Ex Ilva: Acciaierie-sindacati non trova accordo su cigs, no intesa su numeri e produzione


Si è chiusa con un mancato accordo la procedura per la richiesta di cigs per 12 mesi da parte di Acciaierie d’Italia: azienda e sindacati infatti, non hanno trovato la quadra sul numero totale di lavoratori da far rientrare sotto l’ombrello degli ammortizzatori sociali fino al termine del 2022. Troppi i 3 mila annunciati dal Gruppo nelle settimane scorse, ma insufficienti anche i 2.750 dell’ultima mediazione che Acciaierie ha offerto in sede di trattativa. Ma a spaccare il tavolo, in realtà, dopo 9 ore di stop and go, tra ristrette e pause tecniche, l’annuncio da parte dell’ad dell’azienda, Lucia Morselli, arrivata al tavolo nel primo pomeriggio, di voler concludere la riorganizzazione nel 2025 e non già nel 2023 profilando così un nuovo ciclo di cigs per reintegrare tutti i lavoratori non più al raggiungimento delle 6 mln di tonnellate di acciaio ma a quello di 8 mln di ton/anno che secondo il piano del gruppo si dovrebbero raggiungere nel 2025. 

Una posposizione del traguardo finale che ha fatto infuriare Fim Fiom Uilm e Uglm che hanno a quel punto alzato le mani: non si può produrre fino a 8 mln di tonnellate di acciaio senza aumentare gli organici, è stato il ragionamento. Non solo. Ai 3mila esuberi strutturali, cioè in cigs, si sommano, per i sindacati, anche i 1700 lavoratori in cassa integrazione del’Ilva in amministrazione straordinaria in attesa di essere riassunti dalla ‘casa-madre’ che così vendono allungarsi ulteriormente i tempi di un ritorno al lavoro. “5 mila esuberi inaccettabili” calcola il leader Uilm, Rocco Palombella a fine serata.
 

Ora il boccino è in mano al ministro del lavoro, Andrea Orlando che deve esprimersi sulla richiesta di Cigs ma che potrebbe anche decidere di riportare al tavolo i sindacati per evitare una frattura tra le parti di un gruppo che vede una forte presenza dello Stato nella compagine azionaria. Intanto dalla Uilm, che oggi aveva gia proclamato 4 ore di sciopero a Taranto, è arrivato un nuovo avvertimento: “metteremo in campo ogni iniziativa per difendere i lavoratori e per garantire il risanamento ambientale e il futuro industriale”.  

Il comportamento di Acciaierie d’Italia d’altra parte “è incomprensibile”, prosegue Palombella che chiede al Governo “cosa intende fare, se può permettere tutto questo”. E se la Fim parla di “una grande occasione persa” per rilanciare le relazioni industriali dopo “aver fatto il possibile per colmare la distanza con Acciaierie d’Italia”, per la Fiom “diventa sempre piu urgente l’avvio del tavolo con il Governo sui futuri assetti societari e sui contenuti e sui tempi del piano industriale e ambientale”, dice il leader Francesca Re David ribadendo come “resti per noi punto fermo la piena occupazione e la salvaguardia dei lavoratori in amministrazione straordinaria”. Occasione persa anche per l’Uglm che punta il dito contro una azienda “arroccatasi sulle sue posizioni”. (Di Alessandra Testorio) 

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