquiescenza: “Quanto accaduto è stato volutamente permesso”, e quindi “strategia della tensione” che “ci riporta agli anni più bui della storia italiana”. “Il governo non fa niente e viene chiamata in causa l’opposizione”, distante “anni luce” da Forza Nuova e organizzazioni di quel genere. Il tutto, con un saldo politico “proficuo” per la sinistra e il governo che può far finta – accusa – di ignorare le migliaia di persone in piazza del Popolo contro il green pass. Botta, risposta e controreplica in meno di dieci minuti.  

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