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Cultura

Ercolani: “Nietzsche l’inventore dei post sui social… e dei cyborg”

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“E’ stato Nietzsche l’inventore dei post. Cosa erano in fondo gli aforismi? Queste frasi brevi a effetto erano l’anticipazione di quello che sarebbe diventano oggi la società dei post, dei tweet, delle frasi brevi. E’ sua l’abitudine di scrivere per frammenti e porta la sua firma anche quella disumanizzazione che oggi vorrebbe trasformarci nei cyborg”. Il ritratto è di Paolo Ercolani, che il 7 dicembre a Napoli, terrà un seminario sul controverso filoso proprio nell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici’, il tempio della filosofia. La sua lezione dal titolo ‘Nietzsche filosofo del male ieri come oggi’, prende le mosse dal libro ‘Nietzsche l’iperboreo. Il profeta della morte dell’uomo nell’epoca dell’Intelligenza artificiale’, scritto da
lui stesso per la casa editrice Il Melangolo e il cui titolo è già un manifesto della tesi sostenuta dall’autore.  

“Nella storia umana ci sono stati due grandi progetti di costruzione di una umanità migliore, un’umanità di super uomini. Il primo progetto è avvenuto ai tempi del nazifascismo e il secondo progetto è quello attuale del transumanesimo – osserva Ercolani conversando con l’Adnkronos -perché Nietzsche è il filosofo che più di tutti gli altri ha distrutto il concetto stesso di umanità: lui stesso diceva che l’umanità, come noi l’abbiamo conosciuta fino a oggi, è un qualcosa che va superato e del resto il transumanesimo è proprio il progetto filosofico secondo cui l’umanità è a una svolta e l’uomo, come lo abbiamo conosciuto fino a oggi, non esisterà più, perché è destinato a evolversi nei cyborg e cioè in quelle creature che saranno per metà umane e per metà macchine”.  

Ma Nietzsche non è colui che identifica nel Superuomo un uomo eticamente superiore, quindi un uomo con dei valori più profondi? “Sfido chiunque a trovare una sola frase di Nietzsche in cui lui sostenga che quella dei superuomini sarà un’umanità in cui questi stessi superuomini faranno del bene in qualche modo. Nietzsche – sottolinea il filosofo Ercolani – parla espressamente della necessità dell’eliminazione di milioni di mal riusciti e utilizza proprio questo termine. Divideva, infatti, l’umanità in pochissimi ben riusciti e tantissimi ‘sottouomini’, definiti anche come gregge, massa”. Affermazioni fatte forse nel periodo della malattia? “No. Alcune delle sue affermazioni più gravi Nietzsche le ha fatte nella ‘Genealogia della morale’ che è una delle sue prime opere, opere della gioventù in un certo senso. Nietzsche è sempre stato drammaticamente coerente”.  

E chi, invece, attribuisce alla sorella l’accentuazione in negativo di alcune parole di Nietzsche, dopo la sua morte? “Non sono d’accordo. Nietzsche scriveva per aforismi. E più della metà di essi non sono stati pubblicati, perché lui non li aveva inseriti nei libri che ha composto. La sorella non ha fatto altro che prendere quegli aforismi e metterli insieme per farli diventare un’opera chiamata ‘La volontà di potenza’. Non si è inventata nessuno di quegli aforismi. Si è limitata a eliminare due o tre aforismi, quelli in cui il fratello parlava male di lei. Questo è stato l’unico vero intervento che ha fatto. Nietzsche, infatti, ce l’aveva sia con la madre che con la sorella poiché riteneva che gli avessero rovinato la vita. Anche la letteratura internazionale concorda sul fatto che la sorella si sia limitata a eliminare degli aforismi e non che li abbia scritti lei. Tutto quello che c’è negli oltre 1000 aforismi raccolti dalla sorella ne ‘La volontà di potenza’ li ha scritti tutti Nietzsche, quindi anche le affermazioni più gravi, in senso disumano, lungo il corso della sua vita, sono scritte da lui e non nell’imminenza del collasso mentale”. 

Da filosofo che giudizio dà del filosofo Nietzsche? “Ci troviamo di fronte a un paradosso straordinario perché credo che lui sia stato il filosofo più geniale di tutta la storia del pensiero e proprio questo rende ancora più faticoso rendersi conto che lui è stato un filosofo del male. Noi dobbiamo, quindi, leggerlo, conoscerlo, apprezzarne la capacità di pensiero e scrittura, ma operare assolutamente in ogni modo perché la sua filosofia non trovi applicazione, cosa che invece purtroppo sta accadendo nella nostra epoca”, denuncia Ercolani. In cosa consiste la genialità di Nietzsche allora? “Nel distruggere tutta una serie di miti umani che lui chiama ‘l’aurora boreale dell’illusione’. Fu Nietzsche a dire per primo ‘non esistono fatti ma soltanto interpretazioni’. Una frase su cui non sono d’accordo, ma se guardo oggi il mondo della rete e dei social network, non posso negare che con una sola frase Nietzsche abbia anticipato lo scenario di nichilismo e relativismo culturale in cui ci troviamo oggi, quello in cui ognuno ha la sua interpretazione, la espone sui social network e ne fa verità. I fatti così sembrano del tutto svaniti. Ecco lui lo aveva previsto. Nietzsche diceva che esistono tante verità quante interpretazioni. Questo oggi si è realizzato. I prodromi del relativismo culturale sono stati messi da Nietzsche quando ha detto che non esiste alcuna verità. Relativismo ripreso da altri filosofi che a lui si sono ispirati. Penso a molta della filosofia francese del ‘900, da Bataille a Foucault a Deleuze”.  

“Il percorso che ricostruisco nel libro – racconta Ercolani – va da Nietzsche fino al transumanesimo e mostra proprio come la filosofia di Nietzsche abbia avuto un ruolo nodale nel determinare la situazione attuale. Lui non si è limitato a fotografare in anticipo una situazione che si sarebbe verificata 100 anni dopo. No. Lui – ne è convinto Ercolani – ha posto le basi perché ciò in cui oggi siamo immersi si sviluppasse, quel relativismo culturale che attraverso le sue teorie e attraverso quei pensatori che si sono dichiaratamente ispirati a lui è divenuto la base del transumanesimo di oggi. In Europa – osserva Ercolani – se ne parla ancora poco, perché noi dal punto di vista tecnologico siamo dei provinciali ma in realtà la filosofia transumanista negli Stati Uniti, nei paesi asiatici che stanno lavorando alle nuove tecnologie è diffusissima e loro credono veramente all’idea di trasferire le nostre personalità dentro le macchine”. 

Anche il tema del gender, secondo Ercolani, “ha a che fare con questo. Non sono più tollerate le differenze. Siamo piombati in un epoca in cui sembra che le differenza tra maschi e femmine, fra uomini e macchine non debba avere più senso di esistere. Il problema è che le teorie gender sembrano teorie che emancipano l’essere umano, ma così non è. Noi stiamo andando verso un mondo in cui rifiutiamo i ‘fatti’ biologici dell’umanità. Maschi e femmine esistono, anche se esistono figure che non si riconoscono né negli uni né negli altri. La biologia ci dice che l’essere umano è composto da due sessi, ma in un ‘epoca in cui non esistono i fatti ma solo le interpretazioni, tu puoi aprire il cancello a qualunque cosa. Ecco perché – torna a bomba il filosofo – ritengo che Nietzsche abbia creato le premesse del mondo in cui ci muoviamo oggi, quello della post-verità, del relativismo assoluto, dell’individualismo estremo, di una comunità umana e sociale che si è sfaldata, per lasciare spazio a monadi isolate e incomunicanti, private di quel collante formidabile che è dato dall’aspirazione collaborativa alla conoscenza, a una società giusta, al rispetto e a una solidarietà reciproca fra le persone, come anche a una cura collettiva e responsabile per l’ecosistema che ospita e consente la vita umana”. 

“Ed è proprio dalla prospettiva di Nietzsche – osserva Ercolani – che si è fatta strada, invece, l’idea dell’individuo che non può mai aspirare ad alcuna verità o coltivare propositi di miglioramento personale o della società in cui vive. Allora non stupisce che a un uomo siffatto non resta che abbandonarsi a quella volontà di potenza che, in quanto regola universale, governa e dirige ogni cosa e ogni persona. Ed è questo il crinale che porta al progetto odierno di creare una nuova umanità perfetta attraverso il potenziamento dell’Intelligenza artificiale e la prefigurazione di quel superuomo in carne e componenti bioniche che è il cyborg. Il tutto, all’interno di un contesto esistenziale regolato da una nuova forza cosmica e sempre più onnipervasiva, chiamata ‘algoritmo’ (l’equivalente odierno del ‘fato’ di cui parlava il filosofo tedesco). Fino ad arrivare a quella vera e propria forma di ‘nuova metafisica’ chiamata ‘metaverso’, che racconta all’uomo odierno di una dimensione ulteriore dell’esistente (quella virtuale) in cui la sua anima potrà trasferirsi una volta che il corpo avrà terminato il proprio ciclo vitale”. 

Ercolani, dunque, analizza gli effetti del lascito di Nietzsche e come questo abbia potuto ispirare il nazifascismo novecentesco e al tempo stesso innervare il transumanesimo odierno, e ancora, quali elementi leghino Nietzsche a figure come Larry Page e Elon Musk. L’obiettivo del libro è proprio ricostruire questa storia per individuare il modo con cui invertire il cammino apparentemente inesorabile che conduce alla morte dell’uomo. Paolo Ercolani (Roma 1972) insegna filosofia dell’educazione all’Università di Urbino ‘Carlo Bo’. Allievo di Domenico Losurdo, i suoi libri e articoli scientifici sono stati pubblicati in inglese, tedesco e portoghese, oltre che in italiano. È tra i fondatori, e membro del comitato scientifico, dell’Associazione internazionale ‘Filosofia in Movimento’ e collabora sistematicamente con Rai Cultura. Scrive per le pagine culturali del Corriere della sera, per Il Fatto Quotidiano e Il Resto del Carlino. Fra i suoi ultimi libri: ‘Contro le donne. Storia e critica del più antico pregiudizio’, Marsilio, 2016 e ‘Figli di un io minore. Dalla società aperta alla società ottusa’, Marsilio, 2019. 

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Cultura

Libri, alla Casa dell’Architettura Alberto Fabi presenta ‘Nella testa di Luca’

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(Adnkronos) – Un editore famoso a livello internazionale contatta uno scrittore, Luca, pubblicato con successo da una piccola casa editrice. Da questo momento si scatenano una serie di eventi che provocano fatti e misfatti sul piano lavorativo e sentimentale. Fino a quando una mattina Luca vede apparire in un vicolo di Trastevere Truman Capote che si autoeleggerà a suo mentore. Tutto accidentalmente generato dalla mancanza di 24 fogli bianchi per stampante. Come si concilieranno il caos fisico e mentale che ne conseguirà?  

A raccontarlo, domani 3 febbraio alle ore 18.00 alla caffetteria della Casa dell’Architettura di Roma (piazza Manfredo Fanti, 47), alla presentazione del libro ‘Nella testa di Luca’, sarà lo stesso autore, Alberto Fabi insieme a Marco Dionisi Carducci, scrittore, curatore e organizzatore di eventi culturali e mostre d’arte. 

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Cultura

Il Metaverso svela le bellezze della Sicilia, dal 12 al 14 febbraio alla Bit 2023

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(Adnkronos) – Si potrà raggiungere il Tempio C di Selinunte chiedendosi per quale motivo l’antica e ricca città fu abbandonata, oppure camminare nella Valle dei Templi fino al Tempio della Concordia, meravigliandosi della sua imponenza e cercando di immaginare come doveva essere l’antica Akragas. Si entrerà nel museo dove è custodito il Satiro Danzante, a Mazara del Vallo e lo si potrà osservare da vicino, studiandone le forme eleganti, la muscolatura, gli occhi presi dall’ebbrezza. Un viaggio virtuale che chiunque potrà fare: basterà scegliere il proprio Avatar per pelle, età, stile, genere – guardarsi attorno con attenzione e scoprire un patrimonio dalla base delle colonne, alzarsi a vedere da vicino i capitelli delle colonne, volare sopra i 40 ettari del Parco archeologico di Selinunte, il più grande d’Europa – e guardare negli occhi il Satiro di Mazara da pochi centimetri.  

La prima ribalta sarà la Bit – la Borsa Internazionale del Turismo -, a Fieramilano: da domenica 12 a martedì 14 febbraio, operatori del turismo e della cultura, potenziali turisti, giornalisti, studenti e il pubblico potranno scoprire il mondo del Metaverso applicato al patrimonio culturale e turistico siciliano. Il progetto è un esempio di collaborazione virtuosa fra il due cardini del governo siciliano: il ‘Dipartimento del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo’, il ‘Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana’ e il mondo della università e della ricerca. 

Sono state adottate le tecniche di digitalizzazione e di grafica tridimensionale più avanzate oggi disponibili che arrivano in Europa dai Balcani e in particolare dallo Science and Technology Laboratory (Stl) dell’Università Internazionale di Gorazde, di cui Marcello Conigliaro è Pro-Rettore alla ricerca: è stato lui a sviluppare, alla fine degli anni ’90, quando insegnava all’Università di Palermo, (tra i primissimi in Italia e in Europa) sistemi statici di intervista del patrimonio in realtà aumentata (Ar) e il primo sistema civile in Ar, ubiquo e mobile con la prima video – guida georeferenziata in Ar e a suggerire ai tecnici dell’allora Dipartimento regionale dei Bb. Cc. di adottare tali sistemi per la fruizione del patrimonio culturale presso il Parco Archeologico e Paesaggistico della valle dei Templi appena istituito. Sono passati oltre vent’anni e si è giunti all’esperimento di oggi che apre scenari entusiasmanti per i viaggiatori e gli studiosi del futuro. 

È un passo decisivo verso la digitalizzazione dell’intero patrimonio culturale e turistico della Sicilia: anche qui un approccio virtuoso che vede, archeologi, architetti, curatori, pronti a lavorare a stretto contatto con informatici, ingegneri, matematici, economisti ed operatori del turismo per abbattere le barriere fra la cultura classica e quella scientifica a vantaggio della società e del progresso.  

Iniziando dai monumenti e dai reperti archeologici, di cui si renderanno eterni i dettagli, le forme, le geometrie, le tecniche costruttive, materiali, paesaggi per continuare, nel tempo, con l’immenso patrimonio di culture immateriali proprie dei saperi antropologici: usi, costumi, danze, riti, liturgie di cui la Sicilia è ricca. 

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Attualità

“Cambia Menti”, un viaggio introspettivo sui cambiamenti della vita

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Una donna si scopre e si racconta in una serata speciale. Fragilità e conflitti, mille aspetti buffi e sfrontati di una attrice, una madre, una moglie, una figlia. Pubblico e privato si mischiano confondendo spesso la dolce protagonista della storia. L’immagine riflessa sarà aderente a quella nota a quanti la conoscono? Forse non lo sa neanche lei, forse non riesce a confessarlo a se stessa o semplicemente in una vita frenetica, non ha trovato il tempo di riflettere e svelarsi, perdonarsi finalmente di essere sempre stata se stessa.

Di e con Antonella Prisco
Scene Mario Maresca
Costumi Luisa Gorgi Marchese
Luci Gennaro Russo

Lo spettacolo “Cambia Menti“, scritto e interpretato da Antonella Prisco, è un viaggio emozionante e introspettivo attraverso i cambiamenti che affrontiamo o subiamo nella nostra vita. L’autrice ci porta in un’esplorazione delle piccole psicosi che viviamo durante questi “passaggi di vita” che chiamiamo cambiamenti.

L’entourage di personaggi che sfilano sulla scena ci raccontano storie e situazioni familiari che ci permettono di riconoscere la verità dei cambiamenti. Attraverso la loro interpretazione, Antonella Prisco ci fa vedere come perdere l’equilibrio e uscire dalla propria zona di comfort possa richiedere coraggio. Infatti, cambiare significa piegare, girare intorno e a volte superare ostacoli, ma a volte l’ostacolo è proprio il cambiamento stesso.

Un’occasione per riflettere

Con “Cambia Menti”, Antonella Prisco invita lo spettatore a riflettere sul proprio percorso di vita e su come ogni cambiamento rappresenti un’opportunità per crescere e migliorare se stessi. Attraverso la commedia e la riflessione, l’autrice ci porta a scoprire che, anche se a volte possono essere difficili, i cambiamenti sono necessari per evolvere e diventare la persona che vogliamo essere.

Riscopri te stesso, la vera essenza del cambiamento

In conclusione, “Cambia Menti” è uno spettacolo che non solo intrattiene, ma anche ispira e motiva. Un’occasione per riscoprire se stessi e comprendere come i cambiamenti possano essere un’opportunità per diventare la versione migliore di noi stessi.

Martedì 14 Febbraio, presso il Teatro Sannazaro (Via Chiaia, 157, 80121 Napoli NA) alle ore 21, non perdere l’occasione di vedere Antonella Prisco in azione e di immergerti in un viaggio attraverso i cambiamenti della vita: clicca qui per acquistare i biglietti.

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Cultura

Mostre, ‘L’Italia è di Moda’, sfila il madre in Italy a Seoul

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(Adnkronos) – Era il 12 febbraio del 1951 quando venne organizzata a Firenze da Giovanni Battista Giorgini una sfilata che cambiò per sempre le sorti della moda italiana lanciando nel mondo quello che poi sarebbe diventato il ‘made in Italy’. Da quel giorno di 72 anni fa, l’Italia ha vestito il mondo intero, dalle dive attrici di Hollywood ai grandi personaggi, creando una rivoluzione di stile globale, che ha cambiato per sempre la storia del nostro paese. La mostra ‘l’Italia è di Moda’, da un’idea e a cura di Stefano Dominella, presidente della sezione Moda e Design di Unindustria, è ospitata a Seoul in Corea del sud, nelle sale di High Street Italia, dal 1 al 12 febbraio, sotto l’egida dell’Ice Agenzia (Italian Trade & Investment Agency), dell’Ambasciata Italiana a Seoul e di Unindustria (Unione degli Industriali e delle Imprese del Lazio). 

L’Italia ha ‘vestito’ il mondo intero, dalle dive di Hollywood ai grandi personaggi della storia internazionale, creando una rivoluzione di stile globale, che ha cambiato la storia del nostro Paese. La moda italiana è sempre stata al passo con i tempi, dettandone molto spesso anche le regole. Dallo stile pacato ed elegante degli anni ’50, passando per le creazioni anticonformiste della generazione rivoluzionaria degli anni ’60 e ’70, fino all’esplosione del fenomeno progressista dei ‘giovani in carriera’ degli anni ’80, il made in Italy ha sempre attirato l’attenzione muovendosi con cura tra innovazione e tradizione, tra passato, presente e futuro, tra talento e genialità creativa, tra business ed economia.  

Oggi il contributo della moda italiana non è solo economico. Le collezioni, i designer e le aziende manifatturiere continuano ad influenzare il resto del mondo. Dagli anni ’80 del novecento in poi le passerelle di Milano, Parigi e New York hanno decretato il made in Italy come sinonimo di qualità e le creazioni firmate dalle griffe italiane diventare vere e proprie icone del bello e ben fatto. Ecco la mostra ‘l’Italia è di Moda’, un percorso espositivo sorprendente, con abiti e materiali mai visti prima, un excursus creativo-artigianale, sia per un pubblico tecnico che per i comuni visitatori della mostra stessa.  

L’esposizione si articolerà quindi attraverso creazioni inedite, provenienti da importanti archivi e da collezioni contemporanee realizzate con lavorazioni che hanno scritto le più importanti pagine della storia della moda internazionale e che ancora oggi vengono create con indubbia maestria, anche grazie alle nuove tecnologie. Plissé, ricami, nervature millimetriche, tessuti dipinti a mano e molte altre tecniche sartoriali saranno, anche loro, protagoniste. In mostra le mirabilie sartoriali frutto della creatività insolita delle più importanti maison di moda italiane. Tra le 50 creazioni, provenienti da importanti archivi storici ecco la giacca black and white di Giorgio Armani, il total white di Walter Albini, il paltò di Max Mara, l’ironica creazione di Franco Moschino dedicata al latte, dall’ampia gonna sulla quale troneggia una mucca black and white, l’abito firmato Emilio Pucci con la stampa che lo rese famoso in tutto il mondo. 

Dall’archivio storico di Gattinoni ecco gli abiti delle star di Hollywood Lana Turner e Kim Novak vestite di georgette e raso duchesse, Audrey Hepburn in stile impero, Anita Ekberg protagonista del film diretto da Federico Fellini, i tubini neri di Anna Magnani, l’abito dalla lunga coda con l’iconica stampa paisley di Etro, la stampa coloratissima di Gianni Versace, il rosso di Valentino Garavani, il virtuosismo sartoriale di Gianfranco Ferrè, il coloratissimo mondo di Missoni, le paillettes di Enrico Coveri, la pura sperimentazione di Miuccia Prada. Solo per citarne alcuni. A latere dell’iniziativa descrittta, inoltre, dal 1 al 3 Febbraio a Seoul verrà organizzata la manifestazione fieristica Italian Fashion Days in Korea, quest’ultima sotto l’egida di Emi -Ente Moda Italia. Italian Fashion Days in Korea è dedicata a presentare ai buyer coreani le collezioni italiane di abbigliamento, calzature, pellicceria, pelletteria e accessori uomo e donna ed è realizzata in sinergia tra Aip, Assocalzaturifici, Assopellettieri, Sistema Moda Italia, con il sostegno di Ice Agenzia.  

Sotto l’egida di ambasciata d’Italia a Seoul e Ice per tre giovani designer, selezionati da Stefano Dominella presidente della sezione Moda, Design di Unindustria, sarà allestito, all’interno della manifestazione, uno spazio ad hoc per la presentazione delle loro capsule collectiion ai buyer e alla stampa coreana. I 3 designer Francesca Cottone, Gianluca Saitto e Michele Gaudiomonte affronteranno per la prima volta il mercato coreano, tra i più importanti del fashion system mondiale. 

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Cultura

Libri, sensibile e introverso, il ‘ritratto’ di Carlo III firmato Penco

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(Adnkronos) – Se le memorie del principe Harry stanno toccando vertici di curiosità (e di vendite) over booking in tutto il mondo si affacciano timidamente alla ribalta le prime biografie consacrate a Carlo III in vista dell’incoronazione prevista per il 6 maggio nell’abbazia di Westminster. E’ in libreria, in questi giorni, ‘I Windsor. La dinastia di Elisabetta II’ firmato per Diarkos da Cristina Penco. L’autrice si sofferma in alcuni capitoli sull’infanzia del piccolo Carlo partendo dalla scelta del nome ( “giudicata da molti infelice. Carlo I era stato decapitato, Carlo II era un donnaiolo impenitente e la dinastia degli Stuart era stata rovesciata proprio dagli Hannover-Windsor”) tra tate, ‘madri surrogate’ e vicarie per i numerosi impegni della principessa Elisabetta, salita poi al trono con il nome di Elisabetta II. “Sembra – come scrive Cristina Penco – che la prima parola che il principino abbia pronunciato sia stata ‘nana’ (nanny) e non ‘mama’ (mamma)”.  

Il futuro principe del Galles era un bambino “mite, sensibile, schivo, con qualche problema già di autostima, la sua ritrosia, poi, la sua timidezza ricordava quella degli ultimi Windsor, in particolare quella del nonno Giorgio VI”. Come tutti i giovani aristocratici anche il primogenito della reale coppia, imparò a cacciare a cavallo, a pescare nei fiumi, a sparare alle folaghe, negli acquitrini di Hickling Broad, non lontano da Sandringham. La sua infanzia, trascorsa nella dimora di Clarence House e Buckingham Palace, si divideva tra i nonni materni (re Giorgio VI e regina Elizabeth) e la bisnonna (la regina madre Mary). Aveva una predilezione per le persone più agè, forse più rassicuranti o semplicemente avvertite come “confortanti e rassicuranti”. In particolar modo la regina madre che gli aprì le porte, secondo quanto scrive Cristian Penco ad “un mondo di arte e cultura”.  

Non fu un’adolescenza da ricordare, la sua. Nel collegio di Gordonstoun (“una condanna alla prigione, un autentico inferno”) Carlo III era umiliato, bullizzato dai compagni più grandi del convitto e spesso preso in giro. Solo, lontano dalla famiglia, si consolava accanto a nonna e bisnonna, a Balmoral, a Birkhall, un angolo remoto di Scozia, battuto dai venti del Mare del Nord, amatissimo dal piccolo principe. “Non a caso, il castello di Birkhall è quello dove, nel 2005, Charles avrebbe trascorso la luna di miele con la seconda moglie, Camilla”, ricorda la giovane autrice del libro.  

Carlo III adorava lo zio Dickie, lord Mountbatten, l’utimo vicerè dell’India, amatissimo anche a corte per aver favorito l’incontro tra il nipote esule Filippo e colei che sarebbe succeduta un giorno a Giorgio VI. Figura di riferimento, quasi un padre putativo, che giorno dopo giorno, accompagnava il cammino in ascesa del timido rampollo dei Windsor (“natura riservata e riflessiva, giovane introverso, soffriva di forti attacchi di depressione,”, scrive l’autrice), studi al Trinity College di Cambridge, all’University College del Galles, ad Aberystwyth e una laurea con specializzazione in Archeologia, antropologia e storia (23 giugno 1970), il primo erede al trono, il principe Carlo, a conseguire una laurea e successivamente il titolo di Master of Arts, sempre a Cambridge. Entrò in Marina, come il padre, ma soffriva di mal di mare. Carlo non era tagliato per la vita in mezzo all’Oceano  

In quegli anni bisognava, però, rilanciare la monarchia nonostante l’amore dei sudditi nei confronti della royal family. Si puntò sul brand ‘Charles’, con la ferma convinzione, anche da parte del principe di Galles, che ‘La Corona e il Paese venivano prima di qualsiasi cosa’. A 21 anni intanto, con la maggiore età Carlo entra in possesso di una fortuna immensa. Settemila acri di terra, cave di granito, letti di ostriche nel fiume di Helford, importanti proprietà londinesi, spiagge, isole e perfino la prigione di Dartmoor. La rendita annua è di circa 20 milioni di euro all’anno destinate soprattutto alla beneficenza, alle attività di rappresentanza, alle spese personali e della famiglia.  

Il 1972 è un anno fatale. Scocca la scintilla tra l’erede al trono e Camilla Shand (“appassionata di cavalli, divertente, stravagante, senza peli sulla lingua, con diverse avventure maschili alle spalle”, ricorda Cristina Penco), Carlo poco più che ventenne se ne innamora perdutamente. Troppo giovane, troppo inesperto accetta, suo malgrado, di essere ‘spedito’ di nuovo in mare a bordo della Hms Minerva al largo delle isole caraibiche. Camilla decide di sposare Andrew Parker Bowles, ufficiale dell’esercito brittanico e amico di polo di Carlo. Scriverà allo zio Mountbatten: “Sono completamente distrutto. Immaginavo che questa bella relazione di amicizia affettuosa sarebbe durata per sempre”.  

Cruccio della royal family rimane il matrimonio dell’erede al trono. Numerose le relazioni con fanciulle affascinanti, ma forse non realmente innamorate. Amanda Knatchbull, Anna Wallace, le sorelle Spencer. E fu proprio nella tenuta dell’amico Philip de Pass che incontrerà la giovane Diana, che il futuro marito ricorderà “simpatica, divertente e attraente”. Il matrimonio fu celebrato qualche anno dopo. Grande fasto, grande pompa, un Paese in festa. Commenta Cristina Penco: “Sperava di convolare a nozze con la donna giusta per la monarchia, invece scelse la persona più sbagliata in assoluto per lui e di riflesso per la stessa istituzione. Inconsapevolmente accese una miccia che avrebbe provocato una rovinosa esplosione”.  

Tutti noi sappiamo come è andata. La crisi, subito dopo la nascita del principe William, all’interno di quella che venne chiamata la ‘Guerra dei Galles’, i disordini alimentari, l’insofferenza di Carlo verso una persona estremamente diversa da lui. E poi il drammatico divorzio, fortemente voluto dalla regina Elisabetta dopo l’intervista in tv alla Bbc, la tragica scomparsa di lady Diana sotto il tunnel de l’Alma a Parigi, il 31 agosto del 1997. Carlo dovrà aspettare il 9 aprile 2005 per impalmare l’amore di una vita, un amore non negoziabile, ripeterà più volte l’allora principe Carlo, quello per Camilla, duchessa di Cornovaglia e oggi regina consorte. Il 6 maggio, con le celebrazioni dell’incoronazione, si aprirà una nuovo capitolo per i Windsor, Harry e Meghan permettendo. “Addio a God Save The Queen – ha scritto convinta nel suo libro Cristian Penco- In Gran Bretagna la musica è cambiata. God Save The King. Lunga vita al re”.  

 

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Attualità

La settima stanza: Incontro con l’autrice Miriam Candurro a Capua

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Sabato 28 gennaio alle 19, presso il Circolo dei Lettori di Capua, si terrà un evento di grande importanza per gli appassionati di letteratura. L’attrice e scrittrice Miriam Candurro presenterà il suo nuovo romanzo “La settima stanza“, edito da Sperling e Kupfer.

Durante l’evento, organizzato in collaborazione con l’Associazione Mitreofilmfestival di Santa Maria Capua Vetere, Miriam Candurro sarà intervistata dal critico cinematografico Francesco Della Calce. Questi guiderà il pubblico alla scoperta dei retroscena della creazione del romanzo e dell’ispirazione dietro alla sua stesura.

Il romanzo “La settima stanza” è stato acclamato dalla critica per la sua scrittura evocativa e per la capacità dell’autrice di creare personaggi complessi e profondi. La trama è avvincente e coinvolgente, e la descrizione dei luoghi e delle emozioni è straordinariamente dettagliata. L’evento rappresenta quindi un’occasione unica per gli appassionati di letteratura di incontrare l’autrice e di scoprire di più sulla sua opera.

Miriam Candurro è nota al grande pubblico anche per la sua carriera come attrice, con ruoli in numerosi film e serie televisive quali “Capri”, “Un Posto al Sole” e “I Bastardi di Pizzofalcone”. Nel 2008 ha pubblicato per Garzanti il romanzo “Vorrei che fosse già domani” scritto con Massimo Cacciapuoti.

L’ingresso all’evento è gratuito e aperto a tutti. Non perdere l’occasione di assistere alla presentazione del nuovo romanzo di Miriam Candurro, di incontrare l’autrice in persona e di scoprire di più sulla sua carriera sia come scrittrice che come attrice.

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Cultura

Il pugile ‘rimosso’ perché ebreo Leone Efrati in ‘La piuma del ghetto’

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(Adnkronos) – Un campione ritrovato. Una vittima dell’Olocausto, inghiottita in un campo di concentramento, dispersa nella memoria. Un pugile, un peso piuma di grande cuore, amato e seguito in Italia fino al varo delle leggi razziali, che viene cancellato e dimenticato fino ai primi anni del 2000. E’ la storia di Leone Efrati, il pugile che nel 1938 sfiorò il titolo mondiale negli Stati Uniti, la cui storia venne rimossa dai giornali e dagli annuari per il solo fatto di essere ebreo. Storia che ora il giornalista e scrittore Antonello Capurso racconta nel libro ‘La piuma del ghetto. Leone Efrati, dalla gloria al campo di sterminio’ pubblicato da Gallucci.  

Efrati, dopo quell’incontro del 1938, poteva restare negli Usa. Era apprezzato e sostenuto e, Oltreoceano, sarebbe stato protetto. Ma, benché fossero state varate le leggi razziali, tornò a Roma per essere vicino alla moglie Ester e alla famiglia. In un certo senso, questa scelta fu la sua condanna. In Italia, infatti, venne tradito e consegnato ai nazisti. Lo deportarono ad Auschwitz e poi a Ebensee/Mauthausen dove una squadra di Kapò e di SS lo massacrò di botte per aver difeso il fratello. 

Efrati, dice all’AdnKronos Capurso, “prima delle leggi razziali era uno dei pugili che il Littoriale, il nome che aveva preso il Corriere dello Sport con il Fascismo, portava in palmo di mano. Tutti i suoi incontri erano seguitissimi. Andò a combattere negli Stati Uniti per il titolo mondiale nel dicembre del 1938. Da noi erano appena uscite le leggi razziali. L’incontro fu raccontato per radio in diretta negli Usa ma in Italia sui giornali non se ne parlò, ne uscirono zero righe. Era arrivata la disposizione da parte del partito nazionale fascista secondo la quale i giornali sportivi non si dovevano occupare più dei pugili ebrei”. Nonostante tutto, però, rientrò in Italia vivendo “con i proventi acquisiti grazie alla sua attività pugilistica e chiedendo di poter combattere. Permesso che non gli venne accordato. Tutto precipitò nel 1943 quando arrivarono i nazisti. Abbiamo scoperto che fu partigiano, si era iscritto alla brigata Vespri, quella che collaborò alla liberazione di Pertini e Saragat da Regina Coeli. Si era iscritto nel 1944 ma lo arrestarono prima che entrasse in azione”. 

“Quando arrivò a Ebensee – ricorda Capurso – iniziò a combattere contro i pugili più grandi e grossi di lui. Questo perché i nazisti e i Kapò, per divertirsi, organizzavano degli incontri di pugilato nei campi di concentramento. Si scommetteva sui vari contendenti. Si mettevano a confronto, ad esempio, un pugile piccolo di statura e uno alto e si vedeva chi vinceva. Efrati vinceva sempre perché tecnicamente era superiore agli altri. Ad ogni vittoria otteneva un pezzo di pane. In uno di questi combattimenti, che vinse, si confrontò con quello che veniva definito il campione di Auschwitz, un pugile enorme, sul quale avevano scommesso i Kapò polacchi. Sconfitti, i Kapò tesero un agguato al fratello di Efrati che lo difese. Per questo i nazisti lo ammazzarono a bastonate”. 

Dopo la morte, nel 1944, si perse la memoria di Leone Efrati. Con le leggi razziali era stato cancellato dagli annuari, la federazione di boxe lo radiò, il ricordo della sua vita andò disperso. Nel 1947 sarà un bambino, il figlio Romoletto che si era salvato dalle persecuzioni, “a rendere giustizia al papà Leone. Testimoniò a suo favore durante il processo contro i cacciatori degli ebrei. Una testimonianza incredibile”. La sua vicenda venne riscoperta all’inizio degli anni 2000, conclude Capurso, “perché un vecchio pugile trovò casualmente nel magazzino dell’Audace, la palestra dove si allenava insieme a Efrati, la valigetta con le iniziali nascoste dello stesso Efrati. L’aprirono e trovarono i suoi guantoni, gli scarpini e il caschetto”. Cominciò così la riscoperta della vicenda di Leone Efrati, il grande pugile dimenticato. 

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Editoria: Aie, ecco i 10 titoli più venduti del 2022

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(Adnkronos) – Si è appena concluso il 40esimo Seminario di Perfezionamento della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri -organizzato a Venezia sull’Isola di San Giorgio dalla Fondazione omonima, col contributo di Messaggerie Libri e Messaggerie Italiane, e l’Associazione Italiana Editori fornisce l’elenco dei dieci titoli più venduti nel 2022. 

1. Fabbricante di Lacrime, E. Doom, Magazzini Salani (maggio 2021); 2. Il caso Alaska Sanders, J. Dicker, La Nave di Teseo (maggio 2022); 3. It ends with us, C. Hoover, Sperling & Kupfer (marzo 2022); 4. Violeta, I. Allende, Feltrinelli (febbraio 2022); 5. Rancore, G. Carofiglio, Mondadori (marzo 2022); 6. La canzone di Achille, M. Miller, Marsilio (gennaio 2019); 7. Le ossa parlano, A. Manzini, Sellerio (gennaio 2022); 8. Mussolini il capobanda, A. Cazzullo, Mondadori (settembre 2022); 9. Il rosmarino non capisce l’inverno, M. Bussola, Einaudi (giugno 2022); 10. Finché il caffè è caldo, T. Kawaguchi, Garzanti (marzo 2020). 

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Cultura

Lo sceicco di Dubai a Bari per l’ultima giornata di AmbientArti

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(Adnkronos) – Un ospite d’eccezione per la terza e ultima giornata degli appuntamenti di AmbientArti, il primo Festival ecologico pugliese che si sta svolgendo nella sede della Biblioteca De Gemmis, nel Borgo Antico di Bari.  

È lo sceicco di Dubai H.E. Mohammed Sheik Bin Murjeen, presidente dell’Emirates Travellers Festival, che domani mattina a partire dalle 9.30 aprirà i lavori della Tavola rotonda “Fast Pitch Deck for all global opportunities”. L’evento è stato organizzato dall’emittente televisiva Telebari, con il sostegno della Regione Puglia, ed è un’opportunità per approfondire temi di natura ambientale come la Green-Economy, attraverso i diversi linguaggi della comunicazione contemporanea: dalla politica all’arte, passando attraverso la scienza, fino ad arrivare alla musica e al cinema. 

“L’Italia e la Puglia sono felici di promuovere l’amicizia tra i nostri popoli – ha dichiarato la direttrice di Telebari, Maddalena Mazzitelli – Insieme possiamo creare nuove collaborazioni. La mia azienda Telebari opera in Italia da 50 anni, ha seguito da vicino l’incredibile crescita di Dubai ed è onorata di dare il benvenuto a H.E. Awad Mohammed Sheik Bin Mujreen, presidente dell’Emirates Travellers Festival”. 

“La gentilezza e la bellezza dei nostri popoli – ha proseguito l’organizzatrice di AmbientArti – potranno dare speranza ai giovani imprenditori, per l’economia e la crescita sostenibile. Possiamo imparare da Voi viceversa. Potremo collaborare l’un l’altro per lo sviluppo globale. Insieme possiamo trasmettere il nostro messaggio positivo di amicizia in tutto il mondo promuovendo insieme la nostra storia, la cultura e la prosperità”.  

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Cultura

Un esempio di dignità e integrità morale, Liliana Segre raccontata da Cecchi Paone

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(Adnkronos) – Un esempio di “dignità” e “integrità morale in un Paese che non si può dimenticare della Shoah”. Sono questi gli aspetti più forti della testimonianza di Liliana Segre messi in evidenza dal giornalista e divulgatore Alessandro Cecchi Paone nel suo saggio ‘Liliana Segre. Umanità, speranza e coraggio’ pubblicato da Armando Curcio Editore. Cecchi Paone racconta ai ragazzi l’importanza della Memoria attraverso il ritratto che dedica alla Segre nelle pagine del suo libro. “La memoria – afferma – serve a preservare tutti, soprattutto i giovanissimi, dalla ripetizione di queste esperienze spaventose”.  

“L’indifferenza – ricorda invece Segre – è più colpevole della violenza stessa. È l’apatia morale di chi si volta dall’altra parte: succede anche oggi verso il razzismo e altri orrori del mondo”. L’opera sulla senatrice a vita rappresenta un ulteriore passo avanti nel percorso di sensibilizzazione delle nuove generazioni che Cecchi Paone condivide con la casa editrice di Armando Curcio. Un percorso che si realizza nella serie ‘Eroi del nostro tempo’ che nasce con un obiettivo ambizioso: quello di raccontare i personaggi che oggi riescono a ispirare, motivare e accompagnare nella crescita le giovani generazioni.  

Spaziando dallo sport alla cultura, passando per la religione, la ricerca e la fantasia, le biografie che vengono presentate puntano a portare alla luce i motivi educativi, psicologici ed emozionali che legano i giovani di oggi ai loro eroi. Per la cultura e per la storia, la Segre rappresenta a pieno gli intenti della serie: la sua biografia è testimonianza di un passato buio che sembra sempre più lontano rispetto alle nuove generazioni ma che, invece, deve rimanere un ricordo vivido, come monito per il futuro. Una storia di umanità, speranza e coraggio, veicolo di un messaggio determinante per i giovani lettori: è necessario combattere sempre contro le ingiustizie e la sopraffazione. 

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