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Festa mamma: Lifeed, madri lavoratrici più forti, stanche e consapevoli dei papà

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Sono più stanche, più preoccupate, ma anche più consapevoli della loro forza, più capaci di affrontare il cambiamento che la pandemia ha imposto a tutti. Le madri lavoratrici, che secondo i più recenti dati hanno più spesso perso il lavoro e affrontano gap salariali trasversali in tutti i settori, sono, dal punto di vista delle emozioni, più attrezzate ad affrontare lo shock della pandemia. Se, infatti, pandemia e remote working diventano un’occasione per testare, per la prima volta, un congedo collettivo, in cui la più grande scoperta per le persone riguarda un modo diverso di mettere insieme vita privata e vita lavorativa (29%), per le madri lavoratrici invece, la più grande scoperta riguarda se stesse: il 56% si riconosce più forte di quanto credesse (+79% rispetto ai papà); una percezione che nel caso delle neo mamme è ancora più elevata: 62% (+82% rispetto ai neo papà). 

Questo è quanto emerge da un campione di oltre 1.000 partecipanti alla survey annuale condotta da Lifeed e che partecipano attivamente ai percorsi formativi organizzati dalla EdTech company che attraverso la piattaforma di formazione digitale life-based trasforma le transizioni di vita, come diventare genitori, attraversare una crisi o trovarsi improvvisamente a prendersi cura di qualcuno, in efficaci palestre per la formazione delle competenze soft. 

Dall’indagine è emerso che le madri lavoratrici sono coloro che si sentono più consapevoli (89% rispetto all’84% della media) seppure immerse in quella che il 50% delle persone definisce come la transizione più grande dell’anno. Ma sono anche più preoccupate e più stanche rispetto ai padri (rispettivamente +15% e +25%) e rispetto alla media di tutti i partecipanti ai percorsi Lifeed (+8% e +18%). 

Delle sfide affrontate dalle working mothers durante il periodo pandemico e della loro capacità di adattamento e gestione del cambiamento si è parlato inoltre in ‘Le discese ardite e le risalite-la gestione del cambiamento nelle esperienze delle madri lavoratrici’, la Life ready conference organizzata da Lifeed. “La pandemia ha rivoluzionato le modalità di lavoro, ma ha anche posto al centro la famiglia, come luogo protetto e anche che si organizza per fronteggiare un evento inatteso e così pervasivo. Certo, all’interno delle famiglie, non c’è stato sempre equilibrio. Ma questo equilibrio va considerato un obiettivo delle aziende ancor più che di focus sul tema femminile. Le donne possono contribuire con una visione diversa, possono portare competenze, possono far crescere il Paese, una crescita basata su un modello collaborativo, efficace ed efficiente. E quando il Paese chiama, le donne rispondono. Sempre” sostiene Giovanna Della Posta, amministratore delegato di Invimit. 

“Durante la pandemia ho scoperto di aver intrapreso la via dell’antifragilità. Non è solo resilienza, e quindi la capacità di resistere agli urti, ma è la capacità di crescere, migliorarsi e rafforzarsi, di non temere il cambiamento ma imparare a gestirlo, affrontando il rischio come un’opportunità. L’essere madre ci pone già inevitabilmente di fronte a cambiamenti continui (pensiamo solo all’adolescenza!), a prove, a rischi da correre, a fiducia da dare. E’ una competenza che già esiste in noi, solo ora è stata amplificata ed allenata da una crisi mondiale”, commenta Francesca Polti, direttrice generale Polti spa. 

“Credo – dichiara Maria Laura Garofalo, ceo di Garofalo health care – nelle qualità innate delle donne e tengo a sottolineare che Ghc è l’unica società quotata in borsa dotata di un consiglio di amministrazione, di un collegio sindacale e di comitati endoconsiliari tutti a maggioranza femminile. Ritengo che le donne, nei momenti più critici della vita, mettano in campo senso di responsabilità e capacità decisionali sorprendenti. Nella gestione dell’emergenza pandemica ho visto personalmente un esercito di donne combattere in prima linea contro il Covid, con coraggio e abnegazione. Purtroppo, però, non sempre le donne sono pienamente consapevoli della loro forza e delle loro capacità è, pertanto, molto importante creare queste occasioni di dibattito e condivisione che aiutano a definire e a diffondere una più corretta identità femminile”. 

Luisa Todini, presidente del Comitato Leonardo e di Green arrow capital sgr ricorda: “La pandemia ha rappresentato per tutti un considerevole stress test, e le donne, soprattutto le madri lavoratrici, hanno reagito con forza dimostrando una disposizione quasi naturale ad affrontare i cambiamenti che nascono dalle transizioni. Le donne in particolar modo hanno dovuto gestire un doppio carico, quello professionale e quello familiare. Pertanto non bisogna sottovalutare la ricaduta psicologica a cui sono state sottoposte in questo anno così complesso. Il graduale ritorno alla normalità porterà ad una nuova serenità, con un naturale calo di adrenalina accumulata durante l’emergenza: questo stato d’animo deve necessariamente essere supportato da strumenti strutturali adeguati, anche grazie alle ingenti risorse in arrivo con il recovery plan, direzionando i fondi con progettualità, lungimiranza e meno burocrazia”. 

Laura A. Villani, managing director and partner di Bcg ha sottolineato che “gran parte del lavoro di cura della famiglia aggiuntivo dovuto alla chiusura di asili e scuole e alla maggiore permanenza in casa è sicuramente ricaduto sulle spalle femminili, nonostante anche i padri non si siano sottratti alle responsabilità domestiche. Le nuove esigenze stanno influenzando la capacità dei genitori di fare il proprio lavoro e aumenta la preoccupazione per la propria performance lavorativa, con conseguenze fisiche ed emotive. La buona notizia è che le aziende si stanno adattando sempre di più. Sono molte le iniziative messe in atto per aiutare i dipendenti a gestire la cura di casa e famiglia e per fa sì che mamme e papà non si sentano da soli”. 

“L’emergenza sanitaria – commenta Angela Paparone, hr lead Italy di Microsoft – ha cambiato profondamente le nostre abitudini e la nostra routine sia professionale che personale . Tuttavia il momento storico ha accelerato in modo davvero significativo la transizione digitale del lavoro, portando a quasi 8 milioni gli Italiani a restare produttivi da remoto nel corso del primo lockdown, cifra impensabile fino a qualche anno fa. Dobbiamo capitalizzare questa esperienza e sostenere forme di lavoro che siano davvero flessibili e ibride, capaci di creare un ambiente di lavoro più inclusivo dove tutti i collaboratori possano essere valorizzati e motivati, sfruttando la leva del digitale per bilanciare meglio vita personale e lavorativa. La nostra ricerca Work trend index ha messo in luce per esempio che, sebbene il 47% dei lavoratori in Italia si dichiari esausto per il protrarsi di questa situazione, il 65% vorrebbe continuare a usufruire di modalità di lavoro più flessibili. Tra i vantaggi emersi, la crescita dell’empatia e dell’inclusione: il 40% degli intervistati infatti ha rilevato una percezione più umana del lavoro e dichiara di sentirsi più libero di essere se stesso rispetto a prima della pandemia, mentre il 52% ha registrato maggiori livelli di inclusività”. 

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Tumore alla prostata, scoperto meccanismo che lo favorisce: studio italiano

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(Adnkronos) –
Scoperto un meccanismo molecolare che favorisce lo sviluppo del cancro della prostata e che, se disinnescato, consente di arrestare la crescita delle cellule tumorali. Autori della ricerca – che potrebbe aprire la strada a nuovi approcci terapeutici – sono scienziati dell’università Cattolica Campus di Roma, in collaborazione con l’ateneo capitolino Tor Vergata. Al centro di questo meccanismo ad azione oncogenica, descritto sulla rivista ‘Nature structural & molecular biology’, ci sono due molecole, chiamate Sam68 e XRN2 che si siedono sugli Rna messaggeri (molecole che contengono il codice genetico per la sintesi delle proteine, le stesse usate alla base dei vaccini anti-Covid) e li rendono più efficienti, favorendo così la proliferazione delle cellule prostatiche.  

“Era già noto che i tumori in generale, e in particolare quello della prostata, presentano degli Rna messaggeri con regioni regolatorie più corte, e che questa caratteristica è associata al potenziale proliferativo delle cellule tumorali. Il nostro lavoro descrive un meccanismo molecolare che promuove questo accorciamento degli Rna messaggeri nel tumore della prostata”, spiega in una nota Claudio Sette, ordinario di Anatomia umana alla facoltà di Medicina e chirurgia dell’università Cattolica, coordinatore della ricerca insieme a Pamela Bielli, associato di Anatomia Umana alla facoltà di Medicina dell’Università di Tor Vergata. Lo studio è stato condotto da Marco Pieraccioli, Dipartimento di Neuroscienze dell’Università Cattolica, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs. 

“Poiché è già in uso clinico contro alcune malattie una classe di farmaci detti oligonucleotidi antisenso – dei cerotti genetici che aderiscono agli Rna messaggeri e li disinnescano – ipotizziamo che lo sviluppo di specifici oligonucleotidi anti-senso possa disinnescare questo meccanismo molecolare”, spiega ancora Sette. 

L’utilizzo degli Rna messaggeri è determinato da regioni regolatorie nella parte terminale del filamento: queste regioni sono riconosciute da proteine che ne promuovono la funzione. Il taglio e la terminazione degli Rna possono avvenire in punti diversi della regione regolatoria, e questo processo, chiamato poliadenilazione alternativa, determina la lunghezza dell’Rna ed è regolato da queste proteine.  

“Abbiamo scoperto – continua Sette – che Sam68 e XRN2 legano e reprimono i siti di poliadenilazione più distali, favorendo quindi la produzione di Rna più corti e più efficienti. La prospettiva – conclude – è sviluppare strumenti per bloccare l’attività di queste proteine di legame all’Rna e disinnescare, quindi, questo meccanismo molecolare oncogenico. Infatti, gli oligonucleotidi antisenso sono ormai in uso clinico, per esempio nella terapia per la Atrofia muscolare spinale, quindi questo approccio è fattibile. Naturalmente la strada in questa direzione è ancora lunga”. 

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Pelé in ospedale, come sta: le condizioni

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(Adnkronos) – “I segni vitali sono stabili, è cosciente e senza nuove complicazioni”. Questo quanto ha dichiarato l’ospedale Albert Einstein in un comunicato sulle condizioni di salute di Pelé, tre volte vincitore della Coppa del Mondo, sta anche combattendo il cancro ed è sottoposto a chemioterapia. ‘O Rei’ deve però restare ancora in ospedale per curare un’infezione respiratoria aggravata dal Covid-19. 

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Faelli (Entain Italia): “Sport uno dei pilastri del nostro business con inclusione sociale”

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(Adnkronos) – “Il CSR Award è un progetto che nasce circa due anni fa. Abbiamo iniziato con delle attività legate soprattutto all’emergenza Covid, ma poi ci siamo orientati molto presto su attività di inclusione sociale attraverso lo sport. Il CSR Award è anche la fine e l’inizio di un processo. E’ la fine di un’attività – svolta nel 2022 – di analisi di decine e decine di progetti che sono arrivati sulle nostre scrivanie, dai quali abbiamo selezionati i dieci migliori sparsi in tutta Italia, che cercano di premiare il valore nel tempo di questa inclusione sociale. E’ anche il punto di partenza, perché da qui questi progetti troveranno realizzazione durante il 2023. Sicuramente faremo una seconda edizione del CSR Award nel 2024”. Lo ha detto il ceo di Entain Italia, Andrea Faelli, a margine della premiazione dei vincitori della prima edizione del CSR Award della Fondazione Entain a Roma. 

“Sport e inclusione sociale sono pilastri dello sviluppo della nostra società- aggiunge Faelli- Credo che la restituzione di parte del valore generato dalle aziende, come quella che gestisco, sul territorio e sulla socialità siano fondamentali. Lo sport per noi è un punto nodale del nostro business, ma anche per la crescita sociale e l’inclusione di chi ha difficoltà a entrare in questo mondo per ragioni sociali, economiche o fisiche”, conclude. 

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