Ex capo segreteria Mastella: “Nel 2006 da Tinebra pressioni su deputati contro Ardita”


“Ma quali buoni rapporti tra l’ex capo del Dap Gianni Tinebra e Sebastiano Ardita? Ricordo che nel 2006, quando io ero a capo delle Segreteria dell’allora ministro della Giustizia Mastella, le azioni di Tinebra arrivarono a fare persino pressioni sui parlamentari siciliani contro Ardita. Fu davvero una brutta storia”. A rivelarlo, in una intervista esclusiva all’Adnkronos, è Francesco Borgomeo, imprenditore che per due anni è stato a capo della Segreteria dell’allora Guardasigilli Clemente Mastella. L’avvocato Piero Amara, arrestato nel 2018 per corruzione di giudici e depistaggi nell’inchiesta Eni, nel dicembre 2019 parlò ai magistrati di Milano di una presunta consorteria in cui sarebbero coinvolti anche dei magistrati, tra cui Sebastiano Ardita, che secondo il legale, avrebbe fatto parte di una loggia massonica chiamata ‘Ungheria’. Per avvalorare la sua tesi sostiene anche che Ardita sarebbe stato in buoni rapporti con l’ex capo del Dap Gianni Tinebra. Ma adesso arriva la secca smentita, ufficiale, da parte del capo della Segreteria dell’ex Guardasigilli del 2006, Clemente Mastella.  

“Tinebra era un personaggio davvero inquietante – spiega oggi Borgomeo – E in quel periodo c’erano grandi tensioni tra Tinebra e Ardita”, che allora era al Dap. “Veniva fatta un’azione di mobbing continuo verso Ardita – continua Borgomeo – Mentre noi appezzammo molto l’intelligenza e la bravura di Ardita, tanto è vero che lo portammo verso di noi, a confrontarsi su progetti e questo lo aiutò”. “Io feci dal 2006 al 2008 il capo della Segreteria di Mastella, ma fu una breve parentesi nella mia vita professionale, perché io faccio l’imprenditore, ma vista la vicinanza con l’allora premier Prodi finii nella segreteria di Mastella. Sono testimone oculare di una stagione – racconta ancora Borgomeo – e posso dire che apprezzammo davvero molto, al Ministero, in maniera straordinaria, direi, la figura di Sebastiano Ardita, un ragazzo per bene e corretto”. E aggiunge: “Lo trovammo in una fase in cui era in fortissima tensione con Tinebra”. 

Parlando dei verbali, secretati, di Amara che nell’aprile 2020 furono consegnati dal pm milanese Paolo Storari a Piercamillo Davigo, allora consigliere del Csm e oggi in pensione, in cui l’avvocato parla di Ardita, Borgomeno dice: “Queste notizie sembrano davvero assurde e non credibili, molti di noi hanno conosciuto Ardita sul lavoro, era ragazzo straordinario, e una persona sana e corretta intellettualmente molto onesta. Mi ricordo che ci trovammo in un fase in cui Tinebra, che all’epoca era a Capo del Dap, era particolarmente ostile ad Ardita”. E parla di una vera e propria “azione di mobbing” nei confronti del giovane magistrato, che oggi fa parte del Csm. Ma cosa ha detto Amara su Ardita? Che nell’autunno del 2006 Ardita gli sarebbe stato presentato proprio da Gianni Tinebra nell’ambito di un contesto “di una loggia segreta” affermando che Ardita in quel periodo fosse sostituto procuratore a Catania. Ma Ardita lasciò la Procura etnea molti anni prima, nel 1999. Insomma, frasi contraddittorie che sono al vaglio della magistratura. 

“Leggere queste dichiarazioni oggi ha dell’incredibile – spiega ancora l’ex capo della Segreteria di Mastella, Francesco Borgomeo – la giustizia vive un travaglio enorme che getta sconforto e amarezza su tutto il paese. Purtroppo se non funziona la giustizia tutta la società non può stare tranquilla e serena”. E aggiunge: “La giustizia ci ha abituati a corvi e strategie di ricatto e congiure. Ricordo all’epoca un mondo che, invece di essere lineare e che dà certezze ai cittadini, inquieta”. E sull’ex capo del Dap, oggi morto, dice: “Tinebra era un personaggio davvero tenebroso, come il suo nome indica, una persona inquietante, che non faceva stare sereni quando si parlava. Mi permetto di dirlo perché l’ho vissuto. C’era Ardita che era un giovane magistrato di buona volontà e di grande trasparenza. Non mi risulta difficile pensare che vi fosse questa azione ci contrasto nei suoi confronti. Si aveva questa impressione, ma non sono un magistrato o un avvocato, però so leggere gli sguardi delle persone”. 

E sulla vicenda del Csm nel caso Amara Borgomeo spiega: “Mi sembrano storie alquanto inquietanti” e ricorda il “faticosissimo lavoro che hanno fatto tanti magistrati per una giustizia sana” e poi tutto viene “vanificato”. “Il ministro Mastella si era reso conto del fatto che c’era questa azione di mobbing e di ostilità nei confronti di Ardita, e il giovane magistrato diventò un nostro collaboratore, dal punto di vista dei contenuti. Lo abbiamo un po’ aiutato dandogli la possibilità di farsi apprezzare dal ministro stesso e dal gabinetto e gli demmo la possibilità di essere tutelato”. E aggiunge: “I dossieraggi dovrebbero essere inaccettabili, conoscendo il valore di tanti magistrati. Io ho avuto modo di lavorarci, ho visto abnegazione e senso dello Stato. A Ardita era uno di questi”. 

“Dall’epoca a oggi ho smesso di leggerli tanti di questi dossier, atti anonimi – aggiunge Borgomeo – ormai prevalentemente ci trovavamo di fronte ad affermazioni e messaggi trasversali, mandati in codice…”. In uno dei verbali non firmati di Amara si parla proprio di Sebastiano Ardita. Amara sostiene di avere incontrato Ardita in una riunione nel 2006, quando era pm a Catania. Ma la data non corrisponde perché Ardita era già da anni al Dap. I verbali di Amara coinvolgono i personaggi più importanti di molti settori della vita pubblica, dalle forze dell’ordine ad alti dirigenti dello Stato.  

Intervenendo al Plenum del Csm, Antonino Di Matteo, che appena ricevuto i verbali ha denunciato tutto alla Procura di Perugia, ha detto: “Ritengo a questo punto doveroso rendere edotto il Consiglio di una vicenda che ritengo importante. Nei mesi scorsi ho ricevuto un plico anonimo recapitatomi tramite spedizione postale contenente una copia informale e priva di sottoscrizioni di interrogatorio di un indagato risalente al dicembre del 2019 innanzi a un’autorità giudiziaria. Nella lettera anonima che accompagnava il documento quel verbale veniva ripetutamente indicato come segreto. Nel contesto dell’interrogatorio l’indagato menzionava in forma evidentemente diffamatoria se non calunniosa e come tale accertabile circostanze relative a un consigliere di questo organo. Ho contattato l’autorità giudiziaria di Perugia alla quale ho riferito compiutamente il fatto specificando tra l’altro che il timore che tali dichiarazioni e il connesso dossieraggio anonimo potessero collegarsi a un tentativo di condizionamento dell’attività del Consiglio. Auspico pertanto che le indagini in corso possano far luce sugli autori e sulle reali motivazioni della diffusione di atti giudiziari in forma anonima all’interno di questo Consiglio Superiore”.  

di Elvira Terranova 

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