Fitch, Italia punti su crescita, poco spazio per rinegoziare Pnrr


 

Il giorno dopo l’altola’ di Moody’s – che ha anticipato un possibile taglio del rating in caso di crescita più debole (magari con passi indietro sulle riforme) tocca a un’altra agenzia, Fitch, ammonire il prossimo esecutivo sulla necessità di non forzare la mano con Bruxelles sulle modifiche al Pnrr, puntando piuttosto su una crescita ‘sostenibile’. In una analisi sullo scenario post-voto Fitch osserva infatti come il prossimo governo italiano “erediterà una situazione fiscale più forte del previsto, ma il rilancio della crescita, anche attraverso l’efficace dispiegamento dei fondi NextGenerationEU (NGEU), rimane fondamentale per una riduzione duratura del debito”. per Fitch peraltro c’è “uno spazio limitato per modifiche al piano di ripresa e resilienza” in un eventuale confronto con l’Europa. In ogni caso, “l’approccio del prossimo governo a qualsiasi potenziale rinegoziazione sarà importante sia per la crescita che per il sentiment del mercato”. 

Fitch, che ricorda come il nuovo governo dovrà “adattarsi a tassi di interesse più elevati e a prospettive di crescita più deboli per via della crisi energetica”, prevede un calo del Pil reale nel 2023 a -0,7% ed evidenzia “il rischio che l’annuncio di disavanzi più elevati possa innescare una reazione avversa del mercato”. Pertanto, continua l’agenzia, “il margine di manovra fiscale sarà molto limitato” se si sceglierà di diminuire il rapporto debito/PIL. 

Un altro vincolo di bilancio è legato ai rapporti con la Commissione Europea e la BCE. Ipotizzando – per un esecutivo a guida Meloni – “un approccio più conflittuale nei confronti delle istituzioni dell’UE e della zona euro rispetto al precedente governo”, Fitch osserva come si punterebbe comunque a “evitare di aumentare i costi di finanziamento mettendo in dubbio l’ammissibilità dell’Italia” al Tpi, lo scudo anti-spread varato dalla Banca centrale europea. 

L’agenzia ribadisce come “la crisi energetica e i vincoli fiscali che l’Italia deve affrontare rendono i fondi NGEU ancora più importanti per migliorare le prospettive di crescita”. Giorgia Meloni e altri esponenti di Fdi “hanno espresso il desiderio di rinegoziare parti del Pnrr ma non hanno specificato quali” si osserva da Fitch che definisce però “improbabile che la Commissione europea dimostri molta flessibilità sulle riforme strutturali”. “Ciò significa che c’è un percorso stretto per la rinegoziazione del Piano, con il rischio di un confronto che porterebbe solo a piccoli cambiamenti” conclude l’agenzia. 

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